Fra arcieri si sente dire spesso che il tiro si decide nelle dita: nella sensibilità con cui si tiene la corda, nella pulizia con cui la mano si apre al rilascio, nella forza con cui si regge l'arco a pieno allungo. Da qui nasce una domanda che mi fanno genitori, allenatori e arcieri adulti: per tirare bene bisogna avere mani forti e sensibili, ed è il caso di allenarle a parte? Le mani di chi tira sono state misurate con tavolette a pioli, con getti d'aria sul polpastrello, con il dinamometro e con il cronometro.

Messe insieme, queste misure rispondono a due domande diverse, e lo fanno in modo diverso. La prima è se le mani degli arcieri siano diverse da quelle di chi non tira, o di chi tira a un livello più basso: qui i confronti vanno quasi tutti nella stessa direzione, con una sorpresa, perché il dito che traziona distingue peggio le piccole differenze di pressione. La seconda è se, fra arcieri, chi ha mani più abili o più forti faccia più punti: qui i risultati si contraddicono, oppure vanno contro l'idea.

Che cosa si misura quando si misurano le mani

Gli studi guardano quattro qualità, e conviene tenerle separate perché misurano cose diverse. La destrezza fine si misura con prove da tavolo: si inseriscono pioli in una tavoletta forata il più in fretta possibile, si montano piccoli pezzi, e conta il numero di pezzi in un tempo dato oppure il tempo per finire. La sensibilità tattile si misura chiedendo quando due pressioni sul polpastrello sembrano diverse. La forza di presa è quella del dinamometro, una maniglia che si stringe al massimo. La tenuta, infine, è il tempo per cui un arciere riesce a reggere la corda in trazione prima di cedere.

Le prime due sono qualità di controllo, le altre due di forza, e tutte si misurano fuori dal tiro: è questo che rende difficile il passaggio dal test al punteggio.

La destrezza fine degli arcieri

Il confronto più accurato è recente. Uno studio cinese ha misurato trentotto arcieri di livello provinciale o nazionale, con in media più di nove anni di pratica e circa quattro ore di allenamento al giorno, trentotto cestisti di pari livello e trentotto sedentari, tutti fra i diciotto e i ventidue anni. Le prove erano due: il Purdue Pegboard, dove si inseriscono pioli con una mano, con l'altra e con tutte e due e poi si montano piccoli pezzi, e una tavoletta dove si inseriscono a tempo venticinque pioli scanalati.

Rispetto ai sedentari gli arcieri fanno meglio in tutte le prove, con differenze da medie a molto grandi: al Purdue il punteggio complessivo degli inserimenti è 44,8 contro 40,8, e ai pioli scanalati con la mano dominante finiscono in 52,4 secondi contro 59,5. Il gruppo dei cestisti dice fin dove arriva il vantaggio. Gli arcieri restano davanti a loro in tutte le prove di inserimento del Purdue, con una mano sola e con due, e ai pioli scanalati con la mano dominante, mentre con la mano non dominante ai pioli scanalati i due gruppi sono identici, 60,3 secondi, e nel montaggio dei pezzi, la prova più complessa, sono alla pari.

FIG · 01 Davanti ai sedentari ovunque, ai cestisti a metà 38 arcieri, 38 cestisti e 38 sedentari fra i 18 e i 22 anni · medie di gruppo Arcieri Cestisti Sedentari Pioli scanalati: secondi per finire (meno è meglio) Mano dominante arcieri davanti ai cestisti Arcieri: 52,4 s 52,4 Cestisti: 53,8 s 53,8 Sedentari: 59,5 s 59,5 Mano non dominante arcieri e cestisti alla pari Arcieri: 60,3 s 60,3 Cestisti: 60,3 s 60,3 Sedentari: 65,7 s 65,7 45 50 55 60 65 70 s Purdue Pegboard: punteggio (più è meglio) Inserimenti, totale arcieri davanti ai cestisti Arcieri: 44,8 44,8 Cestisti: 42,4 42,4 Sedentari: 40,8 40,8 Montaggio dei pezzi arcieri e cestisti alla pari Arcieri: 37,8 37,8 Cestisti: 37,9 37,9 Sedentari: 33,1 33,1 30 35 40 45 50 Un solo studio trasversale: non separa l'effetto del tiro da chi arriva al tiro con mani già abili.
Fig. 01 Ogni riga è una prova, e i tre segni sono le medie dei tre gruppi. Ai pioli scanalati conta il tempo per inserire venticinque pioli, quindi i valori più bassi sono i migliori; al Purdue Pegboard conta il numero di pezzi inseriti o montati nel tempo dato. «Davanti» e «alla pari» riassumono il confronto statistico fra arcieri e cestisti riportato dallo studio. Dati ridisegnati dal testo e dalla tabella dello studio cinese del 2026.

Su questa base il registro scrive che gli arcieri hanno una destrezza manuale fine superiore a chi non tira, e lo stato è riportato. Lo studio è uno solo, e soprattutto è un confronto fatto una volta: non può dire se sia il tiro a costruire mani più precise o se chi ha già mani abili arrivi al tiro e ci resti. Un dato più vecchio, su ventotto arcieri sudafricani confrontati con i valori di riferimento di atleti d'élite di altri sport, va anzi in un'altra direzione, perché su un pannello di luci da toccare la coordinazione fra occhio e mano usciva un po' più bassa di quella degli altri atleti; lì però si misurava la risposta del braccio a una luce che si accende, non la precisione delle dita.

La destrezza e il punteggio

Che gli arcieri abbiano mani più abili di chi non tira non vuol dire che, fra arcieri, le mani più abili facciano più punti, ed è questa la domanda che interessa a chi allena. Le misure sono poche. In quarantacinque arcieri tradizionali turchi fra i venti e i trentacinque anni il test dei nove pioli, la prova di destrezza più semplice, non si lega al punteggio né negli uomini né nelle donne, con correlazioni fra 0,03 e 0,27, nessuna significativa; il punteggio però era misurato su cinque frecce sole, poche per distinguere un arciere dall'altro.

Nello stesso anno uno studio su trentotto arcieri turchi fra i nove e i quindici anni ha trovato il contrario: la destrezza complessiva al Purdue Pegboard correla con il punteggio a 0,39 e ne spiega circa il 15 per cento. Lo stesso studio, però, trova che la forza di presa della mano dominante si lega al punteggio di più, a 0,49, e che destrezza e presa vanno insieme. In ragazzi così giovani destrezza, forza e punteggio crescono tutti con l'età, e il legame può passare da lì. In più la rivista che lo pubblica ha criteri editoriali dubbi, per cui il registro lo riporta senza usarlo per decidere lo stato. Lo stesso vale per un confronto su cento arcieri indiani del ricurvo, dove i più esperti fanno meglio dei principianti nel montaggio del Purdue, 34,4 contro 31,8, ma il punteggio di tiro non entra nell'analisi.

Tolto quello che non conta, resta un solo studio, e va contro: l'affermazione che la destrezza fine delle mani è legata al punteggio è contraddetta. È un quadro debole in tutte e due le direzioni, e quello che se ne può dire è che nessuno ha ancora mostrato, in arcieri adulti, che una mano più rapida sulla tavoletta vada con un tiro migliore.

Il dito che traziona sente meno le differenze piccole

Il risultato meno atteso riguarda la sensibilità. Uno studio giapponese del 2007 ha preso otto arcieri universitari, con uno-tre anni di pratica, e sei studenti che non tiravano, e ha premuto sul centro del polpastrello dell'indice della mano che traziona con un getto d'aria, a forze fra 2 e 7 grammi. Ogni volta arrivavano due pressioni, e bisognava dire quando erano diverse. La differenza minima riconosciuta dagli arcieri era più grande, 0,63 contro 0,50 grammi-forza, e lo era anche in proporzione allo stimolo, con un rapporto di Weber di 0,15 contro 0,12: gli arcieri distinguevano peggio le differenze piccole.

Lo stesso studio offre una spiegazione. La pelle del polpastrello degli arcieri, misurata con un durometro, era più dura, 49,3 contro 39,8, e la soglia saliva insieme alla durezza; gli autori ne deducono che a togliere finezza sia il callo lasciato dalla corda più che un cambiamento del sistema nervoso. Su quattordici persone, però, è un'associazione, e non separa la pelle dai nervi. Il quadro non è nemmeno solo quello di un dito meno fine: negli arcieri la soglia cresceva in modo molto regolare con la forza di riferimento, e siccome ogni forza era misurata in un giorno diverso gli autori leggono questa regolarità come una sensibilità più stabile da un giorno all'altro. C'è anche un limite di calcolo, perché i gradi di libertà del confronto fanno pensare che siano state contate come indipendenti le sei misure di ciascuno, e non le quattordici persone, per cui la differenza è probabilmente meno sicura di quanto dica il test.

L'affermazione che gli arcieri distinguono peggio le piccole differenze di pressione sul dito che traziona è quindi riportata, con un solo studio e pochi soggetti, e nessuno ha verificato se questa soglia abbia a che fare con la qualità del rilascio. I cambiamenti della pelle e dei vasi delle dita che agganciano la corda il registro li tiene in una scheda a parte, sugli adattamenti della mano della corda, anch'essa riportata.

La coordinazione fra occhio e mano

Vicina alla destrezza c'è la coordinazione fra occhio e mano, che gli studi misurano con prove diverse e che due gruppi hanno messo accanto al punteggio, entrambi su bambini. Il primo, su trentasette arcieri indonesiani sotto i dodici anni, trova un legame con il punteggio, con un coefficiente di 0,259 e un effetto diretto del 6,7 per cento; lo stesso modello, però, attribuisce a tre soli fattori il 97,1 per cento delle differenze di punteggio fra i bambini, una quota che su trentasette persone fa sospettare un problema nei dati o nel metodo. Il secondo, su venti arcieri sotto i tredici anni, misura la coordinazione lanciando una palla contro il muro e non trova niente. Con un risultato per parte, l'affermazione che la coordinazione occhio-mano è legata al punteggio è contestata, e nessuno l'ha misurata in adulti.

La forza di presa e il livello

Con la forza di presa i numeri cambiano, ma il disegno degli studi è lo stesso. Rispetto a chi non fa sport, gli arcieri stringono di più: nello studio cinese 44,0 chili con la mano dominante contro 38,8 dei sedentari, con un effetto medio. Lo stesso studio, però, trova che i cestisti stringono ancora di più, 47,0 chili, senza che la differenza con gli arcieri sia significativa, e per questo l'affermazione che gli arcieri sono più forti di chi non fa sport è riportata, con un vantaggio che si vede contro chi non si allena e sparisce contro altri atleti.

Fra arcieri di livello diverso i confronti vanno tutti nello stesso verso. In dodici giovani ricurvisti malesi divisi a metà per punteggio, i sei migliori hanno una presa più forte con tutte e due le mani, con mediane di 35,2 contro 23,8 chili a sinistra e 33,8 contro 29,3 a destra. Gli stessi sei, però, sono anche più alti di dodici centimetri, 173 contro 160, e la statura e l'apertura delle braccia si legano al punteggio più della presa. In cento arcieri indiani del ricurvo gli esperti hanno tre o quattro chili di presa in più su entrambe le braccia, e sono anche una decina di centimetri più alti e otto chili più pesanti, in una rivista con criteri editoriali dubbi. L'affermazione che gli arcieri di livello più alto hanno una presa più forte dei principianti è riportata, ma la presa resta mescolata alla taglia del corpo, e a sua volta il legame fra statura e livello è contestato, perché nei gruppi di ragazzi qualche centimetro in più può essere crescita.

Lo stesso vale per i muscoli. Negli stessi dodici malesi il gruppo migliore ha il 34,9 per cento di massa muscolare contro il 29,9, ma la differenza non raggiunge per poco la significatività; in quindici universitari giapponesi di kyudo chi ha piazzamenti nazionali ha un indice di massa muscolare di 6,7 contro 6,0 kg/m², ma tira 63 frecce al giorno contro 43, e il gruppo forte era tutto maschile contro metà dell'altro. L'affermazione che gli arcieri di livello più alto hanno più massa muscolare è riportata, e nessuno dice se i muscoli vengano prima del livello o se siano le ore di tiro a portare l'uno e gli altri.

Quando si guarda dentro un gruppo di arcieri dello stesso livello, poi, il legame diventa incerto. Nei quindici arcieri di controllo di uno studio turco, in una rivista con criteri editoriali dubbi, la presa non si lega mai al punteggio, e in venti ragazzi sotto i tredici anni non lo predice, con un valore di p di 0,925. La scheda più ampia sul tema, quella che chiede se la forza delle braccia sia legata alla precisione del tiro, è contestata proprio perché i campioni si dividono: la presa al dinamometro non segue il punteggio in una lunga fila di studi, fino a trenta compound professionisti seguiti per dodici settimane, ma in altri, come i dodici giovani malesi, va insieme al punteggio; la forza di trazione, a sua volta, va con il punteggio in alcuni campioni piccoli.

Reggere la corda a lungo

L'ultima misura sta a metà fra la mano e il resto del corpo: il tempo per cui un arciere regge la corda in trazione. In diciotto ricurvisti indonesiani di tredici e quattordici anni è la prova che si lega di più al punteggio di 72 frecce a 70 metri, con correlazioni di 0,748 tirando con la mano destra e 0,632 con la sinistra, mentre nessun'altra delle nove prove fisiche arriva alla significatività. In undici principianti ucraini di diciotto-vent'anni, invece, il tempo di tenuta non segue il punteggio, con correlazioni di 0,14 e 0,26. L'affermazione che il tempo di tenuta in trazione con le dita è legato al punteggio è contestata, e nessuno degli studi sul tema ha tenuto conto del libbraggio, anche se è plausibile che un arco più pesante si regga per meno tempo.

FIG · 02 Confronti fra gruppi e legami con il punteggio Stato attuale nel registro delle otto affermazioni sulle mani Arcieri contro altri, o livelli diversi Fra arcieri: legame con il punteggio Destrezza fine superiore a chi non tira Riportato Differenze di pressione sentite peggio Riportato Presa più forte nei livelli più alti Riportato Più massa muscolare nei livelli più alti Riportato Destrezza fine e punteggio Contraddetto Coordinazione occhio-mano e punteggio Contestato Forza delle braccia e precisione Contestato Tenuta in trazione e punteggio Contestato
Fig. 02 A sinistra le affermazioni che confrontano gruppi di persone, arcieri contro chi non tira oppure arcieri di livello diverso; a destra quelle che chiedono se, fra arcieri, la stessa qualità vada insieme al punteggio. Lo stato è scritto in ogni etichetta: pieno per riportato, bordo continuo per contestato, bordo tratteggiato per contraddetto. Fonte: le schede del registro citate nel testo.

Dove si ferma la ricerca

La figura riassume il quadro. I confronti fra gruppi vanno nella stessa direzione: gli arcieri hanno mani più abili e più forti di chi non tira, anche se il dito della corda è meno fine, e chi tira a un livello più alto stringe di più e ha più muscoli. Quando invece si chiede se, fra arcieri, la stessa qualità vada insieme al punteggio, i risultati si dividono o vanno contro. Le due cose stanno insieme senza difficoltà, perché un confronto fra gruppi molto diversi fa emergere differenze che dentro un gruppo omogeneo sono troppo piccole per pesare sul punteggio, e perché la taglia del corpo, l'età e le ore di allenamento si muovono insieme alla presa e alla destrezza.

Quasi tutti questi studi sono confronti fatti una volta sola, per lo più su campioni di poche decine di persone, e diversi su ragazzi in crescita. Nessuno ha allenato la destrezza delle dita o la sensibilità del polpastrello per vedere se il punteggio cambia, né ha messo la soglia tattile del dito della corda accanto alla qualità del rilascio, né ha seguito gli stessi arcieri negli anni per capire se le mani cambiano con il tiro o se il tiro seleziona certe mani. Sulla forza di presa ci sono più dati, ma la domanda di fondo resta la stessa: senza tenere ferma la statura, il peso e il volume di allenamento, una presa più forte nei più bravi può voler dire soltanto che i più bravi sono più grandi e tirano di più.

Che cosa ne ricavo per il campo

Alla domanda da cui siamo partiti, per quello che dicono oggi gli studi, rispondo così: le mani degli arcieri sono diverse da quelle di chi non tira, ma fra due arcieri un test di destrezza o un dinamometro non dicono chi tirerà meglio. Ne ricavo tre indicazioni, con la prudenza che chiedono campioni così piccoli.

La prima riguarda i test. Una tavoletta a pioli o un dinamometro misurano qualcosa di reale, e ripetuti nel tempo sulla stessa persona possono servire a seguire come cambia; usati per scegliere i ragazzi o per prevedere i risultati, invece, rischiano di premiare chi è più grande o più avanti nella crescita. È lo stesso ragionamento che faccio nell'articolo su come individuare il talento: un test fisico separa un principiante da un esperto con facilità, ma questo non lo rende un predittore del punteggio.

La seconda riguarda l'allenamento della mano. Visto che nessuno ha mai allenato la destrezza o la sensibilità delle dita per vedere se il punteggio si muove, inserire esercizi di destrezza nel programma di un arciere è una scelta che si fa per altre ragioni, non per una prova che portino punti. La forza in generale è un discorso diverso, con altri studi, e ne parlo nell'articolo sulla forza specifica per arcieri.

La terza riguarda il dito della corda. Che chi tira da qualche anno senta meno le differenze piccole di pressione è un dato su otto arcieri, e nessuno ha mostrato che questo cambi il rilascio, in meglio o in peggio. La regolarità della soglia negli arcieri, letta dagli autori come una sensibilità più stabile, suggerisce anzi che il dito della corda non diventi semplicemente «sordo». Per ora non vedrei in questo dato né un problema da correggere né un vantaggio da cercare, perché il legame fra la soglia del polpastrello e il rilascio non è stato misurato.