Sulla linea di tiro la prima cosa che si sistema sono i piedi, e di solito la si sistema una volta per tutte. Si insegna a trovare una posizione, a segnarla per terra e a ripeterla identica a ogni freccia, perché anche un piccolo cambiamento costerebbe punti. Sul peso, invece, le indicazioni sono due: c'è chi lo vuole diviso a metà fra i piedi e chi un po' più sulla gamba davanti, verso il bersaglio. La domanda che ne viene è semplice, cioè quale stance tenere e quanto carico dare a ciascun piede, e per rispondere gli strumenti non mancano: pedane di forza, pedane che leggono la pressione sotto la pianta, video delle gare di Coppa del Mondo.
Le risposte sono meno nette delle regole. Fra gli arcieri più forti del mondo convivono due stance diverse, e l'unico studio che ha fatto cambiare la posizione dei piedi ad arcieri qualificati non ha visto scendere il punteggio, nemmeno con una stance che peggiorava molto l'equilibrio. Sulla ripartizione del peso gli studi non vanno d'accordo, e la ragione sembra proprio la posizione dei piedi, che sposta il carico da una gamba all'altra. Nei principianti assoluti, al contrario, la posizione ha fatto differenza.
Le posizioni dei piedi
I nomi delle stance non vengono usati da tutti allo stesso modo, ma il riferimento comune è la linea che va dall'arciere al centro del bersaglio. Nella posizione parallela le punte dei due piedi stanno su quella linea e il corpo è di fianco al bersaglio. Nella posizione aperta il piede davanti arretra e il bacino si gira un po' verso il bersaglio; in quella chiusa, al contrario, il piede davanti avanza; l'obliqua ruota anche i piedi in diagonale verso il bersaglio. Lo studio russo di cui parlo più avanti aggiunge due varianti con un nome proprio: la stance a V, con le punte aperte, e quella a T, con il piede davanti che punta il bersaglio e quello dietro parallelo alla linea di tiro.
Come stanno i più forti
Il dato più diretto su chi vince viene dai video di gara. Un gruppo di ricerca ha analizzato fase per fase il tiro dei trenta arcieri del ricurvo fra i primi quindici del ranking mondiale, quindici uomini e quindici donne: diciotto tiravano con la stance parallela e dodici con quella aperta, nessuno con la chiusa, e la differenza fra le due più comuni non era statisticamente significativa. Anche nelle altre fasi del tiro, dal sollevamento dell'arco all'accompagnamento, ognuno dei gesti si presentava in almeno due stili, ed è uno dei motivi per cui nel registro l'affermazione che gli arcieri d'élite condividono un'unica tecnica di tiro corretta è smentita.
Un lavoro australiano ha guardato un'altra cosa, cioè dove stanno i piedi rispetto alla linea di tiro. Nelle finali di due tappe di Coppa del Mondo a Berlino, nel 2017 e nel 2018, sono stati fotografati 99 arcieri del ricurvo e del compound: il 64% stava a cavallo della linea, il 24% più indietro e il 12% più avanti. I coreani erano tutti al centro, gli statunitensi per lo più in avanti. Nessuna delle due osservazioni porta con sé un punteggio, quindi dicono che cosa fanno gli arcieri di vertice e non che cosa li fa vincere.
Che cosa succede al punteggio quando cambia la stance
Sugli arcieri esperti c'è un solo esperimento, e viene da un'accademia russa di educazione fisica. Undici arcieri di 17 e 18 anni, con qualifiche che andavano da candidato maestro a maestro dello sport, sei del compound e cinque del ricurvo, hanno tirato una serie da sei frecce in ciascuna di cinque posizioni: la loro abituale, una con il piede davanti a 45 gradi, una parallela, una a V e una a T. Stavano in piedi su due pedane stabilometriche, una per piede, mentre l'elettromiografia registrava otto muscoli delle braccia, delle spalle e della schiena.
L'autore si aspettava che una posizione insolita peggiorasse l'equilibrio e con lui il punteggio. L'equilibrio in parte è peggiorato: nelle quattro stance sperimentali la qualità della funzione di equilibrio, un indice che riassume lo stabilogramma, tendeva a calare, e con la stance a T calava in modo significativo, del 38,56% nel compound e del 64,83% nel ricurvo. Il punteggio, invece, non è sceso in modo sostanziale, e nelle stance insolite è risultato perfino un po' più alto che in quella abituale. Anche i muscoli sono rimasti dov'erano: rispetto alla stance abituale la loro attività nei due secondi prima del rilascio cambiava fra l'1 e il 27% nel compound e fra il 3 e il 36% nel ricurvo, senza nessuna differenza significativa. L'autore ne ricava l'ipotesi che, in arcieri di questo livello, tenere l'equilibrio ed eseguire il tiro si comportino come due elementi tecnici separati.
Nel registro l'affermazione è scritta nella direzione del risultato, negli arcieri esperti cambiare la posizione dei piedi non abbassa il punteggio, ed è riportata, non di più. I limiti sono concreti: sei frecce per condizione bastano a malapena a distinguere un punteggio da un altro, i valori del punteggio si leggono solo in un grafico, senza un test statistico riportato, e la rivista è regionale. Soprattutto, ogni stance è stata provata per una serie sola, per cui lo studio non dice niente di che cosa succede quando un arciere cambia posizione e ci tira per settimane, con il tempo che serve ad abituarsi.
L'unico studio che trova un effetto della posizione sul punteggio riguarda persone che non avevano mai tirato. Sedici adulti, otto uomini e otto donne, sono stati assegnati a caso a quattro posizioni dei piedi e a due prese della corda, e dopo trenta frecce di prova ne hanno tirate ottanta misurate: la posizione parallela dava i punteggi migliori e l'obliqua i peggiori, con l'aperta e la chiusa in mezzo. Dai video si vedeva che chi tirava in posizione obliqua faticava molto più degli altri a restare fermo, e che la sua oscillazione cresceva lungo la sessione. Con quattro persone per posizione è un indizio piccolo, e gli autori lo leggono come il limite di chi non ha ancora la muscolatura di un arciere; per chi comincia, però, è l'unico confronto disponibile, e va nella direzione della posizione più semplice.
Quanto peso su ogni piede
Sulla ripartizione del peso a pieno allungo gli studi si dividono. A favore di un carico maggiore sulla gamba davanti ci sono tre lavori. In quattro arciere turche d'élite, su pedane di forza, prima del rilascio la gamba davanti portava 39,0 chili e quella dietro 32,6; la somma, però, supera di molto il peso medio dichiarato delle arciere, 54 chili, per cui la direzione è leggibile e la misura no. In quindici arcieri compound universitari, con una soletta piatta su una pedana di pressione, circa due terzi della pressione plantare stavano sotto il piede dell'arco, e il 43,7% del totale sotto il suo tallone. Negli undici arcieri russi, infine, nella stance abituale con le punte un po' aperte l'asimmetria del carico pendeva verso la gamba davanti, del 7,83% nel compound e del 29,50% nel ricurvo.
Contro ci sono due lavori più deboli. Un arciere esperto di 84 chili, con la pedana sotto il solo piede davanti, arrivava al massimo a 44,12 chili su quel piede, appena sopra la metà del suo peso, e gli autori ne deducevano un carico maggiore sul piede dietro. Uno studio su 27 ricurvisti di tre livelli, con la stessa posizione dei piedi imposta a tutti, legge più carico sul piede dietro durante la trazione e il pieno allungo, ma lo ricava da una forza orizzontale e da grafici senza valori. Con tre studi da una parte e due dall'altra, l'affermazione che a pieno allungo il peso sta più sulla gamba davanti è contestata.
Lo studio russo suggerisce perché le misure non tornano. Girando il piede davanti verso il bersaglio, nella stance a T, l'asimmetria passava sulla gamba dietro in tutti e due gli archi, e arrivava al 58,15% nel compound e al 46,77% nel ricurvo; aprendo le punte a V, invece, cresceva ancora un poco verso la gamba davanti, ma solo come tendenza. La ripartizione del peso dipende quindi anche da come sono messi i piedi, e due studi con stance diverse possono trovare risultati opposti misurando entrambi con cura. Nessuno di questi lavori, del resto, mette la ripartizione del peso accanto al punteggio.
Stare fermi sui piedi
Che la posizione di tiro sia di per sé instabile si sente dire spesso, ed è uno dei motivi per cui l'equilibrio si allena a parte. Le misure dicono che dipende da chi tira. In sedici bambini, prima di un corso di base di otto settimane, l'area di oscillazione del centro di pressione passava da 1,56 centimetri quadrati in piedi a 12,26 in posizione di tiro, circa otto volte, e dopo il corso era ancora circa sette volte. Negli arcieri d'élite l'unico confronto, su quattro australiani e 240 frecce, è molto meno pulito: nelle frecce cattive l'oscillazione in tiro arrivava fino a 3.326 millimetri quadrati contro i 242 misurati sulla stessa persona in piedi, ma in altre sessioni tutte le frecce stavano al livello del valore in piedi o sotto. Il confronto non è alla pari, perché l'oscillazione in piedi era registrata senza arco e su finestre più lunghe, e per questo l'affermazione che la posizione di tiro è molto più instabile della normale posizione eretta è contestata.
Dentro la posizione di tiro il movimento cresce salendo da terra. In 37 arcieri pre-élite di ricurvo e compound, con sensori inerziali su caviglia, zona lombare e polsi, nel mezzo secondo prima del rilascio la caviglia ruotava a meno di 2 gradi al secondo e la zona lombare fra 3,4 e 4,1; un decimo di secondo dopo il rilascio la zona lombare saliva a 19,8-29,3 gradi al secondo e il polso della corda a 215-271. Nel registro l'affermazione che durante il tiro gambe e bacino si muovono molto meno delle braccia è riportata, perché i dati vengono da studi nati per altre domande, che non confrontano arcieri che si muovono di più con arcieri che si muovono di meno.
Quasi fermi, però, non vuol dire fermi. In tredici arcieri del ricurvo, sei d'élite e sette sub-élite, con un piede su ciascuna di due pedane, il centro di pressione oscillava di 1,9 millimetri in mira e al rilascio si spostava di 15-20 millimetri nella direzione opposta al bersaglio; nel 67% dei tiri lo spostamento cominciava prima che la corda partisse, come se il corpo anticipasse il rinculo. Al rilascio cambia anche il carico: che al rilascio il carico sui piedi cala di colpo lo vedono tutti e tre gli studi che hanno misurato le forze sotto i piedi in quel momento, ed è riportato perché nessuno lo misura bene. Nelle arciere turche, poi, il calo era quasi uguale nelle frecce da 8, da 9 e da 10, 7,0, 6,8 e 6,4 chili, senza differenze significative: il rilascio scuote l'appoggio in tutte le frecce, buone e cattive.
Resta la domanda di fondo, se stare più fermi faccia tirare meglio. L'affermazione che meno il corpo oscilla in mira, migliore è il tiro è riportata: gli studi su pedana vanno quasi tutti in quella direzione, ma conta anche in quale momento si misura, e lo studio russo sulle stance è proprio quello che la complica, con un equilibrio calato di oltre un terzo e il punteggio fermo. Lo stesso studio trova una differenza grande fra i due archi: nella stance abituale la qualità della funzione di equilibrio era del 69,9% nei compoundisti e del 40,3% nei ricurvisti, ed è il dato su cui il registro scrive che i compoundisti tengono l'equilibrio meglio dei ricurvisti nei secondi prima del rilascio, un'affermazione riportata e retta da quel solo confronto, senza un test statistico fra i due gruppi.
Quanto avanti sulla linea
Il regolamento chiede soltanto che il corpo stia sopra la linea di tiro, per cui con un tronco largo una quarantina di centimetri si possono guadagnare circa venti centimetri di distanza mettendo i piedi in avanti. Il lavoro australiano che ha fotografato le finali di Berlino ha calcolato anche quanto valgono in punti, con un modello che tiene la rosata uguale e la avvicina al bersaglio: fra 0,25 e 0,42 punti su 72 frecce all'aperto, e fra 0,36 e 1,08 su 60 frecce a 18 metri, con un guadagno più grande per gli arcieri meno forti. È un calcolo, non una misura su arcieri che tirano, e nessuno ha provato le due posizioni sugli stessi arcieri. Per questo l'affermazione che stare in avanti sulla linea di tiro, più vicini al bersaglio, fa guadagnare punti è trasferita, e resta da capire se la stabilità persa in una posizione meno naturale si mangi quei pochi decimi.
I plantari
Se il peso passa dai piedi, viene naturale pensare a cosa c'è sotto. L'unico studio che ha provato un plantare ha messo quindici arcieri compound universitari prima su un plantare piatto e poi su uno con sostegno dell'arco plantare, quindici frecce a 30 metri per condizione. Con il secondo il punteggio medio per freccia saliva da 9,58 a 9,74 e il centro di pressione si spostava meno, soprattutto sul piede dietro; l'area complessiva di oscillazione dei due piedi, però, non cambiava, gli effetti erano piccoli e l'ordine delle due condizioni era sempre lo stesso, per cui il guadagno non si separa dall'abitudine alla prova. Una misura su trenta arcieri indiani, poi, non trova un legame fra la forma del piede, normale, pronata o supinata, e l'oscillazione in un test di equilibrio. L'affermazione che i plantari con sostegno dell'arco plantare migliorano stabilità e punteggio è riportata da quel solo studio, e sul ricurvo non è stata messa alla prova.
Cosa ne ricavo per il campo
Questi studi non indicano una stance giusta. Ai vertici convivono la parallela e l'aperta, e negli arcieri qualificati un cambio di stance per una serie non ha abbassato il punteggio; nei principianti assoluti la parallela ha dato i risultati migliori, e chi stava in obliquo faticava a restare fermo. Ne ricavo tre indicazioni, tenendo presente che nessuna viene da un esperimento durato settimane.
La prima riguarda la scelta. Per chi comincia la posizione parallela è il punto di partenza più semplice, ed è anche quella che nell'unico confronto fra principianti ha dato i punteggi migliori. Chi tira da anni e si trova bene con una stance aperta non ha motivo, per quello che dicono le misure, di tornare indietro: fra i primi quindici del mondo quattro arcieri su dieci tirano così.
La seconda riguarda il timore di cambiare. Segnare i piedi sulla linea e rimetterli sempre allo stesso modo resta una buona abitudine, perché toglie una variabile dal tiro e fa parte della ripetibilità del gesto; i dati, però, non dicono che uno spostamento di qualche grado rovini una volée. Se una stance è scomoda nelle giornate lunghe, provarne un'altra in allenamento non ha mostrato un costo nel punteggio di una serie, almeno negli esperti misurati. Quanto costi nelle settimane di adattamento non è stato misurato, e per questo il cambio lo farei lontano dalle gare.
La terza riguarda il peso. Visto che la ripartizione cambia con la posizione dei piedi e che nessuno l'ha messa accanto al punteggio, non inseguirei una percentuale. Mi interessa di più che il peso resti uguale da una freccia all'altra e che al rilascio il corpo si muova sempre nello stesso modo, e un video girato da dietro o di fianco, sempre dallo stesso punto, basta a vedere se il bacino si sposta. Di come si allena l'equilibrio, e di quanto se ne sa, parlo nell'articolo su postura e stabilità; i plantari, per quello che si sa oggi, sono una prova da fare senza aspettarsi molto.