Scheda studio

Forze del braccio nel tiro khatrah: Ariffin 2020

Upper Extremity Muscle Force for Traditional Archery using Khatrah Technique

Muhammad Shahimi Ariffin2020

Citazione

Ariffin, M. S. (2020). Upper Extremity Muscle Force for Traditional Archery using Khatrah Technique. International Journal of Advanced Trends in Computer Science and Engineering, 9(1.4), 632-637. https://doi.org/10.30534/ijatcse/2020/8891.42020

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APA

Ariffin, M. S. (2020). Upper Extremity Muscle Force for Traditional Archery using Khatrah Technique. International Journal of Advanced Trends in Computer Science and Engineering, 9(1.4), 632-637. https://doi.org/10.30534/ijatcse/2020/8891.42020

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Scheda tecnica

Disegno
Caso singolo
Popolazione
Arcieri
Livello
Élite
Disciplina
Arco tradizionale
Numero di soggetti
1
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Non dichiarata
Sede
International Journal of Advanced Trends in Computer Science and Engineering

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Un solo arciere, campione del mondo di tiro con l'arco a cavallo nel 2014 in Corea, ha tirato dieci volte con un arco composito tradizionale da 45 libbre usando la tecnica Khatrah, quella del rilascio con il pollice in cui il polso si adduce e la mano spinge avanti ruotando l'estremità superiore dell'arco. Durante i tiri sono stati registrati dieci muscoli delle due braccia e del tronco con l'elettromiografia di superficie, e le cinque prove migliori sono state mediate e divise in sei fasi: posizione, incocco, pre-trazione, massima trazione, rilascio e proseguimento.

Sul braccio dell'arco il deltoide è il muscolo che si carica di più e lo fa tutto in una volta: passa da 31 newton nella posizione iniziale a 132 all'incocco, poi a 527 in pre-trazione, 759 in massima trazione e 800 al rilascio, per scendere a 734 nel proseguimento. Il flessore radiale del carpo dello stesso braccio arriva a 176 newton al rilascio, ed è questo il valore su cui gli autori appoggiano la loro conclusione, che con la tecnica Khatrah il muscolo più sollecitato è quello.

Sul braccio che traziona il quadro è diverso: il tricipite è già al massimo nella posizione iniziale, 387 newton, e scende lentamente a 357 nel proseguimento, e il grande pettorale fa lo stesso, da 236 a 189. Crescono invece il grande dorsale, da 10 a 170 newton fra posizione e rilascio, e il trapezio medio, da 74 a 164. Nella media delle fasi il braccio dell'arco parte più scarico del braccio della corda (102 newton contro 133 nella parte alta del braccio) e finisce molto più carico (341 contro 176), mentre il tronco resta più impegnato sul lato della corda.

Come è stato misurato

I segnali sono stati raccolti con sensori differenziali Delsys DE-2.1 e il programma EMG Works 4.0.7, con il posizionamento degli elettrodi secondo le raccomandazioni SENIAM. I dieci muscoli sono deltoide medio, tricipite brachiale, bicipite brachiale e brachioradiale per la parte alta del braccio; flessore radiale del carpo, estensore ulnare del carpo ed estensore comune delle dita per l'avambraccio; grande dorsale, grande pettorale e trapezio medio per il tronco. Il segnale è stato rettificato e filtrato in banda fra 20 e 450 hertz, campionato a 1.000 hertz e ripulito con un filtro di Butterworth, poi normalizzato sulla contrazione volontaria massima di ciascun muscolo e lisciato con un'interpolazione spline. L'arciere, 75 chili per 170 centimetri, si è scaldato con allungamenti e ha riposato fra una prova e l'altra.

Il passaggio da cui nascono i newton è il punto delicato. Gli autori moltiplicano il valore normalizzato, cioè la frazione della contrazione massima, per una forza massima calcolata come prodotto fra la sezione fisiologica del muscolo e la tensione specifica del tessuto, 100 o 62 newton per centimetro quadrato secondo il gruppo muscolare. Le sezioni e le tensioni non sono misurate sull'arciere: vengono da tre lavori di letteratura su cadaveri, scelti in base a peso e altezza. Le prove sono state fatte con un arco e una tecnica, senza bersaglio dichiarato e senza distanza dichiarata.

Il metodo, spiegato: EMG di superficie nel tiro con l'arco: come si legge

Limiti

Un arciere, cinque prove tenute su dieci, nessuna deviazione standard, nessun test statistico: lo studio descrive un caso e lo dice. Le forze in newton non aggiungono nulla a quello che dice l'elettromiografia, perché sono la stessa curva moltiplicata per una costante presa da tabelle anatomiche; e quella costante mette un tetto ai valori, cosa che si vede bene nel deltoide del braccio dell'arco, dove gli 800 newton al rilascio sono il 98% del massimo teorico di 820. Un'attivazione quasi massimale del deltoide con un arco da 45 libbre dovrebbe far sospettare un problema nella contrazione di riferimento, che l'articolo non descrive muscolo per muscolo.

Le sei fasi non sono delimitate nel tempo, e questo rende difficile leggere i valori della prima, dove il braccio della corda risulta già al massimo. Sull'avambraccio l'elettromiografia di superficie raccoglie anche il segnale dei muscoli vicini, che qui sono tanti e sottili. Non c'è nessun bersaglio, nessuna distanza, nessun punteggio: dove andassero le frecce non si sa, quindi nulla collega questi valori alla riuscita del tiro. La fatica e il rischio di infortunio, che l'articolo discute in più punti, non sono misurati: non ci sono prove ripetute fino all'affaticamento, né dolore riferito, né un controllo nel tempo. Infine il ragionamento con cui gli autori spiegano il primato del flessore radiale del carpo non regge dal lato anatomico, perché quel muscolo flette e abduce il polso e non muove il pollice e l'indice. La rivista è segnalata fra quelle con criteri editoriali dubbi.

Cosa vuol dire per chi tira

Lo studio riguarda un arco composito tradizionale tirato con il pollice, non il ricurvo olimpico, e non dice niente su dove finiscano le frecce. Quello che mostra è la forma dell'impegno muscolare lungo il gesto in un arciere molto forte: sul braccio dell'arco il carico della spalla sale di colpo fra incocco e pre-trazione e resta alto fino dopo il rilascio, mentre sul braccio della corda il grande dorsale e il trapezio prendono il loro massimo verso il rilascio e il tricipite lavora già dalla posizione iniziale.

Per chi tira con una tecnica di questo tipo è un'indicazione su dove guardare, non una misura su cui regolarsi: la spalla del braccio dell'arco e il polso che spinge avanti sono i due punti che si caricano di più, e sono anche quelli di cui gli arcieri tradizionali si lamentano più spesso. Da qui, però, non si ricava né quanto carico sia troppo, né quale tecnica stanchi meno, perché la fatica non è stata misurata e c'era una sola persona. I newton stampati nelle tabelle, in particolare, non vanno letti come la forza che quel muscolo esercita nel tiro: sono la percentuale della sua contrazione massima riportata su una scala presa da studi su cadaveri.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Upper Extremity Muscle Force for Traditional Archery using Khatrah Technique. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/ariffin-2020-upper-extremity

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