Riprendersi mentre si tira è il modo più economico per vedere il proprio gesto da fuori, e la distanza fra quello che l'arciere sente di fare e quello che il video mostra è spesso grande. Su quanto la ripresa faccia salire il punteggio, però, la ricerca dice meno di quanto si creda: i due studi su arcieri che riportano un guadagno escono in riviste con criteri editoriali dubbi, e in entrambi i video si rivedevano insieme a chi allena, per cui il registro tiene la domanda come non studiata. Su che cosa la camera legge bene e che cosa legge male ci sono dati più precisi, anche se piccoli: in tre arciere, per esempio, una camera in diagonale dietro di loro seguiva l'oscillazione verticale della mira e non quella orizzontale.

Qui spiego come riprendersi e che cosa cercare nelle immagini, dove il video misura male e quando un sensore arriva più lontano. Nell'ultima parte c'è il lavoro da soli: come confrontare la sensazione del tiro con la misura, e che cosa dice l'unico studio su arcieri sul diario di allenamento, che è fra i consigli più ripetuti.

Telefono, treppiede e frame rate

Serve poco: uno smartphone che registri almeno a 60 fps, e ci rientrano quasi tutti quelli degli ultimi anni; un treppiede o un supporto da 15-30 euro, perché a mano libera l'immagine si muove più dell'arco; e un'app che vada fotogramma per fotogramma, come OnForm, o anche solo il rallentatore della fotocamera del telefono.

Il frame rate dipende da che cosa vuoi guardare. Per la postura e la routine pre-tiro 60 fps bastano, perché sono movimenti che durano secondi. Il rilascio sta su un'altra scala. Nella misura più fine che abbiamo, sedici arcieri del ricurvo di livello mondiale ripresi a 4.000 fotogrammi al secondo, la corda resta sulle dita 1,9 millesimi e la freccia si stacca dalla corda circa quindici millesimi dopo l'inizio del rilascio; una misura più vecchia, su un arciere della nazionale italiana, dà il doppio, e per questo il registro tiene la cifra precisa come contestata. L'ordine di grandezza, il centesimo di secondo, è lo stesso per tutti, e basta per fare i conti: a 30 fps passa un fotogramma ogni 33 millesimi, quindi l'intero rilascio cade fra due immagini, mentre a 240 fps ne passa uno ogni 4 millesimi circa e il rilascio occupa qualche fotogramma. Le dita che lasciano la corda non le vedi nemmeno così, perché ci mettono meno di un fotogramma, ma vedi bene la mano un attimo prima e un attimo dopo, ed è quello che serve.

Le quattro angolazioni

  1. Frontale

    La camera è ad angolo retto rispetto alla linea che va dall'arciere al bersaglio, dal lato verso cui l'arciere ha il petto. Mostra la postura, la linea delle spalle e la posizione della testa, e inquadra il viso dal lato della mano della corda, per cui si vedono bene anche l'ancoraggio e l'allungo, cioè dove arriva la punta rispetto al clicker. È l'angolazione di base per postura e ancoraggio.

  2. Posteriore

    Anche qui la camera è ad angolo retto rispetto a quella linea, ma dal lato opposto, dietro la schiena. Mostra le scapole e la simmetria delle spalle, e serve a capire se in trazione e in espansione lavora la schiena o il braccio.

  3. Laterale

    La camera sta sul prolungamento della stessa linea, oltre l'arciere, e guarda verso il bersaglio: si chiama laterale perché l'arciere tira di fianco al bersaglio, quindi da qui lo si vede di lato. Mostra la linea di forza, cioè l'allineamento fra freccia, mano della corda e gomito della corda, la linea del braccio dell'arco e la direzione in cui si muovono le mani dopo il rilascio. È l'angolazione di riferimento per l'allineamento.

  4. Close-up del rilascio

    La camera sta vicina alla mano della corda e riprende a 240 fps. Si vedono la mano e le dita un attimo prima e un attimo dopo il rilascio, e la traiettoria della mano. Serve a chi lavora sui dettagli del rilascio.

Per la maggior parte degli arcieri bastano le prime tre; la quarta serve a chi gareggia e lavora sui dettagli più fini del rilascio.

FIG · 01 Quattro angolazioni standard di ripresa Posizione della camera relativa all'arciere e al bersaglio ARCIERE BERSAGLIO FRONTALE LATERALE POSTERIORE CLOSE-UP rilascio
Fig. 01 Le quattro angolazioni standard di ripresa video: frontale, laterale, posteriore (le tre principali) e close-up del rilascio (avanzata, per analisi a 240 fps).

Che cosa cercare nelle immagini

  • Postura

    Dalle angolazioni frontale e posteriore

    Linea delle spalle orizzontale, con la spalla dell'arco che resta bassa anche in trazione; bacino sotto le spalle; busto verticale; testa che ruota verso il bersaglio senza inclinarsi.

    Segnali d'allarme: spalla dell'arco che sale durante la trazione, busto che si piega verso il bersaglio o all'indietro, testa inclinata o che va incontro alla corda.

  • Ancoraggio

    Dall'angolazione frontale

    La mano arriva nello stesso punto a ogni freccia, e la corda appoggia su mento e naso sempre allo stesso modo, o sul riferimento del tuo stile se usi un altro ancoraggio.

    Segnali d'allarme: ancoraggio che si sposta di qualche millimetro da una freccia all'altra, testa che va incontro alla corda invece della mano che arriva al viso, corda che a volte tocca il naso e a volte no.

  • Rilascio

    Dal close-up al rallentatore, poi da frontale e laterale

    La mano della corda arretra lungo il collo, vicina al viso e in linea con la freccia, e la corda parte pulita. Nelle riprese ad alta velocità degli arcieri d'élite le dita restano quasi flesse, ma quello è l'effetto, non un'istruzione da seguire: in quindici arcieri di alto livello, quasi tutti della nazionale statunitense, l'elettromiografia mostra che sette aprono attivamente con gli estensori, e la loro media dell'anno è quasi identica a quella degli altri otto, 1.213 contro 1.209 su 1.440, e il registro tiene come smentita la regola del rilascio che deve essere solo passivo. Al rallentatore si vede anche se la corda tocca il viso partendo: nei sedici arcieri di livello mondiale ripresi a 4.000 fotogrammi al secondo succedeva in quattro, con un contatto leggero, e lo studio non dice se costi punti.

    Segnali d'allarme: mano che si stacca di lato dal viso, mano che va in avanti verso il bersaglio, mano che resta ferma all'ancoraggio senza arretrare.

  • Follow-through

    Dalle angolazioni laterale e frontale

    Dopo il rilascio il corpo si muove molto più che in mira, soprattutto braccia e arco: l'arco cade in avanti nella dragona e la mano della corda arretra, ed è normale. Da guardare è la direzione del movimento, e anche quanto il corpo si scompone: in trentanove arcieri d'élite su una pedana di forza, una velocità massima più bassa del centro di pressione sotto i piedi, dopo il rilascio, andava con frecce di punteggio più alto. Quel dato in video non si vede; quello che si vede, e che di solito si chiede, è il braccio dell'arco che resta alto, verso il bersaglio, anche dopo che la freccia è partita.

    Segnali d'allarme: braccio dell'arco che cade o scarta di lato appena parte la freccia, testa che si alza per seguirla, busto che si apre.

Che cosa il video misura male

Una camera sola dà un'immagine piatta, e lo si dimentica facilmente quando si comincia a misurare. Un angolo letto sullo schermo, per esempio quello del gomito della corda, corrisponde all'angolo reale solo se braccio e avambraccio stanno su un piano parallelo alla camera; se il gomito va verso la camera o se ne allontana, sullo schermo l'angolo cambia anche quando il braccio è fermo. Per questo le misure si confrontano solo fra riprese fatte dallo stesso punto, alla stessa altezza e alla stessa distanza.

La mira è il caso più chiaro. In un confronto fra tre sistemi di misura, tre arciere della nazionale tedesca hanno tirato dodici frecce a testa a 30 metri, riprese da una videocamera a 25 fps posta in diagonale dietro di loro, da un sistema a due camere e da un sensore optoelettronico montato sull'arco. Nell'ultimo secondo prima del rilascio la camera singola seguiva bene lo spostamento verticale del mirino, con correlazioni da 0,69 a 0,97 rispetto al sensore, e non seguiva affatto quello orizzontale, con coefficienti fra -0,31 e 0,25. L'arciera con l'accordo orizzontale peggiore era anche quella il cui arco ruotava di più nel piano frontale: da dietro, una rotazione dell'arco attorno al mirino e uno spostamento laterale si confondono. Sono tre persone, e il registro tiene l'affermazione come riportata, ma la conseguenza pratica è semplice: da una ripresa fatta da dietro puoi giudicare se il mirino sale e scende, non se va a destra e a sinistra.

Poi ci sono le app che disegnano lo scheletro sopra il video. Che il modello trovi spalle, gomiti e polsi si vede a occhio; quanto bene li trovi durante un tiro, con la mano e la corda vicino al viso, non è stato misurato in un modo che si possa leggere. L'unico controllo dell'errore riguarda otto foto ferme di un solo arciere, con un fattore di scala indicato solo per esempi, e il registro tiene la domanda come non studiata. Finché l'errore resta ignoto, le linee disegnate in automatico conviene usarle per vedere l'andamento di un gesto, non per leggerci un grado.

Il cronometro va meglio. Su cinquantotto spezzoni di gara di arcieri del ricurvo di livello mondiale, ripresi frontalmente a 30 fps, un sistema basato sulla stima della posa misura il tempo fra ancoraggio e rilascio con un errore medio di 0,34 secondi rispetto alla misura manuale di un esperto. Funziona perché in ancoraggio l'angolo del braccio della corda smette quasi di cambiare, e infatti, se ci si affida alla sola corda vicino al viso, l'errore sale a 1,4 secondi. Riconoscere tutte le fasi è più difficile: in un altro lavoro, su venti arcieri, un classificatore distingue tre fasi nel 90% dei casi nel ricurvo e nel 76% nel barebow, e si confonde proprio fra trazione con mira ed espansione, dove la postura cambia pochissimo. Il registro tiene come riportato che dal video le fasi si possano riconoscere e cronometrare in automatico, ma un terzo di secondo di errore basta per contare i tempi di una gara, non per giudicare una freccia.

Oltre il video: i sensori

Dove il video arriva male, un sensore può arrivare meglio, a patto di sapere che cosa misura. Un braccialetto con accelerometro sul polso della mano dell'arco, provato su sei arcieri adolescenti in una gara ufficiale, separa i tratti di segnale che contengono un tiro, dall'inizio della trazione al rilascio, da quelli di riposo. Con i tre assi grezzi ci riesce nell'84,5% dei casi; aggiungendo due grandezze calcolate dal segnale, l'accelerazione totale e la sua derivata smussata, sale al 96,0%. Il sensore è lo stesso nei due casi, quindi la differenza la fa l'elaborazione. Non distingue trazione, mira e rilascio una per una: riconosce il tiro rispetto a tutto il resto. È un solo studio, uscito come preprint, che non dice come il modello se la cavi con un arciere che non ha mai visto, e il registro lo tiene come riportato.

L'altro uso dei sensori è il segnale in tempo reale. In un club scolastico giapponese, sull'arco di un principiante sono stati montati un accelerometro e una bussola che memorizzano inclinazione e direzione dell'arco nei tiri finiti nel dieci, e poi avvisano, con una luce accanto al mirino o con un suono, quando l'arco torna entro un grado da quella posizione. Con il segnale la distanza media fra le tre frecce di una volée è scesa da 17,3 a 10,7 cm a 30 metri con la luce e da 11,9 a 5,3 cm a 18 metri con il suono, su dodici volée per condizione. Il testo non dice quanti arcieri abbiano tirato, probabilmente uno solo, e non c'è statistica: il registro tiene l'affermazione come riportata, un caso che promette, non la prova che il gruppo si stringa per merito del segnale.

Un protocollo mensile

  1. Ripresa standardizzata

    Una sessione al mese dedicata alle riprese: 12 frecce per angolazione, in condizioni normali di allenamento, con il treppiede sempre negli stessi punti. Conviene segnarli sul terreno, perché solo riprese fatte dallo stesso punto si possono confrontare.

  2. Analisi a casa

    Con calma si rivede ogni freccia a velocità normale e poi al rallentatore, si confrontano le 12 frecce fra loro per trovare quello che si ripete e infine le si mette accanto alle riprese dei mesi precedenti.

  3. Piano di lavoro

    Si scelgono uno o due elementi tecnici su cui lavorare nelle quattro settimane successive, e il mese dopo si rivaluta tutto con nuove riprese.

A chi comincia una sessione al mese basta: fra una ripresa e l'altra serve il tempo di lavorare su quello che si è visto, e riprese più ravvicinate finiscono per mostrare le stesse cose. Un agonista può riprendersi più spesso, anche a ogni allenamento, purché poi analizzi in modo selettivo. Gli errori più comuni sono due: guardare i video di sfuggita, per gratificazione o per sconforto, e voler correggere tutto quello che si vede in una volta, che finisce per scomporre il gesto. Per questo conviene lavorare su un elemento alla volta e consolidarlo prima di passare al successivo.

Le riprese vanno conservate con un nome che dica data, angolazione e distanza (per esempio 2026-06-15_laterale_70m.mov), in cartelle per anno e mese. Riguardare il proprio tiro di sei mesi o un anno prima fa vedere i cambiamenti lenti, quelli che da un giorno all'altro non si notano.

Sensazione e misura

Il video serve anche a una cosa che si fa poco: confrontare quello che hai sentito con quello che è successo. L'idea ha un appoggio preciso, anche se piccolo. In un lavoro ucraino del 1998 un dispositivo montato sul clicker e sul mirino misurava il tempo fra lo scatto del clicker e il rilascio; dopo ogni freccia l'arciere dichiarava la propria stima di quel tempo e la confrontava con la misura, in un percorso di quindici-ventidue sedute. Dopo sette-dieci sedute l'errore di stima indicato è di 5-8 millesimi di secondo, e nel gruppo sperimentale il tempo del rilascio diventa più regolare e il risultato sportivo sale, mentre nel gruppo di controllo, secondo l'autore, niente cambia. Il numero degli arcieri non è dichiarato, e quei 5-8 millesimi stanno in una tabella che descrive la struttura del metodo, per cui non è chiaro se siano un risultato o un traguardo: il registro tiene come riportato che il confronto fra sensazione e misura insegni a riconoscere il proprio tempo di rilascio.

Che la sensazione da sola non basti lo mostra anche un caso del 2016: un arciere esperto, con un sensore inerziale sull'arco, giudicava cattivi alcuni tiri che le misure davano per buoni, e il giudizio lo dava prima di conoscere il punteggio. Con il video si può fare qualcosa di simile, ed è un'applicazione mia, non quello che lo studio ha provato: subito dopo la freccia dici ad alta voce come l'hai sentita (in tempo, in ritardo, strappata), poi la riguardi. Con una ripresa frontale a 240 fps che inquadri sia il clicker sia la mano, il tempo fra lo scatto e la partenza della corda vale qualche decina di fotogrammi, e lo si conta anche senza strumenti.

Il diario di allenamento

Tenere un diario è fra i consigli più ripetuti a chi si allena da solo, e sugli arcieri c'è un solo studio. Otto arcieri della nazionale di Singapore, olimpico e compound, hanno tenuto per cinque settimane un diario di autoriflessione guidato: alla fine sei su otto avevano la media di sei serie da 36 frecce leggermente più bassa e due leggermente più alta, con variazioni fra 6,8 punti in meno e 1,5 in più (da -2,31% a +0,45%), senza nessun test statistico. Nessuno l'ha compilato per intero, perché le sedute scritte vanno da 9 a 23 su 30, e gli arcieri lo giudicavano utile, 7,63 su 10, soprattutto come promemoria, lamentando però il tempo che porta via e le domande troppe e sempre uguali.

Il registro tiene come riportato che il diario non migliori il punteggio. Con otto persone, senza un gruppo di controllo e con variazioni dentro il rumore normale di una serie di frecce, non è la prova che il diario non serva; è però una ragione per non farne un obbligo. Due righe accanto ai video di ogni sessione, con l'elemento su cui stai lavorando e la sensazione delle frecce migliori e peggiori, servono a ritrovare le cose e a fare il confronto fra sensazione e immagine.

Guardare i video dei campioni

Il confronto con i video di arcieri di alto livello ha un appoggio, piccolo, nei ragazzi che cominciano. In venti bambini arcieri di 9-11 anni, dieci guardavano video di tiri di atleti della nazionale italiana e dieci no: alla valutazione finale dei tecnici trazione e mira erano buone o ottime in 6 bambini su 10 nel gruppo con i video e in 2 su 10 nei controlli, partendo da 1 su 10 in entrambi. Non c'è nessun test statistico, i gruppi non erano sorteggiati, il punteggio al bersaglio non è misurato e il rilascio restava la fase più difficile anche per chi guardava i video; il registro tiene l'affermazione come riportata.

Per un arciere già formato il problema è che cosa copiare. Dal 1990 a oggi ogni campione misurato trova arcieri d'élite molto costanti con se stessi e diversi fra loro, negli angoli, nei muscoli e nei tempi, e nei video di gara dei primi quindici uomini e delle prime quindici donne del ranking mondiale ogni fase del tiro ospita almeno due stili. L'idea di un'unica tecnica corretta condivisa dai campioni il registro la tiene come smentita, e quindi copiare la forma esterna di un campione serve a poco. Quello che hanno in comune è un gesto che si ripete con grande costanza freccia dopo freccia: è con quella costanza che conviene confrontare le tue dodici frecce, più che con la loro forma.

Rivedere i video con chi ti allena

Il limite più grosso del self-coaching col video è che vedi solo i problemi che sai già riconoscere: quelli che non ti sono familiari restano invisibili anche quando un occhio allenato li nota subito. Per questo conviene rivedere i video ogni tanto con un tecnico esperto, in presenza o a distanza, anche solo mandandoglieli fra una lezione e l'altra.

Fra gli studi su arcieri, è anche l'unico uso del video in cui il punteggio sia salito. In 31 arcieri thailandesi di livello nazionale e internazionale il punteggio su 10 frecce a 70 metri è passato da 78,96 a 85,61 dopo un periodo di lavoro con il video e le correzioni individuali di esperti, senza gruppo di controllo; in 60 arcieri under 18 divisi a metà, chi si riprendeva in video e rivedeva le riprese con l'allenatore ha guadagnato 4,23 punti in un test a 40 metri, contro gli 0,27 del gruppo che si allenava come sempre. Entrambi gli studi escono però in riviste con criteri editoriali dubbi, e una sede dubbia non decide mai uno stato: il registro li riporta, ma tiene come non studiate sia l'idea che rivedere i video con chi allena faccia progredire più in fretta, sia quella che riprendersi in video faccia salire il punteggio. Del resto, anche così come sono, dicono che migliora un arciere che guarda i propri tiri insieme a chi lo allena, non che sia il video da solo a farlo.

Il tecnico in presenza resta insostituibile per la correzione fisica della postura e per l'intervento sul momento; il video aggiunge la possibilità di rivedere lo stesso istante quante volte serve e di confrontare un mese con l'altro. Online si raccolgono pareri da molti arcieri, ma spesso si contraddicono, e chi comincia fatica a distinguere il consiglio qualificato dall'opinione: meglio un solo tecnico di cui conosci il lavoro.

App e software

OnForm permette di annotare, mettere due video fianco a fianco e sovrapporre griglie e linee. Per un'analisi di base bastano la fotocamera del telefono con il rallentatore e un lettore che vada fotogramma per fotogramma, come VLC sul computer. Kinovea, gratuito e open source, misura angoli, traiettorie e velocità, con i limiti della camera singola visti sopra, e all'inizio chiede un po' di tempo per impararlo. È lo stesso tipo di analisi che ho voluto rendere più accessibile costruendo Eyercer, il software che uso con i miei atleti.