Scheda studio

Arco turco e ultima trazione: studio Ödek 2024

Factors Affecting Shooting Skill in Turkish Archery The Relation between Final Pull Distance and Logarithmic Dimensionless Jerk

Uğur Ödek2024

Citazione

Ödek, U. (2024). Factors Affecting Shooting Skill in Turkish Archery The Relation between Final Pull Distance and Logarithmic Dimensionless Jerk. Türkiye Spor Bilimleri Dergisi, 8(1), 21-33. https://doi.org/10.32706/tusbid.1497255

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APA

Ödek, U. (2024). Factors Affecting Shooting Skill in Turkish Archery The Relation between Final Pull Distance and Logarithmic Dimensionless Jerk. Türkiye Spor Bilimleri Dergisi, 8(1), 21-33. https://doi.org/10.32706/tusbid.1497255

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Scheda tecnica

Disegno
Altro
Popolazione
Arcieri
Livello
Livello di società
Disciplina
Arco tradizionale
Numero di soggetti
10
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Türkiye Spor Bilimleri Dergisi (rivista regionale)

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Nel tiro tradizionale turco molti arcieri si fermano poco prima della trazione completa, sistemano la mira sui due assi e poi completano la trazione con un ultimo tratto corto, che l'articolo chiama trazione finale. Lo studio chiede quanto quel tratto debba essere corto, misurando non la precisione ma la fluidità del movimento.

Dieci arcieri tradizionali hanno tirato da circa un metro e mezzo in cinque condizioni: fermandosi al 100, 98, 96, 94 e 92 per cento del proprio allungo massimo prima dell'ultimo tratto. Tre accelerometri, uno sull'impugnatura e uno sul dorso di ciascuna mano, hanno registrato il movimento durante la mira. Da quei dati si ricava il jerk, cioè la derivata dell'accelerazione, che misura quanto il movimento sia a scatti, nella versione logaritmica e adimensionale che lo rende indipendente da durata e ampiezza; più il valore si avvicina a zero, più il movimento è liscio.

Il jerk cambia in modo marcato con il punto di partenza della trazione finale, in tutte e tre le posizioni dei sensori: l'analisi della varianza a misure ripetute dà effetti grandi, con eta quadro parziale 0,98 per l'arco, 0,99 per la mano dell'arco e 0,92 per la mano che traziona. I valori più bassi sono al 98 e al 96 per cento. La mano dell'arco e l'arco seguono lo stesso andamento: al 98 e al 96 per cento vanno meglio del tiro senza trazione finale, al 94 e al 92 peggio. La mano che traziona non distingue il tiro senza trazione finale dal 98 e dal 96, mentre al 94 e soprattutto al 92 per cento peggiora in modo netto. Le differenze assolute sono però piccolissime, fra 0,00 e 0,05 unità di indice.

La lunghezza del tratto finale misurata in centimetri è 1,57 al 98 per cento, 3,21 al 96, 4,70 al 94 e 6,27 al 92. Infine, il jerk dell'arco non è spiegato dalla mano dell'arco né da quella che traziona prese una per una, mentre le due insieme lo spiegano bene in tutte e cinque le condizioni, con coefficienti di determinazione fra 0,79 e 0,91.

Come è stato misurato

I dieci partecipanti avevano in media 32,4 anni e 6,2 anni di pratica, sei uomini e quattro donne, e usavano la trazione finale sia in gara sia in allenamento; si allenavano tre giorni a settimana per una ora e mezza o due. L'articolo li descrive come arcieri con esperienza di gara nazionale e internazionale, ed elenca i criteri di esclusione: nessuna patologia legata al tremore, nessun infortunio o intervento negli ultimi sei mesi, nessun farmaco, nessuna altra attività fisica programmata, niente stimolanti o sedativi nelle dodici ore precedenti. Gli archi erano i loro, compositi tradizionali, con libbraggio che l'articolo dà fra 38 e 55 libbre e in media 42,25 con deviazione standard 2,09.

L'accelerazione è stata raccolta a cento campioni al secondo con tre accelerometri a tre assi integrati in monitor di attività, posizionati sulla parte anteriore e alta dell'impugnatura e sul dorso del terzo e quarto metacarpo di ciascuna mano. Una videocamera a cento fotogrammi al secondo, montata su cavalletto a 160 centimetri dal suolo sul lato della mano che traziona e perpendicolare al piano di volo della freccia, ha ripreso tutto il tiro. La sincronizzazione è stata fatta fissando i tre monitor in una scatola e lasciandola cadere da circa 30 centimetri davanti alla telecamera, usando l'urto come riferimento comune.

L'allungo massimo è stato definito come la media di tre tiri senza trazione finale, segnando l'asta della freccia in corrispondenza del dorso dell'impugnatura e misurando la distanza fino alla base della cocca. Sullo stesso stelo sono stati fatti i segni al 98, 96, 94 e 92 per cento, e su ciascuno è stato fissato un anellino di gomma da un millimetro, perché nei primi tentativi senza anelli gli arcieri non riuscivano a vedere i segni e sbagliavano la distanza.

Dopo cinque tiri di riscaldamento ogni arciere ha eseguito quindici tiri, tre per condizione, da circa un metro e mezzo dal bersaglio, in ordine dal tratto più corto al più lungo. Le istruzioni fissavano i tempi: raggiungere la posizione in tre secondi, allineare per tre secondi, completare la trazione in due secondi, attendere un secondo all'allungo massimo e lasciare. Fra i tiri c'era un minuto di riposo da seduti, e durante la pausa il tiro appena fatto veniva rivisto al computer: quattro tiri in tutto lo studio sono stati ripetuti perché non rispettavano le condizioni. Il tratto analizzato va dal momento in cui si raggiunge l'allungo stabilito fino al rilascio. L'accelerazione è stata filtrata fra 2 e 15 hertz, perché il tremore fisiologico delle mani sta fra 8 e 12, e il jerk è stato calcolato sui tre assi e poi mediato. Il confronto è un'analisi della varianza a misure ripetute con correzione di Bonferroni, che porta la soglia a 0,005, più una regressione lineare multipla per spiegare il jerk dell'arco con quello delle due mani. I punteggi non sono stati raccolti: agli arcieri è stato solo chiesto di tirare il più vicino possibile a un punto scelto da loro.

Il metodo, spiegato: Come si misura la mira negli studi sul tiro, Il clicker strumentato è la misura dell'allungo

Limiti

Il limite più grosso è la distanza. I tiri erano da circa un metro e mezzo dal bersaglio, quindi nessuno ha misurato dove andassero le frecce e l'autore lo scrive: un lavoro che guardi le differenze di punteggio fra lunghezze diverse della trazione finale resterebbe da fare. Tutto quello che si legge qui riguarda la fluidità del movimento della mano e dell'arco, e il salto da lì al punteggio è un'inferenza appoggiata ad altri studi.

Il campione è di dieci persone, e l'autore lo indica come limite principale, spiegando che era difficile formare un gruppo omogeneo di arcieri tradizionali che usino quella tecnica con esperienza simile. Dieci persone, tre tiri per condizione, significa quindici tiri a testa: una base stretta per un'analisi a misure ripetute con cinque livelli.

Le differenze misurate sono minuscole. Nella tabella dei confronti a coppie gli scarti di indice vanno da 0,00 a 0,05, mentre i valori di F arrivano a cifre enormi, fino a oltre dodicimila: numeri così nascono quando la variabilità fra i tiri dello stesso arciere è bassissima, e dicono che l'effetto è ripetibile, non che sia grande. Nei risultati della regressione ci sono anche incongruenze di stampa: una prova riporta F con due e sette gradi di libertà pari a 19,83 con p uguale a 0,048, che non torna, e in un'altra un valore di t pari a 3,141 è dato come non significativo con p uguale a 0,196. Anche i dati dell'attrezzatura non quadrano: un libbraggio medio di 42,25 con deviazione standard 2,09 non sta insieme a un intervallo dichiarato da 38 a 55 libbre su dieci archi.

Mancano le misure che spiegherebbero il risultato. Non c'è elettromiografia, e l'autore la indica fra i limiti: il tremore e gli scatti nascono dall'attività muscolare, che qui non è stata registrata. La fase di mira non è stata divisa in parte statica e parte in movimento, quindi nei tiri con la trazione finale lunga il jerk della mano che traziona contiene anche il movimento voluto, non solo il tremore. L'ordine delle condizioni era fisso, dal tratto più corto al più lungo, quindi la fatica e l'abitudine alla serie si sovrappongono all'effetto. Infine l'arco è quello tradizionale composito, senza stabilizzatori né ammortizzatori, e l'autore nota che per questo l'errore dell'arciere si trasferisce più direttamente: lo stesso disegno su un ricurvo olimpico potrebbe dare un altro risultato. La rivista è una sede nazionale turca.

Cosa vuol dire per chi tira

Lo studio descrive una cosa che nel tiro tradizionale turco si fa già, e la misura. Chi si ferma pochissimo prima dell'allungo massimo, intorno a uno o tre centimetri, muove mano e arco in modo più liscio di chi si ferma sei centimetri prima e anche di chi non si ferma affatto. Il motivo proposto è doppio: tenere l'allungo pieno per sei secondi fa crescere il tremore della mano dell'arco, mentre un tratto finale lungo aggiunge alla mano che traziona il movimento stesso, e il bilancio migliore sta in mezzo.

Va detto chiaramente che non è una misura di punteggio. Da un metro e mezzo dal bersaglio non si vede se la freccia vada più vicino al centro, e il legame fra scatti del movimento e punti qui resta un'ipotesi presa da altri lavori. Le differenze trovate, poi, sono piccole sulla scala dell'indice usato, anche se ripetibili dentro ogni arciere.

C'è una cosa che il lavoro misura in modo utile e indipendente dalla trazione finale: il movimento dell'arco in mira non si spiega con nessuna delle due mani presa da sola, mentre le due insieme lo spiegano per circa l'ottanta o novanta per cento. In pratica, l'arco è fermo o non lo è a seconda di come le due mani si comportano assieme, e guardarne una sola non basta per capire da dove venga l'oscillazione.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Factors Affecting Shooting Skill in Turkish Archery The Relation between Final Pull Distance and Logarithmic Dimensionless Jerk. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/odek-2024-affecting-skill

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