Chi tira da qualche anno conosce il fastidio in fondo alla schiena dopo una giornata lunga sulla linea di tiro, e prima o poi si chiede se dipenda dall'arco. Nei club la risposta di solito è doppia: il tiro con l'arco non pesa sulla schiena, perché la trazione si fa con le spalle, e se la schiena fa male la colpa è della postura, non del libbraggio. Dietro ci sono due domande che si possono misurare. La prima è quanto carico arriva alla zona lombare con l'arco che si tira, e se cresce quando si sale di libbre. La seconda riguarda l'asimmetria: si tira sempre dallo stesso lato, con un braccio che spinge e uno che traziona, e viene da chiedersi se a lungo andare il corpo, e la schiena in particolare, prenda quella forma.

Sulla prima domanda c'è un solo gruppo di ricerca, con stime calcolate da un modello e archi leggeri, e quello che ha trovato è un margine ampio rispetto alle soglie usate in ergonomia. Sulla seconda gli studi si dividono per zona del corpo: le braccia e le mani dell'arciere sono asimmetriche, i muscoli del tronco e la colonna, finora, no. Un'indagine su scheletri del decimo secolo fa da controprova, perché anche sulle ossa quello che il tiro lascia si distingue meno di quanto si immagini.

Quanto è frequente il mal di schiena fra gli arcieri

Nella maggior parte dei campioni la spalla è la sede di disturbo citata più spesso, e nel registro l'affermazione che sia la prima sede degli infortuni da sovraccarico è riportata. Subito dopo, in diversi campioni, viene la schiena. Nell'indagine giapponese del 1971 sul kyudo 59 praticanti su 122 riferivano disturbi lombari, appena meno dei 62 che li riferivano alla spalla; fra 239 arcieri della Florida la schiena riguardava il 31,7% di chi si era fatto male, e agli Europei giovanili, fra duecento arcieri da 13 a 20 anni, la zona lombare era la seconda sede di dolore dopo la spalla.

Negli agonisti del ricurvo il quadro cambia: fra 62 arcieri tedeschi di livello nazionale ed europeo la schiena valeva il 5,9% dei sovraccarichi, e fra 58 agonisti coreani, dalla scuola media alle squadre aziendali, il 6,9%. Queste cifre non si possono sommare né confrontare direttamente, perché alcuni studi contano il dolore riferito e altri gli infortuni, e mettono insieme età e livelli diversi. Dicono però che il mal di schiena dell'arciere non è un'eccezione, soprattutto nel kyudo e fra i giovani degli Europei, e nessuno di questi conteggi dice da dove venga. Per capirlo bisogna guardare il carico.

Come si stima il carico sulla zona lombare

Il carico sulla colonna lombare di una persona che tira non si misura direttamente: si stima. L'unico gruppo che l'ha fatto con arcieri, un gruppo di ingegneria di un'università statunitense, ha vestito tredici studenti del club universitario, sette uomini e sei donne, con diciassette sensori inerziali, e ha passato la postura ricostruita a un programma di ergonomia che calcola le forze fra la quarta e la quinta vertebra lombare. I tredici avevano livelli diversi, quattro esperti, quattro intermedi e cinque principianti, e tiravano con gli archi nudi ricurvi del club, da 20, 25 e 32 libbre, a dieci e a quindici iarde.

Dallo stesso campione sono usciti tre articoli, fra il 2024 e il 2025, che guardano momenti diversi del gesto: la fase di trazione, l'istante prima del rilascio e il rilascio. Per il registro restano uno studio solo, perché le persone sono le stesse. Le soglie con cui gli autori confrontano i loro numeri vengono dall'ergonomia del lavoro: 3.400 newton per la compressione, il limite di sicurezza raccomandato in quel campo per il sollevamento dei carichi, e 700 newton per le forze di taglio. Servono a dare una scala ai numeri, non sono soglie cliniche e non sono state pensate per lo sport.

Quanto carica il libbraggio

Con gli archi del club il margine è ampio. Secondo l'articolo e la condizione, la compressione stimata va da circa 470 a circa 890 newton, cioè fra un settimo e poco più di un quarto del limite di 3.400, e le forze di taglio stanno fra 18 e 64 newton contro un limite di 700. Il valore più alto, 891 newton, viene dagli uomini con il 32 libbre a dieci iarde nell'istante prima del rilascio; al rilascio, nell'articolo del 2025, gli stessi uomini nella stessa condizione stanno a 773. Nessuna combinazione si avvicina al limite, ed è per questo che nel registro l'affermazione che con archi fino a 32 libbre i carichi sulla zona lombare restano sotto le soglie di rischio è riportata.

Dentro quel margine il libbraggio conta meno di quanto ci si aspetterebbe. Passare da 20 a 25 libbre non sposta la compressione in modo chiaro, e non la sposta nemmeno alzare il bersaglio. Passare a 32 libbre la alza negli uomini, a dieci iarde da 581 a 773 newton, mentre nelle donne resta dov'era, da 511 a 488. Le deviazioni standard, però, sono larghe: negli uomini, a dieci iarde, superano i 260 newton sia con il 25 sia con il 32 libbre, più dei 192 newton che separano il 20 dal 32. Da una persona all'altra, quindi, il carico cambia più che da un arco all'altro.

FIG · 01 Il carico stimato resta lontano dal limite Compressione fra L4 e L5 al rilascio · 13 arcieri universitari, archi nudi a 10 iarde limite di sicurezza · 3.400 N 20 libbre donne uomini Donne, 20 libbre: 511,0 ± 97,9 N 511 Uomini, 20 libbre: 581,0 ± 177,8 N 581 25 libbre donne uomini Donne, 25 libbre: 554,9 ± 115,1 N 555 Uomini, 25 libbre: 618,1 ± 266,5 N 618 32 libbre donne uomini Donne, 32 libbre: 488,4 ± 43,0 N 488 Uomini, 32 libbre: 772,8 ± 261,3 N 773 0 1.000 2.000 3.000 compressione stimata (newton) 6 donne 7 uomini Forze di taglio fra 18 e 64 N in tutte le condizioni, contro un limite di 700 N. Barra: media. Segmento sottile: media più e meno una deviazione standard.
Fig. 01 Compressione stimata fra la quarta e la quinta vertebra lombare al rilascio, a dieci iarde, per sesso e libbraggio. Le barre sono le medie e i segmenti sottili la media più e meno una deviazione standard; la linea tratteggiata è il limite di sicurezza di 3.400 newton che gli autori prendono dall'ergonomia del lavoro. Sono le stesse tredici persone in tutte le condizioni, e le forze vengono da un modello, non da una misura diretta. Dati ridisegnati dalla tabella dello studio del 2025.

Uomini, donne e la posizione del busto

Nello stesso campione gli uomini caricano la zona lombare più delle donne in tutte le condizioni: di circa 60-130 newton con gli archi da 20 e 25 libbre, e di più con il 32, quando la differenza si allarga perché la compressione degli uomini sale e quella delle donne no. Nel registro l'affermazione che con lo stesso arco uomini e donne caricano la schiena in modo diverso è riportata, con una cautela: nel primo articolo la compressione si lega soprattutto al peso corporeo, con una correlazione di 0,62, e meno alla flessione del busto, con 0,40, e con tredici persone il sesso non si separa dalla taglia, né da quanto quell'arco sia impegnativo per ciascuno.

Il modo in cui le donne arrivano a un carico più basso con l'arco più duro è la parte più interessante dello studio. Con il 32 libbre estendono il busto all'indietro di circa 18 gradi, contro i 6-8 degli uomini, lo ruotano verso destra e tendono a bloccare il gomito dell'arco in iperestensione, intorno ai 9 gradi oltre la linea contro i 4 circa degli uomini. In tutto il campione, più il busto va indietro più la compressione calcolata scende, e il legame si rafforza con il libbraggio: 0,35 con il 20 libbre, 0,39 con il 25, 0,53 con il 32.

Gli angoli del corpo che cambiano con l'arco più duro sono raccolti in un'affermazione a parte, con un arco più duro cambiano gli angoli di tronco, spalla e gomito, che è contestata: nelle donne qualcosa cambia, negli uomini nessun confronto fra i tre archi risulta significativo. Gli archi, inoltre, sono stati provati nella stessa seduta e sempre dal più leggero al più duro, per cui libbraggio, ordine e fatica non si separano, e con sei o sette persone per gruppo un risultato nullo non esclude un effetto.

Da qui viene la tentazione di leggere il busto inclinato all'indietro come un modo per scaricare la schiena. Il modello, però, calcola la compressione su una vertebra e nient'altro: non dice che cosa succede al gomito bloccato o alla rotazione del busto. Gli autori stessi leggono quelle posture come adattamenti all'arco più pesante e, fra le indicazioni che danno, mettono spalle e gomiti in posizione neutra, la colonna dritta e un arco adatto a chi lo tira. Nessuno ha provato a cambiare la postura di un arciere per vedere che cosa succede al carico, e tanto meno al dolore.

Dove si fermano queste misure

Le forze sono calcolate e non misurate, su pochi tiri per condizione, e il campione è uno. Gli archi, soprattutto, sono lontani da quelli di gara, e gli autori del secondo articolo lo scrivono: i loro valori stanno sotto il limite, ma un arco da gara può arrivare a 60 libbre. Nei campioni internazionali più ampi la media del ricurvo sta sopra le quaranta libbre, 42,9 all'Europeo all'aperto del 2012 e 46,8 in una tappa di Coppa del Mondo del 2025, anche se la fascia tipica del vertice resta una questione contestata. Nessuno ha stimato la compressione lombare con un arco da gara, lungo una seduta intera o dopo molte frecce, e nessuno ha messo il carico calcolato accanto al dolore riferito dagli stessi arcieri.

Un dato sul dolore lombare in arcieri di alto livello, da accostare a queste stime, viene da uno screening di inizio stagione: quindici giovani arcieri d'élite israeliani, di 17 anni in media e con almeno sette sedute da tre ore a settimana, e nessuno riferiva lombalgia, mentre due su quindici avevano dolore nella zona dorsale. È coerente con il margine trovato in laboratorio, ma è un gruppo piccolo, guardato in un solo momento.

L'asimmetria del gesto e quella del corpo

La seconda domanda parte da un fatto che nessuno discute: il tiro carica i due lati del corpo in modo diverso. L'elettromiografia sulle due braccia di nove arcieri ricreativi mostra che in trazione il braccio della corda usa più gran dorsale e bicipite, quello dell'arco più deltoide laterale e tricipite; in cinque ricurvisti d'élite russi, misurati anche sul tronco, l'erettore spinale lavora di più dal lato della corda, mentre gran dorsale, grande pettorale e trapezio superiore lavorano di più da quello dell'arco. Che il lato della corda lavori nel complesso più dell'altro, però, è un'affermazione contestata, perché la risposta cambia con i muscoli e con la fase del tiro.

Un carico asimmetrico, poi, non vuol dire per forza un corpo asimmetrico, e qui gli studi si dividono per zona. Sulle braccia e sulle mani l'asimmetria si trova. In tredici giovani arcieri turchi tesserati, tutti destrimani, il lato che traziona è più forte, con differenze piccole nei grandi movimenti di spalla e gomito e molto marcate nelle prese con le dita; lo stesso lato ha i rotatori esterni della spalla più accorciati e la scapola più scivolata di lato. In venti giovani arcieri malesi lo scarto di presa fra le due mani è di 6 chili, contro 1,3 nei coetanei che non fanno sport, ma quello scarto non è stato testato e gli arcieri pesavano di più.

FIG · 02 Le differenze fra i lati stanno nelle braccia e nelle mani Lato della corda contro lato dell'arco · 13 giovani arcieri, effetto in d di Cohen Presa laterale Presa laterale: d = 1,74 1,74 Presa palmare Presa palmare: d = 1,29 1,29 Presa a polpastrelli Presa a polpastrelli: d = 1,07 1,07 Flessione del gomito Flessione del gomito: d = 0,59 0,59 Abduzione della spalla Abduzione della spalla: d = 0,46 0,46 Adduzione della spalla Adduzione della spalla: d = 0,37 0,37 Estensione del gomito Estensione del gomito: d = 0,26 0,26 Presa della mano Presa della mano: d = 0,21 0,21 Flessione della spalla Flessione della spalla: d = 0,20 0,20 Ponte laterale (tronco) Ponte laterale: d = 0,11, p = 0,258 0,11 · non significativo 0 0,5 1 1,5 2 effetto (d di Cohen), lato della corda più forte Nel ponte laterale 63,1 secondi contro 59,4 (p = 0,258). In altri 15 arcieri d'élite l'ecografia non trova differenze fra i lati nello spessore dei muscoli profondi del tronco.
Fig. 02 Differenza fra il lato della corda e il lato dell'arco nelle stesse tredici persone, espressa come d di Cohen: più il punto è a destra, più la differenza è grande rispetto alla variabilità del gruppo. I punti pieni sono le differenze significative, quello vuoto è il ponte laterale, l'unica prova muscolare del tronco. Non c'è un confronto con chi non tira. Dati ridisegnati dalla tabella dello studio.

Nei muscoli del tronco e nella colonna, invece, l'asimmetria finora non è comparsa. Nei quindici giovani arcieri d'élite israeliani l'ecografia ha trovato lo stesso spessore dei muscoli profondi, multifido, trasverso e obliquo interno, sul lato dominante e su quello non dominante, a riposo e in contrazione. Nei tredici turchi la resistenza dei muscoli laterali del tronco era uguale a destra e a sinistra; lo stesso studio trova solo piccole differenze di mobilità in rotazione del busto e di postura, senza un confronto con chi non tira. E fra i trenta praticanti di kyudo con i disturbi più marcati, visitati e radiografati nel 1971, nessuno aveva una scoliosi, né cervicale né lombare, nonostante la postura di tiro asimmetrica.

Nel registro l'affermazione che il gesto asimmetrico del tiro crea asimmetrie muscolari è contestata: lo studio turco sulle braccia la sostiene, quelli sul tronco e sulla colonna vanno contro, e i limiti sono comuni a quasi tutti. Nessuno ha seguito gli stessi arcieri nel tempo, e quasi tutti confrontano il lato destro con il sinistro in persone destrimane, che una differenza fra le mani la hanno anche senza arco. Due confronti prima e dopo vanno nella stessa direzione. In trentasei principianti, secondo una revisione sistematica, dodici settimane di tiro hanno migliorato in misura simile nei due lati la precisione di un movimento del braccio, che misura il controllo e non i muscoli, e la differenza fra i lati è rimasta quella di partenza. In 34 giovani sedentari, poi, dodici settimane di tiro hanno fatto crescere la presa di quantità simili nelle due mani, senza allargare lo scarto.

Un dato a parte riguarda quanto è sviluppato il tronco, non quanto è simmetrico. Con la risonanza magnetica su 352 atleti giapponesi di livello nazionale e internazionale, 88 dei quali arcieri, gli arcieri adulti avevano psoas, erettori spinali e addominali laterali più piccoli dei lottatori a parità di statura, e le arciere addominali laterali più piccoli di pongiste e ginnaste. Per il registro il tiro con l'arco non sviluppa i muscoli del tronco come gli altri sport è un'affermazione riportata, con un solo studio trasversale, e nello stesso studio i giovani atleti, arcieri compresi, avevano comunque sezioni più grandi dei coetanei che non fanno sport, in un confronto fatto con valori pubblicati altrove.

Che cosa resta sulle ossa

Se anni di tiro lasciassero un'impronta riconoscibile, la si dovrebbe trovare sullo scheletro. L'unico studio che l'ha cercata viene dall'antropologia: un gruppo ungherese ha esaminato a occhio nudo le ossa di braccio e spalla di 81 individui di un cimitero del decimo secolo, 49 sepolti con arco, frecce o faretra e 32 uomini adulti sepolti senza armi. Nei probabili arcieri sono frequenti gli ingrossamenti delle inserzioni di deltoide, gran pettorale, gran dorsale, bicipite e brachiale, ma le sedi sono in gran parte le stesse negli uomini sepolti senza armi, e gli autori concludono che confrontare i due gruppi non basta a riconoscere chi tirava.

Lo stesso cimitero offre una controprova sull'asimmetria. Quando l'inserzione del bicipite era asimmetrica, nei sepolti con l'arco lo era a destra 11 volte su 17, mentre negli uomini sepolti senza armi 8 volte su 9: i probabili arcieri non erano più sbilanciati a destra degli altri. Sono valutazioni a vista, senza test statistici, su persone di cui non si sa se tirassero e con l'arco degli arcieri a cavallo di mille anni fa. Per questo nel registro l'affermazione che i segni di carico sulle ossa non bastano a riconoscere un arciere è trasferita: si regge su una popolazione che il registro non conta come arcieri misurati, e non dice niente su che cosa lasci sulle ossa il ricurvo di oggi.

Che cosa ne ricavo per la linea di tiro

Questi studi descrivono medie di gruppo e non dicono quale libbraggio vada bene per una schiena in particolare. Con questo limite, ne ricavo tre cose.

La prima riguarda il libbraggio. Con archi fino a 32 libbre il carico lombare stimato è una frazione del limite usato in ergonomia, e nel passaggio da 20 a 25 libbre non si muove; oltre al libbraggio contavano il peso corporeo e la posizione del busto. Per i libbraggi da gara non ci sono stime, quindi non estendo quel margine a un arco da quaranta libbre e oltre. Quando si sale di libbre si può però guardare che cosa cambia nel corpo: una ripresa di lato a pieno allungo, prima e dopo il cambio d'arco, mostra se il busto si inclina indietro o in avanti più di prima, che è quello che nelle donne del campione è successo con il 32 libbre. Del rapporto fra libbre e risultato parlo nell'articolo su libbraggio e punteggio.

La seconda riguarda l'asimmetria. Le misure la trovano nelle braccia e nelle mani, dove il lavoro diverso dei due lati la fa aspettare, e non nei muscoli del tronco e nella colonna. Che esercizi di compenso in palestra riducano l'asimmetria o il mal di schiena non è stato messo alla prova; c'è solo un confronto, fatto in un solo momento, in cui gli arcieri che tirano da entrambi i lati non mostravano le asimmetrie di spalla di chi tira da uno solo, e l'affermazione che allenare entrambi i lati riduce le asimmetrie resta riportata. Se si lavora sul tronco in palestra, quindi, non lo farei per correggere un'asimmetria che nei muscoli del tronco gli studi non hanno trovato.

La terza riguarda il dolore. I conteggi dicono che il mal di schiena è frequente fra gli arcieri, soprattutto giovani, e le stime di laboratorio dicono che con archi leggeri il carico calcolato resta lontano dal limite. Le due cose non si escludono, perché il modello ha calcolato pochi tiri a riposo e non ore di allenamento, e un dolore può avere cause che il carico su una vertebra non racconta. Un dolore lombare che non passa in qualche giorno, che torna a ogni seduta o che costringe a cambiare il gesto va portato a un medico o a un fisioterapista, perché distinguerne la causa è il lavoro di una visita e non di una statistica. Di come si distribuiscono gli infortuni nel tiro parlo nell'articolo sugli infortuni nel tiro con l'arco.