Sotto il nome di tiro con l'arco convivono almeno tre modi di tirare. Il ricurvo olimpico ha il mirino, il clicker e gli stabilizzatori, e la corda si lascia con le dita. Il compound ha le camme, lo sgancio meccanico, il peep sulla corda e lo scope con la lente. Il tiro senza mirino, istintivo o con l'arco nudo, si fa con archi tradizionali come il longbow oppure con un ricurvo senza mirino né stabilizzatori, e la corda si lascia ancora con le dita.

La ricerca ha messo a confronto questi stili in modo molto diseguale. Quasi tutti i dati riguardano ricurvo e compound, e quelli sull'attrezzo e sul punteggio sono più netti di quelli sul corpo: nel compound d'élite si tirano più libbre, la freccia parte molto più veloce e, per quanto mostra l'unico arco studiato a fondo, si flette appena; e nel confronto più diretto, con ciascuno alla propria distanza di gara, il compound segnava di più. Sul modo in cui il corpo lavora, invece, i due studi che hanno misurato l'equilibrio arrivano a conclusioni opposte, e anche l'idea che chi tira con il ricurvo si faccia male più spesso viene da un solo campione, mentre un secondo studio, sul dolore alla spalla, non ha trovato differenze fra i due archi. Sul tiro senza mirino i dati sono pochi, e quasi nessuno lo mette a confronto con gli altri due stili, per cui nelle pagine che seguono il confronto è soprattutto fra ricurvo e compound, e quando parlo dell'istintivo lo dico.

Come si mira nei tre stili

La prima differenza che si vede è il sistema di mira. Nel ricurvo olimpico l'arciere allinea la punta del mirino al centro del bersaglio e regola il mirino per ogni distanza, mentre il clicker gli dà un riferimento fisso per l'allungo. Nel compound i riferimenti sono due: il peep, un piccolo foro nella corda attraverso cui si guarda, fissa la posizione dell'occhio, e lo scope, una lente con un punto o un cerchio al centro, dà il punto di mira. È una combinazione che lascia all'occhio poco margine per spostarsi, e in cambio chiede una messa a punto più lunga.

Nel tiro senza mirino le scuole sono due. Nell'istintivo l'arciere guarda il bersaglio e non l'arco o la freccia, e la mira si costruisce con la ripetizione, finché il corpo trova da solo l'alzo giusto per la distanza. Nell'arco nudo da gara la mira è quasi sempre consapevole: si usa la punta della freccia come riferimento e, secondo la distanza, si sposta la presa sulla corda (string walking) o l'ancoraggio sul viso (face walking), oppure si stima lo scarto fra punta e centro (gap shooting). Anche il gun barrel, cioè guardare lungo l'asta per allinearla al bersaglio, appartiene a questa seconda famiglia. I tempi che si leggono in giro per arrivare a un livello affidabile con ciascuno stile sono stime di campo e non misure, e cambiano molto da una persona all'altra.

L'attrezzatura in numeri

Sull'attrezzo il confronto fra ricurvo e compound ha numeri precisi, anche se quasi ognuno viene da un solo studio. Il più ampio è una fotografia degli assetti di 61 arcieri alla tappa di Shanghai della Coppa del Mondo 2025: nel compound il libbraggio medio è di 56,6 libbre contro 46,8 nel ricurvo, e varia molto meno da un arciere all'altro, con una deviazione standard di 3,0 libbre contro 6,0. Le frecce risultano più corte nel compound, 71,1 centimetri contro 75,6, ma la media è abbassata da una lunghezza di 28,9 centimetri che ha l'aria di essere stata scritta in pollici, e l'allungo degli arcieri non è riportato. Sul peso della freccia le due discipline non si separano in modo netto, il che non basta a dire che i pesi siano uguali.

Negli stessi arcieri la freccia del compound parte molto più veloce, a circa 89 metri al secondo contro 66, una volta convertiti i valori dello studio, che li dichiara in metri al secondo mentre hanno senso solo in piedi al secondo. Ogni misura disponibile va nella stessa direzione, dai compound provati in laboratorio, fra 70 e 82 metri al secondo, alla coppia di archi con lo stesso allungo misurata nel 2020 in uno studio sul vento, 78,9 contro 57,2. Nessun confronto, però, è stato fatto a parità di libbraggio e di freccia, quindi quanto della differenza venga dalle camme e quanto dalle libbre in più non si può dire.

Cambia anche il modo in cui la freccia si piega uscendo dall'arco. Su un compound a camma singola montato su una macchina da tiro, fotografie e un modello della freccia danno una flessione verticale massima di pochi millimetri, mentre per il ricurvo l'autore, da altri lavori, se ne aspetta da 10 a 15; la freccia entra nell'aria quasi allineata, con un angolo d'attacco di -0,4 gradi in verticale. È un arco solo, e lo stesso autore scrive che fra i compound le differenze di progetto rendono difficile una regola generale. Dallo stesso lavoro viene un dato che interessa chi sceglie le frecce: con lo sgancio, due spine più rigidi del consigliato, 420 e 380 al posto del 470, raggruppavano come quello consigliato, ben dentro un cerchio di 40 millimetri di diametro a 35 metri, cambiando soltanto la taratura del mirino. Le frecce erano solo più rigide, mai più morbide, e che con il ricurvo e le dita la scelta dello spine sia più stretta è una deduzione dell'autore, non una misura.

L'ultima differenza è la più nota, ma quanto pesi a pari forza di picco nessuno l'ha misurato su un ricurvo e un compound reali. Nel compound, superato il picco, le camme fanno crollare la forza da tenere: in un compound di serie misurato in laboratorio nel 2015, con un picco di circa 200 newton, il let-off a pieno allungo era di circa il 65 per cento, quindi in mira se ne teneva circa un terzo, e nei tre compound misurati finora l'energia accumulata va da 73,7 a 96,5 joule, un arco per volta. Il ricurvo e gli archi tradizionali non hanno let-off, e a pieno allungo si tiene tutto il libbraggio; nelle tre repliche di archi tradizionali portate al dinamometro la forza sale quasi in linea retta fino a 50 centimetri di allungo. Quanto valga il vantaggio a pari forza di picco lo dice solo un modello del 2012, con un ricurvo che esiste soltanto nel calcolo: il compound accumula il 75 per cento di energia in più e, a pari energia, si tiene in mira con una forza 2,3 volte più bassa.

Tab. 01 Ricurvo e compound nei dati del registro
Misura Ricurvo Compound Da dove viene
Libbraggio medio 46,8 lb 56,6 lb 61 arcieri di Coppa del Mondo, 2025
Velocità della freccia circa 66 m/s circa 89 m/s Gli stessi arcieri, valori convertiti da piedi al secondo
Lunghezza della freccia 75,6 cm 71,1 cm Gli stessi arcieri; la media del compound risente di un probabile errore di trascrizione
Flessione verticale massima della freccia 10-15 mm attesi pochi millimetri Un compound su macchina da tiro e un modello, 2011; il ricurvo da altri lavori
Forza tenuta in mira tutto il libbraggio circa un terzo del picco Un compound di serie misurato in laboratorio, 2015
Energia a pari forza di picco riferimento 75 per cento in più Un modello, 2012, con un ricurvo simulato
Punti per freccia, ciascuno alla sua distanza 8,3 a 70 m 9,1 a 50 m 37 arcieri pre-élite di Taiwan, 2025

Per il tiro senza mirino i numeri sono meno, e non vengono da confronti con gli altri due stili. I due campioni di arcieri tradizionali esperti misurati finora, dieci malesi di tecnica Mamluk e dieci turchi con arco ricurvo composito, tirano archi intorno alle 41-42 libbre, 41,5 e 42,25 in media; sono due scuole precise, e il dato non vale per ogni tradizione. Chi sta scegliendo il proprio libbraggio trova il resto nell'articolo sulla scelta del libbraggio.

Il rilascio: le dita o lo sgancio

Con le dita la corda scivola sui polpastrelli mentre la presa si rilassa, ed è da quello scivolamento che la freccia comincia a flettersi. L'unico esperimento che ha messo a confronto i due rilasci sulle stesse frecce, con un ricurvo montato su un robot, ha misurato un'oscillazione di 1,22 millimetri con uno sgancio meccanico e di 6,86 nei tiri di due arcieri di livello nazionale, più di cinque volte tanto, con la stessa frequenza intorno agli 86 hertz. Sono 72 tiri e due arcieri, e lo studio non dice se quella flessione in più allarghi il gruppo; sul ricurvo, del resto, la flessione è proprio ciò che fa passare la coda della freccia oltre il riser, il paradosso dell'arciere.

Nel ricurvo olimpico il momento del rilascio lo segna il clicker: l'arciere continua ad aprire finché la punta supera la lamina, e lo scatto dà il via. Di solito lo si insegna come una reazione a quel suono, ma in nove arcieri delle nazionali tedesche l'intervallo fra lo scatto e la partenza della corda era più breve del loro tempo di reazione a un suono, come se il gesto fosse già avviato quando arriva il click; è un solo studio, e il risultato regge solo nel confronto con il compito di reazione più simile al tiro. Nel compound il comando passa allo sgancio, con il grilletto sotto il pollice o l'indice oppure a tensione dorsale, e la domanda su che cosa faccia partire il colpo riguarda il modo in cui l'arciere aziona il meccanismo. Nel tiro senza mirino il rilascio resta con le dita, e di solito è l'arciere a decidere quando lasciare, senza un segnale esterno.

Posizione, equilibrio e muscoli

Anche nella posizione dei piedi i due archi si distinguono. In undici giovani arcieri russi qualificati, cinque del ricurvo e sei del compound, la differenza più visibile nella stance abituale era l'apertura del piede posteriore verso il bersaglio, 16 gradi nel ricurvo e 6 nel compound. In quella posizione il peso pendeva verso la gamba davanti in entrambi gli archi, ma molto di più nel ricurvo, con un'asimmetria del 29,5 per cento contro il 7,8 del compound; su questo, però, gli studi non sono d'accordo, e lo stesso lavoro mostra che, girando il piede davanti a T, il carico passa sulla gamba dietro.

È sull'equilibrio che i dati si contraddicono. Lo studio russo trova i compoundisti molto più stabili nei due secondi prima del rilascio, con un indice di qualità dell'equilibrio del 69,9 per cento contro il 40,3 dei ricurvisti, e con la stance a T l'equilibrio peggiora molto di più nel ricurvo, del 64,8 per cento contro il 38,6. L'articolo, però, dà le due medie senza un test fra i gruppi, e i gruppi sono di cinque e sei persone. Il confronto più ampio, su 19 ricurvisti e 18 compoundisti pre-élite di Taiwan misurati su un campo regolamentare, dice quasi l'opposto per il mezzo secondo prima del rilascio: il centro di pressione percorre 51,9 millimetri nel ricurvo e 61,6 nel compound, e l'oscillazione laterale è di 1,1 millimetri contro 1,5. Dopo il rilascio i ruoli si invertono, perché il compound oscilla meno avanti e indietro, 3,2 millimetri contro 5,4, mentre sette delle quattordici misure confrontate non cambiano fra i due archi. Le due letture si conciliano solo in parte: i russi usavano un indice sintetico su due pedane, i taiwanesi lo spostamento del centro di pressione, e a Taiwan i due archi tiravano a distanze diverse, 70 e 50 metri. Per questo il registro tiene la prima affermazione come riportata e la seconda, che il corpo si muova allo stesso modo nei due archi, come contestata.

Anche i muscoli lavorano in modo diverso, ma i dati sono pochi. Nel ricurvo, salendo di livello, la trazione si regge sempre più con la schiena: in trenta arcieri giapponesi, nel secondo prima dello scatto del clicker, il trapezio inferiore lavorava al 54,0 per cento della contrazione massima negli élite contro il 34,0 dei principianti, mentre in 24 compoundisti l'attivazione del cingolo scapolare non distingueva i livelli, probabilmente perché a pieno allungo il carico lo regge il rilascio meccanico. Il confronto diretto fra i due archi viene da due tesi di laurea dello stesso laboratorio, su sette e sei arcieri esperti con un ricurvo e un compound da 55 libbre, senza test statistici: con il compound i muscoli lavorano di più nel primo tratto della trazione, quando la forza è al massimo, e meno dopo il let-off. Il quadro è contestato. Sulla forza c'è un solo confronto: nei 37 arcieri taiwanesi i ricurvisti avevano più forti i muscoli che tengono aperta la trazione, per esempio gli abduttori orizzontali dal lato della corda, 19,0 contro 15,4 chilogrammi-forza, anche se nel gruppo del ricurvo c'erano più uomini e il peso corporeo medio era più alto.

Un ultimo dato riguarda chi tira senza l'appoggio delle gambe. L'unico studio sui tempi del tiro nei para-arcieri, su sette arcieri d'élite coreani del ricurvo, ha trovato che i quattro in carrozzina impiegavano 2,23 secondi a trazionare e 4,41 a mirare, contro 0,99 e 3,04 dei tre che tiravano in piedi, con un punteggio quasi uguale, 57 contro 56 su sei frecce. Chi tira in piedi nella classe ARST ha comunque una disabilità, e il compound non era nello studio: l'idea, che si sente spesso, che il compound sia più adatto a chi ha limitazioni fisiche resta un'opinione di campo.

Il punteggio

Nelle classifiche il compound segna più del ricurvo, ma le due divisioni non tirano sullo stesso bersaglio: il compound tira a 50 metri su una visuale da 80 centimetri con il dieci da 8, il ricurvo a 70 metri su una da 122 con il dieci da 12,2. Il confronto più diretto fa tirare ciascuno nella propria prova, e in 37 arcieri pre-élite di Taiwan il punteggio medio per freccia era 9,1 nel compound e 8,3 nel ricurvo, con una differenza grande e una dispersione fra atleti meno della metà nel compound. Un campione indiano e uno croato, più piccoli, vanno nella stessa direzione, mentre uno studio svedese del 1999 su venti ragazzi non trovava differenze, e quanto del divario venga dall'arco e quanto da bersaglio e distanza non è stato separato. Anche i gruppi sembrano più stretti nel compound, ma l'unico confronto diretto, undici compoundisti e otto ricurvisti a 18 metri, riporta il risultato solo a parole, senza i valori per stile.

Al vertice il compound arriva molto vicino al massimo. Alla prima tappa di Coppa del Mondo del 2013 sedici uomini hanno fatto 350 o più su 360 nelle prime 36 frecce, e i primi ventidue della classifica hanno perso in tutto sei punti per gruppi non centrati sul bersaglio. Da qui l'idea che nel compound le differenze fra arcieri quasi scompaiano, che un conto in proporzione però ridimensiona: nella stessa analisi una posizione di classifica vale circa 0,7 punti su 720 nel compound e 1,4 su 1440 nel ricurvo, cioè lo 0,1 per cento del massimo in entrambi, e l'affermazione resta contestata. Nel ricurvo, invece, anche ai massimi livelli la maggior parte delle frecce non è un dieci: nelle gare professionistiche cinesi finisce nel dieci una freccia su cinque, in otto arcieri francesi di alto livello a 70 metri il 30,2 per cento.

Gli infortuni

L'idea che il ricurvo esponga di più agli infortuni viene da un solo studio, del 2016: fra 239 arcieri della Florida, intervistati in gara e nei club, aveva avuto un infortunio legato al tiro il 53,9 per cento di chi usava il ricurvo contro il 35,3 di chi usava il compound. Lo stesso lavoro trova però che il tipo di arco spiega poco, con una correlazione di 0,186, e non separa l'effetto dell'arco da quello del sesso, visto che le donne si infortunavano più degli uomini e le arciere del ricurvo più di tutti, al 70,7 per cento. Un anno dopo, fra 156 arcieri agonisti indiani, il dolore alla spalla non cambiava con l'arco: ne soffrivano 24 compoundisti su 40 e 22 ricurvisti su 37. Nessuno dei due studi confronta arcieri con lo stesso volume di tiro e lo stesso libbraggio, e con due risultati in direzioni diverse l'affermazione è contestata. Dei dolori più comuni e di quello che se ne sa parlo nell'articolo sugli infortuni nel tiro con l'arco.

Chi tira con quale arco

Fra i giovani agonisti delle divisioni internazionali il ricurvo è il più diffuso: ai campionati europei giovanili, su 200 arcieri fra 13 e 20 anni di 34 nazioni, il 72,5 per cento tirava con il ricurvo e il 27,5 con il compound, e fra 251 arcieri turchi di 17-20 anni con gare nazionali alle spalle le quote erano del 61,0 e del 39,0 per cento. La graduatoria regge, mentre la proporzione cambia parecchio da un campione all'altro. Sul fisico, in 160 arcieri universitari indiani i ricurvisti erano in media fra 13 e 16 centimetri più alti dei compoundisti e di chi tirava con l'arco tradizionale indiano, ma senza test statistici e in una rivista con criteri editoriali dubbi, mentre in sette arcieri d'élite la differenza non risultava significativa. Il quadro è contestato, e nessuno dei due studi dice se siano le persone più alte a scegliere il ricurvo o le squadre a selezionarle.

Che cosa ne ricavo per scegliere

Messi in fila, questi dati dicono che cosa cambia nell'attrezzo e nel punteggio molto meglio di quanto dicano quale stile convenga a chi comincia. Le indicazioni che seguono vengono quindi dalla mia esperienza di allenatore, appoggiata ai numeri dove ci sono.

Chi pensa alla gara trova una divisione per ciascuno dei tre stili, e fra ricurvo e compound i numeri aiutano a capire che cosa si sceglie. Il compound chiede più libbre di picco ma, grazie al let-off, ne fa tenere in mira solo una parte, e sposta molto lavoro sulla messa a punto dell'attrezzo; il ricurvo fa tenere tutto il libbraggio a pieno allungo e affida il rilascio alle dita, con una freccia che si flette di più. Il tiro senza mirino chiede di costruire la mira con la ripetizione invece che con un riferimento montato sull'arco, e nell'istintivo questo richiede molte frecce prima che il tiro diventi affidabile.

Passare da uno stile all'altro si può, e molti arcieri lo fanno negli anni, ma non tutto si trasferisce. Fra ricurvo e compound la parte da ricostruire è soprattutto il rilascio, perché dalle dita si passa a un meccanismo; fra il ricurvo con mirino e l'istintivo cambia invece il modo di mirare, e chi viene dal mirino fa fatica a fidarsi di un riferimento che non vede. Tenere due stili nello stesso periodo, nella mia esperienza, rallenta i progressi su entrambi, e a chi gareggia consiglio di sceglierne uno principale e di tenere l'altro come variazione, a basso volume.