Il bow tuning, la messa a punto dell'arco, è il lavoro con cui si accordano arco e freccia perché la freccia esca pulita e i tiri si ripetano con costanza. È anche uno dei campi del tiro con l'arco dove circolano più ricette, spesso scritte con una precisione da officina: il centershot giusto, la durezza giusta del bottone, il punto d'incocco al millimetro, un ottavo di giro qui e uno là.

Le misure che esistono sono poche e vengono quasi tutte da modelli matematici e da macchine lanciafrecce, ma su alcuni punti vanno in una direzione chiara. In un modello del ricurvo controllato su fotografie e su una macchina da tiro, centershot e bottone non hanno un valore ottimale, perché le regolazioni si compensano fra loro e più combinazioni danno un buon volo; nello stesso modello, per accordare la freccia, pesa di più il peso in coda di quello della punta. Nove arcieri delle nazionali tedesche, poi, non si sono accorti di frecce allungate di cinque millimetri, e che l'assetto vada costruito sull'arciere lo dicono alcuni olimpionici in un'intervista, non una misura. Qui passo i parametri principali uno per uno, dallo spine al compound, e separo quello che le prove sostengono da quello che resta abitudine di campo.

Il paradosso dell'arciere: da dove nasce il tuning

Quando la corda parte, la freccia non esce dritta. Sotto la spinta della corda l'asta si flette, aggira il riser e, secondo i modelli, lo supera senza toccarlo; poi continua a vibrare per un buon tratto di volo. È il paradosso dell'arciere, ed è una delle poche cose del tuning che il registro dà per corroborata. Le riprese ad alta velocità di sedici arcieri di livello mondiale mostrano la corda che spinge la cocca di 13 millimetri verso il corpo in poco più di cinque millesimi di secondo, e la freccia che lascia il bottone entro 8 millesimi, mentre la corda la libera solo a 14,6: quando la coda arriva all'altezza del riser, la freccia ha già smesso di appoggiarsi.

Perché la coda passi pulita, due modelli indipendenti danno la stessa condizione: l'asta deve compiere un ciclo intero di vibrazione mentre è ancora sulla corda, e quanto in fretta vibra dipende da quanto è rigida, cioè dallo spine. Da qui nasce tutto il lavoro sulla freccia. Con uno sgancio meccanico, invece, nell'unico esperimento che ha confrontato i due rilasci sulle stesse frecce la freccia si è flessa molto meno che con le dita, ed è uno dei motivi per cui ricurvo e compound si mettono a punto in modo diverso.

Lo spine della freccia

Lo spine misura quanto è rigida l'asta. Il numero stampato è una flessione statica: si appoggia l'asta su 711 millimetri, cioè 28 pollici, le si appendono al centro 880 grammi e si misura quanto cede, in millesimi di pollice. Uno spine 500 cede 0,500 pollici, uno 380 cede 0,380 pollici, cioè 9,65 millimetri, e più il numero è basso più l'asta è rigida.

La regola di base è che lo spine va accordato al libbraggio e alla lunghezza della freccia: a un arco più potente serve un'asta più rigida, e a parità di arco, se la freccia è più lunga, l'asta deve essere più rigida. La regola regge in tutti i modelli che l'hanno studiata, ma nessuno ha misurato quanto si allarghi il gruppo di un arciere con uno spine non adatto, e nel registro è riportata. Un modello di ricurvo controllato su arcieri esperti e su una macchina da tiro dà anche la scala: passare alla misura di spine vicina chiede circa 11 newton di libbraggio per restare accordati, mentre un ricurvo si regola solo entro il 10 per cento circa del nominale, per cui a un dato allungo gli spine che si lasciano accordare bene sono uno o due.

Il punto di partenza sono le tabelle dei produttori, che incrociano libbraggio effettivo e lunghezza della freccia. Che i migliori le seguano lo dice un'osservazione a margine: nelle riprese di sedici arcieri del ricurvo delle nazionali, all'evento di prova dei Giochi di Londra, la rigidità delle frecce era in tutti i casi quella prevista dalle tabelle del produttore, e quindici su sedici tiravano lo stesso modello di asta. Il dato dice che le usano, non che le tabelle indichino l'asta migliore. Su questo secondo punto c'è un modello numerico del 2025, non verificato con tiri, che le ricostruisce nel complesso ma agli estremi, per le frecce lunghe e per i libbraggi bassi, le trova troppo rigide fino a quattro misure; nota anche che avanzano a passi di un pollice, mentre in molte righe mezzo pollice di freccia cambia già l'asta consigliata.

Il numero stampato, comunque, non basta a prevedere come l'asta si comporterà sull'arco. Lo dicono tre modelli in venticinque anni, e nel registro l'affermazione è trasferita, perché nessuno ha ancora tirato le stesse aste confrontando la graduatoria statica con quella al tiro. Il caso più concreto riguarda modelli di asta diversi: nello stesso calcolo un'X10 550, più rigida del 4 per cento di una ProTour 570, chiede meno libbraggio per uscire pulita, 175,5 newton contro 180, perché le due aste hanno profili diversi. Per questo cambiare modello di freccia, anche a parità di spine nominale, vuol dire rifare il tuning. La rigidità si ritrova anche nella vibrazione: nelle misure che ci sono, le aste più rigide vibrano a una frequenza più alta; fra uno spine e il successivo, però, ci sono pochi hertz, meno del 3 per cento, e nessuno ha mostrato che misurarla aiuti a scegliere l'asta.

Quello che i tecnici chiamano spine dinamico, il comportamento dell'asta montata con la sua punta, la sua lunghezza e sul suo arco, si legge tirando, con il bare shaft test: si tirano alcune aste senza alette insieme alle frecce impennate e si guarda dove finiscono le nude rispetto al gruppo. Con un ricurvo tirato da un destro, con le dita, le aste nude a sinistra del gruppo indicano una freccia rigida e quelle a destra una freccia morbida; per un mancino vale lo specchio. È la direzione che ha trovato anche una macchina di tiro su cinquantanove X10 con un arco destro, dove le aste più rigide andavano a sinistra.

Tab. 01 Quanto pesa ogni regolazione sull'accordatura, nel modello di un ricurvo da gara con frecce X10 600: il libbraggio da cambiare perché la freccia esca di nuovo senza rotazione
Regolazione Variazione provata Libbraggio che la compensa
Spine Una misura Circa 11 N
Lunghezza dell'asta Da 705 a 715 mm 4,5 N
Precarico del bottone Da 3,5 a 5 N 3,5 N
Centershot Da 0 a +2 mm 3 N
Alette Da 11 a 3 grani 3 N
Punta Da 120 a 100 grani 0,5 N

I versi sono quelli che si insegnano: un'asta più lunga, una punta più pesante o un arco più potente fanno comportare la freccia da più morbida. Le grandezze, invece, sono quelle di un modello su un solo arco, e non tutte coincidono con quello che si dà per scontato in campo; ci torno nella sezione sul folklore. Per la lunghezza di partenza della freccia puoi usare il calcolatore dell'allungo.

Leggere il volo: fishtailing e porpoising

Alcuni difetti la freccia li mostra mentre vola, e si distinguono per il piano su cui oscilla la coda. Il fishtailing è l'oscillazione sul piano orizzontale: la coda serpeggia a destra e a sinistra, e chiama in causa lo spine, la luce di passaggio accanto al riser e il rilascio. Il porpoising è l'oscillazione sul piano verticale, con la coda che sale e scende, e il primo sospettato è il punto d'incocco, seguito dal contatto delle alette con il rest.

Nella pratica dei tecnici si sistema prima il piano verticale e poi quello orizzontale, perché finché il punto d'incocco è fuori posto sporca la lettura di tutto il resto. Quanto debba essere preciso è un'altra questione. L'unico lavoro che l'ha calcolato, un modello di ricurvo verificato con una macchina lanciafrecce, trova un'altezza a cui la freccia esce senza ruotare in verticale, ma attorno a quell'altezza il minimo è dolce: un millimetro in più o in meno cambia la rotazione della freccia di circa 8 gradi al secondo, e passare allo spine vicino sposta l'altezza migliore di due decimi di millimetro. Un errore di un centimetro, invece, si vede subito: con la freccia alzata di 10 millimetri sulla corda, lo strappo nella carta a 2 metri è passato da meno di un millimetro a 40. Nel registro, quindi, l'idea che il punto d'incocco vada regolato al millimetro è contraddetta, con un limite serio: il modello tiene la corda esattamente sul punto d'incocco, mentre l'arciere la tiene con tre dita.

Accanto al punto d'incocco c'è la cocca. Nel collaudo di un robot da tiro giapponese, con un arco da allenamento a 18 metri, è comparsa una dispersione verticale che il robot da solo non spiegava, e gli autori l'hanno attribuita soprattutto al punto d'incocco più largo della cocca: la freccia si appoggia ogni volta in un punto un po' diverso e cambia inclinazione. È un'ipotesi ragionevole, ma il punto d'incocco non è stato cambiato in nessuna prova e gli autori stessi indicano un'altra causa possibile, una trazione che variava di poco senza clicker; per questo nel registro l'idea che una cocca che balla sul punto d'incocco cambi l'altezza d'impatto è non studiata. La cocca che si aggancia alla corda con un leggero scatto resta una regola di buon senso.

Anche la lettura del volo ha un limite. Si insegue la freccia che vola pulita con l'idea che più il volo è pulito più il gruppo è stretto, ma l'unica prova diretta non lo conferma: con un compound in macchina a 35 metri, dimezzare l'ondeggiamento laterale della freccia non ha cambiato il gruppo, perché la punta, molto più pesante del resto, si scostava dalla linea retta di meno di tre millimetri mentre la coda ondeggiava. L'autore aggiunge una condizione, cioè che l'ondeggiamento non guasta finché resta uguale da un tiro all'altro. Nel registro l'idea che una freccia che ondeggia meno raggruppi più stretto è contraddetta, ma da una prova sola, e con un ricurvo, le dita e settanta metri nessuno l'ha ripetuta. Un volo visibilmente storto resta un segnale da correggere; a quella distanza, però, una freccia che ondeggiava il doppio non ha raggruppato peggio.

Tab. 02 Diagnosi dal volo: sintomo, piano, causa probabile, prima mossa
Cosa vedi Piano Causa probabile Prima mossa
La coda serpeggia a destra e sinistra (fishtailing) Orizzontale Spine non accordato, luce di passaggio, rilascio Bare shaft, poi lunghezza dell'asta o bottone
La coda sale e scende (porpoising) Verticale Punto d'incocco fuori posto, alette che toccano il rest Spostare il punto d'incocco a piccoli passi e rileggere
Frecce che si piantano storte in modo irregolare Entrambi Difetti sovrapposti, spesso anche il rilascio Chiudere prima il verticale, poi rileggere

La diagnosi fine, con le varianti che confondono di più e il protocollo del bare shaft passo per passo, la trovi nell'articolo dedicato: Fishtailing e porpoising: cosa dice il volo della freccia.

Brace height

Il brace height è la distanza fra la corda a riposo e il punto più profondo dell'impugnatura. Si regola con i giri di torsione della corda: più giri accorciano la corda e alzano il brace, meno giri lo abbassano.

Il brace governa un compromesso. Con un brace più basso la corda accompagna la freccia per un tratto più lungo e la freccia esce un po' più veloce; con un brace più alto la freccia lascia la corda prima, e i tecnici considerano l'arco più tollerante verso le imperfezioni del rilascio. Ogni costruttore indica una banda di valori per la lunghezza dell'arco, e il punto adatto a un arciere si cerca dentro quella banda, cambiando il brace di pochi millimetri alla volta e confrontando i gruppi alla distanza di gara. Anche qui, come per centershot e bottone, si cerca un intervallo che funziona più che un numero esatto.

FIG · 01 Brace height · velocità e tolleranza Andamento illustrativo, non valori misurati alta bassa brace più basso brace più alto BANDA DEL COSTRUTTORE VELOCITÀ TOLLERANZA + velocità + tolleranza
Fig. 01 Abbassando il brace height la freccia guadagna un po' di velocità; alzandolo, secondo i tecnici, l'arco diventa più tollerante verso gli errori di rilascio. Il costruttore indica una banda per ogni lunghezza d'arco, e il punto di ciascun arciere si cerca lì dentro. Le due curve mostrano l'andamento, non valori misurati.

Tiller

Il tiller è la differenza fra due distanze misurate in perpendicolare alla corda: quella fra la corda e la base del flettente superiore, dove il flettente entra nel riser, e la stessa misura sul flettente inferiore. Nel ricurvo olimpico lo si tiene di solito positivo, con il flettente superiore un po' più lontano dalla corda, perché la mano dell'arco spinge sotto la freccia e le dita tirano attorno al punto d'incocco, per cui i due flettenti non lavorano nelle stesse condizioni. Il valore di partenza lo indica il costruttore, e molti arcieri lo ritoccano sulla sensazione in mira, guardando come il mirino si muove in verticale a pieno allungo.

Il tiller si regola con i bulloni dei flettenti, e girarli cambia anche il libbraggio e il comportamento della freccia in verticale: per questo, dopo ogni ritocco del tiller, il punto d'incocco va ricontrollato. Quello che si sa sul tiller del ricurvo viene dall'esperienza dei tecnici più che da misure.

Cosa è folklore e cosa è scienza

Molti protocolli di messa a punto chiedono una precisione che le misure non sostengono. Le prove sono poche, quasi tutte modelli e macchine, e lasciano molte domande aperte, ma su alcune regole del campo dicono qualcosa di preciso.

Il valore giusto di centershot e bottone

Nel ricurvo si cerca il centershot giusto, cioè la posizione laterale della punta rispetto al piano dell'arco, e la durezza giusta del bottone, come se ci fosse un numero da trovare e ogni scostamento si pagasse sul gruppo. Il modello da cui vengono i numeri della Tab. 01, che studia il ricurvo nel piano laterale ed è controllato su fotografie della freccia e su una macchina da tiro, ha cercato quel numero e non l'ha trovato. Portare il centershot da zero a due millimetri chiede di passare da 163 a 166 newton di libbraggio per avere ancora una freccia che esce senza rotazione, e alzare il precarico del bottone da 3,5 a 5 newton chiede di passare da 164,5 a 168: le regolazioni si compensano a vicenda, e dentro un intervallo ragionevole più combinazioni danno un buon volo. Nessuna, poi, annulla insieme la rotazione e l'angolo d'attacco, e l'autore consiglia di accordare per rotazione nulla e accettare il piccolo angolo che resta.

L'intervallo ha due bordi. Con un centershot leggermente negativo sparisce il primo contatto, leggero, della freccia sul bottone; un bottone più morbido attenua un poco gli errori di rilascio, ma se è troppo morbido la freccia lo tocca più volte e il gruppo si allarga. Nel registro l'affermazione che non esiste un unico valore giusto di centershot e bottone, ma un intervallo è trasferita, perché i numeri vengono tutti dal calcolo, e quanto sia largo quell'intervallo sul bersaglio nessuno l'ha ancora misurato.

La punta come leva principale

Per ammorbidire o irrigidire la freccia si cambia spesso la punta. Nello stesso modello, però, passare da una punta da 120 a una da 100 grani sposta il libbraggio che accorda la freccia di mezzo newton, da 164,5 a 165, mentre passare da alette da 11 a 3 grani lo sposta di tre, a 161,5: sei volte tanto, togliendo meno della metà della massa. L'autore ne conclude che la punta non è un parametro utile per accordare e che va scelta per altre ragioni, come il vento o la velocità. Il modello non spiega da dove venga la differenza e nessuno l'ha verificata al banco o sul bersaglio, per cui nel registro l'affermazione che per accordare conta più il peso in coda di quello della punta è trasferita. Un'indicazione pratica però la dà: se cambiare punta sposta il bare shaft meno di quanto ti aspetti, la lunghezza dell'asta e il bottone, nel modello, sono leve molto più grosse.

Il lato rigido dell'asta e le frecce appaiate

Che ogni asta abbia un lato più rigido è documentato: su 59 X10 dello spine 325, flesse a ogni sedicesimo di giro, la rigidità segue quasi sempre un'onda con due massimi e due minimi per giro. La differenza però è piccola, in media 0,014 millimetri su una flessione di circa 8,3, e in alcune aste praticamente nulla. Tirate da una macchina a 70 metri, le aste con l'onda più ampia finivano più a destra, mentre la posizione delle alette rispetto al lato rigido non spostava niente di misurabile; chi impenna sull'etichetta, del resto, non orienta niente, perché l'etichetta è stampata a caso rispetto all'asse rigido. Nel registro la rigidità che cambia attorno all'asta e la posizione delle alette che non sposta l'impatto sono riportate, entrambe su un solo modello di asta.

Sulle stesse frecce la vicinanza sul bersaglio si spiegava meglio con la massa, lo spine medio e la frequenza di quell'onda che con il peso e lo spine nominale da soli, e per questo nel registro peso e spine nominale non bastano a rendere omogeneo un set. Quelle stesse frecce, però, non appaiate per peso, sono rimaste in un'escursione verticale di 8,8 centimetri a settanta metri, dentro i 12,2 del dieci.

Le piccole differenze che l'arciere non sente

Si dice che un arciere esperto senta ogni minimo cambio dell'attrezzatura, e la sensazione di tiro si usa spesso per scegliere e regolare. Un'osservazione raccolta di passaggio va nell'altro verso per le differenze piccole: in uno studio sull'elettromiografia del tiro, una freccia su cinque era stata allungata di cinque millimetri, quanto basta a spostare lo scatto del clicker, e nessuno dei nove arcieri delle nazionali tedesche se n'è accorto. Per i cambi grossi c'è solo un indizio, dal kyudo: con la corda che usavano di solito gli arcieri commentavano soprattutto «sensazione come sempre», con corde di altri materiali i commenti cambiavano, ma lo studio non dice che non sapessero quale corda stavano usando. Nel registro l'affermazione che l'arciere si accorge dei cambi grossi, non delle piccole differenze è riportata, e nessuna delle due osservazioni misura una soglia. Per il tuning ne viene una cautela: un ritocco minimo giudicato a sensazione va controllato sul gruppo, visto che arcieri di vertice non hanno sentito cinque millimetri di freccia.

L'assetto del campione

Resta l'assetto copiato. Uno studio del 2020 che ha intervistato otto arcieri della squadra olimpica sudcoreana riporta le parole di uno di loro: imporre a tutti lo stesso stile di tiro e la stessa messa a punto non aiuta a migliorare, e per questo continuava a farsi seguire sull'attrezzatura dal suo vecchio allenatore universitario. Un altro, più basso dei compagni e molto condizionato dal vento, racconta di aver trovato con l'allenatore la tensione della corda adatta alla sua forza e una freccia più lunga. Sono opinioni di arcieri di vertice, in una sola squadra, e nessuno ha confrontato arcieri con un assetto costruito sulle loro misure e arcieri portati a un assetto standard: nel registro l'idea che l'assetto vada costruito sull'arciere e non copiato da un modello è non studiata.

Le poche misure vicine non la risolvono. In otto arcieri da gara, tirare con un arco standard imposto invece del proprio non ha cambiato in media la precisione del gruppo, e nel registro l'affermazione che un arco diverso dal proprio non cambia la precisione è riportata, su nove frecce per distanza; nei casi singoli, però, l'arciere più debole rendeva peggio con l'arco più pesante e il più forte meglio. Quello che si può dire è che, se più combinazioni danno un buon volo, l'assetto di un campione è una delle soluzioni possibili per il suo arco, il suo allungo e il suo rilascio, e non c'è motivo di aspettarsi che sia la soluzione per un altro arciere.

La sequenza del tuning

Con questi limiti in mente, la sequenza che si usa sul campo resta sensata, a patto di prenderla per quello che è: un modo ordinato di cercare un intervallo che funziona, una regolazione alla volta.

  1. Setup di base

    Brace height e tiller dentro le indicazioni del costruttore, punto d'incocco e centershot di partenza, e uno spine scelto sulla tabella per il libbraggio effettivo e la lunghezza della freccia.

  2. Il piano verticale

    Si sistema il punto d'incocco guardando l'uscita della freccia, con il paper tuning, cioè tirando attraverso un foglio a pochi metri e leggendo lo strappo, o con le aste nude.

  3. Bare shaft

    Il confronto fra aste nude e frecce impennate dice se lo spine dinamico è rigido o morbido, e lo si corregge con la lunghezza dell'asta, il precarico del bottone e, per ritocchi piccoli, la punta.

  4. Walk back

    Si tira a distanze crescenti con lo stesso punto di mira: se gli impatti scivolano di lato man mano che ci si allontana, si corregge il centershot.

  5. Group test alla distanza di gara

    Gli ultimi ritocchi si giudicano sul gruppo, alla distanza principale della disciplina, cambiando una cosa sola per volta.

Che una procedura del genere faccia salire il punteggio è stato misurato poco. In ventiquattro arcieri indonesiani di club, dopo sedici sedute, il gruppo del walk back è passato in media da 443,9 a 547,0 punti a 40 metri e quello del paper tuning da 419,6 a 435,1. La differenza fra i due metodi sembra grande, ma gli autori non l'hanno messa alla prova con un test, nessun gruppo ha tirato le stesse sedute lasciando l'arco com'era, e nel gruppo del walk back il punteggio più basso è salito da 188 a 424 mentre il più alto solo da 621 a 639: buona parte del guadagno può venire da chi partiva più in basso. Nel 2026 lo stesso gruppo di ricerca ha messo un gruppo di controllo in uno studio su trenta compoundisti, e anche i controlli sono migliorati, da 213,7 a 236,2 punti contro il passaggio da 243,6 a 272,5 dei trattati, senza che i due gruppi venissero confrontati con un test. Nel registro il walk back che rende più del paper tuning e la messa a punto strutturata che alza il punteggio sono riportati: una messa a punto ordinata è stata seguita da punteggi più alti, ma non si è mostrato che li abbia prodotti.

Quando rifare il tuning

Una volta che la messa a punto è stabile, rifarla da capo conviene quando cambia qualcosa nel sistema, e i casi sono quattro.

Il primo è il cambio di un componente importante: frecce nuove, flettenti nuovi, una corda nuova. Con un modello di asta diverso il tuning va rifatto anche a parità di spine nominale, perché aste con profili diversi si accordano in modo diverso.

Il secondo è il cambio di libbraggio. Nel modello del ricurvo una misura di spine vale circa 11 newton, cioè meno di due libbre e mezzo, per cui anche poche libbre in più o in meno spostano l'accordatura in modo apprezzabile. Dopo un salto di libbraggio conviene aspettare di tirare il nuovo peso con regolarità prima di rimettere mano all'arco, così non si compensa con l'attrezzatura un'instabilità che dipende solo dall'adattamento.

Il terzo è un cambio importante nel rilascio: se ne hai modificato la dinamica, il sistema risponde in modo diverso e il bare shaft va ricontrollato.

Il quarto riguarda le stagioni, per chi gareggia in climi molto diversi: freddo intenso e caldo forte possono cambiare il comportamento dei materiali, e ricontrollare il tuning al cambio di stagione è una precauzione dei tecnici più che una regola misurata.

Il tuning del compound

Il compound si mette a punto in un altro modo, perché con lo sgancio meccanico la freccia si flette meno e perché camme, moduli e cavi aggiungono regolazioni che il ricurvo non ha.

Il cam timing è la sincronizzazione fra le due camme. Negli archi a due camme lo si controlla guardando se, a pieno allungo, i fermi toccano nello stesso istante, con qualcuno che osserva o su una draw board; fuori fase, i tecnici lo associano a gruppi che si allungano in verticale e a un'uscita della freccia meno pulita.

Il cam lean è l'inclinazione laterale delle camme sotto carico, e si corregge con le torsioni sui due rami dello yoke del cavo, un intervento che vuole esperienza e la pressa.

Il peep va allineato con l'occhio a pieno allungo. Se si presenta ruotato, lo si raddrizza con qualche torsione della corda o spostandolo fra i trefoli, e lo si ricontrolla ogni volta che la corda si assesta.

Sul rest c'è un modello del moto della freccia uscita da un compound a camma singola, verificato con fotografie e non con prove di tiro. Spostare il rest di 2 millimetri di lato cambia soprattutto l'angolo d'attacco, da 0,1 a -0,2 gradi, mentre il percorso del baricentro della freccia resta molto simile, e l'autore conclude che la posizione del rest non è critica, purché la coda e in particolare le alette passino senza toccarlo. Il margine dipende dalle camme: con il percorso dell'incocco di un binary cam il rest va tenuto 4 millimetri sotto l'incocco invece di 2. Nello stesso lavoro pesa molto di più la torsione dell'arco da parte dell'arciere, e nel registro l'affermazione che nel compound la posizione del rest conta poco, purché la freccia passi libera è trasferita.

Anche lo spine, con lo sgancio, sembra lasciare più margine. Nel lavoro dello stesso autore, su una macchina a 35 metri, la freccia consigliata e due misure più rigide hanno dato gruppi piccoli e simili, tutti ben dentro un cerchio di 40 millimetri, cambiando solo la taratura del mirino: nel registro frecce più rigide del consigliato che raggruppano come quella consigliata è riportato, su un arco, un modello d'asta e frecce solo più rigide, mai più morbide.

Il let-off è la quota di forza che cade dopo il picco della trazione. Misurato in laboratorio su un compound di serie, a pieno allungo era di circa il 65 per cento, cioè in mano restava circa un terzo della forza di picco, e un modello mostra che cambiando gli eccentrici lo si porta da meno del 50 a circa l'80 per cento: nel registro il compound che a pieno allungo scarica circa due terzi della forza è riportato, ma su archi singoli. Il valore si sceglie sulla tenuta in mira più che su un numero ideale.

Sul piano pratico il compound richiede attrezzi dedicati, la pressa, la draw board, la bilancia per il libbraggio e una livella, che chi tira con il ricurvo di solito non ha. Chi parte da zero può investire negli attrezzi o affidarsi a un tecnico per le regolazioni periodiche, perché il fai da te senza la pressa, sul compound, crea più guai di quanti ne risolva.

Qualunque sia l'arco, le misure che ci sono vanno nella direzione di un'abitudine che i buoni tecnici hanno già: cercare un assetto che funzioni dentro un intervallo, tenerlo stabile e conoscerlo bene, invece di inseguire un numero esatto che le misure non indicano. Una volta stabile l'arco, il lavoro torna sulla tecnica.