Il tiro 3D e il tiro target sono, con il tiro di campagna, le discipline principali del tiro con l'arco agonistico. Condividono i fondamenti (postura, ancoraggio, rilascio, sinergie muscolari), ma in quasi tutto il resto prendono strade diverse: tipo di bersaglio, ambiente, stima della distanza, gestione del tempo, psicologia di gara. Capire queste differenze ti permette di scegliere la disciplina più adatta a te, e di praticarle entrambe sapendo che cosa ciascuna chiede.
Le differenze fondamentali
Le differenze di partenza sono quattro, e vengono tutte dal regolamento e dal luogo in cui si tira.
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Aspetto 01
Bersaglio
Target: visuale piatta con cerchi concentrici, di dimensioni fisse, montata su un paglione a distanza dichiarata. Il punteggio dipende da quanto la freccia si avvicina al centro.
3D: sagoma tridimensionale di animale (cinghiale, cervo, capriolo, orso) collocata nell'ambiente naturale. Le zone di punteggio, segnate sul corpo dell'animale, ricalcano a grandi linee le zone vitali.
- Target
- Piatto, cerchi
- 3D
- Sagoma animale
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Aspetto 02
Distanza
Target: distanze fisse e dichiarate, 18 metri al chiuso; all'aperto 70 metri per il ricurvo, la distanza olimpica, e 50 per il compound, con distanze più corte per le classi giovanili. Chi tira con il mirino ha la sua tacca già segnata per quella distanza.
3D: distanze non segnate, fino a 45 metri per il compound e fino a 30 per arco nudo, istintivo e longbow. La distanza va stimata a occhio, e un errore di stima diventa una freccia alta o bassa.
- Target
- Distanze note
- 3D
- Stima visiva
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Aspetto 03
Ambiente
Target: campo aperto, terreno piano, linea di tiro uguale per tutti, luce abbastanza costante. Le variabili ambientali sono soprattutto il vento e il meteo.
3D: bosco, terreno irregolare, salite e discese, ombra e luce alternate, rami e tronchi che coprono in parte la sagoma. Ogni piazzola è un caso a sé, da valutare sul posto.
- Target
- Standardizzato
- 3D
- Variabile
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Aspetto 04
Tempo e ritmo
Target: il regolamento dà due minuti per una volée di tre frecce e quattro per una di sei, cioè 40 secondi a freccia, e la gara procede a volée cadenzate dal semaforo. Il ritmo è prevedibile dall'inizio alla fine.
3D: di solito due frecce per piazzola, con un tempo fissato per tirarle, e fra una piazzola e l'altra un tratto di cammino che cambia ogni volta, in piano, in salita o in discesa. Il ritmo del percorso non si prevede.
- Target
- Ritmo costante
- 3D
- Ritmo variabile
Stima della distanza: l'abilità chiave del 3D
Nel 3D la distanza decide dove mirare, e nessuno te la dice. Chi tira con il mirino sceglie la tacca in base alla distanza che ha stimato; ad arco nudo la stima decide il punto di mira o quanto scendere con le dita sulla corda. Un errore di stima diventa quindi un errore di quota: se giudichi la sagoma più vicina di quanto sia la freccia cade bassa, se la giudichi più lontana va alta, e a parità di errore in metri lo spostamento sul bersaglio è più grande dove la traiettoria scende di più, cioè sulle sagome lontane e con gli archi più lenti.
Quanto si sbagli lo dice un solo studio, sudafricano, su ventotto arcieri di tre stili, undici compound, otto ricurvo e nove tradizionali, dai principianti agli esperti. Ognuno aveva trenta secondi per stimare in yard la distanza di quattro palline da tennis disposte in campo aperto, misurata prima con il telemetro. Lo studio non dà la media ma fasce di riferimento, e la fascia di errore considerata nella media passava da 2,8-5,1 yard sull'oggetto a 17 yard, circa 16 metri, a 5,6-10,1 yard su quello a 32, circa 29 metri, fino a 19,3-31,5 yard su quello a 55, circa 50 metri. Sull'oggetto più lontano l'errore tipico valeva quindi fra un terzo e più di metà della distanza, un salto molto più grande di quelli fra gli oggetti vicini.
L'affermazione che nel tiro a distanza sconosciuta l'errore di stima cresce con la distanza è riportata: viene da un solo studio descrittivo, fatto con palline da tennis invece che con sagome e senza arco in mano, che costruisce norme visive e non guarda né il tiro né il punteggio. Per il 3D il dato pesa soprattutto nella parte alta del percorso, perché 32 yard sono poco meno dei 30 metri massimi di arco nudo, istintivo e longbow, e i 45 metri del compound cadono fra gli ultimi due oggetti misurati.
I modi principali per stimare la distanza sono tre, e il primo è il confronto visivo: a forza di pratica ti memorizzi delle distanze di riferimento (10, 20, 30, 40 metri) e poi confronti la distanza percepita della sagoma con queste misure che ti porti dentro.
Il secondo è la dimensione apparente della sagoma: un animale di dimensioni note appare tanto più piccolo quanto più è lontano. Se conosci le misure reali delle sagome usate nel tuo circuito, puoi stimare la distanza da quanto la sagoma riempie il campo visivo.
Il terzo è la lettura del terreno: alberi, sassi e vegetazione fra te e il bersaglio sono punti di riferimento, e la stima ne guadagna se li sfrutti contando gli alberi, spezzando mentalmente il terreno in tratti di lunghezza nota e usando gli elementi naturali come fossero un righello.
Per chi gareggia nel 3D, allenare la stima è una pratica a sé, separata dal tiro: l'intuizione che serve si costruisce poco alla volta con camminate nel bosco in cui prima stimi e poi misuri col telemetro, che in gara non è ammesso, e con esercizi nella vita di tutti i giorni, stimando la distanza di un palazzo, di un albero, di un cartello stradale. Visto come cresce l'errore, conviene insistere sulle distanze lunghe.
Arrivare alla piazzola dopo una salita
L'altra cosa che il target non conosce è il cammino. Nel 3D si arriva alla piazzola dopo un tratto di percorso, a volte in salita, e al campo si dice che la prima freccia tirata col fiato corto ne risenta, per cui conviene aspettare che il respiro si calmi prima di alzare l'arco.
Sulla domanda c'è un solo dato, un abstract di congresso. Quindici arcieri esperti, con due archi compound forniti per la prova, hanno tirato a 20 yard a riposo e subito dopo cinque minuti di camminata in salita sul tapis roulant e una corsa di 300 yard. Il tempo di mira non è cambiato, e la prima freccia dopo lo sforzo è caduta a circa sei centimetri dal centro del gruppo tirato a riposo, con entrambi gli archi, senza legame con la frequenza cardiaca. Gli autori ne concludono che il battito alto non peggiora la prima freccia, ma l'abstract confronta fra loro i due archi, non la prima freccia dopo lo sforzo con una prima freccia tirata a riposo, e senza quel confronto non si può dire se sei centimetri siano tanti o pochi; le deviazioni standard, intorno ai cinque centimetri su medie di sei, dicono poi che da un arciere all'altro le cose cambiavano moltissimo.
Per questo l'affermazione che arrivare alla piazzola col fiato corto peggiora la prima freccia nel registro è non studiata: i dati che ci sono non la sostengono e non la contraddicono, e sul ricurvo non dicono niente. In pratica, aspettare qualche respiro prima di tendere costa solo una parte del tempo concesso per la piazzola.
Attrezzatura: cosa cambia
L'attrezzatura per il 3D e quella per il target hanno differenze concrete. Chi pratica entrambe le discipline può arrangiarsi con qualche scelta ibrida, ma un setup pensato per la disciplina specifica si fa sentire.
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Setup target
Massima precisione
Stabilizzazione lunga e completa, mirino con regolazione fine. All'aperto si tirano frecce sottili: che una freccia più sottile derivi meno con il vento è riportato, da prove con frecce tirate a macchina. Al chiuso molti passano a frecce più grosse, che toccano più facilmente la riga del cerchio superiore. Un setup pesante e ingombrante, pensato per stare fermo.
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Setup 3D
Versatilità e mobilità
Stabilizzatori più corti, comodi fra i rami e da portare per ore; nel compound un mirino che si sposta in fretta da una distanza all'altra; frecce robuste, che reggono gli impatti su sagome, sassi e legno. Un insieme più leggero.
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Setup ibrido
Compromesso
Stabilizzatori di lunghezza media, mirino versatile, frecce di compromesso. Funziona, ma non è il setup migliore per nessuna delle due discipline. È la scelta tipica di chi le comincia insieme.
Nel compound le differenze arrivano anche al peep sight, di solito con il foro più largo nel 3D, dove nel bosco la luce è meno e cambia di continuo, e allo scope, spesso con meno ingrandimento, che lascia un campo visivo più ampio e un'immagine più luminosa.
Psicologia di gara: due profili diversi
Anche sul piano mentale le due discipline chiedono cose diverse. Il target chiede costanza su molte frecce uguali, 72 nel round olimpico all'aperto e 144 nel round a quattro distanze, e la difficoltà principale è tenere la stessa lucidità per tutta una sessione lunga.
Il 3D chiede di adattarsi in fretta: ogni piazzola è un problema nuovo, con una distanza, una pendenza e una luce sue, e il punteggio di una non tocca la successiva. La difficoltà principale è proprio non portarsi dietro la piazzola andata male.
Fra i dati sull'allenamento mentale degli arcieri ci sono quelli sulla mindfulness, che non vanno tutti dalla stessa parte. Che un programma di mindfulness migliori alcune abilità mentali dell'arciere, non tutte è riportato, da due gruppi piccoli che compilano questionari; che migliori il controllo dell'attenzione è contestato, perché accanto ai prima e dopo favorevoli ci sono gli arcieri della nazionale cinese, nei quali il tempo di reazione al test dell'attenzione non è cambiato. Per l'arciere 3D conta poi la capacità di ripartire da zero a ogni piazzola, e lo strumento che si usa di solito è una routine pre-tiro ripetuta uguale a ogni bersaglio.
Preparazione fisica specifica
Anche la preparazione fisica ha priorità diverse nelle due discipline. Per il target si lavora soprattutto sulla tenuta in trazione, ripetuta per molte frecce di fila, e sulla stabilità del tronco, dato che la postura va ripetuta identica per centinaia di frecce in una giornata.
Per il 3D entrano in gioco altre cose: la resistenza generale, perché un percorso di 24 piazzole sono diverse ore di cammino su terreno irregolare; l'equilibrio sul fondo accidentato; la capacità di adattare la postura, perché ogni piazzola può imporre tiri in ginocchio, da posizioni scomode, in salita o in discesa.
Per questo all'arciere 3D servono esercizi che al target puro servono di rado: camminate lunghe su terreno irregolare, lavoro di stabilità su superfici instabili (bosu, tappetini morbidi) e tiri da posizioni atipiche, in ginocchio, seduti, da una pendenza.
Quale scegliere
Le due discipline attirano persone diverse, e qualche criterio aiuta a scegliere.
Il target fa per chi ama la precisione misurabile, la ripetibilità tecnica, i progressi letti in punteggi confrontabili e le competizioni internazionali ben strutturate. È la disciplina olimpica, quella con più visibilità.
Il 3D fa per chi ama la natura, la varietà del percorso, il muoversi durante la gara e la compagnia del gruppo che tira nel bosco, e per chi si trova a suo agio in una gara che cambia a ogni bersaglio. Attira molti arcieri che vengono dalla caccia e, in generale, chi ama stare all'aperto.
Praticarle entrambe si può, ma bisogna avere chiari i compromessi: il volume tecnico va spartito fra le due, l'attrezzatura va adattata o sdoppiata, e le competenze specifiche di ciascuna vanno allenate a parte. Per questo molti agonisti ne scelgono una come principale e tirano l'altra ogni tanto, come variazione.
Il sistema agonistico italiano
In Italia entrambe le discipline sono organizzate dalla FITARCO. Il tiro target comprende le gare al chiuso, a 18 metri su visuale singola o tripla verticale, e quelle all'aperto, con il round olimpico a 70 metri per il ricurvo e a 50 per il compound e il round a quattro distanze, il vecchio FITA. Le competizioni vanno dalle gare regionali ai campionati italiani, fino ai mondiali e alle Olimpiadi.
Il tiro 3D ha un calendario suo, con gare regionali e nazionali e i campionati italiani 3D. In FITARCO segue il regolamento World Archery, con regole precise su zone di punteggio, distanze massime e tempo per piazzola; un circuito a parte, con regole IFAA, è quello della FIARC.
C'è poi il tiro di campagna, che mescola elementi delle altre due: visuali piatte con i cerchi, ma su un percorso nel bosco, con distanze in parte dichiarate e in parte non segnate. Per chi non vuole scegliere nettamente fra target e 3D è una via di mezzo.
Allenarsi per entrambe le discipline
Per chi vuole praticare sul serio tutte e due, alcuni principi di allenamento aiutano a non sacrificarne nessuna.
Il primo è la periodizzazione stagionale: dedicare blocchi di settimane a una disciplina alla volta, seguendo il calendario delle gare a cui tieni di più, così che il lavoro tecnico si concentri su un'attrezzatura e su un tipo di gara per volta.
Il secondo è la condivisione dei fondamentali: tutto ciò che è comune (postura, ancoraggio, rilascio pulito, sinergie muscolari) va allenato a prescindere dalla disciplina. È la parte più grande del lavoro tecnico, e passa da una disciplina all'altra.
Il terzo è la specializzazione mirata: nelle settimane appena prima di una gara, l'allenamento si concentra su quello che quella disciplina ha di suo, che sia la stima della distanza per il 3D, la tenuta su 144 frecce per il target all'aperto o il ritmo costante per il chiuso.
Il quarto è l'attrezzatura gestita con criterio: o ti doti di due setup completi, con una spesa maggiore ma ciascuno messo a punto per la sua disciplina, oppure scegli un compromesso ibrido, accettando di non avere il setup ideale per nessuna delle due. La cosa peggiore è cambiare configurazione di continuo, perché ogni cambio rimette in discussione la messa a punto.
Con questo approccio un agonista può arrivare a buoni livelli in entrambe le discipline, anche se di solito sotto il livello che raggiungerebbe concentrandosi su una sola. La scelta fra specializzazione e versatilità è personale, e dipende da che cosa cerchi.
Benefici incrociati tra le due discipline
Praticare entrambe le discipline, anche senza specializzarsi, porta qualche beneficio dall'una all'altra.
Per l'arciere target, fare ogni tanto del 3D allena l'adattamento: gestire terreni irregolari, angoli insoliti e luce che cambia costruisce una flessibilità tecnica che torna utile nelle giornate difficili al campo, quando le condizioni non sono quelle dell'allenamento.
Per l'arciere 3D, fare ogni tanto del target raffina la tecnica fine: le distanze fisse e ripetibili permettono di lavorare sui dettagli (costanza dell'ancoraggio, qualità del rilascio, ripetibilità del gruppo) in modo molto più analitico di quanto si possa nel bosco. La tecnica più curata torna poi nel 3D, dove la qualità di base del gesto resta decisiva.
Primi passi per chi vuole iniziare il 3D
Se vieni dal target e vuoi provare il 3D, qualche accorgimento aiuta a partire bene. Il primo è andare a vedere un percorso da accompagnatore prima di tirarci, perché vedere come funzionano la gara, il ritmo del percorso e le piazzole dà un'idea del contesto che una spiegazione a parole non dà.
Il secondo è cominciare da percorsi facili, a distanze contenute. Molti club organizzano sessioni di pratica 3D con sagome a 10-20 metri, adatte a chi inizia; le gare ufficiali, con distanze fino a 45 metri per il compound, vengono dopo, quando tecnica e stima si sono consolidate.
Il terzo è allenare la stima della distanza a parte, con l'esercizio del prima stimo e poi misuro descritto sopra. Si fa ovunque, non costa niente, e i progressi li misuri da solo, confrontando ogni stima con la misura reale.
Se invece vieni dal 3D e vuoi provare il target, vale il percorso speculare: parti da una gara al chiuso a 18 metri, dove la distanza breve e l'ambiente controllato rendono l'adattamento più dolce, e arriva dopo alle distanze lunghe all'aperto. In tutti e due i casi conviene non pretendere risultati subito, perché le competenze specifiche di ciascuna disciplina hanno bisogno di tempo per fissarsi.