«Il gomito dietro la freccia.» È la prima correzione che un arciere sente, di solito nelle prime settimane, e se la porta dietro per anni: il gomito del braccio che tira deve girare dietro, fino a stare sulla linea che parte dalla mano dell'arco e passa per la mano della corda, e non deve salire troppo sopra la spalla. Dietro la regola c'è un'idea di meccanica semplice. Se arco, mano e gomito stanno su una retta, la forza della corda passa lungo quella retta, la schiena la regge e il braccio non deve correggere di lato.

La domanda ha due parti. La prima è descrittiva: dove sta, misurato, il gomito degli arcieri forti, e quanto cambia da uno all'altro. La seconda è quella che interessa sul campo, cioè se avvicinarlo alla linea di forza faccia fare più punti. Sulla prima gli studi danno qualche numero preciso. Sulla seconda il registro oggi segna l'affermazione come contestata, e la ragione sta in come sono fatti gli studi più che in quanti sono.

Che cosa si misura quando si parla di linea di forza

Visto dall'alto, un arciere in piena trazione disegna un triangolo stretto: la mano dell'arco davanti, la mano della corda all'ancoraggio, il gomito del braccio che tira dietro. La linea di forza è la retta che va dalla mano dell'arco alla mano della corda. Il gomito è allineato quando l'avambraccio della corda continua quella retta, e devia quando ne esce di lato; la deviazione si misura come un angolo, in gradi.

FIG · 01 La linea di forza vista dall'alto Arciere destrimane in piena trazione · schema non in scala ← bersaglio freccia linea di forza spalla dell'arco spalla della corda deviazione mano dell'arco mano della corda gomito in linea gomito fuori linea Gli studi misurano la deviazione con punti di riferimento e viste diverse.
Fig. 01 La linea di forza parte dalla mano dell'arco e passa per la mano della corda. In oro il gomito che la continua; l'altro gomito ne esce di lato, e l'angolo fra i due è la deviazione che gli studi misurano. Gli angoli reali sono più piccoli, e ogni studio sceglie i propri punti di riferimento.

Gli studi, però, non la misurano tutti allo stesso modo. In una squadra coreana l'angolo è quello fra la freccia e la retta che va dalla mano dell'arco al polso e al gomito del braccio della corda; in un gruppo di giovani arcieri malesi è quello fra due segmenti letti su un video girato di lato, dal polso dell'arco al polso della corda e dal polso della corda alla punta del gomito; altri studi misurano l'angolo del gomito o l'apertura della spalla. Un arciere esperto ripreso con due telecamere, dall'alto e di lato, mostra quanto conti il punto di vista: dall'alto l'angolo fra il gomito e la spalla era di 45 gradi, con il gomito fuori dalla linea, mentre di lato la linea era quasi diritta. Due studi che guardano da viste diverse non stanno misurando la stessa cosa, per cui i numeri che seguono vanno letti ognuno con la sua definizione.

Dove sta il gomito degli arcieri forti

Il primo dato utile è che, negli arcieri misurati, il gomito non sta quasi mai esattamente sulla linea. In 31 arcieri d'élite coreani del ricurvo, al massimo della trazione, la linea di forza deviava di circa dieci gradi dalla freccia: 10,06 gradi in media in un gruppo e 9,20 nell'altro, prima di qualunque intervento. In 16 giovani ricurvisti della rappresentativa di uno stato malese, che tiravano a 70 metri, la deviazione del gomito all'ancoraggio era in media di 4,26 gradi, con frecce che andavano da 1 a 8. In queste squadre una piccola deviazione è la condizione normale, non l'eccezione.

Lo stesso studio malese contiene un numero che va letto con attenzione. Al rilascio la deviazione sale a circa 60 gradi, 59,75 in media con frecce fra 32 e 79, ma il fotogramma usato per misurarla è il decimo dopo la partenza della freccia: qualche decimo di secondo più tardi, quando il braccio della corda è già nel follow-through. È una misura del dopo-tiro più che della posizione di tiro, e non va confusa con quella dell'ancoraggio.

Poi c'è la differenza fra un arciere e l'altro. Nei 25 atleti della nazionale ucraina, misurati dall'alto su video, l'angolo del gomito andava da 31,7 a 49,7 gradi, e quello fra avambraccio e linea delle spalle da 116,8 a 148,4: circa diciotto e più di trenta gradi di escursione fra atleti della stessa nazionale. Lo stesso succede con molte altre misure, tanto che nel registro l'idea che gli arcieri d'élite condividano un'unica tecnica corretta è segnata come smentita: lo scheletro del tiro è comune, ma angoli, tempi e muscoli sono in buona parte personali.

Allineare il gomito e il punteggio

Qui il quadro si divide. L'unico studio che ha spostato l'allineamento di proposito, e poi è andato a guardare il bersaglio, è anche il più solido per disegno: i 31 arcieri coreani sono stati divisi a sorte, tenendo conto di sesso ed esperienza, e 16 di loro hanno fatto otto settimane di esercizi per il trapezio inferiore, mentre gli altri 15 facevano da controllo. L'allineamento è cambiato: nel gruppo che si allenava la deviazione è scesa da 10,06 a 7,94 gradi, nel controllo è passata da 9,20 a 9,67. Il punteggio su 15 frecce a 70 metri, invece, è rimasto dov'era, 132,13 prima e 132,06 dopo.

FIG · 02 Il gomito si avvicina alla linea, il punteggio resta 31 arcieri d'élite del ricurvo divisi a sorte · prima e dopo otto settimane esercizi per il trapezio inferiore · 16 arcieri controllo · 15 arcieri Deviazione dalla linea di forza, gradi 6 7 8 9 10 11 10,06 9,20 7,94 9,67 prima dopo Punteggio su 15 frecce a 70 m 120 125 130 135 140 132,87 132,13 132,06 129,80 prima dopo Medie di gruppo. Le due scale verticali non partono da zero.
Fig. 02 A sinistra la deviazione dalla linea di forza in piena trazione, a destra il punteggio su 15 frecce a 70 metri, su un massimo di 150. In oro chi ha fatto gli esercizi, tratteggiato il gruppo di controllo. Dati ridisegnati dalle tabelle dello studio.

Il risultato si presta a due letture, e la scheda del registro le tiene tutte e due. La prima è che due gradi di allineamento non contano per il punteggio. La seconda è che due gradi sono troppo pochi per vedere qualcosa su 15 frecce, in arcieri che partivano già da una geometria da squadra nazionale. Quello che lo studio permette di dire è più stretto: in quel gruppo l'allineamento è cambiato, e in quelle otto settimane il punteggio non lo ha seguito. Anche il legame fra trapezio inferiore e linea di forza ha una scheda sua, oggi contestata, perché un secondo programma per lo stesso muscolo, che misurava la spalla invece della linea, non ha visto il braccio cambiare posizione. Contando gli altri studi che hanno provato esercizi per la scapola, resta contestato anche il loro effetto sul punteggio.

Lo studio malese è l'unico che ha messo la deviazione del gomito e il punteggio uno accanto all'altro freccia per freccia, 576 frecce in tutto, e si divide dentro di sé. Gli autori hanno separato gli otto arcieri migliori, da 285 punti su 360 in su, dagli otto meno bravi: all'ancoraggio la deviazione era di 4 gradi in entrambi i gruppi, e nemmeno la misura dopo il rilascio li distingueva. Freccia per freccia, però, una deviazione un po' minore dopo il rilascio andava con punteggi appena più alti, con una correlazione di −0,083 e p = 0,047. Una correlazione così piccola supera la soglia statistica perché le frecce sono tante, non perché l'effetto sia grande, e spiega meno dell'uno per cento delle differenze fra una freccia e l'altra. All'ancoraggio, dove la regola del campo vuole il gomito in linea, il legame non c'era (−0,032, p = 0,442).

Il resto della bibliografia va dalla parte opposta o non decide. In otto arcieri francesi di alto livello, a 70 metri, l'abduzione della spalla della corda e la flessione del gomito non distinguevano le frecce da 10, da 9 e da 8 o meno, né nel gruppo né dentro il singolo arciere. In sette ricurvisti universitari, a 10 metri, l'angolo della linea di forza non risultava legato in modo significativo alla precisione (r = −0,533, p = 0,218). L'unica revisione sistematica che conclude a favore esce in una rivista con criteri editoriali dubbi e si appoggia proprio allo studio delle 576 frecce. Con un solo risultato a favore, e piccolo, e diversi che vanno dall'altra parte, l'affermazione è contestata.

Gomito e spalla: esperti e principianti

C'è poi la questione dell'altezza. Il primo confronto fra esperti e principianti sull'altezza del gomito è una lettera giapponese di due pagine, del 1997, su trenta arcieri di arco nudo ripresi di lato con una telecamera: quindici con almeno tre anni di pratica e quindici con meno di uno. Gli autori hanno misurato l'angolo fra le due spalle e il gomito che traziona, e lo leggono come l'altezza del gomito: più l'angolo è aperto, più il gomito sale verso la linea delle spalle. Negli esperti valeva circa 155 gradi, nei principianti circa 140. La direzione è quella che si insegna, e la scheda che dice che gli esperti tengono il gomito della corda più aperto la registra come riportata, con limiti precisi: sono medie di tre tiri lette su un'immagine piatta, senza nessun test statistico, e nessuno ha legato quell'angolo al punteggio.

L'altro lato della stessa domanda è la spalla. In 30 arcieri giapponesi del ricurvo, divisi in tre gruppi da dieci secondo il punteggio su 72 frecce a 70 metri (633, 593 e 557,5 punti in media) e ripresi in laboratorio mentre tiravano a un bersaglio a due metri, allo scatto del clicker il braccio della corda era aperto a 99,0 gradi rispetto alla verticale negli élite, a 105,8 nel gruppo intermedio e a 107,2 in quello con il punteggio più basso; negli élite anche il gomito era meno flesso, 138,3 gradi contro 143,3 e 143,6. Visto che 90 gradi vuol dire braccio orizzontale, gli arcieri migliori tenevano il gomito più vicino all'altezza della spalla, e la scheda secondo cui gli arcieri di livello più alto tengono il braccio della corda meno aperto alla spalla è riportata. Nessuno dei tre gruppi arrivava ai 90 gradi che lo stesso studio riprende dalla letteratura come posizione ideale. Nei 31 arcieri d'élite coreani lo stesso angolo stava attorno ai 101 gradi, e le otto settimane di esercizi non lo hanno spostato: da 101,0 a 102,2 nel gruppo che si allenava.

FIG · 03 Il braccio della corda sta sopra l'orizzontale Apertura del braccio rispetto alla verticale, gradi · media e deviazione standard 90°: il riferimento citato come ideale 85 90 95 100 105 110 115 Giappone, gruppo più basso 10 arcieri · 557,5 punti 107,2 Giappone, gruppo intermedio 10 arcieri · 593 punti 105,8 Giappone, élite 10 arcieri · 633 punti 99,0 Corea, élite, gruppo A 16 arcieri · prima degli esercizi 101,0 Corea, élite, gruppo B 15 arcieri · controllo 101,9 Tremore, 10 principianti in laboratorio, senza tirare minore maggiore maggiore
Fig. 03 Ogni riga è un gruppo: il punto è la media, la barra la deviazione standard. Le prime tre righe vengono dallo studio giapponese, allo scatto del clicker; le due coreane sono i gruppi dello studio randomizzato prima dell'intervento. L'ultima riga riporta il confronto di laboratorio sul tremore, con il braccio a 90, 100 e 110 gradi di elevazione: un angolo misurato in un altro modo, da leggere come ordine di grandezza. Dati ridisegnati dalle tabelle degli studi.

Messi uno accanto all'altro, questi numeri non disegnano un'altezza ideale. Lo studio giapponese del 1997 dice che negli esperti il gomito sale verso la linea delle spalle, quello del 2018 che negli élite il braccio è meno aperto; una tesi francese recente trova gli élite con la spalla della corda più abdotta degli intermedi. Sono tre definizioni diverse, prese da viste diverse e su arcieri diversi, e per ora non si possono sommare. Resta un dato più modesto: negli élite giapponesi e coreani il braccio della corda stava una decina di gradi sopra l'orizzontale, e il riferimento dei 90 gradi non viene da una misura su arcieri forti.

L'altezza del gomito e il tremore

Sul perché l'altezza possa contare c'è un solo studio, di laboratorio, ed è quello che lo studio giapponese sugli élite cita a sostegno. Dieci principianti maschi tenevano per sette secondi, con un ricurvo da 26 libbre, sei posizioni simulate: braccio della corda a 90, 100 e 110 gradi di elevazione, a trazione parziale e piena, con sensori di movimento su omero e scapola. A 100 e 110 gradi il tremore era maggiore che a 90, sia nella banda fra 8 e 12 hertz (p = 0,002) sia in quella fra 3 e 7 (p = 0,005), mentre l'attività dei muscoli della spalla non cambiava con l'altezza del braccio (p = 0,53 per i muscoli dell'omero, 0,29 per quelli della scapola). In quei dieci, alzare il gomito non chiedeva più lavoro ai muscoli ma rendeva la posizione meno ferma.

Nello stesso lavoro il tremore era più ampio sull'omero che sulla scapola, e legato solo debolmente all'attività dei muscoli, come riassume la scheda sull'origine del tremore del braccio della corda. I limiti stanno nel campione e nel compito: principianti, posizioni tenute senza tirare, nessuna freccia e nessun punteggio. Per questo il registro conta quei dieci come popolazione generale e non come arcieri, e l'affermazione che un gomito più alto della spalla renda la tenuta meno stabile è segnata come trasferita: sugli arcieri, per ora, non c'è niente. Che lo stesso succeda a un arciere formato, durante una volée, non l'ha misurato nessuno.

Il gomito e la schiena

La ragione per cui si insegna il gomito in linea, quasi sempre, è che quella geometria dovrebbe passare il carico alla schiena. Su questo punto l'evidenza è più ampia e va quasi tutta nella stessa direzione, anche se è più sottile di quanto il consiglio faccia pensare, e la scheda secondo cui gli arcieri esperti reggono la trazione con spalla e schiena più che con l'avambraccio resta riportata. Nei 30 arcieri giapponesi, nel secondo prima dello scatto del clicker, il trapezio inferiore del lato della corda lavorava al 54,0% della contrazione massima negli élite, al 39,4% nel gruppo intermedio e al 34,0% in quello più debole, e il rapporto fra trapezio superiore e inferiore scendeva da 2,33 a 1,23 salendo di livello. In un gruppo turco di 23 persone, fra élite, principianti e non arcieri, più alto era il punteggio e meno lavoravano i muscoli dell'avambraccio della mano della corda attorno al clicker, con correlazioni che arrivavano a 0,74. È un numero da prendere con cautela, perché ai non arcieri era stato assegnato un punteggio d'ufficio e le finestre di tempo sono state scelte massimizzando la correlazione stessa.

Due avvertenze tengono il quadro nella sua misura. La prima è che l'avambraccio non si riposa: in cinque arcieri russi d'élite il flessore delle dita della mano della corda lavorava molto più del suo omologo sull'altro braccio, con un coefficiente di asimmetria di 0,86 su una scala in cui zero vuol dire parità. La schiena regge il carico, ma non prende il posto dell'avambraccio. La seconda è che il legame fra la posizione del gomito e il lavoro della schiena è meno diretto di quanto la regola faccia pensare: in sette arcieri universitari taiwanesi, confrontati con sette che non facevano il programma, dodici settimane di esercizi per il trapezio inferiore hanno dimezzato il rapporto fra trapezio superiore e inferiore sul lato della corda, da 2,2 a 1,1, senza cambiare in modo significativo gli angoli della spalla. L'equilibrio fra le parti del trapezio può cambiare anche senza che il gomito si sposti.

Cosa ne ricavo per il campo

Messi insieme, questi studi non chiedono di abbandonare la correzione del gomito, ma di darle il peso che ha. Per il lavoro in piazzola ne ricavo tre cose, sapendo che nessuna è stata messa alla prova con un esperimento sul punteggio.

La prima riguarda il numero di gradi. Inseguire un gomito perfettamente sulla linea non ha dalla sua nessuno studio: gli arcieri di squadra nazionale misurati stanno a qualche grado di distanza, fra i 4 dell'ancoraggio nei giovani malesi e i 10 degli élite coreani misurati con un'altra definizione, e quando un intervento ha tolto due gradi il punteggio non è cambiato. Una deviazione piccola, dentro quello che si vede negli arcieri forti, non è di per sé un difetto da correggere.

La seconda riguarda la costanza, ed è una domanda più che una risposta. Nessuno studio ha ancora verificato se conti l'allineamento in sé o quanto resti uguale da una freccia all'altra, e negli otto arcieri d'élite francesi gli angoli del braccio della corda non distinguevano le frecce buone dalle cattive nemmeno dentro lo stesso arciere. Chi vuole guardarci può farsi riprendere per una volée intera, sempre dallo stesso punto, possibilmente da dietro e un po' dall'alto: confrontare la propria posizione da una freccia all'altra dice di più che confrontarla con un angolo preso da un manuale. Come impostare le riprese lo racconto nell'articolo sulla video analisi.

La terza riguarda l'altezza. Per chi comincia, tenere il braccio della corda attorno all'orizzontale o poco sopra è un punto di partenza ragionevole, perché va nella direzione dei pochi dati che ci sono: gli élite giapponesi a 99 gradi e, nei principianti in laboratorio, meno tremore a 90 che a 100 o 110. Per chi tira da anni con un gomito un po' più alto, invece, nessuno studio dice che abbassarlo faccia tirare meglio, e il dato coreano suggerisce che quell'angolo cambi poco anche dopo settimane di lavoro mirato.

Che cosa manca

Manca prima di tutto una definizione comune: la stessa linea di forza, misurata con gli stessi punti, dalla stessa vista e in tre dimensioni, in più arcieri. Su quella base servirebbe uno studio che leghi l'allineamento al punto d'impatto di ogni freccia, con una statistica che tenga conto delle frecce dello stesso arciere, e che separi l'allineamento medio dalla sua costanza. Per l'altezza del gomito, il confronto del tremore andrebbe ripetuto su arcieri formati, con l'arco in tiro e il punteggio accanto. Fino ad allora la correzione del gomito in linea poggia su una geometria plausibile e su un'associazione minima, e l'unico esperimento che l'ha messa alla prova non ha visto il punteggio muoversi.