Scheda studio
Occhio dominante e mano nel tiro con l'arco: Laborde 2009
Interaction of Hand Preference with Eye Dominance on Accuracy in Archery
Citazione
Laborde, S., Dosseville, F. E. M., Leconte, P., & Margas, N. (2009). Interaction of Hand Preference with Eye Dominance on Accuracy in Archery. Perceptual and Motor Skills, 108(2), 558-564. https://doi.org/10.2466/pms.108.2.558-564
DOI: 10.2466/pms.108.2.558-564
Cita lo studio
Laborde, S., Dosseville, F. E. M., Leconte, P., & Margas, N. (2009). Interaction of Hand Preference with Eye Dominance on Accuracy in Archery. Perceptual and Motor Skills, 108(2), 558-564. https://doi.org/10.2466/pms.108.2.558-564
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio trasversale
- Popolazione
- Arcieri
- Livello
- Livelli diversi
- Disciplina
- Più discipline
- Numero di soggetti
- 82
- Tipo
- Articolo in rivista
- Lingua
- Inglese
- Revisione tra pari
- Sì
- Sede
- Perceptual and Motor Skills
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Lo studio ha due parti. Nella prima, 82 studenti destrimani di scienze motorie dell'Università di Caen, 48 uomini e 34 donne con un'età media di 19,3 anni, hanno preso in mano un arco per la prima volta: dopo mezz'ora di istruzione hanno tirato dieci frecce a 7 m su un bersaglio da 60 cm e altre dieci su uno da 40 cm, con un ricurvo da principiante senza mirino. Chi aveva occhio e mano dominanti dallo stesso lato, cioè occhio destro e mano destra, ha fatto più punti di chi aveva dominante l'occhio sinistro (F = 27,47, p < 0,001).
Le differenze non sono piccole. Sul bersaglio da 60 cm gli uomini con occhio e mano allineati hanno fatto in media 76,3 punti su 100 contro i 66,4 dei crociati, le donne 67,5 contro 51,0; su quello da 40 cm gli uomini 66,6 contro 55,6, le donne 53,4 contro 40,1. Gli uomini hanno fatto più punti delle donne (F = 23,73) e tutti ne hanno fatti di più sul bersaglio grande (F = 95,31), in entrambi i casi con p < 0,001.
Nella seconda parte un questionario spedito per posta a 1.323 arcieri francesi, dal livello locale a quello internazionale, ha chiesto la lateralità della vita quotidiana e quella usata al tiro. Sui 1.135 classificati per livello, la quota di crociati al tiro è del 19,0% a livello locale, del 14,9% a livello regionale e del 19,4% a livello nazionale e internazionale, senza differenze fra i livelli (chi quadrato 3,30, p = 0,19); con la lateralità quotidiana le quote sono 24,0, 21,5 e 26,5% (p = 0,16). Al tiro gli allineati sono più numerosi che nella vita quotidiana, 934 contro 864: chi ha cambiato per tirare è passato quasi sempre dall'incrocio all'allineamento, tenendo l'occhio dominante e cambiando il braccio dell'arco.
Gli autori leggono il contrasto fra le due parti come un effetto del mirino, che negli arcieri formati annullerebbe lo svantaggio visto nei principianti. È un'interpretazione: nella seconda parte nessuno ha tirato una freccia per lo studio, e nella prima nessuno ha usato il mirino.
Come è stato misurato
I principianti erano studenti di scienze dello sport che non praticavano altri sport di mira. Sono stati presi solo i destrimani, perché i mancini che si erano offerti erano nove, troppo pochi per farne un gruppo. La mano dominante è stata stabilita con una traduzione francese dell'Edinburgh Handedness Inventory, dieci domande sulla mano usata nei gesti di ogni giorno da cui si ricava un quoziente di lateralità fra meno cento e più cento; l'occhio dominante con il test del dito puntato, che chiede di indicare un oggetto lontano a occhi aperti e poi di chiuderne uno alla volta. Ne sono usciti 54 allineati, 35 uomini e 19 donne, e 28 crociati, 13 uomini e 15 donne.
Dopo le regole di base e trenta minuti di pratica, ognuno ha tirato dieci frecce a 7 m sul bersaglio da 60 cm e poi dieci su quello da 40 cm, con un ricurvo da principiante senza mirino, contando i punti da 0 a 10 come nel regolamento. L'analisi è un'analisi della varianza con lateralità, sesso e bersaglio come fattori.
Gli arcieri della seconda parte sono stati raggiunti per posta, per coprire tutto il paese. Il questionario chiedeva età, livello e anni di pratica, poi la lateralità quotidiana con lo stesso inventario e lo stesso test del dito, e quella al tiro con due domande: con che mano si tiene l'arco e con che occhio si mira. Sono stati scartati i questionari senza un occhio dominante, 72, e quelli di chi dice di mirare con tutti e due gli occhi, 51, perché in quei casi l'incrocio non si può stabilire. La distribuzione per livello è confrontata con il chi quadrato.
Limiti
L'occhio dominante è stabilito con un solo test, e gli autori lo riconoscono: il test del dito è semplice, ma non è il più affidabile fra quelli usati nello sport. Fra i principianti mancano poi tutti i mancini, quindi i crociati sono soltanto destrimani con l'occhio sinistro dominante, e lo studio non dice come abbiano mirato: non si sa se abbiano chiuso un occhio, quale, o che cosa abbia detto l'istruttore. Se hanno tirato da destrimani, come lascia intendere il testo, ancoravano la corda sotto l'occhio destro mentre a guidare lo sguardo era il sinistro, e senza mirino il risultato potrebbe dipendere da questo più che dalla lateralità in sé.
La prova è un primo contatto: mezz'ora di pratica, venti frecce, 7 m. Dice chi parte avvantaggiato, non chi impara più in fretta, e non dice se lo svantaggio resti dopo qualche settimana. Mancano le dimensioni dell'effetto e manca l'interazione fra lateralità e sesso, che le medie della tabella lasciano sospettare: sul bersaglio grande il distacco è di circa dieci punti fra gli uomini e di sedici fra le donne (il calcolo è mio). Nella discussione, poi, gli uomini crociati diventano 11 invece dei 13 della tabella.
Nella seconda parte alcuni conti non tornano: 72 e 51 scarti fanno 123, non i 125 dichiarati, e 1.323 meno 125 fa 1.198, mentre la tabella ne classifica 1.135. Non è detto nemmeno se 1.323 siano i questionari spediti o quelli tornati. Soprattutto, gli arcieri formati non hanno tirato: lo studio conta quanti crociati ci sono a ogni livello, non quanto tirino bene, e chi da crociato ha cambiato braccio per tirare è contato fra gli allineati. Che il mirino annulli lo svantaggio resta un'ipotesi degli autori, che questi dati non mettono alla prova.
Cosa vuol dire per chi tira
Per chi comincia senza mirino, nei primi tiri la combinazione fra occhio e mano pesa: in questi principianti il distacco è di una decina di punti su cento fra gli uomini e di oltre quindici fra le donne, sul bersaglio da 60 cm a 7 m. È un dato su chi parte, raccolto dopo mezz'ora di pratica, e non dice quanto a lungo duri.
Fra chi tira con il mirino il quadro cambia. Dal livello locale a quello internazionale fra il 15 e il 19% degli arcieri tira con occhio e mano incrociati, e la quota non scende salendo di livello: in questo campione essere crociati non ha impedito di arrivare in alto. Chi ha cambiato lateralità per tirare lo ha fatto quasi sempre per mettere l'arco dalla parte che allinea il proprio occhio dominante, e quasi mai al contrario.
Due cose restano fuori da questi dati. La prima è se, allo stesso livello, i crociati tirino meno bene, perché dei praticanti non ci sono punteggi. La seconda riguarda chi tira senza mirino anche dopo anni, come nell'arco nudo o nel tradizionale: lo svantaggio è stato visto solo nei principianti, e sugli arcieri esperti senza mirino lo studio non dice niente.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
- ContestatoLa dominanza crociata tra occhio e mano peggiora la precisione (a favore, contro)
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Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Interaction of Hand Preference with Eye Dominance on Accuracy in Archery. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/laborde-2009-eye-dominance
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author = {Campagna, Matteo},
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