Fra le misure che riguardano il corpo dell'arciere, quella che decide il setup è l'allungo. Da lì discendono la lunghezza delle frecce, lo spine che serve e il libbraggio che tiri davvero, che coincide con il numero inciso sui flettenti solo se apri vicino all'allungo di riferimento del costruttore. Le altre misure, come la lunghezza delle braccia, la statura e le proporzioni del torace, entrano nel setup soltanto attraverso l'allungo, e gli studi che le hanno messe accanto al punteggio non si accordano: in un gruppo di giovani ricurvisti e in uno di club universitario le braccia lunghe vanno con qualche punto in più, mentre fra gli arcieri già selezionati il legame sparisce.

L'articolo procede quindi in due tempi. La prima parte va dall'allungo alle scelte che ne dipendono, cioè il libbraggio, la freccia, lo spine e la lunghezza dell'arco. La seconda risponde a una domanda che molti arcieri si fanno guardando il podio, se un certo fisico aiuti a tirare meglio, e chiude con le differenze fra arcieri e arciere e con gli errori di setup più comuni di chi inizia. Il tuning in senso stretto ha un articolo a parte.

L'allungo, la misura da cui si parte

L'allungo è la distanza, a pieno allungo, fra il fondo della cocca e il punto di pressione sull'impugnatura, a cui la convenzione dei costruttori aggiunge una quota fissa. In pratica è quanto apri l'arco quando la postura è quella giusta e l'ancoraggio è al suo posto. Dipende dall'apertura delle braccia e dalla larghezza delle spalle, ma anche dal punto di ancoraggio e da come il gomito della corda si allinea dietro la freccia: per questo due arcieri della stessa statura possono avere allunghi diversi, e lo stesso arciere può vederlo cambiare nei primi mesi, man mano che la tecnica si assesta.

L'apertura delle braccia, misurata da punta a punta delle dita, dà un'idea dell'allungo già prima di tirare, ma resta una stima. L'allungo che conta si prende all'arco, con una freccia graduata e possibilmente con un istruttore accanto, quando il gesto è stabile: un allungo preso con la spalla dell'arco alzata o con un ancoraggio incerto misura quel difetto, non le tue proporzioni.

Fra le divisioni c'è poi una differenza di fondo. Nel ricurvo, nell'arco nudo e negli archi tradizionali l'allungo appartiene all'arciere, e l'arco si limita a seguirlo: più apri, più libbre tiri e più lunga deve essere la freccia. Nel compound l'allungo si imposta sulla camma o sul modulo, e il muro fissa il punto in cui la trazione si ferma, per cui è l'arco ad adattarsi all'arciere, e un modulo regolato male si paga soprattutto in ancoraggio e postura. Quello che segue riguarda soprattutto il primo caso.

FIG · 01 Dall'allungo discende il resto Ricurvo, arco nudo e archi tradizionali Allungo misura di base Lunghezza della freccia allungo + margine oltre il rest Libbraggio reale più apri, più libbre tiri Spine più libbre, più lunghezza → asta più rigida Lunghezza dell'arco allungo lungo → arco più lungo Nel compound l'allungo si imposta sulla camma e l'arco si adatta all'arciere.
Fig. 01 Nel ricurvo l'allungo decide la lunghezza della freccia e il libbraggio che tiri al tuo punto di apertura, e tutti e due entrano nella scelta dello spine. Anche la lunghezza dell'arco si sceglie sull'allungo.

Il libbraggio che tiri al tuo allungo

Il numero inciso sui flettenti vale a un allungo di riferimento, e chi apre di più o di meno tira un altro libbraggio. Due studi su arcieri l'hanno misurato e sulla carta sembrano dirsi il contrario, tanto che nel registro l'affermazione che il libbraggio segnato sull'arco è diverso da quello che l'arciere tira al suo allungo è contestata; letti insieme, però, descrivono la stessa regola. In 49 principianti universitari, con il numero riferito a 26 pollici, le donne tiravano 21,24 libbre contro le 26,18 segnate e gli uomini 30,55 contro 33,52, e nelle donne il numero inciso non diceva quasi niente del libbraggio reale (r 0,039), negli uomini molto di più (r 0,851). In sei universitari giapponesi che aprivano fra 27,5 e 29 pollici, cioè intorno al riferimento, il libbraggio misurato era invece di 36,5 libbre contro le 36 dichiarate, e una prova su macchina del 2025 con flettenti da 52 libbre a 28 pollici ha dato 231 newton, circa 52 libbre.

Lo studio giapponese mostra anche che il riferimento cambia da un costruttore all'altro: una marca misurava a 28 pollici dal dorso dell'arco, l'altra a 26 dal punto di pivot dell'impugnatura, e le due convenzioni coincidono solo perché fra pivot e dorso corrono circa due pollici. Per il setup la conseguenza è pratica: il libbraggio da cui partono lo spine e il carico di lavoro è quello che tiri al tuo allungo, e conviene misurarlo con una bilancia da arco invece di leggerlo sui flettenti, tanto più se apri lontano dal riferimento. Su come sceglierlo c'è un articolo dedicato.

Anche la corporatura sembra entrare nella scelta. In 33 arcieri indiani di livello nazionale e internazionale, con archi da 26 a 60 libbre, il libbraggio saliva nei corpi più massicci rispetto alla statura, con una correlazione di -0,379 con un indice di robustezza che scende quando il corpo è più pieno, e saliva anche con l'indice della mano (r = 0,420). Nel registro l'affermazione che gli arcieri di corporatura più massiccia tirano con più libbre è riportata, con tre cautele: il campione mescola ricurvo e compound senza separarli, gli indici incrociati con il libbraggio sono molti, e un'associazione misurata una volta non dice se sia il fisico a permettere più libbre o le libbre a costruire il fisico. Per chi pensa di copiare il libbraggio di un compagno, del resto, basta un ragionamento più semplice: l'altro arciere ha una forza diversa dalla tua e, se apre in un altro punto, con lo stesso arco tira anche un altro libbraggio.

La lunghezza della freccia

La freccia si taglia sull'allungo lasciando un margine, perché a pieno allungo la punta non deve mai arretrare dietro il rest: una freccia che scivola giù dall'appoggio in trazione può finire contro la mano o contro il riser al rilascio. Nel ricurvo con il clicker il margine dipende anche dal clicker, che deve scattare sulla punta nel punto giusto dell'allungo, per cui la lunghezza si decide con il clicker montato e regolato. Una freccia più lunga del necessario, d'altra parte, pesa di più, quindi parte più lenta, e si comporta come un'asta più morbida.

Sulla lunghezza in sé c'è un solo studio che la mette accanto al punteggio. Trentanove arcieri del ricurvo di livello internazionale hanno tirato dieci frecce a 70 metri su una pedana di forza, e fra tutte le variabili raccolte il punteggio della singola freccia era previsto dal tempo di reazione al clicker, dal libbraggio e dalla velocità massima di oscillazione, che insieme spiegano il 42 per cento della variabilità; la lunghezza della freccia non è entrata nel modello. Nel registro l'affermazione che uno studio su arcieri d'élite non ha trovato legame fra la lunghezza della freccia e il punteggio è riportata, e va letta con i suoi limiti. La lunghezza era dichiarata dagli arcieri e variava poco fra loro, la media pubblicata, 644,4 millimetri, è corta per quel livello e lascia un dubbio sulle unità, e soprattutto la lunghezza non è una scelta libera, perché dipende dall'allungo di ciascuno. Il risultato dice che fra arcieri d'élite la lunghezza della freccia non spiega le differenze di punteggio, non che allungarla o accorciarla sia indifferente per lo stesso arciere: cambiarla cambia lo spine.

Dall'allungo allo spine

Lo spine è la rigidità dell'asta, e la regola delle tabelle dei produttori è che vada accordato al libbraggio e alla lunghezza della freccia: più libbre e più lunghezza chiedono un'asta più rigida. Nel registro l'affermazione che lo spine della freccia va accordato al libbraggio e alla lunghezza della freccia è riportata, perché tutti i modelli che l'hanno studiata ci arrivano, ciascuno per una strada diversa, mentre il raggruppamento di arcieri con uno spine adatto e con uno non adatto non è stato ancora misurato. I modelli danno però l'ordine di grandezza. In un modello di ricurvo tarato su misure al banco, allungare l'asta da 705 a 715 millimetri porta il libbraggio con cui la freccia resta accordata da 164,5 a 160 newton, quindi dieci millimetri di freccia valgono quattro newton e mezzo; passare allo spine adiacente ne chiede circa undici, e siccome un ricurvo si regola tipicamente entro il dieci per cento del nominale, a un dato allungo soltanto uno o due spine si lasciano accordare bene. Un modello del 2025 costruito su aste da gara arriva a tabelle con un passo di mezzo pollice e trova che lo spine consigliato cambia già fra lunghezze adiacenti.

Per chi imposta il setup ne vengono due conseguenze. La prima è che l'allungo entra nello spine due volte, perché decide sia la lunghezza della freccia sia il libbraggio reale: con lo stesso arco, l'arciere che apre di più tira più libbre e usa frecce più lunghe, e tutte e due le cose spostano la scelta verso un'asta più rigida. La seconda è che le tabelle vanno lette con il libbraggio misurato al tuo allungo, non con quello inciso. Come lo spine si vede nel volo della freccia lo spiega l'articolo sul paradosso dell'arciere.

La lunghezza dell'arco

Nel ricurvo e negli archi tradizionali la lunghezza dell'arco segue l'allungo: chi apre molto ha bisogno di un arco più lungo, cioè di un riser o di flettenti più lunghi. La ragione è meccanica: un arco corto per il tuo allungo lavora vicino al suo limite, dove un arco senza camme può indurirsi negli ultimi centimetri, e la corda forma con le dita un angolo più chiuso, che le pizzica e sporca il rilascio. Sono regole della pratica e dei costruttori, non risultati di studi. Nel compound la questione si pone in altri termini, perché l'allungo si regola sulla camma e la lunghezza dell'arco si sceglie per altre ragioni.

Le misure del corpo e il punteggio

Fin qui le misure del corpo servivano a dimensionare l'attrezzatura. Molti arcieri, però, si chiedono anche se un certo fisico porti punti, e su questo il registro ha cinque affermazioni, tutte appoggiate a studi trasversali su gruppi piccoli.

Le braccia lunghe

Il caso più studiato è quello delle braccia, e gli studi su arcieri si dividono soprattutto per livello. In un gruppo giovanile e in uno di club il legame compare: in dodici giovani ricurvisti malesi l'apertura delle braccia è la misura più legata al punteggio (rho 0,822), e in ventitré arcieri di club universitario le braccia più lunghe si accompagnano a qualche punto in più a 18 metri, il 6,4 per cento della varianza. Fra gli arcieri di livello nazionale e internazionale, invece, il legame sparisce: in trentatré arcieri indiani nessuna delle undici misure del corpo si lega al punteggio. Nel 2025, poi, non hanno trovato niente nemmeno due campioni molto diversi fra loro, quarantacinque arcieri tradizionali turchi adulti e diciassette ragazzi di scuola media alle prime armi.

Tab. 01 Braccia e punteggio nei campioni di arcieri del registro
Campione Misura Legame con il punteggio
12 giovani ricurvisti malesi Apertura delle braccia Sì, rho 0,822; la statura quasi quanto, 0,80
23 arcieri di club universitario Lunghezza del braccio Piccolo, 6,4 per cento della varianza a 18 m
33 arcieri indiani di livello nazionale e internazionale Indice di apertura e altre dieci misure Nessuno, r = -0,102 per l'apertura
45 arcieri tradizionali turchi adulti Lunghezza del braccio Nessuno, r = 0,243 nelle donne e 0,229 negli uomini
17 ragazzi alle prime armi Braccio, avambraccio, mano, apertura Nessuno, r fra 0,080 e 0,236

Per questo nel registro l'affermazione che gli arcieri con le braccia più lunghe sono più precisi è contestata, e la divisione ha una lettura plausibile. Nei gruppi che mescolano età e livelli le braccia lunghe vanno insieme alla statura, all'età e all'esperienza, e nessuno studio le ha separate, tanto che nei dodici malesi la statura correlava con il punteggio quasi quanto l'apertura; l'ipotesi è che fra arcieri già selezionati la misura smetta di distinguere.

L'allungo

L'allungo, che è la misura che conta sull'arco, ha un solo studio che lo mette accanto al punteggio, su 62 ricurvisti maschi di livello nazionale in Indonesia, e il legame che trova è soprattutto indiretto. L'allungo ha sul punteggio un effetto diretto di 0,15, il 2,25 per cento della varianza, e uno più grande attraverso la tecnica valutata, circa 0,23, perché chi apre di più tende ad avere una tecnica giudicata migliore e chi ha la tecnica migliore fa più punti. L'affermazione che negli arcieri un allungo più lungo si accompagna a punteggi più alti è quindi riportata, con dati presentati in modo poco chiaro e senza separare l'allungo dalla statura, per cui un allungo lungo in assoluto può voler dire soltanto un arciere più alto.

Il profilo dell'arciere di alto livello

Si sente dire spesso che l'arciere ideale ha braccia lunghe e torace stretto, e il profilo in effetti si ritrova. Nei 33 arcieri indiani di livello nazionale e internazionale l'apertura delle braccia supera la statura in tutti, con un indice medio di 104,8, e il torace risulta stretto in tutti; in un piccolo studio del 1987 due arcieri di livello mondiale avevano 180 centimetri di apertura contro i 172-177 di tre arcieri meno esperti di statura simile. Nello stesso campione indiano, però, nessuna delle undici proporzioni si lega al punteggio, che segue soltanto il libbraggio, e nel 1981 sei arcieri universitari giapponesi avevano il torace più stretto, non più largo, dei candidati olimpici del loro paese. L'affermazione che gli arcieri di alto livello hanno braccia lunghe rispetto alla statura e torace stretto è contestata: il profilo c'è, ma sono descrizioni di gruppi minuscoli, senza un confronto con chi non tira, e nessuno ha mostrato che quel fisico aiuti a tirare meglio.

Statura e livello

Sulla statura gli studi che confrontano arcieri di livello diverso si dividono a metà. A favore ci sono 100 ricurvisti indiani in cui i 50 di livello più alto sono più alti di 11 centimetri e più pesanti di 8 chili dei principianti, senza nessun test statistico e in una rivista con criteri editoriali dubbi, e i dodici giovani malesi, dove i migliori sono più alti di circa 12 centimetri ma non più pesanti. Contro ci sono 20 giovani svedesi divisi per livello dagli allenatori, senza differenze di statura né di peso, e i 33 indiani d'élite, in cui statura e peso non si legano al punteggio. Il nodo è l'età: dove i gruppi mettono insieme adolescenti di età diverse, qualche centimetro in più può essere crescita e non selezione, e negli arcieri d'élite giapponesi maschi statura e peso si stabilizzano solo verso i 16 anni. L'affermazione che gli arcieri di livello più alto sono più alti e più pesanti dei principianti è contestata, e la parte sulla statura regge un po' meglio di quella sul peso.

Ricurvo, compound e arco tradizionale

Un'ultima domanda riguarda la divisione, cioè se chi tira con il ricurvo abbia un fisico diverso da chi tira con il compound. I dati sono due, entrambi piccoli. Ai campionati interuniversitari indiani del 2014, su 160 arcieri fra i 18 e i 25 anni, i ricurvisti erano alti in media 176,7 centimetri e pesavano 68,2 chili, contro 160,5 centimetri e 61,7 chili di chi tirava con l'arco tradizionale indiano e 163,3 centimetri e 58,4 chili dei compound; l'autore però non fa nessun test statistico, non dice quanti fossero uomini e quante donne, e la rivista ha criteri editoriali dubbi. Nel 2020 sette arcieri indiani d'élite, quattro compound e tre ricurvisti, vanno nella stessa direzione, 166 contro 172 centimetri, ma senza differenze significative e con un campione troppo piccolo per trovarle. L'affermazione che chi tira col ricurvo è in media più alto e più pesante di chi usa il compound o l'arco tradizionale indiano è quindi contestata, più per povertà di dati che per un conflitto fra studi, e nessuno dei due dice se siano i più alti a scegliere il ricurvo o se contino le squadre e le selezioni.

Messi insieme, questi studi non mostrano che fra arcieri già selezionati le misure del corpo decidano il punteggio, e dove un legame compare ha quasi sempre un'altra spiegazione a portata di mano, come l'età o il livello mescolati nello stesso gruppo. Lo stesso accade con la forza: l'affermazione che la forza delle braccia è legata alla precisione del tiro è contestata, perché gli studi si contraddicono e spesso misurano qualità diverse sotto lo stesso nome. Le misure del corpo restano quindi indispensabili per dimensionare l'attrezzatura, mentre come criterio per individuare il talento non hanno un appoggio solido.

Arcieri e arciere

Il confronto fra uomini e donne è antropometria funzionale prima ancora che setup, e riguarda soprattutto la forza. Nel 1967, su 49 studenti universitari principianti, la forza massima di trazione degli uomini era quasi il doppio di quella delle donne, 69,5 contro 40,1 libbre, e nel 2015, fra 160 bambini di dieci-dodici anni avviati al tiro, i maschi superavano le femmine in tutte le prove di forza pur avendo la stessa statura. L'affermazione che fra chi tira gli uomini hanno una forza di trazione molto maggiore delle donne è riportata, perché i due campioni sono di principianti e di bambini e il secondo riporta solo le medie. Per il setup il dato più utile, però, è il libbraggio: nel gruppo del 1967 gli uomini tiravano in media 30,6 libbre e le donne 21,2, che facendo il conto sulle medie sono il 44 e il 53 per cento della propria forza massima, per cui in proporzione erano le donne a tirare più pesante. Erano anche loro a tirare più lontano dal numero inciso, quasi cinque libbre sotto, ed è nelle donne che quel numero non diceva quasi niente del libbraggio reale.

Il divario di forza, poi, non è uniforme. In quarantacinque arcieri tradizionali turchi fra i 20 e i 35 anni era enorme sulla schiena, 150 contro 73 chili, e più contenuto sulla presa, 39 contro 31, mentre le donne erano più rapide al test di destrezza fine dei nove pioli con entrambe le mani e più flessibili al sit and reach, 29,9 contro 24,9 centimetri, e l'equilibrio su una gamba era uguale. Nello stesso gruppo larghezza delle spalle e lunghezza dell'avambraccio non differivano fra i sessi, il braccio intero sì, 76,08 contro 72,08 centimetri. L'affermazione che fra arcieri e arciere il divario di forza è grande, mentre su flessibilità e destrezza il vantaggio si inverte è riportata: per la forza c'è più di un dato, l'inversione su flessibilità e destrezza poggia su un solo studio, e nessuno dice quanto di queste differenze arrivi al punteggio a parità di libbraggio. Gli altri aspetti, dalla biomeccanica al ciclo mestruale, sono nell'articolo sulle donne nel tiro con l'arco.

Errori comuni nel setup iniziale

Chi inizia sbaglia il setup spesso negli stessi punti, e quasi tutti gli errori nascono da un allungo misurato male o ignorato.

  • Errore 01

    Copiare il setup di un altro

    Prendere arco, frecce e libbraggio del compagno di tiro perché a lui vanno bene. Se il suo allungo è diverso dal tuo, con lo stesso arco tiri un altro libbraggio, le sue frecce hanno una lunghezza che non è la tua e lo spine non è più accordato.

  • Errore 02

    Misurare l'allungo a caso

    Un allungo preso con una postura approssimativa o un ancoraggio incerto registra il difetto, non la misura. Va preso con la tecnica corretta, possibilmente con un istruttore, e ripreso dopo i primi mesi, quando il gesto si è assestato.

  • Errore 03

    Frecce troppo corte

    Per guadagnare un po' di velocità si tagliano le frecce al limite dell'allungo. Se a pieno allungo la punta arretra dietro il rest la freccia può cadere dall'appoggio e finire contro la mano: il margine va tenuto, e nel ricurvo deve lasciare al clicker lo spazio per lavorare.

  • Errore 04

    Leggere il libbraggio sui flettenti

    Scegliere lo spine e il carico sul numero inciso. Quel numero vale all'allungo di riferimento del costruttore, e al tuo allungo il libbraggio può essere diverso di qualche libbra: si misura con una bilancia da arco.

  • Errore 05

    Comprare l'attrezzatura definitiva troppo presto

    Prendere frecce da gara prima che allungo e tecnica siano stabili. Nei primi mesi l'allungo può cambiare, e con lui la lunghezza e lo spine adatti: conviene un setup di base dimensionato sulle misure di oggi, da rifare quando il gesto si è stabilizzato.