Scheda studio

Galleggiamento e tiro con l'arco: Norlander 1999

Primary process in competitive archery performance: Effects of flotation REST

Torsten Norlander, Henrik Bergman, Trevor Archer1999

Citazione

Norlander, T., Bergman, H., & Archer, T. (1999). Primary process in competitive archery performance: Effects of flotation REST. Journal of Applied Sport Psychology, 11(2), 194-209. https://doi.org/10.1080/10413209908404200

Cita lo studio
APA

Norlander, T., Bergman, H., & Archer, T. (1999). Primary process in competitive archery performance: Effects of flotation REST. Journal of Applied Sport Psychology, 11(2), 194-209. https://doi.org/10.1080/10413209908404200

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Scheda tecnica

Disegno
Studio randomizzato
Popolazione
Arcieri
Livello
Giovani
Disciplina
Più discipline
Numero di soggetti
20
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Applied Sport Psychology

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Venti arcieri svedesi giovani (13 ragazzi e 7 ragazze, età media 15,75 anni) hanno tirato quattro volée da tre frecce a 18 metri dopo 45 minuti in una vasca di galleggiamento, e in un'altra occasione dopo 45 minuti passati seduti in poltrona a leggere il giornale. Le due occasioni erano a sei settimane di distanza e l'ordine era bilanciato: metà del gruppo ha cominciato dalla vasca, metà dalla poltrona. Quattro tecnici federali, in modo indipendente, avevano diviso gli arcieri in tre livelli: sette meno abili, sette intermedi e sei di livello élite.

Il punteggio non è cambiato fra le due condizioni. Le differenze che restano sono fra i livelli: i meno abili hanno fatto 91,29 punti in poltrona e 77,86 dopo la vasca, gli intermedi 105,57 e 99,71, gli élite 105,50 e 108,67, e la differenza significativa è quella fra i meno abili e gli altri due gruppi. Guardando la dispersione fra le quattro volée, dopo la vasca gli élite erano più costanti (1,28) dei meno abili (3,43), mentre in poltrona i tre gruppi erano uguali.

La fatica percepita dopo le dodici frecce era più bassa dopo la vasca: 10,80 contro 11,85 sulla scala di Borg, che va da 6 a 20. Scomponendo per livello, la differenza è tutta nel gruppo dei meno abili (da 12,86 a 10,57); gli élite stavano a 9,50 in entrambe le condizioni. L'attività dell'estensore delle dita durante le quattro volée era più bassa dopo la vasca nei meno abili (da 17,00 a 13,12 per cento della contrazione massima) e negli élite (da 15,48 a 13,70), mentre negli intermedi saliva. La tensione negli ultimi decimi di secondo prima del rilascio non è cambiata in nessun gruppo.

Come è stato misurato

L'esperimento si è svolto in due fine settimana al centro olimpico di Örebro, in Svezia, a sei settimane di distanza, con arcieri reclutati dalla federazione svedese. Cinque usavano il compound, tre l'arco classico e dodici il cosiddetto freestyle; due erano mancini. Solo uno aveva già provato la vasca di galleggiamento, nove avevano esperienza di qualche forma di allenamento mentale.

La vasca (2.400 per 1.260 per 950 millimetri) era isolata dal suono e dalla luce, con acqua tenuta a 34,2 gradi e satura di solfato di magnesio fino a una densità di 1,3 grammi per centimetro cubo, cioè abbastanza per restare a galla senza muoversi. Prima di entrare l'arciere riceveva un'istruzione di rilassamento progressivo dalle dita dei piedi al viso, con una parola da tenere in mente a ogni respiro, e dei tappi di cera nelle orecchie. Dopo 45 minuti si faceva la doccia, si metteva la tuta e passava al campo di tiro, dove gli si diceva che valeva lo stato di gara. Nella condizione di controllo passava gli stessi 45 minuti in poltrona a leggere i giornali.

Si tirava a 18 metri su una visuale regolamentare da 40 centimetri, quattro volée da tre frecce, al massimo 120 secondi per volée, per un totale di 120 punti possibili. Un elettromiografo registrava l'estensore delle dita dell'avambraccio che traziona (sul braccio sinistro per i due mancini), scelto perché è l'antagonista del flessore e si ritiene che debba stare il più rilassato possibile; i valori sono espressi in percentuale della contrazione volontaria massima di ciascuno, come media sulle quattro volée e come media nei 0,1-0,5 secondi prima di ogni rilascio. Dopo ogni freccia l'arciere dava un giudizio su una scala a cinque gradi, e alla fine delle quattro volée la fatica percepita sulla scala di Borg. L'analisi usa analisi della covarianza con il livello come fattore fra i gruppi, correggendo per una differenza nelle abitudini alimentari a pranzo emersa fra i tre gruppi, più test di Wilcoxon dentro ciascun gruppo.

Il metodo, spiegato: EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge

Limiti

Gli autori riconoscono due limiti: il campione è piccolo e la condizione della vasca comprendeva, per un paio di minuti, un'istruzione di rilassamento progressivo che in poltrona non c'era. Quindi le due condizioni non differiscono solo per il galleggiamento. Si aggiunge che nessuno poteva essere all'oscuro di quale condizione stesse facendo, che la vasca era una novità per diciannove arcieri su venti, e che la fatica percepita e il giudizio a cinque gradi sono misure di come l'arciere si sente, non di quello che fa.

Il titolo parla di processo primario, cioè di uno stato mentale più immaginativo e meno verbale, ma in questo esperimento quello stato non è stato misurato: gli autori lo deducono da altri loro lavori. Il livello di abilità, che è l'unico fattore che produce differenze nei punteggi, viene dal giudizio di quattro tecnici, concordi fra loro ma non da una misura di prestazione; i gruppi da sei o sette persone sono piccoli, e i confronti dentro ciascuno sono fatti con test su sette o sei coppie di valori. Il tipo di arco influiva sulla tensione prima del rilascio, con il compound più basso del freestyle, e i tre tipi erano distribuiti in modo disuguale.

Il punteggio è su dodici frecce a 18 metri, cioè poco per vedere una differenza piccola, e il dato più curioso resta senza spiegazione: i meno abili hanno perso in media 13 punti su 120 dopo la vasca, con una dispersione quasi doppia, e nessuna delle analisi lo segue oltre il constatare che la differenza fra condizioni non è significativa. Anche la costanza è calcolata come deviazione standard fra quattro volée per persona, cioè su pochi dati. Lo studio è del 1999, con quattro soli citazioni successive censite nella copia consultata, e non esiste un seguito longitudinale, che gli autori stessi indicano come il passo necessario.

Cosa vuol dire per chi tira

Quarantacinque minuti in una vasca di galleggiamento, subito prima di tirare, non hanno cambiato il punteggio di questi arcieri giovani. Hanno cambiato altre due cose: la fatica che gli arcieri dicevano di sentire dopo dodici frecce, più bassa dopo la vasca, e la tensione nell'estensore delle dita durante il tiro, più bassa nei meno abili e negli élite. La tensione nell'ultimo mezzo secondo prima del rilascio, che è il momento in cui una mano rigida si paga, era identica.

Per chi tira, questo è il quadro di un rilassamento che si sente addosso ma che non arriva al bersaglio, almeno in una sessione singola. Gli autori stessi lo leggono così e suggeriscono che per vedere un effetto sul punteggio servirebbe allenare nello stato indotto dalla vasca, non solo passarci prima di una prova; propongono anche di unire la vasca alla visualizzazione, ma quella è un'ipotesi, non un risultato di questo esperimento.

Un dato va guardato con attenzione da chi insegna ai principianti: i sette arcieri meno abili, dopo la vasca, hanno perso punti e sono diventati più irregolari, mentre i sei élite sono rimasti dove stavano e hanno tirato le quattro volée più uguali fra loro. La differenza fra condizioni non è significativa e il campione è minuscolo, quindi non si può dire che il rilassamento profondo faccia male a chi comincia. Si può dire che in questo esperimento i benefici di costanza si sono visti solo in cima.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Primary process in competitive archery performance: Effects of flotation REST. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/norlander-1999-primary-process

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