Basta guardare una linea di tiro per vedere quante cose gli arcieri si portano addosso oltre all'arco. Sulla corda di molti ricurvi c'è il kisser, il bottoncino che all'ancoraggio tocca le labbra; in testa, appena c'è un po' di sole, un cappello con la visiera; addosso una maglia aderente con il paraseno sopra, e c'è anche chi in mira stringe i denti su un bite. Sono oggetti che si scelgono per abitudine, perché li porta l'allenatore o perché li portano tutti, e prima o poi ci si chiede se servano a qualcosa.

Sull'arco e sulle frecce la ricerca ha misurato molto, dal libbraggio agli stabilizzatori allo spine. Su questi accessori, invece, il registro ha cinque affermazioni, e dietro ci sono in tutto quattro studi, che insieme raccolgono una cinquantina di persone, e solo una parte di loro tira con l'arco. Nessuno dei quattro ha registrato un punteggio. Quello che segue è il resoconto di che cosa è stato misurato per ciascun oggetto, e di quanto se ne può ricavare.

Quattro studi e una cinquantina di persone

I quattro lavori sono molto diversi fra loro, e conviene vederli insieme prima di entrare nel dettaglio. Due raccolgono opinioni: un questionario indonesiano sul cappello e sul kisser, e il giudizio di comodità su un prototipo di maglia da tiro. Gli altri due misurano qualcosa sul corpo, cioè l'attività dei muscoli delle gambe in chi indossa l'abbigliamento da tiro e l'oscillazione di un arciere che porta un bite. Nessuno mette in relazione l'accessorio con il punto in cui arriva la freccia.

FIG · 01 Che cosa è stato misurato, oggetto per oggetto Le cinque affermazioni del registro e, per confronto, i plantari Opinioni Corpo Punteggio Stato Kisser 15 persone · questionario riportato Cappello le stesse 15 · questionario non studiato Maglia con protezioni 6 arcieri e 2 esperti · prototipo riportato Peso dell'abbigliamento 30 non arcieri · elettromiografia non studiato Bite 1 arciere · pedana di forza contestato PER CONFRONTO Plantari 15 arcieri compound · pedana di pressione riportato misurato o raccolto non misurato Opinioni: questionari e giudizi di comodità. Corpo: muscoli o oscillazione su pedana.
Fig. 01 Ogni riga è un oggetto, con le persone coinvolte e il tipo di studio. I cerchi pieni indicano che cosa è stato raccolto o misurato; a destra lo stato dell'affermazione nel registro. I plantari sono un'affermazione della tecnica, messa qui come termine di paragone. Dati dalle schede del registro.

Come termine di paragone nella figura c'è anche un sesto oggetto che si porta addosso, il plantare, perché è l'unico per cui qualcuno ha misurato nello stesso esperimento l'oscillazione del corpo e il punteggio. Ci torno più avanti, dopo aver guardato gli altri uno per uno.

Il kisser

Il kisser è un riferimento in più per l'ancoraggio: la mano porta la corda sotto il mento, e il bottone sulla corda conferma con il contatto sulle labbra che testa e corda sono nella posizione di sempre. Su come lo vivono gli arcieri l'unico dato viene da un questionario chiuso, compilato online da quindici persone fra esperti, dirigenti di un comitato provinciale, allenatori e arcieri indonesiani. Undici avevano usato un kisser e quattro mai. Alla domanda se il kisser distragga durante il tiro undici hanno risposto di no e quattro di sì, e la domanda è stata fatta a tutti e quindici, anche a chi non l'aveva mai provato.

I quattro che lo trovano fastidioso danno tre motivi: la fatica ad abituarsi, il rischio di piccole lesioni e il cattivo odore dopo un uso prolungato. Tutti e quindici rispondono che il kisser non è obbligatorio, e dodici vedrebbero bene un ausilio alternativo per la costanza. Conta anche da dove viene il questionario, perché è la prima fase dello sviluppo di un cappello che gli autori hanno pensato per sostituire il kisser: un'indagine che cerca proprio le ragioni per proporre un'alternativa. Per questo l'affermazione che la maggior parte degli arcieri non trova il kisser fastidioso è riportata e non di più, trattandosi di un'opinione di poche persone raccolta con uno scopo dichiarato.

La domanda che interessa a chi tira, cioè se con il kisser l'ancoraggio si ripeta meglio e il punteggio salga, nessuno l'ha messa alla prova confrontando tiri con e senza kisser negli stessi arcieri. Quello che si sa sull'ancoraggio, raccolto nell'articolo dedicato, riguarda la mano, la testa e la corda, non il bottone.

Il cappello e la luce

Lo stesso questionario faceva sei domande sul cappello, ed è l'unica fonte anche su questo. Tutti e quindici dicono di portare spesso il cappello in allenamento e in gara, e tutti e quindici rispondono che aiuta contro i disturbi visivi dovuti alla luce, come l'abbagliamento. Sul resto il gruppo si divide: dodici dicono che il cappello dà più sicurezza, nove che aiuta nel tiro e nove che influisce su tecnica e postura, mentre soltanto sei pensano che aiuti un principiante a restare costante, che era proprio l'idea su cui gli autori costruivano il loro prodotto.

FIG · 02 Quindici risposte sul cappello e sul kisser Persone su 15 per risposta · esperti, dirigenti, allenatori e arcieri indonesiani CAPPELLO Porta spesso il cappello 15 Il cappello aiuta nel tiro 9 Dà più sicurezza 12 Ripara dai disturbi da luce 15 Influisce su tecnica e postura 9 Aiuta il principiante a essere costante 6 KISSER Ha usato il kisser 11 Non lo trova fastidioso 11 Non lo considera obbligatorio 15 Vorrebbe un ausilio alternativo 12 0 5 10 15 Le domande sul kisser sono state fatte a tutti e 15, anche a chi non l'aveva mai usato.
Fig. 02 Le dieci domande del questionario, nell'ordine in cui sono state poste, con quante delle quindici persone hanno dato ciascuna risposta. Era un'indagine per sviluppare un cappello che sostituisse il kisser, e le risposte sono opinioni, non misure. Dati ridisegnati dal testo dello studio.

L'unanimità sull'abbagliamento colpisce, ma va letta per quello che è. Le domande le faceva chi stava progettando il cappello a persone che poi l'avrebbero usato, con risposte solo sì o no e in un gruppo che mescola tecnici, dirigenti e arcieri; e nessuno ha confrontato tiri con e senza visiera, sotto il sole o con una luce controllata. Il registro tiene queste risposte come contesto, e l'affermazione che il cappello riduce i disturbi visivi da luce in allenamento e in gara risulta non studiata: quindici persone dicono che cosa ne pensano, non quanto il cappello cambi quello che si vede in mira né il punteggio.

Può sembrare strano che lo stesso questionario sostenga una scheda e non l'altra. La differenza sta nella domanda. Se il kisser dia fastidio è una sensazione, e su una sensazione l'opinione di chi tira è già una risposta, anche se debole; se il cappello riduca i disturbi visivi, invece, è un effetto, e un effetto va misurato.

La maglia con le protezioni cucite dentro

Con lo stesso criterio si legge il lavoro sulla maglia. Due ricercatori di un'università di Medan, a Sumatra, hanno cucito in una maglia da tiro un paraseno in gommapiuma e un parabraccio in similpelle, così che l'arciere non debba più allacciare le protezioni separate, e l'hanno fatta provare agli arcieri di un club della città. Due giudici esperti le hanno dato 83 e 88 su 100. Il voto più basso viene dall'esperto di tiro con l'arco, che ha messo 7 su 10 proprio all'innovazione e al potenziale commerciale e 8 su 10 alla comodità, mentre l'esperta di abbigliamento alla comodità ha dato 10.

Più dei voti sono interessanti le due correzioni chieste dai sei arcieri del club, fra bambini, ragazzi e adulti, che hanno provato la prima versione. Il paraseno, che era un quadrato di gommapiuma sul petto, andava allargato fino alla spalla secondo la misura del torace di ciascuno; in cima alla manica serviva più tessuto, perché la manica non frenasse la trazione. Con queste modifiche la maglia è stata provata una seconda volta, e gli autori scrivono che il 90% dei partecipanti la trovava comoda ed efficace, una percentuale che su sei persone non corrisponde a un numero intero e che non dice a quale delle due versioni si riferisca.

L'affermazione che una maglia da tiro con paraseno e parabraccio integrati è giudicata comoda dagli arcieri è quindi riportata. È un giudizio di comodità, cioè esattamente quello che l'affermazione dice, ma viene da sei persone e da un solo lavoro di sviluppo in una rivista regionale, con un questionario che l'articolo non riporta. Se la maglia faccia toccare meno la corda, o tirare meglio delle protezioni separate, nessuno l'ha misurato.

Il peso dell'abbigliamento e le gambe

Il quarto lavoro, uscito nel 2024 in una rivista universitaria iraniana, pone una domanda più fisica: se indossare l'abbigliamento da tiro cambi il modo in cui lavorano i muscoli delle gambe. Trenta ragazzi fra i 18 e i 25 anni, che non tiravano con l'arco, hanno scoccato tre frecce a dieci metri senza e con l'abbigliamento, mentre l'elettromiografia registrava otto muscoli della gamba nella presa dell'arco, nella trazione e nel rilascio. Metà del gruppo era non vedente, e l'effetto dell'abbigliamento è stato calcolato su tutti e trenta insieme.

Anche preso per quello che è, il risultato è magro. Fra muscoli, fasi del tiro ed effetti, le prove statistiche sono settantadue, senza correzione per i confronti multipli, e solo quattro scendono sotto la soglia di 0,05; di queste una sola riguarda l'abbigliamento, l'attività del vasto mediale al rilascio, mentre le altre tre separano i due gruppi. Gli autori ne deducono che l'abbigliamento possa aiutare l'equilibrio, ma un effetto su ventiquattro combinazioni di muscolo e fase non regge la conclusione. Il registro, poi, non appoggia le sue affermazioni su un campione per metà non vedente quando la domanda riguarda chi tira di solito, per cui lo studio resta contesto e l'affermazione che il peso dell'abbigliamento da tiro non cambia il lavoro dei muscoli delle gambe è non studiata, in una direzione come nell'altra.

Il bite e l'oscillazione in mira

Il bite è l'unico di questi oggetti misurato sul corpo di un arciere. Nel 1992 un gruppo di odontoiatri giapponesi ha messo su una pedana stabilometrica, in posizione di mira, un arciere di ventidue anni, titolare nella sua squadra di tiro con l'arco. Prima hanno stabilito quanto i suoi valori variassero da soli, con nove misure in tre giorni; poi gli hanno fatto portare tre bite in resina che alzavano la chiusura dei denti di 2, 5 e 10 millimetri.

Solo il più spesso ha cambiato qualcosa. Con il bite da 10 millimetri l'area dell'oscillazione e la lunghezza del percorso del centro di pressione scendevano sotto la variabilità normale dell'arciere già cinque minuti dopo averlo messo, e la riduzione più grande arrivava a trenta minuti. Con 2 e 5 millimetri i valori restavano dentro quella variabilità fino a sessanta minuti. Lo stesso esperimento dice quindi sì per un bite e no per gli altri due, e per questo l'affermazione che un bite che alza il morso riduce l'oscillazione del corpo in mira è contestata.

Anche il risultato positivo ha confini stretti. L'arciere è uno solo, e mancava un bite senza rialzo, per cui l'effetto dello spessore non si separa da quello di avere qualcosa in bocca o di abituarsi alla pedana. Il bersaglio stava a circa un metro, quindi il compito visivo non era quello di un tiro, e il punteggio non è stato registrato. Gli autori stessi scrivono che ogni arciere potrebbe rispondere in modo diverso.

L'oscillazione e il punteggio

Anche se un bite riducesse l'oscillazione in tutti, resterebbe da capire quanto valga in punti. Su questo il registro ha molto più materiale, e l'affermazione che meno il corpo oscilla in mira, migliore è il tiro è riportata, perché gli studi su pedana di forza vanno quasi tutti nella stessa direzione. Ci sono però due precisazioni che pesano proprio qui. Negli arcieri d'élite le frecce peggiori arrivano con un centro di pressione più veloce, e le oscillazioni degli élite sono più piccole ma più rapide di quelle degli intermedi, per cui non conta solo quanto il corpo si muove ma anche come. Nel campione più grande di arcieri d'élite, poi, l'oscillazione che predice il punteggio è quella dopo il rilascio, non quella dei secondi di mira che il bite del 1992 riduceva.

L'unico accessorio provato anche sul punteggio

Che cosa voglia dire mettere alla prova un accessorio lo mostra il plantare, l'unico oggetto che si porta addosso per cui il registro ha insieme l'oscillazione e il punteggio. Quindici arcieri compound universitari, con esperienza di gare nazionali, hanno tirato quindici frecce a 30 metri prima con un plantare piatto e poi con uno che sostiene l'arco plantare. Con il secondo il punteggio medio per freccia saliva da 9,58 a 9,74 e il centro di pressione si spostava meno, anche se l'area complessiva di oscillazione dei due piedi non cambiava.

L'ordine delle condizioni era fisso, sempre prima il plantare piatto e poi l'altro, quindi il guadagno non si separa dall'abitudine alla prova, e l'affermazione che i plantari con sostegno dell'arco plantare migliorano stabilità e punteggio è riportata. È un risultato piccolo, da uno studio solo e su un solo tipo di arco, ma ha il punteggio fra gli esiti, ed è il tipo di prova che per kisser, cappello, maglia e bite nessuno ha fatto.

Cosa ne ricavo per il campo

Da questi studi non esce nessuna indicazione su quale accessorio porti punti, perché nessuno l'ha misurato. Escono però un paio di cose utili, e per il resto la scelta resta di chi tira, che può farla anche solo per comodità.

Sul kisser l'unico dato dice che alla maggior parte di chi ha risposto non dà fastidio e che nessuno lo considera obbligatorio. Io lo terrei se dà un riferimento che si sente sempre nello stesso punto delle labbra, e lo controllerei come si controlla il resto dell'ancoraggio: ogni tanto una foto di profilo a pieno allungo, fatta sempre dalla stessa posizione, per vedere se il bottone tocca dove deve o se si è spostato sulla corda. Se invece dà fastidio, i motivi raccolti nel questionario sono gli stessi che si sentono in campo, e toglierlo non va contro nessun risultato.

Sul cappello nessuna misura dice quanto aiuti, e nessuna dice il contrario, mentre il sole negli occhi in mira lo conosce chiunque abbia tirato all'aperto. L'unica cosa che controllerei è pratica: a pieno allungo la visiera non deve toccare la corda né entrare nella linea fra l'occhio e il mirino, e con il proprio ancoraggio lo si verifica in pochi tiri.

Sulla maglia le due correzioni chieste dai sei arcieri indicano i due punti in cui l'abbigliamento interferisce con il tiro: il petto, dove passa la corda, e la parte alta della manica, che si tende in trazione. Qualunque cosa si indossi, sono i due punti da guardare a pieno allungo, magari in un video ripreso da dietro e di lato.

Sul bite non ricavo nessuna indicazione. Un arciere solo, con il bersaglio a un metro e senza punteggio, non basta per mettersi qualcosa in bocca per tirare, e un bite resta un dispositivo dentale, cioè una scelta che riguarda il dentista e non la mira. Sul peso dei vestiti, infine, non c'è niente che suggerisca di cambiare quello che si indossa.

Dove si fermano le misure

Per tutti e quattro gli accessori la domanda che conta per chi tira è la stessa, ed è rimasta fuori dagli studi: se l'oggetto cambi il punteggio, o almeno il gruppo, negli stessi arcieri che tirano con e senza. Gli studi che ci sono rispondono ad altre domande (comodità percepita, opinioni, l'attività di alcuni muscoli, l'oscillazione di un arciere) e lo fanno con campioni di sei, quindici e trenta persone, o di una. Per kisser e cappello, in più, le risposte vengono da un questionario che cercava le ragioni per un prodotto nuovo. Il plantare mostra che una prova con il punteggio fra gli esiti si può fare con quindici arcieri e quindici frecce per condizione; per gli accessori di questo articolo nessuno l'ha ancora fatta, e quello che se ne dice in campo, per ora, viene dall'esperienza di chi li porta.