Metodo

Questionari psicologici

Quasi tutto quello che il registro sa della mente dell'arciere passa da un questionario: dal 1986 gli studi chiedono agli arcieri quanto sono ansiosi, fiduciosi e concentrati. Qui spiego quali scale tornano, quando vengono compilate, perché le più brevi non separano un arciere dall'altro e perché un legame fra due punteggi non dice quale dei due venga prima.

Studi nel registro
73
Su arcieri
60
Anni
1986-2026
Primo studio nel registro
1986
Mediana dei soggetti
32

Che cosa misura un questionario

Un questionario psicologico non misura l'ansia o la fiducia di un arciere: misura quello che l'arciere ne dice, in quel momento e con le parole che il foglio gli mette davanti. È il metodo su cui poggia quasi tutta la parte del registro dedicata alla mente, ed è anche il motivo per cui tante schede di quella parte si fermano a «riportato»: per le regole del registro un'associazione fra risposte raccolte in un solo momento non va oltre.

I questionari di tratto chiedono come si è di solito: la personalità, l'ansia abituale, le abilità mentali. Quelli di stato chiedono come ci si sente adesso. Il primo grande studio, su 188 arcieri statunitensi del ricurvo, usava soprattutto scale di tratto: l'ansia e gli stili attentivi non si muovevano con la media annua dei punteggi, mentre la fiducia sì, con r = 0,32.

Le scale che tornano

Per l'ansia di gara lo strumento più usato è il CSAI-2, con la sua versione rivista, il CSAI-2R: dà tre punteggi, ansia cognitiva, ansia somatica e fiducia in sé, e si compila poco prima di tirare. Compare già in uno studio greco del 1991 sulla visualizzazione e da allora in più di dieci lavori, dalla Grecia all'Iran. La Sport Anxiety Scale-2 divide invece l'ansia in preoccupazione, disturbo della concentrazione e ansia somatica, ed è lo strumento dei due campioni malesi, 44 e 207 arcieri, su cui si regge la scheda sulla preoccupazione prima della gara.

Per le abilità mentali torna soprattutto l'ACSI-28, sette scale da quattro domande ciascuna, e più di rado l'OMSAT-3 e il PSIS; per l'umore il POMS e la sua versione breve, il BRUMS; per la personalità le scale dei cinque grandi fattori e quella della ricerca di sensazioni, usate nei confronti fra arcieri, piloti di dragster e golfisti. Accanto a questi c'è una lunga coda di questionari costruiti per l'occasione, spesso in riviste regionali, senza le voci né una misura di affidabilità.

Quando lo si compila

Il momento conta quanto lo strumento. La scheda su ansia e punteggio è «contestata», e buona parte della divisione segue proprio il momento della misura: il legame compare quando l'ansia è chiesta poco prima di una gara, con correlazioni fra -0,45 e -0,7 in Malesia, in Turchia e in Brasile e -0,55 nel campione più ampio, e scompare con le scale di tratto o con l'umore dei giorni di allenamento.

Lo spiega uno studio turco su diciotto arcieri della nazionale: l'ansia cognitiva dichiarata era 19,22 prima di un allenamento e 19,27 prima di una gara nazionale, e una misura che non cambia non può mostrarsi nel punteggio. Alcuni questionari, poi, sono compilati dopo: nei dodici arcieri di Hong Kong del programma di mindfulness il CSAI-2 è stato riempito a gara finita, e fra le arciere universitarie coreane, nel gruppo che aveva tirato peggio, un punteggio più basso andava con più ansia anche mezz'ora dopo la fine, r = -0,72 su nove persone. Un questionario di stato, quindi, si legge solo sapendo quando è stato compilato rispetto alle frecce.

Quando la scala è troppo stretta

La scheda sui questionari brevi nasce da due studi indonesiani. Nel primo trentadue giovani arcieri rispondono a ventiquattro domande sì o no: trentuno finiscono nella fascia più alta, nell'adattamento prendono tutti il massimo, con deviazione standard zero, e nessuno risulta carente in niente. Nel secondo 269 arcieri in gara compilano un questionario di robustezza mentale e i punteggi stanno tutti fra 32 e 40, con deviazioni standard fra 1,28 e 1,93; l'articolo non dichiara il massimo possibile, e una differenza di un punto scarso fra le distanze diventa significativa solo per il numero di persone.

Stretti, però, non vuol dire ciechi. Su settanta arcieri greci d'élite l'ACSI-28 distingue chi gareggia da sei anni o più da chi ha cominciato da uno o due: concentrazione 5,4 contro 4,7, fiducia 4,7 contro 3,9. Lo fa con una coerenza interna delle scale fra 0,60 e 0,76, cioè con una misura rumorosa, che separa qualcosa fra gruppi ma poco fra persone. La scheda sugli anni di gara si regge su questo solo studio.

Un legame non dice il verso

La scheda sulla fiducia mostra il limite tipico del metodo: la fiducia va con il punteggio in quasi tutti gli studi che le mettono vicine, con coefficienti fra 0,24 e 0,70, ma sempre nello stesso disegno: le due misure si raccolgono una volta sola, al massimo a una settimana di distanza, e si correlano fra arcieri diversi. Nessuno ha raccolto la fiducia prima e il punteggio dopo su più gare dello stesso arciere, e nessuno ha provato ad alzarla per vedere se i punti seguono. Nel confronto indiano fra venti medagliati e venti non medagliati, dove la scala è invertita e meno punti vogliono dire più robustezza (4,45 contro 14,20 su 24), il questionario è compilato a medaglie già assegnate, e vincere può rendere più sicuri invece del contrario: per questo la scheda sulla robustezza dei medagliati resta a «riportato».

Lo stesso vale per i modelli a percorsi: nei 115 arcieri italiani di uno studio sulla crisi in gara il verso delle frecce lo ha messo il ricercatore, e nessun punteggio di gara è stato raccolto. E nei confronti fra sport, da cui esce la scheda sul profilo mentale e la personalità, nessuno chiede se il carattere venga prima del tiro o dopo.

Numeri che non tornano

Una parte degli studi riporta risultati che i loro stessi numeri non reggono. Nello studio indonesiano sulla robustezza mentale dei 269 arcieri l'effetto sulla precisione viene da un t-test sulla differenza fra il punteggio del questionario e quello delle frecce, due scale diverse. Un altro studio dello stesso gruppo pubblica coefficienti standardizzati di -1,14, -2,04 e -2,21, che in una regressione con un solo predittore non possono superare 1 in valore assoluto. In ottanta juniores indiani una correlazione di -0,156 è dichiarata significativa, e con ottanta persone non può esserlo. Nello studio ai Campionati asiatici del 2011 sulle arciere e l'ansia la dimensione dell'effetto dichiarata, d = 1,84, è circa il doppio di quella che si ricava dalla tabella. Il registro ne tiene la direzione e non la grandezza, e una sede dubbia non decide mai uno stato.

C'è poi un errore di disegno che torna negli studi malesi sulle abilità di coping: il punteggio di tiro entra nel raggruppamento che poi viene confrontato, per cui il gruppo «alto» risulta migliore anche sul questionario in parte perché è stato formato così.

Che cosa controllare

  • quale scala, se è nota e validata nella lingua di chi risponde, e quanto è coerente al suo interno;
  • se misura un tratto o uno stato, e quando è stata compilata rispetto alle frecce;
  • quanto si allargano i punteggi: minimo, massimo, deviazione standard e massimo possibile della scala;
  • se ansia cognitiva e somatica sono lette come misure separate, quando negli arcieri si muovono insieme con correlazioni fino a 0,868;
  • se il punteggio di gara serve anche a formare i gruppi che poi si confrontano;
  • se la conclusione dà un verso che un disegno trasversale non può dare.

Come si pesano disegno e campione è spiegato in Come leggiamo uno studio; le misure del corpo che spesso accompagnano questi questionari, battito e variabilità, in Come si misurano frequenza cardiaca e HRV. Come si allenano le abilità mentali è il tema dell'articolo sul mental skills training.

Gli studi che lo usano

Le affermazioni collegate

Le affermazioni del registro che hanno almeno uno di questi studi tra le evidenze.

139 affermazioni · 87% con evidenza su arcieri

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Cita
APA

Campagna, M. (2026). Questionari psicologici. In Ricerca. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/ricerca/metodi/questionari-psicologici

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