"Perché le mie frecce vanno a sinistra?", oppure a destra, o basse, o alte: è la domanda che prima o poi ogni arciere si fa in campo. Una freccia da sola non risponde, mentre un gruppo di una dozzina dice parecchio, purché lo si legga nell'ordine giusto: prima quanto è stretto, poi dove sta rispetto al centro, infine che forma ha. Quasi nessuno guarda il bersaglio così, perché lo si guarda per sapere quanto si è fatto e non per capire perché.
Su alcune di queste letture ci sono misure, e le riporto con il peso che hanno. Che torcere l'arco con la mano sposti la freccia lo dicono i modelli e le prove a macchina; che conti il modo in cui la mano distribuisce la pressione sull'impugnatura, invece, l'unico studio che l'ha misurato non lo trova. In una tappa di Coppa del Mondo i gruppi fuori centro sono costati in media fra 1,35 e 2,92 punti ogni 36 frecce a 50 metri, e i gruppi degli arcieri d'élite sono di solito un po' più larghi che alti. Il resto è la mappa che uso con i miei atleti: non dà la diagnosi già pronta, ma restringe il campo in fretta ed evita di passare mesi a correggere quello che non c'entrava.
Il bersaglio è un referto, non un giudizio
La prima regola è anche la più difficile da rispettare: non leggere mai una freccia da sola. Una freccia singola non vuol dire quasi niente, perché puoi piazzarne una perfetta per fortuna e una pessima per un attimo di distrazione, e nessuna delle due ti dice come tiri davvero. Quello che conta è dove finiscono le frecce quando ne guardi dieci, dodici, una serie intera.
Il motivo è statistico: ogni tiro è la somma di tante piccole variabili, come la pressione della mano sull'impugnatura, il punto esatto in cui la corda tocca il viso, i millisecondi del rilascio, un battito di troppo. Alcune di queste variabili sono casuali e si compensano nel mucchio, mentre altre sono sistematiche: si ripetono uguali a ogni freccia e spostano tutto il gruppo nella stessa direzione. Solo guardando il gruppo puoi distinguere le une dalle altre, per cui da qui in avanti dimentica la singola freccia storta che ti ha fatto arrabbiare e fatti due domande nell'ordine giusto.
Due domande prima di tutte le altre
Prima ancora di chiederti "perché a sinistra", chiediti altre due cose, perché rispondono a problemi diversi che si risolvono in modi diversi: la prima è se il gruppo sia stretto o largo, la seconda se sia centrato o spostato. Le due cose vanno tenute separate: puoi avere un gruppo stretto ma tutto fuori centro, o un gruppo largo ma più o meno centrato, e sono due situazioni opposte. E quando cambi distanza c'è una terza domanda che vale quanto le prime due: come cresce il gruppo con la distanza.
Scritta qui, la distinzione sembra ovvia, eppure ignorarla è l'errore diagnostico che vedo più spesso: un arciere ha il gruppo largo, sposta il mirino perché "le frecce vanno a sinistra", il gruppo resta largo solo un po' più in là, e lui continua a inseguirlo. Spostare la mira muove il centro del gruppo, non lo restringe, quindi se il problema è la dispersione il mirino non c'entra.
Il gruppo stretto ma spostato è quasi una buona notizia, perché vuol dire che il gesto è ripetibile: fai la stessa cosa a ogni freccia, e quella cosa punta semplicemente un po' più in là del centro, per cui basta una correzione di mira o di taratura. Il gruppo largo chiede un lavoro diverso e più lungo, perché riguarda la consistenza, che si costruisce sul gesto e non sulla vite del mirino.
Il punteggio, da solo, non distingue i due casi. Sulla carta un gruppo stretto fuori centro e uno largo centrato possono dare lo stesso totale, e l'unico studio che ha misurato punteggio e posizione delle frecce negli stessi tiri lo vede succedere: in dodici giovani arcieri indonesiani, con un arco elettronico e il bersaglio proiettato su uno schermo, due ragazzi a un punto l'uno dall'altro, intorno ai 125 su 150, avevano una dispersione di circa 10 e circa 19 centimetri. Nel registro l'affermazione che due arcieri con lo stesso punteggio possono raggruppare in modo molto diverso è riportata, perché dice che può succedere e non quanto spesso succeda alle distanze di gara. Con il livello, invece, le due cose migliorano insieme: a diciotto metri la dispersione dei principianti è da cinque a sette volte quella degli arcieri di alto livello, e sette campioni indipendenti vanno tutti nella direzione per cui più alto è il livello, più il gruppo è stretto e centrato. Anche questa è riportata, perché sono confronti fra arcieri diversi e non gli stessi arcieri seguiti mentre migliorano.
Quanto costa un gruppo fuori centro
Il gruppo stretto ma spostato si corregge in pochi minuti, eppure nelle grandi gare costa punti. Uno studio ha fotografato le visuali degli arcieri d'élite alla Coppa del Mondo di Shanghai e ai Mondiali del 2013 e ha ricalcolato il punteggio di ciascuno spostando a tavolino il centro del suo gruppo sul centro del bersaglio: ai Mondiali si sarebbero guadagnati in media circa tre punti a testa, con casi di una ventina di punti nel ricurvo maschile. Una rilettura degli stessi bersagli con un modello dà la perdita divisione per divisione: a Shanghai, a 50 metri e su 36 frecce, 2,34 punti nel ricurvo maschile, 2,92 nel femminile, 1,35 nel compound maschile e 1,48 nel femminile, mentre i primi venti del compound maschile ne hanno persi in media 0,30.
Due dettagli di quel lavoro servono a chi tira. Il primo è che la perdita cresce con il quadrato dello spostamento, quindi un gruppo spostato il doppio costa circa quattro volte tanto, e a parità di spostamento pesa di più sugli arcieri più bravi. Il secondo è un esempio concreto: un arciere del ricurvo con il gruppo spostato di 25,9 millimetri in basso a sinistra ha fatto 335 punti a 50 metri, dove lo stesso gruppo centrato ne avrebbe dati 341, e su 72 frecce sono circa 12 punti. Per avere la scala sulla visuale da 122 centimetri, un modello dello stesso autore calcola che a 70 metri tre punti persi ogni 36 frecce corrispondono a un gruppo con il centro a 32 millimetri dal centro del bersaglio, cioè ancora dentro il dieci.
Nel registro l'affermazione che nelle grandi gare molti arcieri perdono punti per un mirino regolato male è riportata, e il suo limite è sempre lo stesso: nessuno ha registrato le regolazioni del mirino, quindi un gruppo fuori centro si spiega con il mirino come con l'arciere. L'autore avverte anche che le perdite sono probabilmente sottostimate, perché durante la distanza gli arcieri correggevano il mirino. Che il margine esista lo suggerisce un seguito senza gruppo di controllo, in cui sei arcieri australiani del ricurvo, dopo aver visto dove cadevano i loro gruppi, sono passati da diciassette punti potenziali persi a tre ai Mondiali successivi. Sul modo di correggere, il modello suggerisce di spostare il mirino a ogni volée solo per una parte dello scarto del centro del gruppo, fra un quinto e tre quinti secondo il livello dell'arciere e lo scarto di partenza, perché il centro di tre o sei frecce oscilla molto attorno a quello reale.
Una misura più piccola guarda dove cade il gruppo senza calcolarne il costo. Diciotto arcieri di livello misto hanno tirato dodici frecce a testa a 18 metri al chiuso, e delle duecento rimaste sulla visuale 127 sono finite nella metà alta e 73 in quella bassa, mentre fra destra e sinistra, 104 contro 96, non c'era differenza. L'affermazione che la metà alta del bersaglio raccoglie più frecce della metà bassa è riportata, ma va letta come una fotografia di una sola seduta: l'asimmetria riguarda i gialli e non il rosso e l'azzurro, nel testo la differenza fra le due metà porta un p maggiore di 0,05, e le duecento frecce sono trattate come indipendenti benché vengano da diciotto persone, per cui due o tre arcieri con il mirino un po' fuori basterebbero a produrre tutto il risultato.
La forma del gruppo è una firma
Quando il problema è la dispersione, guarda che forma disegna. Non tutti i gruppi larghi sono uguali: un gruppo allungato in verticale nasce in un posto diverso da uno allungato in orizzontale, e uno sparso a caso racconta un'altra storia ancora. La forma non ti dà la diagnosi esatta, ma restringe il campo prima ancora di toccare l'attrezzo.
Se il gruppo si allunga in verticale, in alto e in basso, da una freccia all'altra ti cambia qualcosa che alza o abbassa il colpo: un allungo che non è sempre lo stesso, un ancoraggio che sale e scende di poco, un rilascio che a volte parte un attimo prima e a volte dopo. Se invece si allunga in orizzontale, a destra e a sinistra, guarda il rilascio, che certe volte è pulito e altre strappa di lato; la mano dell'arco, che gira un pochino; la testa e la corda, che non si allineano sempre allo stesso modo.
Prima di leggere un difetto in un gruppo un po' più largo che alto, però, conviene sapere che è la forma più comune anche ai vertici. Alla Coppa del Mondo di Shanghai del 2013, con il vento quasi assente, i gruppi a 50 metri degli arcieri d'élite erano in maggioranza più larghi che alti, con un rapporto medio di 1,15 fra dispersione orizzontale e verticale sia nel ricurvo sia nel compound, e ai Mondiali ventosi dello stesso anno il rapporto saliva a 1,25. Al chiuso a 18 metri un abstract di congresso trova lo stesso verso negli arcieri di alto e di medio livello e il verso opposto nei principianti, che disperdono soprattutto in altezza. Per questo il gruppo delle frecce è più largo in orizzontale che in verticale è un'affermazione riportata, con un meccanismo plausibile, perché in mira l'arco oscilla più di lato che in altezza. A far sospettare un difetto, quindi, è un allungamento netto, ben oltre quel quindici per cento.
Il gruppo tondo, sparso un po' ovunque, è il più antipatico da leggere, perché quasi mai ha una causa sola. Di solito è tante piccole cose che si sommano, e molti lo vedono comparire quando arriva la stanchezza a fine sessione, o quando la testa non c'è e la routine salta. Sulla stanchezza le misure sono poche. In dodici arcieri italiani, dopo sessanta tenute di 20 secondi a pieno allungo, l'oscillazione laterale dell'arco è cresciuta in tutti, in media del 20 per cento, senza che il punteggio cambiasse, e nel registro l'affermazione che la fatica muscolare aumenta l'oscillazione dell'arco in mira è riportata; che a fine seduta si possa ancora tirare, ma non con una buona forma, lo dice soprattutto un questionario fra 59 praticanti di kyudo, ed è riportata anche questa. Che cosa faccia la fatica al gruppo in una seduta reale non è stato misurato. I due gruppi separati, invece, ti dicono una cosa precisa: stai tirando in due modi diversi, magari un rilascio pulito e uno "afferrato", oppure a metà sessione hai cambiato qualcosa senza accorgertene.
Orizzontale o verticale: da che parte guardare
Torniamo così alla domanda di partenza: se il gruppo scappa soprattutto di lato, oppure soprattutto in alto o in basso, le cause più probabili sono diverse, perché nascono da parti diverse del gesto. Quelle che seguono sono tendenze, non leggi, dato che dipendono dalla mano dominante e dal tipo di arco e vanno sempre verificate sul singolo arciere: servono come mappa di partenza, per sapere da dove cominciare a guardare.
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Sin / Des
L'asse orizzontale
Di lato conta soprattutto il rilascio: un rilascio sporco, uno strappo laterale, una mano dell'arco che ruota anche di poco. Vengono poi l'allineamento tra testa e corda e, sul piano dell'attrezzo, lo spine della freccia e il centershot. Se il gruppo è compatto ma spostato di lato, guarda prima la taratura; se è disperso di lato, guarda il rilascio.
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Alto / Basso
L'asse verticale
In alto e in basso conta la costanza dell'allungo e dell'ancoraggio, perché pochi millimetri di differenza cambiano la velocità con cui la freccia lascia l'arco. Contano poi il timing del rilascio, la tenuta della schiena nel finale e il punto d'incocco. Nel 3D e nel tiro di campagna, dove la distanza non è dichiarata, si aggiunge il grande imputato: la stima errata della distanza.
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Attenzione
Non è una tabella
"Sinistra uguale strappo" è il tipo di scorciatoia che fa perdere tempo, perché la stessa direzione, per un destro e per un mancino, o per un ricurvo e un compound, nasce da cause diverse. Gli assi ti dicono da dove guardare, ma la risposta non te la danno già pronta: usali per decidere da dove partire, poi verifica con un test.
C'è anche una ragione misurata per non trasformare la mappa in una tabella. Ogni studio che ha provato a calcolare quanta parte del punteggio della singola freccia dipenda dal movimento trova una quota minoritaria, o molto diversa da un arciere all'altro: nel campione più solido, trentanove arcieri d'élite del ricurvo a 70 metri, reazione al clicker, libbraggio e velocità di oscillazione dopo il rilascio insieme spiegano il 42 per cento, e nell'arciere numero due del mondo cinque parametri di spalla e tronco, su 60 frecce, ne spiegano il 17,9. Il registro tiene come riportata l'affermazione che i parametri del movimento misurati durante il tiro spiegano solo una parte del punteggio della freccia, perché sono associazioni da una sola seduta e su campioni piccoli. Per chi legge il bersaglio vuol dire che una freccia fuori ha quasi sempre più di una causa nel gesto, ed è il motivo per cui si legge il gruppo.
Di lato: la mano e la rotazione dell'arco
Fra le cause dell'errore laterale, quella su cui la meccanica è più chiara è la torsione dell'impugnatura. In un modello di ricurvo da 166 newton, tredici centesimi di grado di differenza di torsione da un tiro all'altro spostano la freccia di più di un anello a 70 metri, e corrispondono a circa 1,7 millimetri di scostamento fra la punta della freccia e lo stabilizzatore frontale visti a pieno allungo. Già nel 1990, su una macchina lanciafrecce a 30 metri, ogni grado di rotazione dell'arco spostava l'impatto di 15,8 centimetri in un verso e di 21,9 nell'altro, e su un lanciatore meccanico con arco giapponese, variando la sola torsione, il punto d'impatto a 28 metri passa da un lato all'altro del bersaglio. Nel registro l'affermazione che torcere l'arco con la mano sposta la freccia sul bersaglio è riportata e niente di più, perché l'unica misura su persone viene dal kyudo e torsione e punto d'impatto non sono mai stati misurati nello stesso tiro di un arciere con il ricurvo.
La torsione non è un difetto da principianti. Nelle riprese ad alta velocità di sedici arcieri del ricurvo delle squadre nazionali, all'evento di prova dei Giochi di Londra, sette mostravano i segni di una torsione: la coda della freccia passava il bottone a 2-5 millimetri, oppure a 12 o 25, invece degli 8-10 consueti, e nelle stesse immagini si vedeva spesso da dove veniva, con il polso fuori dal piano dell'arco o la punta del pollice che preme sul fianco del riser. L'affermazione che anche fra gli arcieri d'élite molti mostrano i segni di una torsione dell'arco è riportata, con un limite: la torsione è dedotta dal comportamento della freccia, e gli autori notano che se il gesto si ripete uguale a ogni freccia il punteggio può restare alto lo stesso. Quello che allarga il gruppo, infatti, non è una torsione costante ma la sua variazione da una freccia all'altra, che è anche quello che i modelli traducono in anelli.
Le stesse riprese rispondono a una domanda che si sente spesso, cioè se l'arco ruoti mentre la freccia è ancora sulla corda: in nessuno dei sedici l'arco si spostava di lato o ruotava in modo misurabile attorno all'asse verticale prima che la freccia fosse in volo libero. La torsione che conta è quindi quella impostata con la mano in mira, non un movimento dell'arco durante il rilascio. Sul compound la domanda si sposta sul piano verticale: un modello dinamico calcola che durante la spinta l'arco ruoti in un verso con la camma singola e nell'altro con le camme ibride, e che nessuna posizione del baricentro possa annullare quella rotazione, ma lo spostamento dell'incocco che ne deriva è piccolo rispetto a quello prodotto dalla geometria delle camme. L'affermazione che mentre spinge la freccia l'arco compound ruota nel piano verticale è quindi trasferita: si regge su un calcolo e su una verifica con accelerometri di cui gli autori non mostrano i dati.
Se la torsione sposta la freccia, viene spontaneo pensare che conti anche dove la mano preme sull'impugnatura, più in alto o più in basso, più sul pollice o sul palmo. L'unico studio che l'ha misurato direttamente non lo trova: quindici arcieri esperti del ricurvo hanno tirato diciotto frecce ciascuno a 30 metri con sensori di forza dentro l'impugnatura, e preso un arciere alla volta la distribuzione della pressione si legava alla posizione della freccia in uno su quindici per l'alto e il basso e in tre su quindici per la destra e la sinistra. Nel registro l'affermazione che come si distribuisce la pressione della mano sull'impugnatura non predice dove va la freccia è riportata nella direzione di quel risultato, perché con pochi tiri a testa un effetto piccolo può essere sfuggito. Quello che si intravede altrove riguarda la costanza della presa più che la sua forma: una macchina da tiro perde precisione quando la presa sull'arco cambia a ogni freccia, e in quattro arcieri tradizionali ognuno tirava meglio con una presa diversa dagli altri. Per la mano dell'arco il lavoro utile è quindi una presa che cada sempre nello stesso punto e non torca l'arco in modo diverso da una freccia all'altra.
L'ultima variabile della mano dell'arco è l'inclinazione laterale. In un modello di punteggio, per l'ottavo classificato del ricurvo maschile ai Mondiali 2013, dei 30 punti persi a 50 metri circa 5 andrebbero al vento, 5 alla variazione dell'inclinazione dell'arco, 3 al mirino e 17 agli altri errori, ma è una ripartizione calcolata e non misurata. Un solo lavoro ha provato ad agire sull'inclinazione: un dispositivo con accelerometro e bussola, montato sull'arco di un principiante, avvisa con una luce o un suono quando inclinazione e direzione dell'arco tornano entro un grado da quelle dei tiri finiti nel dieci, e con il segnale la distanza media fra le tre frecce di una volée è scesa da 17,3 a 10,7 centimetri a 30 metri. L'affermazione che un segnale che avverte quando l'arco ha l'inclinazione giusta stringe il gruppo dei principianti è riportata, ma con l'evidenza più sottile che ci sia: probabilmente un arciere solo, nessuna statistica e un dispositivo nuovo per chi lo usava.
In alto e in basso: velocità d'uscita, cocca e aria
In verticale il meccanismo più misurato passa per la velocità con cui la freccia lascia l'arco. Una freccia che esce un po' più veloce cade meno durante il volo e arriva più alta: a 70 metri, con un compound che lancia a 74,5 metri al secondo, un metro al secondo in più alza il punto d'impatto di circa tredici centimetri, quasi il doppio di quanto facciano un metro di errore sulla distanza o un venti per cento di resistenza aerodinamica in più. È anche il filo che lega le cause della mappa, perché un allungo più corto o più lungo di qualche millimetro cambia l'energia che l'arco cede alla freccia, e una macchina lanciafrecce con il ricurvo a 70 metri disperde meno in verticale quando il rilascio parte con lo scatto del clicker, cioè con l'allungo sempre uguale.
Le misure, però, sono quasi tutte su macchine. Su cinquantanove frecce Easton X10 dello stesso spine tirate a macchina a 70 metri, massa e spine medio spiegano il 46,7 per cento della dispersione verticale, con le più pesanti che impattano più in basso, e lo stesso studio ridimensiona la grandezza: il calcolo balistico prevedeva oltre quattordici centimetri di escursione verticale, la misura ne ha dati 8,8. Negli arcieri, poi, la velocità varia pochissimo, uno o due chilometri all'ora fra una freccia e l'altra in tre arcieri di una nazionale, e in sette arcieri delle nazionali tedesche né la velocità media né la sua costanza entravano nel modello del punteggio. Per questo l'affermazione che piccole differenze nella velocità d'uscita spiegano buona parte della dispersione verticale è riportata: la direzione è solida, la grandezza va rivista e il legame non è mai stato misurato su un gruppo di arcieri.
Poi c'è la cocca. Sul campo si sente dire che una cocca troppo larga sul punto d'incocco fa cambiare altezza alla freccia, e l'idea ha senso, perché la freccia si appoggerebbe ogni volta in un punto un po' diverso della corda e partirebbe con un'inclinazione diversa. Quanto pesi l'altezza della freccia sulla corda lo mostra una prova a macchina: alzandola di 10 millimetri, lo strappo nella carta a 2 metri passa da meno di un millimetro a 40. Un punto d'incocco spostato di proposito, però, non è una cocca che balla, e l'unico lavoro che parla di cocca larga è il collaudo di un robot da tiro, dove gli autori le attribuiscono una dispersione verticale senza aver mai cambiato il punto d'incocco e indicano anche una seconda causa, una trazione non sempre uguale. Per questo nel registro l'affermazione che se la cocca balla sul punto d'incocco la freccia cambia altezza d'impatto risulta non studiata. Verificare che ogni cocca si agganci alla corda con lo stesso leggero scatto resta un controllo di pochi secondi, e ne parlo nell'articolo sul tuning dell'arco.
L'ultima spiegazione viene dall'aria. Un gruppo di ricerca giapponese ha misurato più volte che la stessa freccia, alla stessa velocità, può volare con due resistenze molto diverse: in una certa fascia di velocità il coefficiente di resistenza di una freccia A/C/E si divide in due famiglie, circa 1,5-1,6 con lo strato d'aria laminare e circa 2,6 con lo strato turbolento, e a decidere è l'assetto, perché bastano quattro-sei decimi di grado di incidenza per far passare il flusso a turbolento. Gli autori calcolano che la differenza valga circa 15 centimetri in altezza a 60 metri. L'affermazione che in una certa fascia di velocità la freccia può volare in due regimi diversi, e questo sposta l'impatto in altezza è riportata, ma per chi tira il suo peso è limitato. Le misure vengono quasi tutte da frecce lanciate ad aria compressa, che non si flettono. La freccia tirata da un'arciera d'élite a 58 metri al secondo ha dato soltanto il valore turbolento, e con l'arco tirato da un robot la flessione dell'asta rende il flusso turbolento in tutta la fascia quando il rilascio è affidato a dita meccaniche, mentre con uno sgancio meccanico, che flette poco l'asta, i due valori ricompaiono. Lo spostamento in altezza, inoltre, è calcolato e non contato sul bersaglio.
Fuori dal tiro alla targa, infine, l'imputato principale è un altro. Nel 3D e nel tiro di campagna la distanza non è dichiarata, e in ventotto arcieri di tre stili la fascia d'errore che lo studio considera nella media passa da 2,8-5,1 yard a 17 yard a 19,3-31,5 yard a 55, cioè a circa 50 metri. Per il registro nel tiro a distanza sconosciuta l'errore di stima cresce con la distanza è un'affermazione riportata: viene da un solo studio descrittivo, che non guarda il punteggio. Per avere un ordine di grandezza, nel calcolo sul compound a 70 metri un metro di errore sulla distanza sposta l'impatto di circa sette centimetri.
Il metodo: una variabile alla volta
Leggere il pattern è metà del lavoro, mentre l'altra metà è resistere alla tentazione di cambiare tre cose insieme. La diagnosi seria funziona come un esperimento: isoli una variabile, la modifichi, misuri di nuovo. Se cambi impugnatura, punto d'incocco e mirino nello stesso pomeriggio e il gruppo migliora, non saprai mai quale delle tre ti ha aiutato, e non potrai rifarlo.
Il primo passo è avere abbastanza frecce prima di concludere qualcosa, almeno una dozzina alla stessa distanza. Il motivo si può anche calcolare: il centro di una volée da tre frecce si discosta tipicamente da quello reale del gruppo di circa il 58 per cento della dispersione, quello di una volée da sei del 41 per cento, per cui una volée sola non basta a dire dove sta il gruppo e un colpo fuori è rumore, non un pattern. Il secondo passo è chiamare il colpo: prima di guardare dove è andata la freccia, di' a te stesso dove pensi sia finita. Se le chiamate coincidono con il bersaglio, gli errori li senti mentre li fai, e sono di esecuzione; se non coincidono, hai un problema di taratura o di percezione, e la strada da prendere è un'altra.
Il terzo passo è separare i piani: un colpo che hai sentito partire male è un errore di esecuzione, non un dato sulla taratura dell'arco, e va scartato dall'analisi dell'attrezzo. Per togliere di mezzo la mira e isolare il gesto, lo strumento migliore resta il blank bale, cioè tirare a corta distanza senza visuale. Per verificare la taratura in modo oggettivo, il confronto tra freccia impennata e freccia nuda dice molto su spine, punto d'incocco e clearance senza che serva interpretare le sensazioni. Poi si cambia una cosa sola, e si torna a misurare.
Quando non è (del tutto) colpa tua
Non tutti i pattern nascono dal gesto: alcuni arrivano da fuori, e correggere la tecnica quando la causa è esterna è il modo più veloce per peggiorare. Il vento e la luce spostano il gruppo con le condizioni: se il gruppo si sposta quando cambia la bandierina, a spostarlo è il vento e non un tuo errore, e un gruppo che cammina con il meteo non va letto come un difetto di forma.
Poi c'è l'attrezzo, che disegna pattern capaci di sembrare errori tuoi: una corda vecchia che ha ceduto, un punto d'incocco che si è spostato con il tempo, un rest che si è allentato, un clicker che si è spostato, una freccia storta o con una punta diversa dalle altre. Se un pattern compare all'improvviso senza che tu abbia cambiato nulla nel gesto, sospetta prima l'attrezzo, perché il corpo cambia lentamente e una vite no; e se a uscire dal gruppo è sempre la stessa freccia, numerarle lo rende evidente in una sessione.
Sull'omogeneità del set, invece, le misure invitano alla calma. Cinquantanove frecce Easton X10 dello stesso spine, non appaiate per peso e tirate a macchina a 70 metri, hanno tenuto un'escursione verticale di 8,8 centimetri, meno del diametro del dieci, che è di 12,2. Nel registro l'affermazione che per rendere omogenee le frecce di un set peso e spine nominale non bastano è riportata: la vicinanza fra le frecce si spiega meglio con massa, spine medio e il modo in cui la rigidità varia girando attorno all'asta, ma le prove sono tutte al banco o a macchina, senza arcieri, e l'appaiamento non è quello che separa il dieci dal nove. Nello stesso esperimento l'angolo fra le alette e il lato più rigido dell'asta non entrava in nessun modello del punto d'impatto, e l'etichetta del produttore risultava stampata a caso rispetto a quel lato: l'affermazione che la posizione delle alette rispetto al lato più rigido dell'asta non cambia il punto d'impatto è riportata, da un solo studio con un arco e uno spine.