Scheda studio

Fatica e fisiologia in due arcieri: studio Borges 2020

Physiological demands of archery: effect of experience level

Thiago Oliveira Borges, Alexandre Moreira, Reury Frank Bacurau, Fernando Henrique Magalhães, Caroline Dario Capitani, Alexandre Nunes Martins, et al.2020

Citazione

Borges, T. O., Moreira, A., Bacurau, R. F., Magalhães, F. H., Capitani, C. D., Martins, A. N., et al. (2020). Physiological demands of archery: effect of experience level. Revista Brasileira de Cineantropometria & Desempenho Humano, 22, e72276. https://doi.org/10.1590/1980-0037.2020v22e72276

Cita lo studio
APA

Borges, T. O., Moreira, A., Bacurau, R. F., Magalhães, F. H., Capitani, C. D., Martins, A. N., et al. (2020). Physiological demands of archery: effect of experience level. Revista Brasileira de Cineantropometria & Desempenho Humano, 22, e72276. https://doi.org/10.1590/1980-0037.2020v22e72276

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Scheda tecnica

Disegno
Serie di casi
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
2
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Revista Brasileira de Cineantropometria & Desempenho Humano

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Due arcieri, non due gruppi. Un sedicenne d'élite della nazionale giovanile brasiliana, con cinque anni di pratica e due da professionista, argento in Coppa del Mondo a Losanna nel 2014, argento ai Giochi olimpici giovanili di Nanchino e oro alla Coppa del Mondo under 18 a Yankton nel 2015; e un sedicenne con nove mesi di pratica da amatore. Entrambi affrontano una gara simulata nel formato ufficiale, doppio round a settanta metri, dodici volée da sei frecce, settantadue frecce in tutto.

A ogni due volée si misurano la fatica percepita, il lattato e il glucosio da una goccia di sangue dal lobo dell'orecchio, la forza di presa di entrambe le braccia e l'elettromiografia del flessore superficiale delle dita dell'avambraccio destro, quest'ultima durante una contrazione volontaria massima e non durante il tiro.

L'élite resta stabile su tutto. La forza di presa del braccio dominante non cala, la frequenza mediana del segnale elettrico passa da 146 a 140 hertz, il lattato resta vicino ai valori di riposo e la fatica percepita non si muove. L'unico valore che cambia è l'ampiezza del segnale durante la contrazione massima, che scende da 0,279 a 0,221 volt, cioè del 20,7 per cento, e di questo gli autori non danno una lettura.

Il principiante paga più dello stesso numero di frecce. La forza di presa scende da 80,2 a 71,5 libbre sul braccio dominante, cioè del 10,8 per cento, e da 75,0 a 70,0 sull'altro. L'ampiezza del segnale elettrico durante la contrazione massima sale da 0,387 a 0,720 volt, più 46,2 per cento, cioè serve più attivazione per produrre meno forza, che è la firma classica della fatica. Il lattato sale da 1,5 a 2,8 millimoli dopo la decima volée, e la fatica percepita passa da zero a cinque sulla scala.

Il glucosio resta stabile in entrambi, fra 87 e 107 milligrammi per decilitro.

La conclusione degli autori è prudente e va riportata così come la scrivono: tutti i marcatori di fatica mostrano una risposta discreta alla gara simulata, con una magnitudine maggiore nel principiante. Settantadue frecce a settanta metri, in altre parole, sono un impegno metabolico leggero anche per chi tira da nove mesi.

Come è stato misurato

Approvazione del comitato etico della Scuola di arti, scienze e discipline umanistiche dell'Università di São Paulo, con numero di protocollo, e informazione dei partecipanti su procedure e rischi.

I due arcieri sono descritti uno per uno. L'élite ha sedici anni, settantasei chilogrammi, centottantadue centimetri, cinque anni di pratica e due da professionista, con i risultati internazionali elencati. Il principiante ha sedici anni, settanta chilogrammi, centosettantuno centimetri e nove mesi di pratica da amatore. Entrambi sono destri.

La gara simulata segue il formato ufficiale: doppio round a settanta metri, dodici volée da sei frecce. Le misure si prendono all'inizio, dopo ogni volée dalla seconda alla dodicesima, e trenta minuti dopo la fine.

La fatica percepita con la scala CR-10. Lattato su una goccia di sangue dal lobo, letto con un analizzatore YSI Sport 1500; glucosio con un monitor portatile Accutrend. La forza di presa con un dinamometro digitale Jamar Plus su entrambe le braccia, con contrazioni volontarie massime di circa cinque secondi e incoraggiamento verbale costante all'inizio e dopo ogni due volée.

L'elettromiografia riguarda un muscolo solo, il flessore superficiale delle dita dell'avambraccio destro, con elettrodi di superficie in argento e cloruro d'argento posti longitudinalmente sul ventre muscolare a venti millimetri di distanza, impedenza di ingresso di 50 megaohm, guadagno mille, elettrodo di riferimento sull'incisura giugulare dello sterno, campionamento a duemila hertz. Il segnale associato alla contrazione massima è stato filtrato con un Butterworth di quarto ordine fra venti e cinquecento hertz, e la radice quadratica media calcolata su finestre di cinquanta millisecondi. Per ciascuna contrazione si è preso l'intervallo di due secondi più stabile, cioè con il coefficiente di variazione più piccolo, e su quello si sono calcolate l'ampiezza media e la frequenza mediana, quest'ultima con la trasformata rapida di Fourier come la frequenza che divide a metà lo spettro di potenza.

L'analisi è dichiaratamente descrittiva: si valuta l'andamento di forza, ampiezza e frequenza mediana lungo la gara simulata, senza nessun test statistico. Con due partecipanti è la scelta corretta, e va riconosciuta.

Per i valori di ogni singola volée l'articolo rimanda alla figura 1, che un'estrazione di testo non restituisce: i numeri riportati in questa scheda sono quelli citati nel testo dei risultati.

Il metodo, spiegato: EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge, Leggere la fatica con l'elettromiografia, Misurare quanto costa una giornata di gara

Limiti

Sono due persone, e il titolo dice «effetto del livello di esperienza». Con un arciere per livello, qualunque differenza fra i due è una differenza fra due individui, e non si può attribuire al livello: l'élite è anche più alto di undici centimetri, più pesante di sei chilogrammi e un medagliato mondiale a sedici anni, cioè porta con sé tutto quello che accompagna l'essere un talento internazionale. L'articolo è una serie di casi che si presenta con il linguaggio di uno studio su gruppi, e il riassunto parla di avere «investigato l'effetto del livello di competenza». Nel registro va citato come due storie, non come un confronto fra livelli.

Va però detto subito che gli autori non hanno fatto la cosa peggiore: non hanno eseguito nessun test statistico. Con due partecipanti è la scelta giusta, e in questo lotto non è la regola.

Una frase dei risultati non torna con i suoi stessi numeri. Dice che il principiante mostra una lieve diminuzione della frequenza mediana «dalla sesta alla fine della dodicesima volée», e poi elenca 122 hertz alla seconda, 127 alla quarta, 112 alla sesta e 117 alla dodicesima, con meno 4,1 per cento. Quel meno 4,1 per cento è il passaggio dalla seconda alla dodicesima, cioè da 122 a 117; dalla sesta alla dodicesima, da 112 a 117, il valore sale del 4,5 per cento. La serie, inoltre, non scende in modo regolare ma oscilla, quindi su quattro punti di misura la parola diminuzione descrive un andamento che i numeri non hanno.

L'ampiezza del segnale elettrico non è stata misurata durante il tiro, ma durante una contrazione massima della presa eseguita ogni due volée. Misura quindi la fatica del flessore delle dita in una prova di forza, non l'attivazione nel gesto: un arciere che legge questa scheda non deve pensare che si tratti di quanto il muscolo lavori mentre tira. Il muscolo misurato è uno solo, dell'avambraccio, e dei muscoli della spalla, che sono quelli di cui si parla quando si parla di fatica nel tiro, non c'è niente.

Dell'élite c'è un numero che l'articolo lascia senza spiegazione, e che il riassunto non nomina fra i cambiamenti: l'ampiezza durante la contrazione massima scende del 20,7 per cento. Nel principiante la stessa misura sale del 46,2 per cento mentre la forza cala, ed è il quadro coerente della fatica, più attivazione per meno forza. Nell'élite scende mentre la forza resta stabile, cioè i due vanno in direzioni opposte, e la lettura di quella discesa non viene data. Un calo di un quinto in una misura di attivazione massima non è un dettaglio.

Ogni numero è una misura singola su una persona sola, senza nessuna stima della variabilità dello strumento. Un calo del 10,8 per cento nella forza di presa, in un sedicenne lungo una sessione di settantadue frecce, sta dentro l'ordine di grandezza di quanto la dinamometria della presa varia da una prova all'altra e da un giorno all'altro: senza prove ripetute non si distingue la fatica dalla rumorosità della misura.

Infine la portata dei valori metabolici, che è il dato più utile e anche il più modesto. Il lattato del principiante arriva a 2,8 millimoli, che resta un valore poco sopra il riposo, e il glucosio non si muove in nessuno dei due. L'aumento dell'86 per cento, letto da solo, suona grande; letto in millimoli dice che settantadue frecce non costituiscono un impegno metabolico. Gli autori lo scrivono, chiamando discreta la risposta di tutti i marcatori, e su questo la scheda concorda.

Cosa vuol dire per chi tira

Il dato più solido di questo lavoro è anche il più sobrio: una gara da settantadue frecce a settanta metri non è un impegno metabolico. Il lattato dell'arciere d'élite resta vicino ai valori di riposo per tutte e dodici le volée, quello del principiante arriva a 2,8 millimoli, che è poco sopra il riposo, e il glucosio non si muove in nessuno dei due. Chi programma l'alimentazione o il recupero intorno a una gara di questo formato lavora su un carico leggero, non su uno sforzo di resistenza.

La seconda cosa è la differenza fra i due, che però va presa per quello che è: due storie. Il principiante, a parità di frecce, perde l'11 per cento di forza di presa, ha bisogno di quasi il 50 per cento in più di attivazione per produrre una contrazione massima e arriva a cinque su dieci di fatica percepita, mentre l'élite resta stabile su tutto. In termini di sala di tiro: le stesse settantadue frecce costano molto di più a chi tira da nove mesi che a chi tira da cinque anni, e la differenza si vede nell'avambraccio e nella mano. Per un allenatore è una ragione per calibrare il volume sul livello, non un numero da applicare.

Quello che questo studio non dice riguarda la spalla, che è il distretto di cui si parla quando si parla di fatica nel tiro. L'unico muscolo misurato è il flessore delle dita dell'avambraccio, e la misura è presa durante una prova di presa fra le volée, non durante il tiro. Quindi non c'è nulla su che cosa accada al cingolo scapolare lungo le settantadue frecce.

E non dice niente sul livello come categoria. Un arciere per livello non è un confronto fra livelli: la differenza osservata è fra due sedicenni che si distinguono anche per undici centimetri di statura, sei chilogrammi e quattro anni di pratica, e uno dei due è un medagliato mondiale. Il registro tiene questo lavoro come due casi descritti bene, utili per l'ordine di grandezza del costo metabolico di un round ufficiale e per la direzione del divario fra un esperto e un principiante, e non come prova su ciò che il livello comporta.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Physiological demands of archery: effect of experience level. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/borges-2020-physiological-demands

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