Scheda studio

Tecnica di tiro con l'arco ed EMG: Nishizono 1987

Analysis of Archery Shooting Techniques by Means of Electromyography

H. Nishizono, H. Shibayama, T. Izuta, K. Saito1987

Citazione

Nishizono, H., Shibayama, H., Izuta, T., & Saito, K. (1987). Analysis of Archery Shooting Techniques by Means of Electromyography. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/2332

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APA

Nishizono, H., Shibayama, H., Izuta, T., & Saito, K. (1987). Analysis of Archery Shooting Techniques by Means of Electromyography. ISBS - Conference Proceedings Archive. https://ojs.ub.uni-konstanz.de/cpa/article/view/2332

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
17
Tipo
Atti di convegno
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
ISBS - Conference Proceedings Archive

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Due studi giapponesi presentati insieme a un convegno di biomeccanica. Nel primo, undici canali di elettromiografia sono stati registrati su cinque uomini fra i 18 e i 28 anni: due principianti con tre mesi di tiro, un arciere di livello medio con cinque anni, e due campioni, il vincitore del campionato giapponese di campagna del 1978 e il vincitore dello US Open del 1981. I due migliori avevano una forza massima di trazione più alta (36,2 e 40,2 chili contro 29,7, 34,1 e 31,1) e una maggiore apertura fra le dita.

Nei tracciati dei principianti spiccano l'attività forte del bicipite, lo squilibrio fra i muscoli di destra e di sinistra (trapezio e deltoide) e una scarica improvvisa a destra nel momento del rilascio. Nei due campioni il quadro è l'inverso: deltoide molto attivo e bicipite debole in trazione, attività simile sui due lati, una cessazione netta dell'attività muscolare nell'istante del rilascio e un'attività di schiena e spalle che resta allo stesso livello per 1,5-1,7 secondi dopo il rilascio invece di spegnersi subito.

Il secondo studio quantifica quella cessazione, che gli autori chiamano periodo di silenzio. Dodici uomini fra i 18 e i 24 anni, divisi in tre gruppi secondo il punteggio abituale, hanno tirato 20 frecce a 8 metri, a intervalli di 15-20 secondi. Nel gruppo dei più bravi il silenzio del deltoide compariva nel 70-100% dei tiri, con una latenza fra 110 e 120 millesimi di secondo dal clicker e un tempo di reazione al rilascio fra 170 e 180 millesimi; negli altri due gruppi la comparsa era meno frequente. Durante il silenzio del deltoide il grande pettorale restava quasi fermo, segno che non si tratta di una semplice inibizione reciproca fra muscolo agonista e antagonista, e l'estensore delle dita iniziava ad agire proprio mentre il deltoide tace. La ripresa a 200 fotogrammi al secondo mostra le dita che cominciano ad aprirsi 25 millesimi di secondo prima del rilascio, con braccio e spalla stabili.

Come è stato misurato

Nel primo studio i segnali sono stati raccolti da undici sedi: trapezio, deltoide, bicipite, tricipite e flessore ulnare del carpo su entrambi i lati, più l'estensore delle dita a destra. Per individuare l'istante del rilascio sono stati usati un estensimetro applicato all'arco e una camera cinematografica ad alta velocità. I risultati sono presentati come tracciati, un arciere per figura, accompagnati dalla curva di deformazione dell'arco e dalla sequenza delle posizioni del corpo a intervalli di cinque centesimi di secondo (1,3 centesimi per uno dei due campioni).

Nel secondo studio i dodici partecipanti, sani e senza disturbi neurologici, sono stati divisi in tre gruppi di livello in base al punteggio medio abituale. Ognuno ha tirato 20 frecce da una linea a 8 metri dal bersaglio, con 15-20 secondi fra una freccia e l'altra. L'estensimetro sull'arco dava la deformazione e il momento del rilascio; un contatto elettrico sul clicker, la lamella metallica fissata al fianco dell'arco, dava il segnale di partenza della reazione. Una camera a 200 fotogrammi al secondo ha filmato il movimento della mano. Per ogni soggetto sono state sovrapposte cinque tracce di deltoide, grande pettorale ed estensore delle dita, allineate sul segnale di rilascio, e da queste si sono ricavati la frequenza di comparsa del periodo di silenzio, la sua latenza dal clicker e il tempo che passa dal clicker alla reazione dell'arco.

Il metodo, spiegato: Come si cronometrano le fasi del tiro, EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge, Il clicker strumentato è la misura dell'allungo

Limiti

Cinque arcieri nel primo studio e dodici nel secondo, e nel primo i risultati sono tracciati singoli commentati a parole: non c'è nessuna statistica, nessuna media, nessun confronto quantificato fra i gruppi di livello. Quello che si legge è la descrizione che gli autori fanno delle proprie figure. Nel secondo studio il livello è definito dal punteggio medio abituale, ma quei punteggi non sono riportati, non è detto quanti arcieri ci fossero in ciascuno dei tre gruppi, e la frequenza di comparsa del silenzio è data come intervallo per il gruppo migliore senza test di confronto.

La distanza di 8 metri rende il tiro un gesto di laboratorio: a quella distanza il bersaglio non è un compito di precisione, e i punteggi dei tiri analizzati non sono stati registrati, quindi non si sa se il periodo di silenzio accompagni le frecce buone o soltanto gli arcieri bravi. Il tipo di arco e il libbraggio non sono indicati in nessuno dei due studi.

Il valore dei 18 chili di tensione dissipati al rilascio è letto da un tracciato singolo. L'elettromiografia di superficie sull'avambraccio raccoglie anche i muscoli vicini, e l'estensore delle dita è stato registrato soltanto a destra, cioè su una mano della corda che si presume destra per tutti. Il documento è un atto di convegno di nove pagine, con una revisione diversa da quella di una rivista, e la copia disponibile è una scansione con alcuni errori di riconoscimento del testo.

Cosa vuol dire per chi tira

È la fonte più antica del registro sul silenzio del deltoide, l'osservazione secondo cui nei migliori l'attività del muscolo che sostiene la trazione si spegne per un istante intorno al rilascio. Qui la si vede nei due campioni del primo studio e nel gruppo più bravo del secondo, dove compariva in sette tiri su dieci e in alcuni in tutti.

Per chi tira, la lettura utile non è il silenzio in sé, che nessuno può sentire o decidere, ma i tempi che gli stanno attorno: fra il clicker e il distacco della corda passavano meno di due decimi di secondo, le dita cominciavano ad aprirsi un quarantesimo di secondo prima del distacco, e in quell'intervallo braccio e spalla restavano fermi. Quello che per l'arciere è un gesto unico, nei tracciati è una sequenza con un ordine preciso.

L'altra parte, il confronto fra principianti e campioni sulla ripartizione del lavoro, va presa come una descrizione di due tracciati, non come un criterio: schiena e spalle attive invece del bicipite, lati simmetrici, follow-through che resta tenuto per più di un secondo. Sono tre osservazioni su due arcieri, raccolte nel 1987, che tornano nei lavori successivi ma che qui non sono quantificate.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Analysis of Archery Shooting Techniques by Means of Electromyography. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/nishizono-1987-techniques-means

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