La fatica muscolare aumenta l'oscillazione dell'arco in mira

3 studi · 27 arcieri misurati

A favoreContestoContro19952000200520102015202020251994, a favore, n = 122015, contesto, n = 81993, a favore, n = 7
Ogni cerchio è uno studio: la posizione dice l’anno, la riga se va a favore, contro o fa da contesto, la grandezza quanti partecipanti ha misurato. I cerchi chiari sono studi su altre popolazioni o senza arcieri.

Due studi, a un anno di distanza, hanno misurato le due metà della stessa catena. Il primo ha preso sette arcieri universitari e li ha fatti tenere la posizione di tiro fino all'esaurimento: la frequenza del segnale elettrico del deltoide posteriore cala in tutti e sette, e il tremore che nasce fra otto e dodici hertz si ritrova nell'oscillazione del flettente, con una coerenza fra 0,81 e 0,96. La fatica, insomma, arriva fino all'arco. Il secondo ha applicato un protocollo di fatica a dodici arcieri italiani e ha trovato l'oscillazione laterale dell'arco cresciuta in tutti e dodici, dal sei al trentanove per cento, in media del venti, mentre il centro di pressione sotto i piedi non si spostava: la fatica muove l'arco, non la base. Due studi piccoli, nessuno con un gruppo di controllo, e un dettaglio da tenere presente, perché nello stesso segnale esiste anche un'oscillazione lenta, fra due e cinque hertz, che la fatica non modifica e che dipende dal controllo del movimento. Sul bersaglio le due cose si confondono. Vent'anni dopo una tesi su otto ricurvisti d'élite ha visto polsi, gomiti e spalla muoversi più in fretta e il punteggio scendere quando la mira si allunga a due e tre volte il tempo abituale, ma senza misurare né la fatica né l'arco.

Formulata anche come: stanchezza e mira che balla; tremore da fatica nel tiro con l'arco; la spalla stanca non tiene la mira; fatica e stabilità dell'arco

Nella pratica

Quando l'arco inizia a ballare in mira si dà la colpa alla stanchezza, e da qui nasce il consiglio di chiudere la seduta prima che la spalla ceda, perché una spalla stanca non tiene più la mira ferma.

Evidenze

  • 1993
    A favore Arcieri Pubblicata dopo

    7 arcieri universitari maschi tengono la posizione di tiro a circa il 40-50% della forza massima fino all'esaurimento: la frequenza media del segnale elettromiografico del deltoide posteriore cala in modo continuo in tutti e sette (p < 0,05), dello 0,72% al secondo per circa 52 secondi, e il picco di tremore fra 8 e 12 hertz è coerente con l'oscillazione del flettente, con coerenza fra 0,81 e 0,96. Nello stesso segnale di spostamento esiste anche un picco di potenza sotto i 5 hertz, nella banda 2-5, che lo sforzo non modifica e che dipende dal controllo del movimento: sono due oscillazioni distinte. Il protocollo è una tenuta isometrica, non una serie di frecce, e la mira non è misurata.

    Biomechanical Study of the Final Push-Pull in Archery · P. Leroyer, J. Van Hoecke, J.N. Helal

  • 1994
    A favore Arcieri Pubblicata dopo

    12 arcieri della Federazione italiana di livello intermedio e alto, protocollo di fatica con sei serie di dieci tenute da venti secondi a pieno allungo, pedana di forza Kistler a 1000 Hz, nessun gruppo di controllo: l'oscillazione laterale dell'arco in mira aumenta in modo significativo in tutti e 12 gli arcieri, dal 6% al 39% con una media del 20%. Il centro di pressione sotto i piedi non cambia nello spostamento sui due assi, né nei singoli né nei gruppi, mentre la lunghezza del percorso nell'ultimo secondo prima del rilascio si allunga solo in alcuni arcieri, senza correlazione con il livello tecnico.

    Fatigue effects on shooting archery performance · Roberto Squadrone, Renato Rodano, C. Gallozzi

  • 2015
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    Tesi di master su 8 ricurvisti d'élite del programma britannico, sei frecce a 70 m per ciascuna di tre condizioni, con il rilascio comandato da un segnale sonoro al 100, 200 e 300% del tempo di tenuta abituale, sempre in quest'ordine; video a 150 fotogrammi al secondo sul piano frontale nell'ultimo secondo prima del rilascio. Allungando la tenuta la velocità di movimento cresce in cinque punti su sei, per esempio il polso del braccio dell'arco da 3,21 a 3,58 e 3,87 cm/s (F = 10,97, p < 0,001) e quello della mano della corda da 3,51 a 4,15 e 4,60 cm/s (p < 0,001), e il punteggio medio per freccia scende da 8,60 a 8,13 e 7,75 (p = 0,02; differenza significativa solo fra la tenuta normale e la tripla). L'autore lo legge come fatica acuta, ma la fatica non è misurata, l'arco non è tracciato e l'ordine fisso confonde la tenuta più lunga con le frecce già tirate; i gradi di libertà, 2 e 94, mostrano che l'analisi tratta le singole frecce come osservazioni indipendenti. Non è una prova sulla fatica: resta contesto.

    Stability of alignment during extended hold times in the aiming phase of elite archers · Lewis Marsden

Storia dello stato

  1. 1990 Non studiato Nella bibliografia del registro nessuno studio aveva ancora messo un protocollo di fatica accanto a una misura dell'oscillazione dell'arco in mira.
  2. 1993 Riportato Il primo pezzo di meccanismo arriva su sette arcieri universitari, che tengono la posizione di tiro fino all'esaurimento: la frequenza del segnale elettrico del deltoide posteriore cala in tutti e sette, dello 0,72 per cento al secondo per circa cinquantadue secondi, e il tremore che nasce fra otto e dodici hertz si ritrova nell'oscillazione del flettente, con una coerenza fra 0,81 e 0,96. La fatica arriva dunque fino all'arco, ma il protocollo è una tenuta isometrica a vuoto e l'oscillazione della mira durante le frecce non è stata misurata: un solo studio, su sette persone, quindi riportato.
  3. 1994 Riportato Il secondo studio chiude la catena dall'altro lato. Dopo sei serie di dieci tenute da venti secondi a pieno allungo, l'oscillazione laterale dell'arco cresce in tutti e dodici gli arcieri italiani, dal sei al trentanove per cento e in media del venti, mentre il centro di pressione sotto i piedi non si sposta sui due assi: la fatica muove l'arco e non la base, e solo in alcuni arcieri allunga il percorso del centro di pressione nell'ultimo secondo prima del rilascio. Resta un prima e dopo senza gruppo di controllo, quindi lo stato non sale.
  4. 2015 Riportato Dopo vent'anni arriva un dato vicino, da una tesi di master su otto ricurvisti d'élite britannici: tenendo la mira due e tre volte più a lungo del solito, polsi, gomiti e spalla si muovono più in fretta nell'ultimo secondo prima del rilascio e il punteggio per freccia scende da 8,6 a 7,8. L'autore parla di fatica, ma non la misura, l'arco non è tracciato e le condizioni vengono sempre nello stesso ordine, per cui la tenuta più lunga coincide con le frecce già tirate: è un indizio coerente con l'affermazione, non una prova, e lo stato resta riportato sui due studi degli anni novanta.

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Cita
APA

Campagna, M. (2026). La fatica muscolare aumenta l'oscillazione dell'arco in mira (Versione 2). In Registro delle evidenze. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/registro/allenamento-fisico/fatica-e-oscillazione-dell-arco

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