Scheda studio

Caffeina nel tiro a volo: studio Share 2009

Caffeine and performance in clay target shooting

Bianca Share, Nick Sanders, Justin Kemp2009

Citazione

Share, B., Sanders, N., & Kemp, J. (2009). Caffeine and performance in clay target shooting. Journal of Sports Sciences, 27(6), 661-666. https://doi.org/10.1080/02640410902741068

Cita lo studio
APA

Share, B., Sanders, N., & Kemp, J. (2009). Caffeine and performance in clay target shooting. Journal of Sports Sciences, 27(6), 661-666. https://doi.org/10.1080/02640410902741068

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Scheda tecnica

Disegno
Studio randomizzato
Popolazione
Atleti di altri sport
Livello
Élite
Disciplina
Non pertinente
Numero di soggetti
7
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Sports Sciences

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Sette tiratori d'élite di double trap, tutti maschi, con almeno una partecipazione olimpica o un mondiale alle spalle, provano tre condizioni in ordine casuale e in doppio cieco: 4 milligrammi di caffeina per chilo di peso, 2 milligrammi per chilo, e un placebo di glucosio. In ciascuna condizione tirano quattro serie da cinquanta piattelli, per un massimo di duecento, in condizioni di gara su un campo olimpico all'aperto.

Il punteggio non migliora con la caffeina. Il totale sulle quattro serie è 150 ± 17,1 piattelli con la dose alta, 151 ± 10,9 con la dose bassa e 155 ± 15,0 con il placebo, senza differenza (p = 0,406): le due dosi di caffeina stanno sotto il placebo, non sopra. Nessuna differenza nemmeno fra le quattro serie, né dentro una condizione né fra condizioni, benché le prime due cadano quando la caffeina nel sangue è al massimo e le ultime quattro o cinque ore dopo l'assunzione.

Lo stesso vale per tutto il resto che è stato misurato. Il tempo di reazione, cioè il primo movimento dopo l'uscita dei piattelli, non cambia (il p più basso è 0,062). I tempi di inseguimento dei due bersagli, dall'uscita allo sparo, non cambiano (p più basso 0,137). La frequenza cardiaca a riposo resta a 73 battiti al minuto in entrambe le condizioni, la pressione arteriosa media a 106 contro 104 millimetri di mercurio, e nemmeno battito medio e massimo durante la gara si muovono. L'inventario d'ansia compilato prima di ogni gara non mostra differenze su nessuna delle tre scale, ansia cognitiva, ansia somatica e fiducia in sé.

Il questionario somministrato alla fine dello studio raccoglie invece gli effetti collaterali attesi nelle giornate con caffeina: mal di testa, ansia e tremore. Le frequenze non sono riportate. Gli autori li chiamano in causa come una delle ragioni per cui la caffeina non ha portato vantaggi, dato che il tremore della mano e del braccio interferisce con la mira.

Come è stato misurato

Raccolta dei dati su quattro settimane, con almeno sette giorni fra una prova e l'altra per il lavaggio della caffeina. L'ordine delle tre condizioni è stato assegnato a caso per ciascun partecipante, in doppio cieco. Nelle ventiquattro ore precedenti ogni sessione i tiratori si astenevano da caffeina e alcol in qualunque forma e da esercizio intenso; la dieta del giorno prima della prima prova è stata registrata su un diario alimentare e replicata prima delle successive, e nelle giornate di prova il cibo era fornito dagli sperimentatori. Il consumo abituale dichiarato era pari a circa sei tazze di caffè solubile al giorno, con un intervallo da una a dodici.

La caffeina era in compresse di grado farmaceutico, spezzate in frammenti pesati su una bilancia da laboratorio per arrivare alla dose esatta di ciascuno, e somministrate in trenta millilitri di bevanda al limone o all'arancia in bicchieri opachi. Il placebo erano compresse di glucosio spezzate allo stesso modo e servite nello stesso veicolo. L'assunzione avveniva sessanta minuti prima della prima serie, per coincidere con il picco di caffeina nel plasma. Il peso veniva rilevato all'arrivo di ogni giornata, perché la dose è calcolata sul peso, e oscillava fra 0,6 e 2,8 chilogrammi da una giornata all'altra per lo stesso tiratore.

Prima di ogni serie quindici minuti di riposo seduti, poi la frequenza cardiaca a riposo con cardiofrequenzimetro e la pressione sistolica e diastolica per ricavare la pressione arteriosa media; il battito era registrato anche durante la gara. L'ansia precompetitiva con il Competitive State Anxiety Inventory-2 prima dell'inizio di ogni prova.

La gara seguiva il regolamento della federazione internazionale: due piattelli lanciati insieme da una fossa interrata a ogni chiamata, con angolo e altezza di uscita noti ai tiratori e tenuti uguali in tutte le serie di tutto lo studio. Una serie durava in media 16,2 minuti. Il punteggio è il conto dei piattelli rotti, un punto ciascuno.

Tre telecamere digitali con otturatore a un duecentocinquantesimo di secondo, a venticinque fotogrammi al secondo, montate tre metri dietro il tiratore. Dal video, con un programma che portava la sequenza a cinquanta fotogrammi al secondo, sono stati ricavati il tempo di reazione, contato dal momento in cui i piattelli diventano visibili nell'immagine al primo movimento del tiratore, e i tempi di inseguimento, dalla stessa origine alla comparsa del fumo alla bocca della canna per il primo e il secondo colpo.

Temperatura, vento e umidità sono stati misurati prima di ogni serie e non differivano fra le giornate: 11,7 gradi, 72,2 per cento di umidità, 2,5 metri al secondo di vento in media. L'analisi usa l'analisi della varianza a misure ripetute, due condizioni per quattro serie su tutti e sette i tiratori per il confronto fra dose alta e placebo, e tre per quattro sui cinque che hanno fatto anche la dose bassa; normalità verificata con il test di Shapiro e Wilk, soglia a 0,05. Approvazione del comitato etico locale, consenso scritto di tutti.

Il metodo, spiegato: Come si misurano frequenza cardiaca e HRV negli arcieri, Questionari psicologici

Limiti

Sette persone. È il limite da cui discende quasi tutto il resto, e si vede dalle dimensioni dell'effetto accanto ai valori di p: fra dose alta e placebo il punteggio dà p = 0,102 con un eta quadro parziale di 0,304, che per convenzione è un effetto grande. Con questa numerosità lo studio non distingue l'assenza di un effetto da un effetto che non ha la potenza per vedere, e non c'è nessun calcolo di potenza né nessun intervallo di confidenza da nessuna parte. Quello che si può dire con qualche appoggio è la direzione, perché le due dosi di caffeina stanno sotto il placebo; quello che non si può dire è la frase delle conclusioni, cioè che quattro milligrammi per chilo non diano vantaggi, come affermazione generale.

Nessuna misura conferma che la caffeina sia arrivata dove doveva. Non c'è un prelievo di sangue, di saliva o di urina, e nemmeno una risposta fisiologica che faccia da controprova: il battito a riposo è identico nelle due condizioni, 73 contro 73, e la pressione arteriosa media si muove di due millimetri di mercurio. Quattro milligrammi per chilo in uomini di novantadue chili fanno circa trecentosettanta milligrammi di caffeina, una dose che di norma si vede sui parametri cardiovascolari. Il consumo abituale dichiarato, circa sei tazze al giorno con punte di dodici, e un'astensione di sole ventiquattro ore spiegano perché potrebbe non vedersi: sono consumatori molto abituati, e in parte in astinenza nel giorno della prova, compreso il giorno del placebo. Il risultato nullo ha quindi due letture che il disegno non separa, cioè che la caffeina non serva, o che in queste persone non abbia fatto quasi nulla.

Il doppio cieco è dichiarato e non messo alla prova. Nessuno ha chiesto ai tiratori quale bevanda pensassero di avere bevuto, e il questionario sugli effetti collaterali, somministrato una sola volta alla fine dello studio e non dopo ogni prova, riporta che mal di testa, ansia e tremore sono comparsi nelle giornate con caffeina. Chi sente il tremore sa in che braccio si trova, quindi il cieco in quelle giornate difficilmente ha tenuto. Di quegli effetti, poi, non si sa quanti li abbiano avuti e con quale dose: la frase che li cita come possibile spiegazione del mancato vantaggio resta un'ipotesi senza numeri.

L'incrocio è incompleto. Tutti e sette hanno fatto la dose alta e il placebo, ma solo cinque anche la dose bassa, e il riassunto parla di sette tiratori e tre condizioni senza dirlo. Il confronto a tre gira quindi su cinque persone.

C'è poi la questione che conta per il registro: non sono arcieri, e non è lo stesso compito. Nel double trap si reagisce a due bersagli che escono insieme e si spara in circa un secondo; nell'arco si tiene una posizione contro una resistenza e si lascia andare la corda su un bersaglio fermo. Un effetto nullo sulla reazione a un piattello non dice nulla su una tenuta di dieci secondi, e viceversa un tremore che non rovina uno sparo rapido può rovinare una freccia.

Gli unici dati su arcieri che il lavoro cita non sono pubblicati. La discussione torna sei volte su uno studio di Cunningham su arcieri d'élite, secondo cui due milligrammi per chilo alzerebbero il punteggio di 5,7 punti su settantadue frecce senza raggiungere la significatività, e sei milligrammi lo abbasserebbero di 7,7. Quei numeri sono indicati come dati non pubblicati e non si possono verificare da nessuna parte, quindi non entrano nel registro.

Resta infine che lo studio ha misurato tante cose, punteggio, reazione, due tempi di inseguimento, battito a riposo e in gara, pressione, tre scale d'ansia, su quattro serie, e non riporta nessuna correzione per il numero dei confronti. Qui conta poco, perché non è emerso niente; conterebbe se fosse emerso qualcosa.

Cosa vuol dire per chi tira

Per un arciere questo studio vale soprattutto per una cosa: è il disegno più pulito che esista su caffeina e tiro di precisione, in doppio cieco con placebo, in gara e non in laboratorio, su atleti di livello olimpico, e non trova niente. Nessun guadagno di punteggio, nessuna reazione più rapida, nessun inseguimento più breve, nessun calo nelle serie finali quando la caffeina sta scendendo. Se la caffeina facesse quello che la sua reputazione promette negli sport di precisione, questo era un posto dove vederlo.

Le due cose che emergono, e che un arciere riconosce, stanno ai margini del risultato principale. La prima è la direzione: con la caffeina i punteggi sono più bassi, non più alti, su tutte e due le dosi. La differenza non è significativa e con sette persone non lo diventerebbe, ma non va nella direzione del vantaggio. La seconda sono gli effetti collaterali riferiti nelle giornate con caffeina, mal di testa, ansia e tremore. Nel tiro a volo un tremore si perde in un gesto che dura un secondo; in un gesto in cui si sta fermi contro venti chili per dieci secondi, no.

Quello che questo studio non può dire è come andrebbe sull'arco, perché il compito è un altro e perché le sette persone sono tiratori di piattello. E non può nemmeno chiudere la domanda sul tiro a volo, perché sette partecipanti con una dispersione di quindici piattelli lasciano spazio a parecchio. Da notare anche che i partecipanti bevevano in media sei caffè al giorno e si astenevano solo nelle ventiquattro ore precedenti: chi vive con quella abitudine non è la persona su cui si misura meglio che cosa fa una dose singola.

Il registro tiene questo lavoro come la prova più solida disponibile su un compito di precisione, in uno sport diverso dall'arco e su sette persone, e segna la direzione contraria insieme agli effetti collaterali. Non ne ricava nessuna indicazione su che cosa bere prima di una gara.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Caffeine and performance in clay target shooting. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/share-2009-caffeine-clay

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