Metodo

EMG di superficie: che cosa misura e come si legge negli studi sul tiro

L'elettromiografia di superficie è lo strumento più usato per guardare dentro il gesto dell'arciere, dal kyudo del 1971 alle prove a 70 m del 2025. Qui spiego che cosa registra davvero, come si rendono confrontabili i suoi numeri e dove è facile leggerli male.

Studi nel registro
47
Su arcieri
41
Anni
1971-2026
Primo studio nel registro
1971
Mediana dei soggetti
10

Che cosa registra

Quando il sistema nervoso attiva un muscolo, le fibre muscolari producono piccoli impulsi elettrici. Due elettrodi appoggiati sulla pelle sopra il muscolo raccolgono la somma di quegli impulsi, attenuata dai tessuti che stanno in mezzo: è l'elettromiografia di superficie, o EMG. Negli studi sul tiro gli elettrodi sono dischetti di circa un centimetro, messi a un paio di centimetri l'uno dall'altro lungo le fibre, dopo aver rasato, abraso e pulito la pelle; il segnale si misura in microvolt.

Il segnale dice bene tre cose: quando un muscolo si accende o si spegne, quanto lavora rispetto a un riferimento, e come cambia il suo contenuto in frequenza quando il muscolo si affatica. Non dice direttamente quanta forza produce il muscolo, perché il legame tra ampiezza e forza cambia da un muscolo all'altro e con la fatica, e vede bene solo i muscoli vicini alla pelle. Sull'avambraccio dell'arciere, dove flessori ed estensori delle dita sono piccoli e affiancati, l'elettrodo sopra un muscolo raccoglie anche un po' dei muscoli vicini: è il cosiddetto cross-talk, e per questo conta molto dove l'elettrodo è stato messo.

Il primo studio elettromiografico sul tiro presente nel registro è del 1971, quando Kamei e colleghi registrarono 14 muscoli di collo, spalle e braccia in tre praticanti di kyudo di livello diverso, un quarto dan, un secondo dan e un principiante. Da allora i muscoli più studiati sono i flessori e gli estensori delle dita della mano della corda, il deltoide, il trapezio, il bicipite e il tricipite; negli ultimi anni si sono aggiunti la cuffia dei rotatori e i muscoli del tronco.

Dal segnale al numero

Il segnale grezzo oscilla sopra e sotto lo zero, quindi prima di tutto si raddrizza e si liscia. Ne esce una curva, l'inviluppo, che sale e scende con l'attività del muscolo; la sua area in un intervallo di tempo è l'EMG integrata, e una media quadratica su una finestra mobile dà il valore RMS. Poi si sceglie la finestra da analizzare, e qui gli studi sul tiro non sono mai uguali tra loro: due secondi intorno al rilascio divisi in intervalli da 100 ms nel lavoro di Martin del 1990, un secondo prima e uno dopo lo scatto del clicker in quello di Ertan del 2003, da 400 ms prima a 800 ms dopo lo scatto nello studio di Simsek del 2014, l'intera fase di mira in quello di Jacquot del 2025.

Per sapere dove cade lo scatto del clicker sul tracciato serve un segnale di sincronizzazione: un interruttore sotto il clicker, un accelerometro sull'arco, un microfono o una telecamera. Ognuno segna un istante un po' diverso, e la differenza conta quando si confrontano i tempi di studi diversi.

La normalizzazione

L'ampiezza grezza dipende dalla posizione degli elettrodi, dallo spessore del grasso sotto la pelle e dalla preparazione della pelle, quindi i microvolt di due persone, o della stessa persona in due giorni diversi, non si possono confrontare così come sono. Lo mostra bene uno studio polacco del 2024: nella misura iniziale, prima delle cento frecce del protocollo, il deltoide medio dei quattordici uomini del campione dava in media 184,6 µV, con una deviazione standard di 126,0. Per questo quasi tutti gli studi trasformano l'ampiezza in un valore relativo.

Il riferimento più usato negli studi sugli arcieri è la contrazione volontaria massima: prima del tiro si chiede all'arciere di spingere al massimo contro una resistenza con ciascun muscolo, e l'attività durante il tiro si esprime come percentuale di quel massimo. È la scelta di Martin nel 1990, del gruppo di Ertan ad Ankara, di Shinohara nel 2018 e di Jacquot nel 2025. Funziona solo se la contrazione massima è davvero massima, in tutti i muscoli e in tutte le persone, come ricordano gli stessi autori di uno studio sulla fatica del 2024; e dipende dalla posizione in cui è stata misurata.

Anche con la normalizzazione le differenze tra persone restano grandi. Nei quindici arcieri, quasi tutti della squadra statunitense, studiati da Martin, il coefficiente di variazione dell'attività media tra un arciere e l'altro era intorno al 52% per i flessori e per gli estensori delle dita, mentre tra i sei tiri dello stesso arciere scendeva al 15-16%. Un arciere somiglia molto a sé stesso e poco agli altri, e questo pesa su ogni confronto tra gruppi.

Il riferimento, poi, può tradirsi da solo. Nello studio di Simsek i principianti, nei 400 ms prima dello scatto, attivavano flessori ed estensori delle dita più del loro stesso massimo: un valore sopra il 100% vuol dire che la contrazione misurata prima non era il vero massimo di quel muscolo in quella posizione.

Ci sono altre due strade. Quando interessa la forma della curva e non il suo livello, si usano indici che non dipendono dalla scala, come il rapporto di varianza scelto da Soylu nel 2006: vale 0 se le curve di tiri successivi sono identiche e 1 se non si somigliano affatto. Quando interessa la fatica, si guarda la frequenza del segnale invece dell'ampiezza: Leroyer nel 1993 espresse la frequenza media del deltoide come percentuale del valore iniziale e la vide scendere di continuo, in media dello 0,72% al secondo, mentre sette arcieri tenevano la trazione fino all'esaurimento, in media per 52 secondi.

Che cosa ha mostrato sugli arcieri

I risultati sono raccontati in ordine di tempo più in basso, nella sezione sull'EMG del tiro. Qui li raggruppo per quello che l'EMG ha misurato, perché ogni tipo di risultato ha i suoi punti deboli.

I tempi

È l'uso più solido, perché l'istante in cui un muscolo si accende o si spegne non dipende dalla normalizzazione. Nei suoi arcieri più esperti Nishizono vide nel 70-100% dei tiri un breve silenzio del deltoide circa 110-120 ms dopo lo scatto del clicker, con il rilascio a 170-180 ms. Ertan, su dieci arcieri d'élite, dieci principianti e dieci persone che non avevano mai tirato, trovò che tutti aprivano le dita contraendo l'estensore, e che l'estensore arrivava al massimo circa 100 ms dopo lo scatto negli élite, 200 nei principianti e 300 nei non arcieri. Con lo stesso strumento il gruppo di Ankara ha poi validato un cronometro per la reazione al clicker.

Gli schemi e i livelli

Martin trovò nei suoi quindici arcieri due modi diversi di rilasciare, ciascuno costante da un tiro all'altro: otto rilassavano flessori ed estensori insieme, sette contraevano l'estensore poco prima del rilascio. Tredici anni dopo, nello studio di Ertan, tutti contraevano l'estensore. Simsek e colleghi, su ventisette ricurvisti di tre livelli, videro che gli élite usavano meno i muscoli dell'avambraccio e di più il deltoide posteriore e il trapezio medio, mentre il trapezio inferiore lavorava di più nei principianti e negli intermedi. Shinohara e Urabe, su trenta arcieri maschi, trovarono il contrario per lo stesso muscolo: negli élite il trapezio inferiore lavorava di più, e bicipite e tricipite di meno. Sul braccio dell'arco, Ertan trovò negli élite un estensore delle dita più attivo, che secondo l'autore serve a non stringere l'impugnatura.

La forma e la ripetibilità

In uno dei quattro esperimenti di Clarys e colleghi, a Bruxelles, gli schemi dei tre arcieri olimpici erano identici da un tiro all'altro nel 92% dei muscoli registrati, quelli dei sei nazionali belgi nel 41%, e nei sei principianti in nessuno. Nel 2006 Soylu misurò con il rapporto di varianza la ripetibilità delle curve dell'avambraccio e la trovò legata al punteggio FITA (r = 0,72), ma in un campione che comprendeva dieci persone che non avevano mai tirato: ne parlo più sotto, tra gli errori di lettura.

La fatica

In uno studio italiano del 1994 dodici arcieri della federazione italiana tirarono dieci frecce prima e dopo sei serie di tenute in trazione: il punteggio non cambiò, l'oscillazione laterale dell'arco crebbe in media del 20% e l'attività elettrica tendeva a salire, di più nel bicipite dei meno esperti. Nel 2024 un gruppo polacco ha misurato venti arcieri tradizionali prima, a metà e alla fine di cento frecce, con le contrazioni massime come prova.

Le distanze di gara

La maggior parte delle misure è stata fatta in laboratorio o al chiuso, ma le distanze olimpiche ci sono dall'inizio. Nel primo esperimento di Clarys otto arcieri esperti tirarono a 18, 25, 50, 70 e 90 m: l'attività cresceva in modo significativo solo tra 25 e 50 m, e non aumentava in proporzione alla distanza. Jacquot e colleghi nel 2025 hanno registrato 14 muscoli su otto arcieri francesi di vertice, 72 frecce ciascuno a 70 m con la propria attrezzatura: sul gruppo sette muscoli, dei due bracci e del tronco, cambiavano attività con il punteggio durante la mira, mentre altri parametri cambiavano solo in alcuni arcieri e non sempre nello stesso verso: la durata della mira, per esempio, era più breve nei tiri peggiori di un arciere e più lunga in quelli di un altro.

Errori di lettura

Il primo è leggere l'attività come forza o come merito. Più microvolt, o una percentuale più alta della contrazione massima, vogliono dire che il muscolo è più attivo, non che tira di più né che lavora meglio. E una differenza tra gruppi non dice che cosa allenare: Shinohara e Urabe concludono che serve allenare il trapezio inferiore, ma il loro è un confronto in un momento solo tra arcieri di livello diverso, non un allenamento.

Il secondo è confrontare gruppi troppo lontani. Nel lavoro del 2005 sugli indici di abilità, Ertan, Soylu e Korkusuz trovarono una correlazione di 0,74 tra un indice EMG e l'ordine dei punteggi FITA, ma il campione comprendeva sette élite, sei principianti e dieci persone che non avevano mai tirato, alle quali era stato assegnato un punteggio di 250. C'è anche un secondo motivo per non prendere quel 0,74 come misura: le quattro finestre di tempo su cui l'indice è calcolato non erano fissate in anticipo, gli autori le hanno scelte massimizzando il quadrato della correlazione con l'ordine dei punteggi, e senza una convalida su dati diversi un numero così è il massimo adattabile a quel campione. Lo studio del 2006 sulla ripetibilità usa un gruppo con le stesse caratteristiche, e lì le differenze significative sono tra gli arcieri e i non arcieri, non tra élite e principianti; gli autori stessi scrivono che l'indice serve per i gruppi e non per valutare il singolo. Una correlazione costruita con persone che non hanno mai tirato dice poco sulla differenza tra due arcieri di club.

Il terzo è contare le frecce come se fossero persone. Diversi studi analizzano decine o centinaia di frecce di pochi arcieri trattandole come osservazioni indipendenti, e così anche differenze piccole diventano significative. Lo fanno i due articoli di Erkek e Tinazci su quattro arcieri, e lo fa Jacquot, che confronta 26 parametri sulle frecce di otto arcieri.

Il quarto è prendere la media per la tecnica di tutti. Martin trovò due schemi di rilascio nello stesso gruppo, Edelmann-Nusser e Gollhofer tecniche molto diverse in nove arcieri della nazionale tedesca, Jacquot strategie individuali negli arcieri di vertice: una curva media di gruppo può non somigliare a nessuno degli arcieri che la compongono.

Il quinto riguarda i tempi. Nello stesso gruppo di venti arcieri d'élite l'EMG degli estensori dava una reazione al clicker di 146 ms, il cronometro meccanico di 177 ms: il muscolo si attiva prima del rilascio, mentre il cronometro si ferma quando la freccia si sta già muovendo. Quando si confrontano tempi di studi diversi bisogna sapere che istante è stato segnato.

L'ultimo riguarda le condizioni. Alcuni studi non misurano il tiro vero: in quello di Lin del 2010 dieci principianti tenevano per sette secondi diverse posizioni di trazione con un arco da 26 libbre senza tirare, nello studio polacco sulla fatica l'EMG veniva dalle contrazioni massime fatte prima, a metà e alla fine delle cento frecce. Sono misure utili, ma non descrivono i muscoli durante un tiro a 70 m. Anche la fatica si legge con cautela: l'ampiezza può salire o scendere, e gli stessi autori dello studio polacco avvertono che il suo andamento non è sempre coerente; lo spostamento della frequenza verso il basso è un segno più specifico.

Che cosa controllare in uno studio EMG sul tiro

  • quali muscoli, da quale lato, e dove sono stati messi gli elettrodi (meglio se secondo una procedura dichiarata, come le raccomandazioni SENIAM);
  • come è stata normalizzata l'ampiezza e in quale posizione è stata misurata la contrazione massima;
  • quale finestra di tempo è stata analizzata e come è stato sincronizzato lo scatto del clicker;
  • quanti arcieri e quante frecce, e se le frecce sono state trattate come osservazioni indipendenti;
  • livello e disciplina degli arcieri, e se nel confronto ci sono persone che non tirano;
  • distanza e condizioni: tiro vero o simulato, al chiuso o all'aperto;
  • se il risultato vale per il gruppo o per ogni arciere preso da solo.

Il campione di questi studi va da un solo arciere a una trentina di persone. Come si pesano disegno, campione e rivista nel registro è spiegato in Come leggiamo uno studio.

Come si è arrivati a saperlo: L'EMG del tiro dal 1971 a oggi

  1. 1971OrigineKamei et al. 1971 An Electromyographic Analysis of Japanese ArcheryIl primo studio elettromiografico sul tiro presente nel registro: 14 muscoli di collo, spalle e braccia in tre praticanti di kyudo, un quarto dan, un secondo dan e un principiante. Al rilascio l'esperto decontrae i muscoli tutti insieme, il principiante contrae tutta la parte superiore del corpo.
  2. 1976EstensioneHayashi et al. 1976 A STUDY OF THE PROCESS OF IMPROVEMENT IN ARCHERYQuattro arcieri di un club universitario con più di tre anni di pratica contro sei ragazzi che non avevano mai tirato: al rilascio, negli esperti i muscoli che fissano la spalla del braccio dell'arco restano attivi o aumentano, nei principianti si spengono, con il contrasto più netto sul gran dorsale.
  3. 1984EstensioneNishizono et al. 1984 An Electromyographical Analysis of Purposive Muscle Activity and Appearance of Muscle Silent Period in Archery ShootingCompare il breve silenzio elettrico subito prima del rilascio, nei deltoidi e nel trapezio del braccio dell'arco. Fra dodici universitari di tre livelli lo si vede nel 70-100% dei tiri dei quattro più bravi, in media 115 ms dopo lo scatto del clicker, e molto più di rado nei principianti.
  4. 1990EstensioneMartin et al. 1990 Electromyographic analysis of bow string release in highly skilled archersQuindici arcieri, quasi tutti della squadra statunitense: il flessore delle dita cala in tutti prima del distacco della corda, ma otto rilasciano rilassando anche l'estensore e sette lo contraggono, cioè aprono le dita. I due gruppi hanno lo stesso punteggio di stagione (1209 e 1213) e ognuno ripete il proprio schema: la variazione dentro la stessa persona è intorno al 15-16%, fra persone intorno al 52%.
  5. 1990EstensioneClarys et al. 1990 Muscular Activity of Different Shooting Distances, Different Release Techniques, and Different Performance Levels, with and without Stabilizers, in Target ArcheryQuattro esperimenti a Bruxelles. Fra 18 e 90 m l'attività sale in modo significativo solo fra 25 e 50 m e lo schema dei muscoli resta lo stesso; negli arcieri olimpici il 92% degli schemi è identico da una freccia all'altra, nei nazionali belgi il 41%. Gli olimpici si staccano dagli altri due gruppi anche per l'intensità di trapezio, estensore delle dita e bicipite, ma per gli autori a separare i livelli è soprattutto la ripetibilità.
  6. 1993EstensioneWatanabe et al. 1993 Relationship between the muscle activity during aiming,follow-through, and the performance in archerySi misura il follow-through: in dieci arcieri di un club universitario l'attività nel secondo dopo il rilascio scende a circa il 60% di quella della mira, ma nei cinque più bravi resta intorno all'80%. Il rapporto fra le due correla con il punteggio (0,791 su otto arcieri con esperienza di gara).
  7. 1994EstensioneSquadrone et al. 1994 Multifactorial analysis of shooting archeryDodici arcieri della federazione italiana, venti frecce ciascuno: ogni arciere ripete un profilo elettromiografico così costante che un tiro qualsiasi vale per tutti gli altri, ma fra un arciere e l'altro non c'è un profilo comune. I picchi del bicipite sono un po' più bassi nei cinque di alto livello, senza un test statistico fra i due gruppi.
  8. 1998EstensioneEdelmann-Nusser et al. 1998 Coordinative Aspects of Archery - An Approach Using Surface-ElectromyographyNove ricurvisti delle nazionali tedesche, con il tiro normale e quello prolungato oltre il clicker: i tracciati hanno lo stesso andamento, senza una reazione specifica allo scatto, e l'intervallo fra scatto e rilascio è più breve del tempo di reazione a un suono misurato negli stessi arcieri. Fra i nove non si trova una tecnica comune.
  9. 2003ContraddizioneErtan et al. 2003 Activation patterns in forearm muscles during archery shootingTrenta persone, dieci arcieri della nazionale turca, dieci principianti e dieci che non avevano mai tirato: tutti aprono le dita contraendo l'estensore, dove Martin aveva trovato due schemi. Su una griglia di 100 ms, il picco dell'estensore cade nel primo intervallo dopo il clicker negli élite, nel secondo nei principianti e nel terzo nei non arcieri.
  10. 2005MetodoErtan et al. 2005 Quantification the relationship between FITA scores and EMG skill indexes in archeryUn indice di abilità ricavato dall'EMG dell'avambraccio correla con l'ordine dei punteggi FITA fino a 0,74, con meno attività negli arcieri più esperti. Le finestre di tempo però sono state scelte per massimizzare quella correlazione, e dieci dei 23 punteggi non sono misurati: ai non arcieri è stato assegnato 250.
  11. 2006MetodoSoylu et al. 2006 Archery performance level and repeatability of event-related EMGSullo stesso campione si misura la ripetibilità delle curve dell'avambraccio con il rapporto di varianza, che correla con il punteggio FITA (0,72). Le differenze significative però sono fra arcieri e non arcieri; fra élite e principianti non ce ne sono.
  12. 2009EstensioneErtan 2009 Muscular activation patterns of the bow arm in recurve archerySi guarda la mano dell'arco. Nei dieci élite l'estensore delle dita lavora più del flessore per quasi tutto il secondo prima e dopo lo scatto; nei dieci principianti il flessore sale di colpo 100 ms dopo lo scatto, che l'autore legge come una mano che afferra l'impugnatura.
  13. 2010EstensioneErkek et al. 2010 Shooting Dynamics in ArcheryQuattro arciere turche di livello internazionale e 108 frecce confrontate per punteggio: nei dieci i flessori delle dita, nel secondo prima del clicker, sono all'80,0% della contrazione massima contro l'85,6% negli otto. Le frecce sono trattate come osservazioni indipendenti, e gli stessi dati tornano nel 2011 in un altro articolo che descrive le quattro persone come uomini.
  14. 2012EstensioneSuwarganda et al. 2012 Influence of Muscle Activity on Shooting Performance in Archery: Preliminary FindingsTre arcieri della nazionale malese, da 29 a 36 frecce a testa a 70 m: nessun muscolo spiega il punteggio in tutti e tre. In uno conta il livello del trapezio del lato della corda, negli altri due la variabilità di muscoli diversi.
  15. 2014EstensioneSimsek et al. 2014 Kinetic and Kinematic Analysis of Recurve Archery Shooting TechniqueVentisette ricurvisti turchi di tre livelli e nove muscoli del lato della trazione: gli élite usano meno i muscoli dell'avambraccio e di più il deltoide posteriore e il trapezio medio, mentre il trapezio inferiore lavora di più in principianti e intermedi. Nei principianti flessori ed estensori dell'avambraccio superano il loro stesso massimo di riferimento.
  16. 2017MetodoMatsunaga et al. 2017 Comparison of Modular Control of Trunk Muscle by Japanese Archery Competitive Level: A Pilot StudyEntrano le sinergie muscolari: otto muscoli del tronco in nove praticanti di kyudo, scomposti in gruppi che si accendono insieme. Ne bastano due in tutti; il primo è uguale nei due livelli, il secondo cambia composizione, con l'obliquo interno nei quattro di grado alto e l'obliquo esterno negli altri. È uno studio pilota.
  17. 2018ContraddizioneShinohara et al. 2018 Analysis of Muscular Activity in Archery: A Comparison of Skill LevelTrenta arcieri giapponesi di tre livelli: il trapezio inferiore del lato della corda è al 54,0% della contrazione massima negli élite contro il 34,0% nei principianti, l'opposto di quanto visto quattro anni prima, mentre bicipite e tricipite lavorano meno negli élite.
  18. 2018EstensioneMachado 2018 Temporal pattern in the muscles of the upper limbs and the trunk in the archeryDieci arcieri della nazionale brasiliana, 72 frecce a 70 m e dodici muscoli: undici sono più attivi nei 100 ms a cavallo della caduta del clicker che in tutto il mezzo secondo precedente. Dopo lo scatto alcuni muscoli calano, altri restano allo stesso livello.
  19. 2018MetodoSerrien et al. 2018 The Uncontrolled Manifold Concept Reveals That the Structure of Postural Control in Recurve Archery Shooting Is Related to AccuracyLa coordinazione si studia senza EMG, con il metodo della varietà non controllata: in sei arcieri di una nazionale, nelle frecce da nove e da dieci le articolazioni si compensano a vicenda e la direzione della freccia resta più ferma. Questa organizzazione si costruisce durante la mira, non c'è all'arrivo in trazione piena.
  20. 2021EstensioneZhang et al. 2021 Muscle coordination during archery shooting: A comparison of archers with different skill levelsVentotto arcieri cinesi di tre livelli e tredici muscoli: le sinergie sono tre a ogni livello, ma il centro di attività di quella del rilascio cade al 91,4% del ciclo di tiro negli élite e al 71,9% nei principianti, nei quali si sovrappone più spesso a quella della mira.
  21. 2022RevisioneVendrame et al. 2022 Performance assessment in archery: a systematic reviewUna revisione sistematica di 41 studi biomeccanici, quattordici con EMG di superficie: i principianti tirano più con il bicipite, gli esperti con deltoide posteriore e trapezio medio, ma per gli autori il candidato più promettente come indicatore di prestazione è la ripetibilità del gesto, perché ogni esperto sviluppa una propria strategia.
  22. 2022EstensioneDorshorst et al. 2022 Archery's signature: an electromyographic analysis of the upper limbLo studio viene dall'antropologia: in nove uomini, durante la trazione, nel braccio della corda lavorano di più bicipite e gran dorsale, in quello dell'arco deltoide laterale e tricipite. Il livello complessivo è simile, ottenuto con muscoli diversi.
  23. 2023MetodoAzadjou et al. 2023 Dynamical Analyses Show That Professional Archers Exhibit Tighter, Finer and More Fluid Dynamical Control than NeophytesQuattordici arcieri della nazionale polacca e quattordici persone che non avevano mai tirato, riprese con nove telecamere durante la trazione: nei nazionali il corpo attraversa una gamma più stretta di stati, con la differenza più grande al centro di massa (6,3 contro 11,2), e secondo gli autori corregge più spesso e di meno.
  24. 2023EstensioneSong et al. 2023 Multi-muscle Synergies of Postural Control in Self- and External-Triggered Force Release During Simulated Archery ShootingIl tiro è simulato da otto uomini senza esperienza con un telaio d'arco strumentato: quando il rilascio parte da un segnale esterno invece che da una loro scelta, i colpi virtuali sono più sparsi e i muscoli delle gambe aumentano la co-contrazione, mentre il livello di attività non cambia.
  25. 2024ContraddizioneSalleh et al. 2024 Shoulder Girdle Muscles Activation of Compound ArchersVentiquattro arcieri compound di una squadra statale malese e sei muscoli di spalla e braccio: nessuna differenza di attivazione fra élite, intermedi e junior, né fra uomini e donne. Il trapezio inferiore è al 27,3% negli élite e al 15,6% negli junior, senza significatività (p 0,12).
  26. 2024EstensioneZhang et al. 2024 Sede dubbia Comparative Analysis of Shooting Consistency Among Archers of Different Skill LevelsSugli stessi ventotto arcieri cinesi si misura quanto l'attività cambia da una freccia all'altra: in trazione élite e intermedi variano meno dei principianti in cinque muscoli su otto, in mira nessun muscolo separa i gruppi e i coefficienti di variazione stanno fra il 41 e il 63% a ogni livello.
  27. 2025EstensionePukhov 2025 Manifestation of asymmetry in muscle activity during the execution of shots from a recurve bowCinque Maestri dello sport russi e 18 muscoli sui due lati del corpo: l'asimmetria più forte è nell'avambraccio della mano che traziona (0,86 per il flessore superficiale delle dita), e il quadro cambia da una fase all'altra, con il dentato anteriore del lato dell'arco sempre più attivo fino allo sgancio.
  28. 2025EstensioneJacquot et al. 2025 A multi-parameter investigation of elite archery: distinguishing individual and shared performance strategies during the aiming and follow-through phasesOtto arcieri francesi di vertice, 72 frecce a 70 m con la propria attrezzatura: sul gruppo sette muscoli cambiano attività con il punteggio durante la mira, ma molti altri parametri contano solo in alcuni arcieri, e la durata della mira va in versi opposti in due di loro.
  29. 2026EstensioneJacquot 2026 Analyse multidimensionnelle de la performance en tir à l'arcLa tesi di dottorato confronta gli stessi otto con sette arcieri regionali: in mira gli élite usano meno muscolo quasi dappertutto, con l'estensore delle dita della mano dell'arco al 10,3% della contrazione massima contro il 22,7%, e sono più costanti da una freccia all'altra.

Gli studi che lo usano

Come si misura: Leggere la fatica con l'elettromiografia

Nel registro la soglia delle cento frecce viene da un indice preciso: la discesa della frequenza mediana nel segnale elettrico di un muscolo della spalla. Qui spiego come l'elettromiografia legge la fatica, perché frequenza e ampiezza non dicono la stessa cosa e in quali studi il segnale va in più direzioni. A un arciere serve per sapere quanto pesano i numeri sulla fatica di fine seduta.

Studi nel registro
9
Su arcieri
8
Anni
1993-2024
Primo studio nel registro
1993
Mediana dei soggetti
10

Per leggere la fatica nel segnale di un muscolo gli studi sul tiro guardano due cose. La prima è la frequenza: quando il muscolo si stanca lo spettro del segnale scivola verso il basso, e scende la frequenza mediana, o quella media. La seconda è l'ampiezza, che può salire, perché il sistema nervoso chiama altre fibre a tenere la stessa forza, oppure scendere. Per questo la frequenza è l'indice più specifico, e la soglia delle cento frecce poggia proprio su una sua discesa: nello studio polacco del 2024 la frequenza mediana dell'infraspinato del braccio della corda sale da 58,1 a 60,7 Hz dopo cinquanta frecce e scende a 49,3 dopo cento (p = 0,021 fra cinquanta e cento).

Il segno più netto viene da una prova senza tiro. Nel 1993 Leroyer fece tenere a sette arcieri universitari la posizione di trazione fino all'esaurimento, in media per 52 secondi, e la frequenza media del deltoide posteriore scese in tutti e sette, in media dello 0,72% al secondo. Lungo una serie di frecce il quadro è meno pulito. Nello stesso studio polacco la frequenza resta ferma in tre fasci del trapezio e nel deltoide medio, e nel deltoide posteriore sale, da 61,9 a 65,6 Hz, cioè nella direzione opposta alla fatica; in Soylu, su quindici tiri, quella dell'avambraccio passa da 115,6 a 106,2 Hz senza differenza significativa.

In uno studio sulla fatica contano quattro cose. La prima è quando si misura: negli studi polacchi il segnale viene da contrazioni massime fatte prima e dopo le frecce, non dal tiro, e senza una misura di forza, quindi un'ampiezza più bassa può voler dire fatica oppure uno sforzo minore. La seconda è il campione, perché Borges confronta un arciere d'élite e un principiante, mentre Hamdan e Ibrahim seguono un arciere solo. La terza è il calcolo: Ibrahim sigla l'indice MF senza dire se sia la media o la mediana, e Hamdan taglia con il filtro tutto quello che sta sopra i 50 Hz, cioè gran parte dello spettro muscolare. La quarta è la direzione: in Hamdan la frequenza dell'estensore a fine seduta è circa dieci volte quella iniziale, in Ibrahim sei muscoli su otto scendono e due salgono.

Sullo stesso campione polacco, nel 2026, si è guardato il muscolo anche senza elettrodi: un miotonometro ha misurato cinque proprietà meccaniche, fra cui tono e rigidità, di sei muscoli prima e dopo le cento frecce e, corretti i trenta confronti, nessun cambiamento è rimasto significativo. Nessuno degli studi elettromiografici, poi, ha legato questi indici al punteggio.

Gli studi che lo usano

Le affermazioni collegate

Le affermazioni del registro che hanno almeno uno di questi studi tra le evidenze.

130 affermazioni · 92% con evidenza su arcieri

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Campagna, M. (2026). EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge. In Ricerca. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/ricerca/metodi/emg-di-superficie

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