Il livello di attivazione ideale per tirare bene cambia da arciere ad arciere

10 studi · 96 arcieri misurati

A favoreContestoContro19952000200520102015202020252025, contesto, n = 321997, contesto, n = 282024, contesto, n = 151998, contesto, n = 81994, contesto, n = 52008, a favore, n = 32008, contesto, n = 32015, a favore, n = 31992, contesto, n = 12007, contesto, n = 12005, contesto
Ogni cerchio è uno studio: la posizione dice l’anno, la riga se va a favore, contro o fa da contesto, la grandezza quanti partecipanti ha misurato. I cerchi chiari sono studi su altre popolazioni o senza arcieri.

Su arcieri l'idea poggia su poco: tre persone misurate per una stagione, con accanto otto che si raccontano. Tre arcieri brasiliani di vertice, seguiti per un'intera stagione, hanno zone ottimali diverse fra loro: a 70 metri, su una scala di attivazione da 1 a 9, la prima sta fra 4,7 e 5,9, la seconda fra 5,0 e 6,6, la terza fra 6,1 e 7,15, e in nessuno dei tre i valori estremi si accompagnano alle serie migliori. La zona però non garantisce niente: anche dentro, ciascuno continua a fare serie mediocri, e la zona stessa cambia da una distanza all'altra. Le parole degli arcieri vanno nella stessa direzione: intervistati prima di Atlanta 1996, gli otto olimpionici italiani descrivono stati ideali opposti, perché uno cerca la calma sapendo che se tira con aggressività le frecce vanno ovunque e un altro si carica ingaggiando un duello con il bersaglio. Sono però descrizioni di sé, senza un punteggio. Il resto fa da contorno: casi di un arciere solo, un esperimento che cercava un livello buono per tutti e non l'ha trovato, tendenze di gruppo che dicono soltanto che più carica non vuol dire tiro migliore. Che riportarsi di proposito nella propria zona faccia salire il punteggio non l'ha ancora verificato nessuno.

Formulata anche come: zona ottimale di attivazione; la propria zona; livello di carica ideale; attivazione e prestazione; troppo calmo o troppo teso

Nella pratica

Si dice che non esista un livello di carica giusto per tutti: c'è chi tira meglio calmo e chi ha bisogno di sentirsi acceso, e ognuno deve imparare a riconoscere la propria zona e a tornarci prima di alzare l'arco.

Evidenze

  • 1992
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    Un arciere olimpico registrato in gara nel 1987: quando gli intervalli fra un battito e l'altro si allungavano e l'aritmia respiratoria cresceva, l'arciere riferiva di essersi rilassato troppo e di aver fatto errori banali. Osservazione qualitativa, senza conteggi, dentro un lavoro che sviluppa un apparecchio di monitoraggio.

    Development of an Apparatus for Monitoring Degree of Mental Tension · Mieko Ohsuga, Futomi Shimono, Chie Akashi

  • 1994
    Contesto Arcieri di kyudo Pubblicata dopo

    5 arcieri universitari di kyudo seguiti in allenamento e in gara: il legame fra frequenza cardiaca, ansia somatica e percentuale di centri è descritto come curvilineo, a U rovesciata, sulla base dei grafici per soggetto e senza un test statistico dedicato.

    Changes of Heart Rate, Somatic Anxiety, and Performance of Japanese Archers during Practices and Matches · Masakazu Miyamoto

  • 1997
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    28 arcieri di un club universitario giapponese, tre frecce a 50 metri in quattro combinazioni di stato serio o giocoso e attivazione bassa o alta: medie su 30 di 18,8, 19,4, 18,4 e 19,6, senza differenze. Senza i principianti, le condizioni in cui l'attivazione corrisponde a quella preferita nello stato del momento danno 20,9 punti contro 19,0 (t = 1,56, p = 0,06 a una coda), non significativo. Cerca un livello buono per tutti, non confronta i livelli ideali di arcieri diversi.

    Effects on Archery Performance of Manipulating Metamotivational State and Felt Arousal · J. H. Kerr, H. Yoshida, C. Hirata, K. Takai, F. Yamazaki

  • 1998
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    Interviste agli 8 arcieri della squadra olimpica italiana per Atlanta 1996: gli stati ideali descritti vanno in direzioni opposte. Un arciere dice che se tira con aggressività le frecce vanno ovunque e che deve restare calmo; un altro si carica ingaggiando un duello con il bersaglio e ha capito che carico tira meglio che calmo; due non sentono il bisogno di controllare il battito. Sono descrizioni di sé, non collegate a nessun punteggio, e molti temi vengono da un arciere solo.

    Mental Preparation Strategies of Olympic Archers During Competition: an exploratory investigation · Claudio Robazza, Laura Bortoli

  • 2005
    Contesto Revisione Pubblicata dopo

    Capitolo di rassegna che riporta di seconda mano lo studio del 1997 su 28 arcieri di un club universitario, presentandolo come favorevole: prestazione migliore con attivazione bassa nello stato orientato allo scopo e alta nello stato orientato all'attività in sé. Nell'articolo originale, che è nel registro, quella differenza non è significativa (p = 0,06 a una coda).

    Psychological Aspects of Archery · Kathleen M. Haywood

  • 2005
    Contesto Revisione Pubblicata dopo

    Lo stesso capitolo riferisce il caso di un'arciera con sei anni in nazionale italiana: misurate quindici minuti prima di due turni di allenamento e cinque di gara a un campionato del mondo, le sue emozioni somigliavano a quelle ricordate per le prove andate male, il battito stava fuori dallo schema considerato ottimale per lei, e la gara è andata male. Caso singolo, riferito.

    Psychological Aspects of Archery · Kathleen M. Haywood

  • 2007
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    Un'arciera brasiliana di 25 anni, seconda nel ranking nazionale, seguita in gara con l'attivazione dichiarata dopo ogni volée su una scala da 1 a 9 e il battito registrato: a 18 metri la volée buona è più probabile fra 5,0 e 7,7, con il massimo a 6,3, mentre sotto 3,7 e sopra 7,7 diventa più probabile quella scarsa, una U rovesciata. La zona cambia con la distanza (5,7-7,4 a 30 metri, 3,9-5,1 a 50, 4,1-4,6 a 60, 5,0-6,6 a 70), e l'attivazione e la piacevolezza dichiarate prevedono la volée buona meglio del battito (a 70 metri 67,0 e 62,9 per cento contro 52,2, senza un test). Una persona sola, che si valutava conoscendo già il risultato della volée: non confronta arcieri diversi.

    Linking affect and performance of an international level archer incorporating an idiosyncratic probabilistic method · Michael B. Johnson, William A. Edmonds, Luiz Carlos Moraes, Edson S. Medeiros Filho, Gershon Tenenbaum

  • 2008
    A favore Arcieri Pubblicata dopo

    3 arcieri brasiliani di vertice, fra 24 e 57 anni, seguiti per una stagione: le zone ottimali di attivazione a 70 metri, sulla scala da 1 a 9, sono 4,7-5,9, 5,0-6,6 e 6,1-7,15, e anche le zone di battito cardiaco sono individuali. I valori da 1 a 3 e da 8 a 9 non si accompagnano mai alle serie migliori in nessuno dei tre.

    Affective and Physiological States during Archery Competitions: Adopting and Enhancing the Probabilistic Methodology of Individual Affect-Related Performance Zones (IAPZs) · Edson Soares Medeiros Filho, Luiz Carlos Moraes, Gershon Tenenbaum

  • 2008
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    Nello stesso studio nessuna curva di probabilità arriva al cento per cento dentro la zona ottimale: anche lì restano probabilità di serie mediocri e scadenti, diverse per i tre arcieri. Per uno dei tre la zona di piacere legata alle serie migliori era quasi la stessa a 30, 50, 70 e 90 metri, per gli altri due cambiava a ogni distanza.

    Affective and Physiological States during Archery Competitions: Adopting and Enhancing the Probabilistic Methodology of Individual Affect-Related Performance Zones (IAPZs) · Edson Soares Medeiros Filho, Luiz Carlos Moraes, Gershon Tenenbaum

  • 2015
    A favore Arcieri Pubblicata dopo

    3 arcieri olimpici malesi del ricurvo a Londra 2012: quello rimasto nella propria zona emotiva ottimale fa 669 punti in qualifica (ventesimo) e supera il primo turno, gli altri due, fuori zona, fanno 658 (quarantacinquesimo) e 654 (quarantottesimo) e vengono eliminati al primo turno. Sede con criteri editoriali dubbi.

    Archery: Emotion Intensity Regulation to Stay in the Zone during Olympic Competition Sede dubbia · Jolly Roy, Edin Suwarganda

  • 2024
    Contesto Arcieri di kyudo Pubblicata dopo

    15 arcieri universitari di kyudo, confronto fra giornate con più e meno centri nello stesso arciere: il vigore del POMS2 prima del tiro è 46,8 nei giorni migliori contro 50,8 nei peggiori (t = 1,83, p = 0,09, d = 0,53), e il legame fra sonno e giornate migliori (sonno totale F = 6,57, p = 0,02) non regge più tenendo conto del vigore (F = 3,11, p = 0,10).

    Relationship between mood and sleep status with performance accuracy in university kyudo athletes · Masaki Yoshioka, Misato Takada, Makinori Matsuo, Seiji Maeda, Keisei Kosaki

  • 2025
    Contesto Arcieri Pubblicata dopo

    32 arcieri indiani, modello di apprendimento automatico allenato su una sessione e verificato sulla seconda: nei grafici individuali i fattori che spiegano il punteggio pesano in modo diverso fra due compound d'élite dello stesso gruppo e fra due ricurvo non élite. Quattro arcieri illustrati, nessuna misura di zona ottimale.

    Can we predict archery performance using shooting heart rate and other biophysical parameters? A machine learning approach · Chandra Sekara Guru, Uma Mahajan, Anup Krishnan, Karuna Datta, Deep Sharma

Storia dello stato

  1. 1992 Non studiato Il primo indizio viene da un caso singolo, registrato in gara nel 1987 e pubblicato cinque anni dopo: un arciere olimpico riferiva di essersi rilassato troppo, e di aver fatto errori banali, proprio nei momenti in cui il battito rallentava e l'aritmia respiratoria cresceva. Suggerisce che anche un'attivazione bassa costa, cioè che la finestra buona ha due bordi, ma è una persona sola e non dice niente sulle differenze fra arcieri: nessuno ha ancora posto la domanda.
  2. 1994 Non studiato Cinque arcieri universitari di kyudo seguiti fra allenamenti e gare: secondo l'autore il legame fra battito, ansia somatica e percentuale di centri ha la forma di una U rovesciata, con un livello intermedio migliore degli estremi. Lo legge sui grafici di ciascun arciere, senza un test dedicato, e non confronta le finestre di una persona con quelle di un'altra: lo stato non cambia.
  3. 1997 Non studiato Il primo esperimento di gruppo prova a cercare un livello buono per tutti e non lo trova. Ventotto arcieri di un club universitario giapponese tirano tre frecce a 50 metri in quattro combinazioni di stato mentale, serio o giocoso, e di attivazione, bassa o alta: le medie, su 30, vanno da 18,4 a 19,6 e non si distinguono. Gli autori guardano poi se va meglio chi è attivato quanto il suo stato del momento preferisce, 20,9 contro 19,0, ma la differenza non è significativa nemmeno con un test a una coda. Nessuno ha ancora misurato se il livello ideale cambi da un arciere all'altro: lo stato non cambia.
  4. 1998 Non studiato Le prime parole che mettono arcieri diversi uno accanto all'altro vengono dalle interviste agli otto componenti della squadra olimpica italiana per Atlanta 1996. Gli stati che descrivono come ideali vanno in direzioni opposte: uno sa che se tira con aggressività le frecce vanno ovunque e cerca la calma, un altro si carica ingaggiando un duello con il bersaglio e ha capito che carico tira meglio. Sono però descrizioni di sé, senza un punteggio e senza una misura dell'attivazione: indicano la domanda, ma nessuno ha ancora misurato se il livello che funziona cambi da un arciere all'altro, e lo stato non cambia.
  5. 2005 Non studiato Una rassegna sulla psicologia del tiro con l'arco racconta l'esperimento giapponese del 1997 come un risultato a favore, cioè che si tira meglio quando l'attivazione corrisponde allo stato del momento, mentre nei dati originali quella differenza non era significativa. Riporta anche il caso di un'arciera della nazionale italiana che prima dei turni di un mondiale aveva emozioni simili a quelle delle sue prove peggiori, e ha tirato male. Sono dati riferiti, senza numeri, e un caso solo: non aggiungono una misura, e la domanda resta senza evidenza diretta.
  6. 2007 Non studiato Arriva la prima zona misurata, su una persona sola: un'arciera brasiliana seconda nel ranking nazionale, seguita in gara con l'attivazione dichiarata dopo ogni volée. A 18 metri la volée buona è più probabile fra 5,0 e 7,7 su una scala da 1 a 9, e sotto 3,7 o sopra 7,7 diventa più probabile quella scarsa, una U rovesciata; ma la zona cambia con la distanza, da 5,7-7,4 a 30 metri a 4,1-4,6 a 60. È il metodo che l'anno dopo verrà usato su tre arcieri, qui applicato a uno solo, che si dava il voto conoscendo già il risultato della volée: non dice niente sulle differenze fra arcieri, e lo stato non cambia.
  7. 2008 Riportato Arriva la prima misura diretta: tre arcieri brasiliani di vertice seguiti per una stagione intera, con l'attivazione dichiarata subito dopo ogni serie, a punteggio già noto, su una scala da 1 a 9. A 70 metri le zone ottimali sono diverse, da 4,7 a 5,9, da 5,0 a 6,6 e da 6,1 a 7,15, e anche le zone di battito sono individuali. I valori da 1 a 3 e da 8 a 9 non si accompagnano mai alle serie migliori, ma anche dentro la zona le serie mediocri restano possibili, e la zona di ciascuno cambiava da una distanza all'altra. È la prima misura che confronta le zone di arcieri diversi, e va nella direzione delle interviste del 1998; ma è un solo studio, su tre persone: riportato.
  8. 2015 Riportato A Londra 2012 l'unico dei tre arcieri malesi rimasto nella propria zona emotiva ottimale fa la qualifica migliore, 669 punti e ventesimo posto, e supera il primo turno, mentre i due fuori zona chiudono a 658 e 654 e vengono eliminati. Tre atleti e una sola gara, in una rivista con criteri editoriali dubbi: l'osservazione va nella direzione dell'affermazione, ma una sede dubbia non decide mai uno stato, che resta riportato.
  9. 2024 Riportato Quindici arcieri universitari di kyudo seguiti giorno per giorno: nelle giornate con più centri il vigore dichiarato prima del tiro tende a essere più basso, 46,8 contro 50,8 (p = 0,09), e il legame fra sonno corto e giornate migliori sparisce tenendo conto proprio di quel vigore. È una tendenza del gruppo al limite della significatività, non una zona individuale, e dice soltanto che più carica non vuol dire tiro migliore: lo stato resta riportato.
  10. 2025 Riportato Un modello di apprendimento automatico costruito su trentadue arcieri indiani, con il battito al tiro fra i predittori, permette di guardare un arciere alla volta: due compound d'élite dello stesso gruppo hanno profili diversi, e così due ricurvo non élite. È un'osservazione dentro un modello, su quattro arcieri illustrati, e non misura una zona di attivazione: lo stato resta riportato, sull'unico studio che misura le zone di arcieri diversi, quello del 2008 su tre persone.

Collegamenti

Articoli correlati

Filoni di ricerca

Gli studi descrivono gruppi di arcieri: quanto il risultato valga per il tuo tiro lo dicono i tuoi numeri.

Vedi la valutazione completa
Cita
APA

Campagna, M. (2026). Il livello di attivazione ideale per tirare bene cambia da arciere ad arciere (Versione 3). In Registro delle evidenze. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/registro/mente/attivazione-ideale-individuale

BibTeX
@misc{campagna2026_attivazioneidealeindividuale,
  author = {Campagna, Matteo},
  title = {Il livello di attivazione ideale per tirare bene cambia da arciere ad arciere},
  year = {2026},
  howpublished = {Registro delle evidenze, matteocampagna.com},
  url = {https://matteocampagna.com/registro/mente/attivazione-ideale-individuale},
  note = {Versione 3; consultato il 2026-10-16}
}

Altre affermazioni di questo dominio

Vedi tutte le affermazioni su mente e attenzione