Sul futuro del tiro con l'arco circolano molte previsioni: visori per allenarsi in casa, sensori che correggono la tecnica, cervelli allenati con il feedback. Una parte di queste promesse, però, è già stata messa alla prova su arcieri, con numeri pubblicati, e le misure dicono cose più precise di qualunque previsione. Alcune tecnologie hanno già dato buoni risultati in compiti circoscritti: un programma che legge un video di gara cronometra il tempo fra ancoraggio e rilascio con un errore medio di 0,34 secondi, e in una prova con sei frecce una macchina che tira a 70 metri ha separato le due difettose dalle integre. Altre hanno mostrato i loro limiti: in una prova su ventidue principianti si sono fatti più punti in realtà virtuale che con l'arco, ma con il corpo meno sollecitato, e l'unica prova controllata del neurofeedback su arcieri ha visto cambiare il segnale allenato, non il punteggio.

In questo articolo metto in fila quello che è stato misurato, con l'anno in cui è stato misurato, e solo alla fine dico che cosa ne ricavo per i prossimi anni. Ogni affermazione rimanda alla sua scheda nel registro, dove si vede su quanti studi poggia e con quale stato.

FIG · 01 Dalle promesse alle misure: tredici prove datate Che cosa è stato misurato, su chi e con quale risultato · a destra lo stato della scheda nel registro 2012 Neurofeedback EEG, 24 arcieri universitari, 12 sedute CONTRADDETTO Il segnale allenato cambia, il punteggio no: 527,3 → 529,9 contro 526,6 → 526,7 2013 Mirino sonoro, 6 arcieri vedenti bendati, a 10 m RIPORTATO Da bendati fanno il 58% del punteggio che fanno a occhi aperti 2014 Macchina lanciafrecce contro arcieri, riprese ad alta velocità CONTESTATO Con le dita meccaniche la flessione della freccia è 2,2 volte quella degli arcieri 2017 Punteggio da telecamera, 6 video di allenamento RIPORTATO 29 frecce su 32 nella zona giusta; tre errori, ciascuno con una causa diversa 2020 Macchina da 114 kg a 70 m, 6 frecce di cui 2 difettose RIPORTATO Le 4 integre entro due deviazioni standard, le 2 difettose fuori 2022 EEG in mira, 14 arcieri di nazionale e 14 provinciali RIPORTATO Nell'ultimo secondo di mira, rete cerebrale più integrata negli arcieri di nazionale 2024 Sensori inerziali contro sistema ottico, 6 arcieri a 50 m RIPORTATO Curve di accelerazione con correlazione oltre 0,75 nella maggior parte dei casi 2024 Video di gara, tempo fra ancoraggio e rilascio, 58 spezzoni RIPORTATO Errore medio 0,34 s rispetto all'esperto; 1,4 s guardando solo la corda 2024 Realtà virtuale contro arco, 22 studenti a fine corso, 18 m RIPORTATO 86,9 contro 78,8 punti su 10 frecce: per gli autori il simulatore è più facile 2025 Quiet eye dall'elettrooculografia, 10 arcieri di club RIPORTATO Accuratezza circa 93% con il segnale ripulito, 84% sul tracciato grezzo 2025 Braccialetto con accelerometro, 6 arcieri adolescenti in gara RIPORTATO Riconosce il tiro: 84,5% con gli assi grezzi, 96,0% con il segnale elaborato 2025 Riconoscere l'arciere dal movimento, 4 arcieri, 5.984 tiri RIPORTATO La rete migliore indica l'arciere giusto nel 98,7% dei casi di prova 2026 Stima della postura da 8 foto di un solo arciere NON STUDIATO Errore normalizzato fra 0,55 e 0,71, su una scala non definita
Fig. 01 Tredici prove sulla tecnologia nel tiro con l'arco, dalla più vecchia alla più recente, con il campione, il risultato principale e lo stato attuale della scheda nel registro. Quasi tutte sono studi singoli su pochi arcieri.

Misurare il gesto fuori dal laboratorio

Per decenni la biomeccanica del tiro si è fatta in laboratorio, con sistemi ottici a più telecamere e marcatori sul corpo. La prima domanda, quindi, è se strumenti più semplici diano numeri confrontabili. Sui sensori inerziali indossabili c'è un solo confronto diretto, un abstract di congresso del 2024: sei arcieri della nazionale cinese tirano a cinquanta metri con cinque sensori addosso mentre un sistema ottico a otto telecamere li riprende. Nella maggior parte dei casi le curve di accelerazione dei due sistemi hanno una correlazione superiore a 0,75, cioè i sensori seguono la forma del movimento come il sistema ottico. Una correlazione alta, però, non garantisce che i due strumenti diano lo stesso numero: un sensore può riprodurre bene la forma di una curva e sbagliarne l'ampiezza, e l'abstract non riporta gli errori che servirebbero a saperlo.

Ancora più semplice è un braccialetto con accelerometro sul polso della mano dell'arco. In uno studio del 2025, uscito come preprint, sei arcieri adolescenti lo hanno portato in una gara ufficiale, e una rete neurale doveva riconoscere i tratti di segnale che contengono un tiro, dall'inizio della trazione al rilascio. Con i soli tre assi grezzi ci riesce nell'84,5 per cento dei casi, aggiungendo due grandezze calcolate dal segnale nel 96,0. Il sensore è lo stesso nei due casi, quindi il guadagno viene dall'elaborazione del segnale. Il modello, però, non è stato provato su arcieri che non aveva mai visto, e la misura che gli autori propongono per l'uso reale sale soltanto dal 67,9 al 75 per cento.

Il video è lo strumento che quasi ogni arciere ha già a disposizione, e qui le prove sono di più. Il risultato più solido è del 2024: su cinquantotto spezzoni di gara di arcieri di livello mondiale, ripresi a trenta fotogrammi al secondo, un sistema basato sulla stima della posa cronometra il tempo fra ancoraggio e rilascio con un errore medio di 0,34 secondi rispetto alla misura manuale di un esperto. Ci riesce perché in ancoraggio l'angolo del braccio che traziona smette quasi di cambiare; se invece il programma guarda la corda vicino al viso, l'errore sale a 1,4 secondi. Nel 2025 un classificatore costruito sui punti articolari estratti dai video di venti arcieri ha riconosciuto tre fasi del tiro con il 90 per cento di accuratezza nel ricurvo e il 76 nel barebow, e sbaglia proprio dove la postura cambia meno, fra la trazione con la mira e l'espansione al rilascio. Un errore di un terzo di secondo basta a contare i tempi di una gara, non a giudicare una singola freccia. Per l'uso del video nel proprio allenamento rimando all'articolo sulla video analisi.

Quanto bene un modello di stima della postura ritrovi le articolazioni dell'arciere in una ripresa normale, invece, non è ancora stato misurato in modo che si possa leggere. L'unico controllo dell'errore, del 2026, usa otto foto di un solo arciere, una per fase del tiro, e riporta un errore normalizzato fra 0,55 e 0,71 senza definire con esattezza la scala che direbbe se è poco o molto: per questo la scheda è Non studiato. Che il tracciamento porti informazione si vede da un altro lavoro. Nel 2025, con le sole traiettorie di spalle, gomiti e polsi estratte da 5.984 tiri, una rete neurale ha riconosciuto quale di quattro arcieri coreani stava tirando nel 98,7 per cento dei casi di prova. È un segno che il gesto di ognuno ha una firma riconoscibile, anche se la scelta era fra quattro persone soltanto e un'altra rete provata sugli stessi dati si è fermata al 55,9 per cento.

Il cervello e lo sguardo

Le neuroscienze sono l'area su cui si fanno le promesse più grandi, e anche quella in cui conviene leggere i numeri con più attenzione. Sull'EEG il dato migliore è del 2022: quattordici arcieri della nazionale cinese e quattordici di squadra provinciale tirano trenta frecce con l'elettroencefalogramma, e nell'ultimo secondo di mira il cervello dei primi lavora in modo più coordinato, con una rete più integrata ed efficiente. Il quadro, però, poggia in pratica su un solo gruppo di ricerca, e un confronto fra gruppi già diversi non dice se a quel modo di funzionare ci si arrivi allenandosi.

Allenare quel segnale con il neurofeedback è stato provato su arcieri, con un gruppo di controllo e con dati originali che si possono leggere, in un solo studio del 2012, e il risultato va contro la promessa. Ventiquattro arcieri universitari indiani, dodici con dodici sedute in quattro settimane e dodici senza, hanno tirato una gara di 72 frecce a 70 metri prima e dopo: il gruppo allenato è passato da 527,3 a 529,9 punti, il controllo da 526,6 a 526,7, e fra i due gruppi non c'è differenza (p = 0,561). Il segnale allenato si è mosso, il punteggio no, e per questo la scheda è Contraddetto.

Sullo sguardo il passo avanti riguarda la misura. Il quiet eye, l'ultima fissazione sul bersaglio prima del rilascio, di solito si misura con un sistema che riprende l'occhio. Nel 2025 un gruppo dell'università di Mersin lo ha ricavato invece dall'elettrooculografia, cioè dal potenziale elettrico che si registra attorno all'occhio: su dieci arcieri di club, sei frecce ciascuno, reti neurali addestrate sulle annotazioni di un esperto riconoscono il quiet eye con un'accuratezza di circa il 93 per cento e, con il segnale ripulito, ne sbagliano l'inizio di 7-9 millesimi di secondo. Sul tracciato grezzo la rete migliore scende all'84 per cento, e il riferimento resta il giudizio di un esperto, non la misura video su cui si basa la letteratura sul quiet eye.

Resta l'allenamento percettivo al computer, che si propone spesso per allenare la concentrazione. Su arcieri c'è un solo esperimento, raccontato in due articoli del 2020 e del 2021: venti arcieri di un club universitario indonesiano, dieci con dodici sedute di NeuroTracker in quattro settimane, cioè seguire con lo sguardo dei bersagli in movimento su un televisore 3D, e dieci con l'allenamento abituale. A 30 metri il primo gruppo guadagna 32,9 punti e il secondo 19,7. Anche il gruppo di controllo, però, migliora molto, non passa allo schermo un tempo equivalente con un compito finto, e l'articolo sul punteggio è uscito in una rivista con criteri editoriali dubbi: il registro riporta il risultato senza usarlo per decidere lo stato, e la scheda è Non studiato.

La realtà virtuale

Il confronto fra visore e arco è uno solo, del 2024, e riguarda ventidue studenti universitari alla fine di un corso di tiro di quattordici settimane cominciato senza esperienza. Ognuno ha tirato dieci frecce a diciotto metri con l'arco e dieci in realtà virtuale, in ordine bilanciato. Nel visore hanno fatto più punti, 86,9 contro 78,8, ma il corpo ha lavorato meno: con l'arco il battito è salito del 32,5 per cento sul riposo, nel visore del 17,5, e il tiro reale è stato giudicato più difficile e più faticoso, mentre l'ansia dichiarata era identica. Gli autori leggono il punteggio più alto come il segno di una simulazione più facile, non di un tiro migliore.

Nella lettura pesano due dettagli. La prova con l'arco era l'esame finale del corso, mentre quella nel visore non contava; e per chi tira da pochi mesi tendere un arco è ancora uno sforzo fisico importante, che un controller senza libbraggio non chiede. Non si sa quindi quanto della differenza venga dal carico muscolare, quanto dall'esame e quanto dal tiro virtuale in sé. Il registro conta quegli studenti come popolazione generale, per cui la scheda sull'attivazione è Trasferito, e nessuno ha verificato se allenarsi nel visore sposti il punteggio con l'arco: finché non lo si sa, il punteggio del simulatore non si può mettere accanto a quello di campo.

Macchine, telecamere e attrezzatura

Una macchina lanciafrecce serve a togliere l'arciere dall'equazione, per provare frecce e archi senza la variabilità del gesto umano, e la prima domanda è se tiri come un arciere. Il primo confronto, del 1990, filmava a mille fotogrammi al secondo un'arciera della nazionale polacca e una macchina con lo stesso arco, senza vedere differenze nel moto della freccia sulla corda, ma con un giudizio solo qualitativo. Nel 2014 la misura si è fatta precisa: la freccia vibra in volo intorno agli 86 Hz con chiunque la lanci, ma con le dita meccaniche di un robot la flessione è 2,2 volte quella degli arcieri, e la resistenza aerodinamica della freccia è più costante quando tira l'arciere. L'anno dopo lo stesso gruppo ha ridisegnato le dita e portato la flessione a 6,94 millimetri, contro i 6,86 di un'arciera di livello internazionale. Resta la resistenza aerodinamica, che non è stata rimisurata con il robot nuovo, e nessun confronto ha più di due arcieri: per questo la scheda è Contestato.

Per selezionare le frecce, nelle prove fatte finora, la macchina è abbastanza costante. Nel 2020 una macchina da 114 chili con un ricurvo ha tirato sei frecce a 70 metri in una giornata di poco vento: le quattro integre sono rimaste dentro un cerchio di raggio pari a due deviazioni standard, mentre le due difettose sono finite fuori, ciascuna sempre dalla stessa parte, quella con un'aletta mancante in basso e l'altra a destra. Nel 2025 cinquantanove Easton X10 dello stesso modello, frecce buone che differiscono di poco, tirate a 70 metri al chiuso, mostrano quanto il sistema sia ripetibile: la stessa freccia tirata trenta volte cade a una distanza mediana di 1,3 centimetri dal centro del gruppo, e massa e spine medio spiegano il 46,7 per cento della posizione verticale delle frecce. Per avere un termine di paragone, a 55 metri un arciere disperde 107-108 millimetri in verticale, contro i 34 di un robot e i 9 della sua versione migliorata. Che le frecce scartate dalla macchina siano quelle che fanno perdere punti in gara, però, nessuno l'ha verificato.

Anche il punteggio automatico con una telecamera è in prova da anni, e tutti i prototipi sbagliano qualche freccia. Una tesi del 2017, nata su richiesta della federazione olandese, ha dato la zona giusta a 29 frecce su 32 in sei video di allenamento, e le tre mancate avevano tre cause diverse: una freccia, entrando, ha mosso la carta della visuale e il programma ha letto un dieci come 9,85; un'altra sporgeva troppo poco nell'immagine per essere riconosciuta come asta; una terza è arrivata durante un forte salto di luce ed è stata scartata. Nel 2025 un sistema provato sul campo su cento tiri di dieci arcieri, confrontato con il punteggio segnato a mano dai giudici, non ha visto 9 frecce e ha dato il punteggio corretto a 67. Le prove su frecce lette una per una non superano le cento frecce, e nessuna è stata ancora fatta in gara.

L'ultimo esempio è il più lontano dall'uso quotidiano. Nel 2013 un sensore magnetico di 34 grammi montato sull'arco è stato usato come mirino sonoro: traduce in suoni in cuffia la direzione dell'arco, con il lato del bersaglio nell'orecchio destro o sinistro e l'alto e il basso affidati a due toni. Sei arcieri universitari vedenti e allenati, bendati, hanno fatto a 10 metri, con un arco da 16 libbre, il 58 per cento del punteggio che facevano vedendo. Si può quindi tirare a orecchio e prendere il bersaglio, ma nessun arciere non vedente è stato provato, e nello studio non c'era una prova bendata senza il suono, che direbbe quanto aiuti davvero il dispositivo.

Che cosa ne ricavo per i prossimi anni

Messe in fila, le misure dicono dove la tecnologia è già utile e dove promette più di quello che ha mostrato. I risultati migliori riguardano compiti di tempo e di riconoscimento: cronometrare ancoraggio e rilascio da un video, ritrovare i tiri nel segnale di un braccialetto, separare le frecce con una macchina. Il punteggio da telecamera, invece, sbaglia ancora qualche freccia in tutti i prototipi provati. Sono ancora deboli le misure fini, come gli angoli articolari da una ripresa normale o l'ampiezza del movimento da un sensore, perché il loro errore non è stato misurato in modo leggibile. E le promesse di far salire il punteggio, dal neurofeedback all'allenamento al computer, non hanno ancora una prova che il registro possa contare a favore.

Lo stesso vale per i modelli che dovrebbero prevedere il punteggio dai dati. L'esperienza e i risultati passati pesano molto, ma in trentadue arcieri indiani il secondo predittore per importanza era la pressione sistolica a riposo, un dato della giornata, e il modello migliore spiegava poco più della metà della variabilità: la scheda è Contestato, e nessuno ha ancora confrontato un modello con la previsione più semplice, la media delle ultime gare.

Anche l'idea che la conoscenza tecnica sia ormai a portata di tutti grazie alla rete ha una misura, piccola. In una tesi britannica del 2023, 63 allenatori qualificati usavano internet quasi tutti, il 90,3 per cento, ma appena il 21,9 consultava le risorse online ogni settimana, e nelle interviste dicevano di imparare soprattutto da altri allenatori, di persona, e di usare la rete per ritrovare cose che sapevano già. I più esperti la usavano anche per colmare lacune, guardando ad altri sport, e per questo la scheda è Contestato.

La mia previsione, ed è una previsione, non un dato, è che nei prossimi anni entreranno nell'allenamento prima gli strumenti che cronometrano e riconoscono le fasi del tiro, perché già oggi sbagliano poco su un compito semplice, e più tardi quelli che pretendono di correggere la tecnica freccia per freccia. Nel frattempo, a ogni strumento nuovo conviene fare la stessa domanda che le ricerche qui sopra hanno fatto: quanto sbaglia rispetto a un riferimento, e su quanti arcieri è stato provato.

Cosa resta uguale

Gli strumenti misurati finora servono a osservare il tiro, e la macchina lanciafrecce a provare l'attrezzatura: nessuno fa il lavoro dell'arciere. Postura, ancoraggio, trazione e rilascio dipendono dall'anatomia e dall'arco, e i sistemi più avanzati servono a misurarli meglio, non a cambiarli. Lo stesso vale per la parte mentale. In senso statistico una buona parte delle differenze di punteggio fra arcieri va insieme a fattori mentali: nello studio più ampio, del 1986, il blocco mentale valeva il 26 per cento delle differenze, e in 61 atleti della nazionale cinese i fattori psicologici spiegano circa un terzo della variabilità dei risultati. Sono associazioni, e non dicono quanti punti si guadagnerebbero cambiandoli, ma bastano a dire che il lavoro di allenamento mentale resta dell'arciere e di chi lo segue, qualunque strumento lo misuri.

I rischi

Il rischio che vedo più spesso sul campo è la dipendenza dallo strumento: l'arciere che si abitua a un numero dopo ogni freccia può smettere di ascoltare il proprio tiro. Le poche misure che ci sono vanno nella direzione di usare lo strumento per tarare la sensazione, non per sostituirla. In un lavoro ucraino del 1998 l'arciere stimava dopo ogni freccia il proprio tempo di rilascio e lo confrontava con la misura di un dispositivo sul clicker, e alla fine del metodo il tempo del rilascio era più regolare e il risultato sportivo era salito; nel 2016 un arciere esperto giudicava cattivi alcuni tiri che il sensore registrava come buoni. Sono dati piccoli, e nel lavoro del 1998 il numero degli arcieri non è nemmeno dichiarato, ma il principio è quello che uso con i miei atleti: prima la sensazione, poi il confronto con la misura.

L'altro rischio riguarda l'accesso. Gli strumenti di riferimento, come i sistemi ottici a più telecamere e le macchine lanciafrecce, si trovano soprattutto nei laboratori e nei centri federali, mentre quelli alla portata di tutti, come le app che leggono il video e i braccialetti, sono stati provati su pochi arcieri e, per le misure fini come gli angoli, senza un errore che si possa leggere. Chi si allena con mezzi limitati rischia così di fidarsi dei numeri meno controllati, ed è un motivo in più per chiedere a ogni applicazione quanto sbaglia prima di usarla per cambiare la tecnica.

Una conclusione personale

Quello che mi appassiona del tiro con l'arco, dopo anni passati a praticarlo e a studiarlo, è l'incontro fra un gesto antichissimo e strumenti che solo da pochi anni riescono a misurarlo fuori da un laboratorio. Proprio per questo preferisco gli esempi datati alle previsioni: una misura del 2024 con il suo errore dice più di una promessa per il 2040. Le schede collegate a questo articolo si aggiornano quando arrivano studi nuovi, e quando uno di quegli studi cambia lo stato di una scheda aggiorno anche questa pagina.