Arrivi all'ancoraggio, il mirino si assesta sul giallo e, prima che tu abbia deciso di tirare, le dita hanno già lasciato la corda. Chi lo vive lo racconta quasi sempre con le stesse parole: la freccia è partita da sola. Sul campo lo chiamiamo sgancio anticipato, gli arcieri di lingua inglese lo mettono sotto il nome di target panic, e nel kyudo, il tiro con l'arco giapponese, ha da tempo un nome suo, hayake. La domanda che arriva più spesso è doppia: che cos'è, e se se ne esce.
Per rispondere bisogna spostarsi in Giappone, perché quasi tutti i numeri sul rilascio anticipato vengono dal kyudo: un questionario curato da neurologi nei club di due università, una piccola serie di casi con l'elettromiografia, le riprese video di una squadra di liceali. Fuori dal kyudo ci sono soprattutto interviste ad arcieri britannici e un sondaggio che li mette insieme ai golfisti con gli yips. Sono studi piccoli, e la maggior parte delle affermazioni che ne escono è riportata, cioè ha un appoggio limitato. Dicono però alcune cose precise: come gli arcieri descrivono il disturbo, quanto è diffuso nel kyudo, quanti dicono di esserne usciti, e che il rilascio anticipato non si comporta come il blocco opposto, quello in cui la freccia non parte.
Come lo descrivono gli arcieri
L'affermazione che chi ha lo sgancio anticipato dice che la freccia parte da sola, contro la sua volontà si regge su pochissime persone. Il racconto più netto viene da una squadra di kyudo di un liceo giapponese: quindici ragazzi filmati in due tiri ciascuno, con il tempo misurato dal kai, la piena apertura in cui si tiene la mira, fino al rilascio. L'istruttore chiedeva di tenere almeno cinque secondi. I due del terzo anno, i più esperti, ne tenevano due; quelli del secondo anno stavano fra due e cinque, i principianti del primo anno fra due e undici.
Intervistati, gli esperti raccontavano tre cose: che la freccia partiva da sola anche quando provavano a trattenerla, che quello era il punto in cui sentivano di centrare meglio, e che avevano fretta di lasciare prima che la trazione cedesse. Gli autori ne ricavano che nel rilascio anticipato c'è una parte fisica e una mentale. Le risposte, però, non sono contate, e anche chi sapeva di avere l'hayake è rimasto sorpreso quando ha visto in numeri quanti secondi teneva in realtà.
Fuori dal kyudo il racconto più vicino è quello di un arciere amatoriale inglese che ha passato un anno a osservare un club universitario di tiro con l'arco e ha descritto in prima persona il suo target panic: le dita lasciano la corda senza che lui sappia se per scelta o perché cedono. È un caso solo, dentro un saggio interpretativo. Sette arcieri britannici intervistati a lungo, dal livello di club a quello nazionale, descrivono a loro volta il target panic come una perdita di controllo, ma non tutti nella forma della freccia che scappa: c'è chi non riesce a sganciare, chi a passare il clicker, chi ad arrivare all'ancoraggio.
Anche il «contro la volontà» va preso con cautela. In una serie di casi giapponese tre praticanti di kyudo con il rilascio anticipato sono stati esaminati accanto a tre con il blocco e a tre senza disturbi: nei tre con il rilascio anticipato i sintomi cambiavano da una volta all'altra, e uno di loro riusciva in parte a trattenerlo. Per questo l'affermazione resta riportata: il racconto c'è ed è coerente, ma viene da poche persone e quasi tutto da una disciplina sola.
Quanto è diffuso nel kyudo
Il kyudo si presta a contare questi disturbi perché li chiama per nome da tempo. Ne distingue quattro: l'hayake, il rilascio che parte prima che la mira sia completa; il motare, il blocco per cui al kai la freccia non parte quando si vorrebbe; il biku, un sobbalzo in mira; lo yusuri, un tremore del braccio durante la trazione o la mira. Con questi quattro nomi un gruppo di neurologi ha interrogato, con un questionario anonimo, i membri dei club di kyudo di due facoltà di medicina giapponesi, a Gifu e a Kumamoto, e hanno risposto in 65 su 70.
In 41, il 63%, dicono di aver avuto almeno uno dei quattro disturbi; togliendo i sette che non sapevano dire se li avessero avuti, sono 41 su 58, il 71%. È il dato dietro l'affermazione che nel kyudo quasi due arcieri su tre hanno avuto almeno un disturbo del rilascio, riportata. Il più frequente, di gran lunga, è l'hayake: compare in 35 dei 41, e in 26 è l'unico disturbo. Biku e yusuri hanno sette casi ciascuno, il motare tre, sempre da solo. Anche che nel kyudo il disturbo più comune sia il rilascio anticipato è quindi riportato, su un questionario solo.
Il modo di contare pesa sulla lettura: basta che il praticante si riconosca nella descrizione, il ricordo copre tutta la pratica, e il numero comprende episodi superati senza dire quanti abbiano dovuto smettere. Soprattutto, vale per il kyudo: si tira senza mirino né clicker, con il guanto e un arco diverso dal nostro, e il numero non si trasferisce al ricurvo olimpico o al compound, dove il rilascio è un altro gesto.
Chi ne è colpito
Nello stesso questionario gli autori hanno confrontato chi aveva avuto un disturbo con chi non ne aveva avuti. A un primo sguardo i due gruppi differivano in diverse cose, dal sesso alla forza dell'arco, ma quando entrano nel modello gli anni di pratica resta solo quello. Chi ha avuto un disturbo pratica in media da cinque anni, chi non l'ha avuto da due anni e mezzo, ed è il dato dietro l'affermazione che nel kyudo i disturbi del rilascio colpiscono più spesso chi pratica da più anni, riportata. Gli stessi autori indicano il punto debole: la domanda era se il disturbo ci fosse mai stato, e più anni si pratica più tempo c'è stato per averlo, per cui il legame dice poco su che cosa lo provochi.
Due idee che circolano fra gli arcieri escono ridimensionate dallo stesso studio. La prima è che a far partire la freccia sia un arco troppo duro. Chi aveva avuto un disturbo tirava sì un arco più forte, 13,4 chili contro 11,2, ma praticava da più anni e centrava di più; in rapporto alla percentuale di centri il suo arco era anzi meno sproporzionato, e tenendo conto degli anni il libbraggio non resta legato ai disturbi. L'affermazione che un arco troppo duro per l'arciere favorisce gli yips è per questo contraddetta, su un solo studio. La seconda riguarda gli infortuni: chi aveva avuto un disturbo ne riferiva di più, il 62,5% contro il 31,3%, ma anche questo legame non regge agli anni di pratica, e l'affermazione che nel kyudo chi ha avuto gli yips riferisce più infortuni è contestata.
Fuori dal kyudo c'è un numero solo: in un sondaggio su 69 arcieri agonisti britannici, dal livello di contea in su, il 43,5% dice di aver avuto il target panic. È l'appoggio, riportato, dell'affermazione che il target panic riguarda quasi un arciere agonista su due, ma chi risponde decide da sé se riconoscersi nell'etichetta, e un questionario sul target panic attira soprattutto chi ci ha avuto a che fare.
Personalità e immagine di sé
Quel sondaggio britannico è anche l'unico che abbia guardato la personalità di chi ha il target panic, e mette insieme 69 arcieri e 86 golfisti, con il target panic degli uni e gli yips degli altri nella stessa domanda. Sul campione intero chi riferisce il disturbo si descrive meno coscienzioso, con più ansia sociale e più bisogno di non mostrare le proprie imperfezioni. Nelle medie dei soli arcieri, però, il quadro cambia: la coscienziosità è 3,92 in chi ha il target panic e 3,96 in chi non ce l'ha, l'ansia sociale 3,07 contro 3,05, per cui le differenze del campione intero vengono dai golfisti. Solo il bisogno di non mostrare i propri difetti va nella stessa direzione anche negli arcieri, 3,82 contro 3,51, con uno scarto piccolo rispetto a quello dei golfisti. Il lavoro non fa test separati per sport, e le misure sono questionari raccolti dopo che il problema era comparso, quindi non dicono che cosa venga prima.
Ne escono contestate due affermazioni: che chi va in crisi in gara e chi ha gli yips risulta meno coscienzioso, che negli arcieri regge per la crisi in gara e non per il target panic, e che chi ha avuto gli yips riferisce più ansia sociale e più bisogno di non mostrare i propri difetti, dove negli arcieri la prima metà non si vede e la seconda sì. Su un altro piano stanno i racconti dell'origine. I sette arcieri britannici intervistati a lungo fanno risalire tutti l'inizio al momento in cui hanno cominciato a pensare al punteggio di ogni freccia, ed è riportato che gli arcieri con target panic ne fanno risalire l'inizio al concentrarsi sul risultato e sulle aspettative. È il modo in cui l'arciere si spiega il proprio disturbo, non una misura di che cosa l'abbia causato, e nelle stesse interviste c'è chi indica anche altre origini.
Rilascio anticipato e blocco al rilascio
Nel parlato del campo lo sgancio anticipato e il blocco finiscono spesso sotto la stessa etichetta. Nel kyudo sono due disturbi con due nomi, e i dati che ci sono li fanno sembrare diversi anche nel modo in cui si presentano. Nel questionario il motare, il blocco, compariva in tre praticanti, sempre da solo, con una contrazione di braccio e avambraccio che arrivava solo in posizione di tiro. Nella serie con l'elettromiografia, nei tre con il blocco il disturbo era stereotipato e legato al gesto in tutti e tre, migliorava quando l'insegnante toccava l'avambraccio, il braccio o la spalla in due casi su tre, e in uno dei due che l'hanno avuto durante la registrazione, tirando con un arco di gomma, compariva una co-contrazione dei flessori e degli estensori dell'avambraccio che partiva circa un secondo prima del kai e spariva con il rilascio.
Sono tratti che si trovano in una distonia focale legata al gesto, e l'affermazione che nel kyudo il blocco al rilascio somiglia a una distonia focale legata al gesto è riportata. Somiglia, però: sono sei casi in due studi, nei racconti del questionario mancavano due segni tipici, il miglioramento al tocco e la variazione con l'ora del giorno, e la somiglianza è descritta, non diagnosticata. Il rilascio anticipato, esaminato nello stesso modo, non mostrava nessuno di quei segni: era legato al gesto ma non stereotipato, il tocco dell'insegnante non cambiava nulla, all'elettromiografia non c'era co-contrazione, e uno dei tre riusciva in parte a contenerlo. In due casi era comparso dopo qualcosa di preciso: in uno un cambiamento nel modo di trazionare, nell'altro una serie di centri consecutivi.
Il questionario aggiunge un indizio sull'ordine in cui i disturbi arrivano. Il biku, il sobbalzo in mira, non compariva mai da solo, e nei cinque che lo avevano insieme all'hayake l'hayake era venuto prima in quattro casi; gli autori ipotizzano che il sobbalzo nasca proprio dallo sforzo di trattenere un rilascio che vuole partire presto, e scrivono che l'idea va verificata. Il tremore del braccio, al contrario, tendeva a precedere l'hayake, in tre casi su quattro. Sono dieci persone, e sequenze ricordate a memoria.
Se ne esce?
È la metà della domanda che pesa di più, e il dato è uno solo. Nel questionario giapponese, dei 35 praticanti che avevano avuto l'hayake, 12 dicono di averlo superato e 23 no: due su tre lo avevano ancora quando hanno risposto. È l'appoggio dell'affermazione che nel kyudo chi sviluppa il rilascio anticipato spesso non ne esce, riportata. La maggior parte racconta che il disturbo si attenua quando la pressione cala, come in allenamento, o quando l'allenatore insiste a non rilasciare presto; non pochi, però, lo hanno in qualunque situazione.
Per gli altri disturbi i casi sono pochi: il biku è stato superato da uno su sette, lo yusuri da cinque su sette, il motare da due su tre. Gli autori stessi scrivono che sotto i dieci casi non si può dire se la probabilità di uscirne cambi da un tipo all'altro, ed è per questo che anche l'affermazione più larga, che chi nel kyudo sviluppa un disturbo del rilascio spesso non ne esce, resta riportata.
Il limite di questi numeri è quello di una fotografia. Nessuno è stato seguito nel tempo e nel questionario non c'è la data d'esordio, per cui chi aveva cominciato da poco non aveva avuto il tempo di uscirne, mentre chi aveva smesso per il disturbo non era più nel club a rispondere. Le due distorsioni vanno in direzioni opposte, e il dato non dice quanto tempo ci voglia, né che cosa abbia aiutato chi ne è uscito.
Dove si fermano gli studi
Questi lavori descrivono il rilascio anticipato da fuori. Nessuno ha ancora misurato che cosa succede nel rilascio di un arciere del ricurvo o del compound con lo sgancio anticipato, né ha seguito un gruppo di arcieri dal primo episodio in poi. Le misure strumentali sul rilascio anticipato vengono da tre praticanti di kyudo che tiravano con un arco di gomma, i numeri sul decorso da un questionario compilato a memoria.
Resta aperta anche la domanda sul perché. Su questo ho una mia ipotesi, la de-automatizzazione del rilascio: l'idea che il target panic cominci quando un gesto che era diventato automatico torna sotto il controllo cosciente. È un'ipotesi mia, non una conclusione della letteratura, e nel registro l'affermazione che il target panic nasce quando il rilascio perde il suo automatismo ha lo stato «previsto»: ho scritto le previsioni che la metterebbero alla prova, e aspettano un esito. La racconto in breve nella pagina su perché viene il target panic.
Cosa ne ricavo per il campo
Da questi studi non esce un metodo per uscirne, e non ne costruirei uno sopra numeri di questo tipo. Ne ricavo tre cose, che servono più a guardare il problema con lucidità che a risolverlo.
La prima è misurare prima di giudicare. I liceali giapponesi sapevano di avere l'hayake, eppure i secondi misurati li hanno sorpresi. Filmare una serie di frecce e contare il tempo fra l'ancoraggio e il rilascio, anche solo con il telefono, dice se quel tempo si sta accorciando e quanto cambia da una freccia all'altra, ed è una misura che si può ripetere a distanza di settimane. Del tempo di mira ho scritto a parte.
La seconda è distinguere la forma. La freccia che scappa e la freccia che non parte, nel kyudo, si comportano in modo diverso: nei pochi casi esaminati il rilascio anticipato cambia da una volta all'altra, a volte si riesce a contenerlo e, nei racconti, si attenua quando la pressione cala. Il blocco stereotipato, che arriva sempre nello stesso punto del gesto con una contrazione che non si controlla, somiglia invece a un'altra cosa, e nessun articolo può dire a un arciere che cosa abbia: è una domanda da portare a un medico, non a un tecnico.
La terza riguarda le attese. Nel kyudo uno su tre dei praticanti con l'hayake diceva di esserne uscito e due su tre di averlo ancora, per cui le soluzioni rapide non hanno dati a cui appoggiarsi; quei numeri, d'altra parte, non dicono che uscirne sia impossibile, né quanto tempo serva. Quanto al libbraggio, i dati non danno motivi per cominciare da lì: l'unico studio che l'ha guardato, sul kyudo, non trova un arco troppo duro dietro i disturbi del rilascio. Che cosa provano gli arcieri e che cosa se ne sa lo racconto nella pagina sul target panic.