Nel tiro con l'arco all'aperto il vento è la condizione meteo con cui si fanno i conti a ogni freccia, e oggi si può dire anche quanto pesa. Nei modelli del volo tre metri al secondo di vento di traverso spostano una freccia da ricurvo di 26-36 centimetri a 70 metri. Sulle gare disputate, l'unico studio grande trova punteggi più bassi quando c'è più vento, anche a parità di temperatura, e quando si chiede ad arcieri di alto livello come hanno tirato una loro freccia nella X, nella fase di mira il tema che ricorre di più è proprio la gestione del vento.
Pioggia e umidità, invece, nei punteggi non si vedono; il caldo sì, e prima di quanto si pensi, mentre sul freddo moderato il risultato cambia con il modello con cui si leggono i dati. Parto dalla fisica, cioè da quanto e perché il vento sposta la freccia, passo a quanti punti costa in gara e arrivo a come lo si legge e lo si compensa sul campo, con una sezione per pioggia, freddo e caldo.
Quanto sposta il vento la freccia
A 70 metri, con 3 metri al secondo di vento perpendicolare al volo, due simulazioni indipendenti di una freccia da ricurvo danno una deriva fra 26 e 36 centimetri. Lo scarto fra le due dipende dalle ipotesi del modello, e con arcieri sul campo nessuno l'ha misurata: per questo l'affermazione che a 70 metri il vento laterale sposta la freccia molto più di quello frontale o in coda è trasferita, cioè sta in piedi sulla fisica e non su misure di gara. Sul bersaglio da 122 centimetri, dove ogni anello è largo poco più di 6 centimetri, quella deriva vale quattro o cinque anelli: una freccia mirata al centro e non corretta finisce nel sei o nel cinque.
La deriva cresce quasi in proporzione al vento: nel modello più recente fa 9 centimetri con un metro al secondo, 16 con due e 26 con tre. Con la distanza cresce più in fretta, circa con il quadrato, perché la freccia resta in aria più a lungo e intanto rallenta: in un calcolo su una freccia da compound la deriva a 90 metri è il 62 per cento più grande che a 70. Sul mirino la differenza è più piccola, perché la correzione laterale è un angolo e lo stesso spostamento del pin sposta la freccia di più sulla distanza lunga.
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Velocità del vento
Conta quasi in proporzione: a parità del resto, raddoppiare il vento raddoppia all'incirca la deriva. È la variabile che pesa di più ed è anche la più difficile da stimare a occhio.
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Direzione del vento
Sposta la freccia di lato solo la parte di vento che arriva di traverso, per cui un vento a 45 gradi sposta meno di uno perpendicolare della stessa forza. Il vento in faccia o alle spalle sposta la freccia in altezza, e molto meno: con 3 metri al secondo, fra 8 e 10 centimetri a 70 metri.
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Distanza e freccia
La deriva cresce circa con il quadrato della distanza, ed è una delle ragioni per cui, nei punteggi di gara, il gruppo delle frecce si allarga più che in proporzione alla distanza. Quale freccia derivi meno, fra diametro, peso e velocità, lo racconto nell'articolo su quale freccia deriva meno con il vento.
Che cosa succede alla freccia nel vento
I modelli che danno questi numeri contengono due forze soltanto, la gravità e la resistenza dell'aria. Che bastino a dire dove arriva la freccia lo ha mostrato una prova con un compound montato su una macchina da tiro: la tacca di mira trovata a ogni distanza cadeva sulla curva di un calcolo che non conteneva altro. È una prova sola, senza arciere e senza vento, per cui l'affermazione che per sapere dove arriva la freccia bastano gravità e resistenza dell'aria è riportata; ma è la base su cui poggiano tutte le stime di deriva.
La resistenza, intanto, fa rallentare la freccia lungo tutto il volo, e questo è uno dei pochi punti dell'attrezzatura che il registro dà come corroborato: lungo il volo la freccia perde una parte apprezzabile della velocità con cui è partita. Un sensore inerziale dentro l'asta di frecce lanciate ad aria compressa ha misurato circa l'8 per cento perso in 55 metri al chiuso, e gli stessi ricercatori ricordano che su un campo da settanta metri la perdita è intorno al 15 per cento. Una freccia che rallenta resta esposta al vento più a lungo, ed è per questo che la deriva cresce più in fretta della distanza.
Il vento di traverso aggiunge un secondo effetto. La freccia si trova a volare inclinata rispetto all'aria che la investe, e in un modello del volo con 3 metri al secondo di vento laterale l'angolo arriva a tre gradi, contro circa mezzo grado con lo stesso vento in faccia o alle spalle. Nelle misure in galleria del vento e in volo libero basta superare quel mezzo grado perché lo strato d'aria attorno all'asta passi da laminare a turbolento e il coefficiente di resistenza salga da circa 1,5 a circa 2,6, quasi il doppio: una freccia che vola inclinata rispetto all'aria subisce molta più resistenza. Nel modello, a 57 metri al secondo, la resistenza passa così dal 45 all'80 per cento del peso della freccia, e lo scarto laterale cresce insieme a lei. Il vento laterale, quindi, spinge la freccia e al tempo stesso la porta nel regime in cui l'aria la frena di più.
L'affermazione è riportata, e i suoi limiti contano per chi tira. Quasi tutte le misure vengono da un solo gruppo di ricerca di Tokyo, con frecce lanciate ad aria compressa, che non si flettono; e le frecce tirate con il suo ricurvo da un'arciera esperta della nazionale sono risultate già nel regime turbolento, con un coefficiente di 2,65. Con il rilascio di un arciere l'asta flette, e la freccia può trovarsi nel regime ad alta resistenza anche senza vento: in quel caso il salto non c'è, perché è già avvenuto. I dettagli, con il ruolo di punte e alette, stanno nell'articolo su quanto frena l'aria una freccia.
Lo stesso meccanismo ha una conseguenza in altezza. In una certa fascia di velocità la stessa freccia, lanciata allo stesso modo, può volare nell'uno o nell'altro regime, e gli autori calcolano che a 60 metri la differenza valga circa 15 centimetri sul bersaglio, in verticale: sarebbe una freccia che parte bene e arriva alta o bassa senza un motivo visibile. Anche l'affermazione che in una certa fascia di velocità la freccia può volare in due regimi diversi, e questo sposta l'impatto in altezza è riportata. Lo spostamento è un calcolo, nessuno ha contato gli impatti su due altezze, e l'arciera della nazionale, che tirava già sopra quella fascia, ha dato sempre lo stesso regime.
Quanti punti costa il vento
Il conto più solido su gare disputate riguarda 3.196 arcieri professionisti cinesi, seguiti nelle qualifiche all'aperto fra il 2010 e il 2016: a parità di temperatura, più vento c'è, più basso è il punteggio, sia come media per freccia sia come quota di frecce nel dieci. Va letto con due avvertenze. Le gare si rinviano quando il vento è troppo forte, per cui il campione si ferma a 5,38 metri al secondo, cioè alle condizioni in cui si tira davvero; e il vento è quello delle stazioni meteo della zona, non quello della linea di tiro. È un'associazione su un solo circuito, e lo stato è riportato.
Un ordine di grandezza in punti lo dà una gara sola, i Mondiali del 2013 ad Antalya. Nel ricurvo maschile i 90 e i 70 metri si tirarono al mattino con poco vento, i 50 e i 30 al pomeriggio con un vento moderato di circa 3-5 metri al secondo, e a 50 metri i punteggi restarono sotto quelli che il mattino lasciava prevedere di circa 5 punti su 36 frecce. Il vento lì è stimato, e fra mattino e pomeriggio cambia anche la temperatura. In una tappa di Coppa del Mondo a Shanghai, con circa due metri al secondo di vento, un modello del volo confrontato con le immagini dei bersagli trova le prime frecce a 70 metri a 12-13 centimetri dal centro, e dopo la correzione fatta a occhio restano scarti di 8 e 13 centimetri, dove la correzione calcolata dal modello avrebbe tenuto la freccia entro 6.
Che il vento sia il problema principale lo dicono anche gli arcieri, in un solo studio e da un'angolatura precisa. Nel 2025 sessantacinque arcieri coreani di alto livello, con una media di 327 punti su 360 a 70 metri, hanno raccontato per iscritto, fase per fase, come avevano tirato una loro freccia nella X. Nella mira e nel rilascio la gestione del vento è il tema più citato, 76 citazioni su 157; nella trazione e nell'ancoraggio, però, fra le condizioni esterne la più nominata è il silenzio. L'affermazione che per gli arcieri di alto livello il vento è il problema principale da gestire all'aperto è quindi riportata, su una sola nazionale e su ricordi dei tiri migliori, e vale per il momento della mira più che per tutto il tiro.
Come si misurano vento, caldo e umidità in questi studi, e perché il vento di una stazione meteo non è quello che incontra la freccia, lo spiego nella pagina su come si misurano vento, caldo e umidità negli studi sulle gare.
Come leggere il vento sul campo
Leggere il vento vuol dire mettere insieme quello che vedi, quello che senti sulla pelle e quello che hanno fatto le frecce di prima. Ciascuna di queste letture ha un limite, e incrociarle serve proprio a coprire i limiti delle altre.
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Indicatore 01
Le bandiere del campo
Sui campi di gara le bandiere stanno sopra i bersagli e lungo il campo, e quanto si inclinano, si agitano e si distendono dice velocità e direzione del vento. Quanto vento serva a distendere una bandiera dipende dal suo peso e dalla sua misura, per cui conviene imparare a leggere quelle del campo su cui ci si allena. Più bandiere a distanze diverse mostrano se il vento cambia lungo il tragitto della freccia.
- Vantaggio
- Coprono tutto il campo
- Limite
- Reagiscono con un lieve ritardo
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Indicatore 02
Alberi, foglie, erba
Le chiome degli alberi e l'erba alta danno un'indicazione continua, anche dove le bandiere non arrivano. Sono sempre lì, e servono soprattutto sui campi con poche bandiere o con bandiere troppo pesanti per muoversi con il vento leggero.
- Vantaggio
- Sempre disponibili
- Limite
- Le chiome sentono il vento più in alto della freccia
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Indicatore 03
Sensazione sulla pelle
La sensazione del vento sul viso e sulle mani diventa precisa solo dopo una taratura personale, fatta confrontandola a lungo con un anemometro in allenamento. Ha anche un limite che nessuna taratura toglie: in un calcolo un vento di 0,3 metri al secondo, che non si sente, sposta già la freccia di circa 2 centimetri a 70 metri.
- Requisito
- Taratura personale
- Limite
- Non sente il vento più leggero
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Indicatore 04
Le frecce della volée precedente
Dove sono arrivate le frecce della volée precedente mette insieme tutto quello che il vento ha fatto lungo il volo: velocità, direzione, raffiche e differenze fra un tratto e l'altro del campo. Se le ultime frecce sono andate tutte a destra del centro, il vento spinge da sinistra, e il loro punto d'impatto medio è il dato da cui partire per correggere.
- Vantaggio
- Riassume tutto il volo
- Limite
- Racconta il vento di prima
Come si compensa il vento
Letto il vento, le strade per compensarlo sono due: mirare di lato rispetto al centro, l'aiming off, oppure spostare il mirino con i click laterali e continuare a mirare al centro. L'aiming off è rapido e segue un vento che cambia da una freccia all'altra, ma chiede di tenere la mira su un punto del bersaglio che non è il centro. Il click lascia la mira sul centro, dov'è sempre stata, però chiede più tempo e insegue male un vento che cambia. Molti arcieri fanno le due cose insieme: regolano il mirino sul vento medio della volée e mirano di lato per i ritocchi da una freccia all'altra.
Quando però si chiede agli arcieri come hanno compensato, la risposta che prevale non è nessuna delle due. Nelle risposte aperte dei sessantacinque arcieri coreani, delle 76 citazioni sul vento 58 parlano di regolare la forza del tiro, 10 di calcolare il vento prima di rilasciare e 8 di restare concentrati sulla zona del dieci. L'affermazione che con il vento gli arcieri esperti dicono di correggere dosando la forza del tiro più che calcolando la deriva è riportata, con limiti da tenere presenti: sono ricordi dei tiri riusciti, nessuno ha misurato il vento o la correzione sul bersaglio, e «regolare la forza del tiro» è un'espressione larga che lo studio non scompone. Almeno uno degli arcieri, del resto, racconta di spostare la mira quando il vento è forte, cioè proprio di calcolare la deriva.
In ogni caso la decisione va presa prima di salire in mira: si legge il vento, si sceglie la correzione e poi si tira con la tecnica di sempre, senza rimettere in discussione la correzione a metà della mira.
Con il vento a raffiche conta anche il momento. Quando il vento cambia di continuo, molti arcieri aspettano un attimo di calma per rilasciare invece di tirare in piena raffica, e dentro il tempo limite della volée un margine per farlo c'è quasi sempre. Contro le raffiche molti arcieri aggiungono anche massa all'arco, perché un arco più pesante si sposta meno sotto la stessa spinta. Una rassegna sull'effetto dell'atmosfera nel tiro alla targa constata la pratica e osserva che è fisicamente impegnativa e che, secondo l'autore, può aumentare la probabilità di infortunio; quanto si guadagni sul bersaglio, però, nessuno l'ha misurato, né a macchina né con arcieri, e l'affermazione che appesantire l'arco riduce l'effetto delle raffiche di vento resta non studiata.
Pioggia e umidità
La pioggia crea problemi pratici che conosce chiunque abbia tirato sotto l'acqua: il bersaglio si vede meno nitido proprio quando lo sguardo dovrebbe fermarsi sul centro, nel quiet eye, e con le mani bagnate la presa dell'arco cambia, con il rischio che cambi anche il rilascio. Sul punteggio, però, non si vede. Nello studio sugli arcieri professionisti cinesi la pioggia caduta nella giornata non ha un effetto significativo, anche perché sotto gli acquazzoni forti la gara si ferma, e l'umidità relativa presa da sola non lo è mai. La pioggia dello studio, però, è una media giornaliera della zona, non quella caduta mentre si tirava.
Sul volo della freccia, poi, non c'è niente che serva in pratica: la resistenza dipende dalla densità dell'aria, che cambia con temperatura, pressione e umidità, ma una rassegna del 2019 non trova nessuno studio su quanto umidità, temperatura e pioggia cambino il volo. Nel complesso l'affermazione che pioggia, umidità e temperatura non cambiano il punteggio in modo misurabile è contestata, e a dividerla è il caldo: su pioggia e umidità lo studio va a favore, sulla temperatura combinata con l'umidità va contro.
In pratica bastano un cappello con la visiera rigida, che tenga le gocce lontane dagli occhi, e un asciugamano per asciugare le mani e l'impugnatura fra una freccia e l'altra.
Tiro al freddo
Al freddo le prime cose a cambiare stanno nel corpo. Spalle e gomiti si irrigidiscono e il gesto perde fluidità, per cui il riscaldamento va allungato; le dita perdono sensibilità, e per chi tira con le dita il contatto con la corda si fa meno preciso. Dei guanti sottili da tenere fra una volée e l'altra, o quelli fatti apposta per il tiro con l'arco, aiutano a non arrivare in mira con le mani fredde.
Sul punteggio il quadro è incerto. L'unico dato viene dallo stesso studio sugli arcieri cinesi, e dipende dal modello. In quello che gli autori scelgono come principale, che tiene conto del vento, le giornate fra 14 e 18 gradi di indice di calore e quelle sotto i 14 non si distinguono dalla fascia di riferimento fra 18 e 22; senza l'interazione con il vento, invece, le due fasce fredde perdono 0,31 e 0,22 punti a freccia. Per questo l'affermazione che il freddo moderato non abbassa il punteggio in gara è contestata. Il freddo intenso, poi, non è stato messo alla prova: nel campione l'indice di calore più basso è 4,6 gradi, e si misura l'aria, non le mani dell'arciere.
Tiro al caldo
Con il caldo il punteggio cala, e comincia prima di quanto si pensi. Nello stesso studio, rispetto a una giornata fra 18 e 22 gradi di indice di calore, con vento nullo si perde già un quarto di punto a freccia fra 22 e 26 gradi, circa il 3 per cento, e sopra i 34 la perdita arriva fra il 10 e il 13 per cento del punteggio medio per freccia. L'affermazione che il caldo estremo abbassa il punteggio in gara è riportata, da un solo studio grande e ben impostato. Conta la combinazione di temperatura e umidità, cioè l'indice di calore, e un po' di vento attenua la perdita nel caldo moderato, ma sopra i 34 gradi non basta.
L'idratazione è la prima cosa a cui si pensa, e il dato sugli arcieri è meno ovvio del consiglio. Nell'unico esperimento con numeri leggibili dieci arcieri di livello nazionale hanno tirato la stessa gara a 70 metri, con 36-37 gradi, una volta idratati e una volta disidratati: il punteggio non è sceso, mentre sono cresciute la sete e la fatica percepite, è calata la concentrazione che gli arcieri sentivano di avere e il battito era più alto. Uno studio ha trovato che arrivare disidratati a una gara al caldo non abbassa il punteggio, ed è riportato: il bersaglio non se ne accorge, l'arciere sì. Ombra fra le volée quando c'è, un cappello a tesa larga e un asciugamano umido sul collo aiutano a stare meglio nelle ore calde.
Prepararsi allenandosi al caldo nei giorni prima della gara è un consiglio diffuso. L'unico dato sul punteggio degli arcieri, però, guarda a una scala di tempo più lunga: esperienza di gara e anni di allenamento al caldo riducono l'effetto del caldo sul punteggio, mentre i giorni torridi dei mesi prima della gara non risultano proteggere. Uscire dal quarto meno esperto del campione riduce la perdita sopra i 34 gradi di circa il 40 per cento, e chi si allena nel sud della Cina, dove le giornate torride sono più frequenti, perde meno di chi si allena al nord. È riportato, da un solo studio osservazionale.
Allenarsi con il vento
Il vento si impara tirandoci dentro. Chi si allena solo nelle belle giornate arriva in gara senza aver mai provato la correzione che gli servirà, per cui conviene tenere una parte delle sedute all'aperto proprio per le giornate con vento, pioggerella, freddo o caldo forte.
Per costruire la competenza con metodo serve un diario del meteo: a ogni seduta si annotano il vento stimato e la sua direzione, la temperatura, la correzione usata e il punto d'impatto medio di ogni volée. Dopo qualche mese si vede quale vento si gestisce bene, quale strategia rende di più con il proprio stile e in quali condizioni il punteggio cala.
Due strumenti accelerano il lavoro. Un anemometro portatile, usato in allenamento per qualche settimana, serve a tarare la sensazione sulla pelle su una misura; una bandierina piantata accanto alla propria piazzola mostra il vento lì dove si tira, non quello generico del campo. Le previsioni del vento ora per ora, infine, servono a programmare le sedute nelle condizioni che si vogliono provare e a sapere che cosa aspettarsi in gara.