Scheda studio

Vista e capacità visive nel tiro: Strydom 2010

The role of vision and visual skills in archery*

B. Strydom, J. T. Ferreira2010

Citazione

Strydom, B., & Ferreira, J. T. (2010). The role of vision and visual skills in archery*. African Vision and Eye Health, 69(1), 21-28. https://doi.org/10.4102/aveh.v69i1.123

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APA

Strydom, B., & Ferreira, J. T. (2010). The role of vision and visual skills in archery*. African Vision and Eye Health, 69(1), 21-28. https://doi.org/10.4102/aveh.v69i1.123

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Più discipline
Numero di soggetti
28
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
African Vision and Eye Health

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Due optometristi sudafricani hanno misurato otto capacità visive in 28 arcieri, undici con il compound, otto con il ricurvo e nove con l'arco tradizionale, fra i 12 e i 58 anni e dai principianti agli esperti, per costruire delle fasce di riferimento specifiche per il tiro con l'arco. Le fasce vanno da "superiore" a "richiede attenzione immediata" e sono messe a confronto con quelle ricavate nel 2002 su atleti d'élite di altri sport.

Gli arcieri stanno sotto quelle fasce quasi ovunque: acuità visiva, sensibilità al contrasto, stereopsi e coordinazione occhio-mano. Nella stereopsi la fascia più bassa degli arcieri arriva a 160 secondi d'arco contro i 25-30 degli atleti d'élite. Stanno sopra in due cose: la coordinazione occhio-corpo, dove la fascia superiore parte da 48 luci contro 37, e il tempo di risposta visiva con la mano destra, sotto 0,180 secondi contro 0,268, mentre con la sinistra restano appena sotto il riferimento.

Nei due test costruiti apposta per il tiro i numeri sono più parlanti. L'errore nella stima delle distanze cresce con la distanza: a 17 iarde la fascia media va da 2,80 a 5,05 iarde di errore, a 55 iarde da 19,25 a 31,50. E nei 19 arcieri con il mirino i gruppi di tre frecce a 18 metri erano più stretti chiudendo un occhio: la fascia superiore sta sotto i 14,43 millimetri con la mira monoculare e sotto i 58,74 con quella binoculare.

Come è stato misurato

Gli arcieri sono stati reclutati fra praticanti di discipline diverse, 21 uomini e sette donne, 27 dei quali destrimani, e potevano tenere la correzione ottica solo se già la usavano tirando. L'acuità statica è stata presa con una tavola di Snellen a tre metri e convertita in valori a sei; la sensibilità al contrasto con il Functional Acuity Contrast Test, cinque righe a frequenze spaziali crescenti; la stereopsi con il Randot; la coordinazione occhio-mano e il tempo di risposta visiva con un Wayne Saccadic Fixator, il pannello di luci da premere; la coordinazione occhio-corpo con lo stesso pannello ma stando in piedi su una tavoletta instabile.

I due test specifici sono i più interessanti da raccontare. Per la stima delle distanze quattro palline da tennis erano appoggiate in campo aperto a 17, 22, 32 e 55 iarde, cioè 16, 20, 29 e 50 metri, misurate prima con un telemetro; l'arciere aveva trenta secondi per oggetto e scriveva la sua stima. Per la mira monoculare e binoculare, fatta solo dai 19 arcieri con il mirino, si tirava a 18 metri su un foglio bianco di 90 per 50 millimetri: tre frecce chiudendo l'occhio non dominante con una copertura che non disturbasse il gesto e tre frecce con entrambi gli occhi aperti, misurando ogni volta la distanza fra i centri delle due aste esterne.

Le fasce sono state costruite in due modi, ripresi dallo studio di riferimento del 2002: per percentili, quando il test dava un minimo e un massimo, e per scarti successivi dalla media negli altri casi.

Il metodo, spiegato: Test di destrezza e sensibilità delle dita

Limiti

Lo studio non misura niente della prestazione: nessun punteggio di gara, nessun raggruppamento oltre a quello del test di mira, nessuna correlazione fra una capacità visiva e un risultato. Gli autori chiudono dicendo che se allenare queste capacità migliori la prestazione resta una domanda aperta, ed è la cosa più importante che l'articolo non affronta.

Le fasce sono ricavate dagli stessi 28 arcieri che dovrebbero poi misurarsi su di esse: sono una descrizione di quel gruppo, non un riferimento esterno. E quel gruppo mescola principianti ed esperti, tre discipline e un'età che va da 12 a 58 anni, al punto che gli autori spiegano la stereopsi bassa con la presbiopia di alcuni partecipanti. Il confronto con gli atleti d'élite di altri sport viene da un altro studio, su persone diverse misurate in un'altra occasione, e sull'acuità gli autori ammettono che il valore è limitato dall'aver provato a tre metri invece che a sei.

Il test fra uno e due occhi è quello su cui si appoggerebbe volentieri un arciere, ed è il più debole: tre frecce per condizione, sempre nello stesso ordine, senza alcun test statistico, e gli autori segnalano che un arciere ha ottenuto 305 millimetri con due occhi e che senza di lui il quadro cambierebbe. La tabella di quel test, per di più, salta la fascia "sopra la media" e lascia un vuoto fra 14,43 e 52,12 millimetri.

Cosa vuol dire per chi tira

Per chi tira la parte utile sono i due test costruiti sul campo. Il primo dice quanto sia difficile stimare una distanza senza telemetro, cosa che riguarda il tiro di campagna e la caccia con l'arco più che il bersaglio: a 50 metri gli errori di una fascia intermedia di arcieri stavano fra 19 e 31 iarde, cioè fra 18 e 29 metri, con un errore che cresce molto più in fretta della distanza. Il secondo registra che a 18 metri i gruppi erano più stretti chiudendo l'occhio non dominante, un punto su cui gli allenatori non vanno d'accordo; con tre frecce per condizione e nessun confronto statistico, però, è un indizio e non una risposta.

Il resto dell'articolo è un catalogo di fasce di riferimento costruite su 28 persone molto diverse fra loro. Non dicono se un arciere con numeri migliori tiri meglio, perché il punteggio non è mai stato misurato, e non vanno usate come traguardo. La conclusione che gli autori stessi portano a casa, cioè che la coordinazione occhio-corpo è l'unica capacità in cui gli arcieri superano i riferimenti disponibili, rimanda all'equilibrio più che alla vista.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: The role of vision and visual skills in archery*. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/strydom-2010-vision-visual

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