Quasi ogni sostanza poggia su uno studio solo e su gruppi piccoli. La caffeina è l'unica con due studi su arcieri, e i due arrivano a risultati opposti; per l'alcol, i beta-bloccanti e la nicotina c'è una prova sola ciascuno, e per l'alcol nemmeno su arcieri che tirano. La tabella mette in fila che cosa è stato misurato e su chi; le sezioni che seguono entrano nei numeri, una sostanza alla volta.
| Sostanza | Che cosa è stato misurato | Su chi |
|---|---|---|
| Caffeina | Punteggio, ansia prima della gara, battito | 6 ragazzi e 12 universitari del ricurvo; 7 tiratori d'élite di double trap |
| Alcol | Stabilità del braccio teso, tempo di reazione, forza | 9 uomini in laboratorio, dato riferito da una rassegna |
| Beta-bloccanti | Punteggio, movimento della mira, battito | 15 arcieri delle nazionali turche |
| Nicotina | Punteggio, attenzione, destrezza fine | 11 arcieri del ricurvo di livello nazionale |
| L-teanina | Ansia e marcatori di stress prima del via | 18 arciere universitarie |
Caffeina e punteggio
La caffeina è l'unica sostanza su cui si possono confrontare due studi su arcieri, e il confronto non dà una risposta. Nel primo, del 2017, sei ragazzi coreani di scuola media hanno tirato a 30 metri dopo una notte in bianco, una volta con 2,5 milligrammi di caffeina per chilo di peso e una volta con un placebo dato in cieco: 339 punti contro 335, una differenza che l'analisi non distingue dal caso. Nel secondo, del 2026, dodici universitari del ricurvo hanno tirato 30 frecce a 18 metri in una sessione senza caffeina e in una con 200 milligrammi: 6,61 punti per freccia nella prima, 8,33 nella seconda, cioè 199 contro 250 su 300.
Il secondo risultato sembra netto, ma il disegno è il più debole dei due: niente placebo, niente sorteggio, e la sessione con la caffeina sempre per seconda. Con un punteggio di partenza di poco più di sei punti e mezzo per freccia a 18 metri, basso per arcieri con sei anni e mezzo di pratica, l'abitudine al protocollo e il semplice prendere la mano restano spiegazioni aperte. Anche nel primo studio la caffeina veniva sempre per ultima, e i ragazzi non avevano dormito, per cui la domanda a cui risponde è più stretta: che cosa fa la caffeina a chi ha passato la notte in bianco. Per questo l'idea che la caffeina migliori la precisione nel tiro con l'arco resta fra quelle su cui gli studi su arcieri vanno in direzioni opposte.
Fuori dall'arco il registro ha uno studio solo, ed è il più solido come disegno. Sette tiratori d'élite di double trap, in doppio cieco con placebo, hanno tirato una gara di 200 piattelli con 4 milligrammi di caffeina per chilo, e cinque di loro anche con 2: hanno colpito 150 e 151 piattelli con la caffeina, 155 con il placebo, senza differenze nei tempi di reazione né in battito e pressione. Con sette persone, però, un effetto assente e uno troppo piccolo per vedersi restano indistinguibili, e il tiro a volo chiede di reagire a un bersaglio in movimento, mentre l'arco chiede di tenere ferma la mira per alcuni secondi.
C'è infine un dato su quello che si fa ai vertici: in una nazionale d'élite seguita per quattro giorni di Coppa del Mondo, la routine alimentare comprendeva circa 3,2 milligrammi di caffeina per chilo un'ora prima della gara. Dice che la pratica esiste, non che porti punti, perché in quello studio il punteggio non è stato misurato.
Caffeina, ansia e tremore
Il timore più diffuso è che il caffè agiti. Lo studio sul double trap ha fatto compilare ai tiratori, prima della gara, un questionario sull'ansia di gara, e con 4 milligrammi per chilo i numeri sono quasi uguali a quelli del placebo: ansia cognitiva 16,9 contro 17,0, ansia somatica 15,4 contro 15,6, fiducia in sé 25,1 contro 23,4. Sugli arcieri questa misura non è stata fatta, quindi il risultato che la caffeina non cambia l'ansia prima della gara si regge su sette tiratori di un altro sport, e riguarda l'ansia riferita, non il tremore.
Lo stesso studio, nel questionario sugli effetti indesiderati compilato alla fine, registra mal di testa, ansia e tremore, senza dire in quanti. Le due cose convivono: l'ansia misurata prima del via non cambia, ma alcuni effetti che a un arciere interessano sono stati riferiti. Il battito, invece, non mostra segni di agitazione: nel tiro a volo non è salito, e nei ragazzi coreani era perfino più basso con la caffeina, anche se con l'ordine fisso delle sessioni non si può attribuirlo alla sola sostanza.
Da questi studi non esce una dose consigliata, ma un criterio di prudenza: la risposta cambia da persona a persona, gli effetti riferiti sono proprio quelli che pesano su chi tiene la mira, e una sostanza nuova il giorno di gara è una variabile in più che non si sa leggere. Per questo un cambiamento di abitudini, se si fa, si prova in allenamento e non in gara.
Alcol e stabilità del braccio
Sull'alcol la situazione è rovesciata rispetto alla caffeina: l'idea è diffusa, ma sugli arcieri che tirano non c'è nessuna misura. Il dato più vicino arriva al tiro con l'arco attraverso un capitolo di rassegna del 2005 sulla psicologia del tiro, che riferisce di seconda mano una prova di laboratorio su nove uomini. Con un'alcolemia dello 0,02% e dello 0,05%, confrontata con la condizione sobria e con un placebo, peggioravano la stabilità del braccio teso e il tempo di reazione, mentre forza isometrica e resistenza restavano dove erano. Nelle stesse prove l'elettromiografia al rilascio della corda mostrava più rilassamento muscolare con l'alcol, con differenze marcate da una persona all'altra.
Lo schema torna con quello che conta per l'arciere, perché cede il controllo fine e non la forza, e chi pensa che un goccio calmi il braccio trova qui un indizio contrario. Resta però un dato riferito, su nove persone che il capitolo non descrive come arcieri e che non tiravano frecce: per questo l'affermazione che anche poco alcol peggiori la stabilità del braccio teso si regge su prove prese fuori dal tiro. Da qui non si ricava né una dose sicura né un effetto sul punteggio, e nemmeno che cosa resti la mattina dopo, perché la prova misurava le persone con l'alcol ancora in circolo.
Beta-bloccanti: vietati, e senza guadagno misurato
I beta-bloccanti sono farmaci che smorzano la risposta del cuore all'adrenalina, e l'idea che aiutino a mirare viene dal tiro a segno con la pistola, dove due studi avevano trovato un beneficio. Nel tiro con l'arco sono vietati dal 1985, e oggi la lista della WADA li proibisce sempre, in gara e fuori gara, come nel tiro a segno.
L'unico studio controllato su arcieri li ha provati nel 2021 su quindici arcieri delle nazionali turche, con due beta-bloccanti diversi, in un disegno randomizzato, in doppio cieco e con placebo, e una gara simulata di 30 frecce a 18 metri. Il battito durante il tiro è sceso del 12,8% con un farmaco e dell'8,6% con l'altro; il punteggio invece non è migliorato, e il movimento del punto di mira nei tre decimi di secondo prima del rilascio e lo spostamento del centro di pressione sono rimasti come con il placebo. Con uno dei due farmaci il punteggio tendeva anzi a scendere, ma la differenza non ha retto alla correzione per i confronti multipli. È uno studio solo, con una dose singola e una gara simulata in palestra, quindi l'idea che i beta-bloccanti migliorino la precisione ha contro di sé una prova solida nel disegno ma ancora unica.
Il risultato si accorda con un dato precedente: in tredici arcieri di livello internazionale, portare il battito intorno ai 166-168 battiti al minuto con una corsa a navetta non ha cambiato il punteggio a 18 metri. Se un battito molto più alto non toglie punti, è meno ovvio che abbassarlo ne aggiunga, e infatti il legame fra un battito più basso e il punteggio resta conteso: le osservazioni lo trovano, gli esperimenti che spostano il battito no.
Chi prende beta-bloccanti per ragioni mediche è soggetto allo stesso divieto. Se gareggia, ne parla con il medico che glieli ha prescritti e verifica con la propria federazione la procedura di esenzione a fini terapeutici; un farmaco prescritto non si sospende di propria iniziativa per poter tirare.
Nicotina: un risultato isolato
La nicotina è il caso più curioso, e va letto come tale. C'è un solo studio, del 2021: undici arcieri del ricurvo di livello nazionale, tutti uomini e non fumatori, hanno masticato per mezz'ora una gomma alla nicotina oppure una gomma dello stesso sapore senza nicotina, e poi hanno fatto test di attenzione e di destrezza e una gara simulata. Con la nicotina la media su 36 frecce, calcolata su tre giornate, è stata di 298,05 punti contro 290,58. Sono migliorati anche un test di attenzione e la destrezza fine alla tavola a pioli, completata in 48,8 secondi invece di 53,4, mentre i tempi di reazione motoria sono rimasti uguali.
Il guadagno non sembra passare da una maggiore calma: durante il tiro il cuore batteva più in fretta con la nicotina, circa 102 battiti al minuto contro 95, e dopo la prova un marcatore salivare di attivazione era più alto. I limiti sono seri, perché si tratta di undici persone, una dose sola, nessuna donna e nessun fumatore, e di niente sull'uso ripetuto. Il registro annota che una gomma alla nicotina prima del tiro ha alzato il punteggio e che nello stesso studio sono migliorate concentrazione e destrezza manuale come risultati di un solo studio. Gli autori ricordano che la nicotina non è fra le sostanze vietate dalla WADA, ma crea dipendenza: è un risultato da conoscere, non un'indicazione da seguire.
L-teanina e ansia prima del via
Fra le sostanze proposte per calmare i nervi, la L-teanina, un aminoacido presente nel tè, ha un solo studio sul tiro con l'arco. Diciotto arciere universitarie coreane hanno preso per quattro settimane una capsula al giorno di L-teanina o di placebo e sono state misurate durante una gara nazionale. Mezz'ora prima del via i due gruppi erano uguali; dieci minuti prima, nel gruppo della teanina, l'ansia era più bassa, 6,9 contro 8,7 su dieci, e lo erano anche alfa-amilasi e cortisolo nella saliva. Sul risultato di gara l'autore scrive che non c'è differenza, senza dare i punteggi. L'effetto sull'ansia nei minuti prima della gara resta quindi un indizio su nove persone per gruppo, e non dice niente sulla prestazione.
Allenatori e regole antidoping
Per un arciere che gareggia conta anche quanto sa delle regole antidoping chi lo allena. L'unica indagine sul tema ha interrogato nel 2020 tutti i settantuno allenatori e assistenti dei club di tiro con l'arco della regione di Giacarta: 28 sono rimasti sotto la sufficienza, 40 si sono fermati alla sufficienza e solo 3 hanno raggiunto un livello buono. Più che un vuoto generale, è il quadro di una maggioranza ferma a metà strada. Si tratta però di un solo questionario, in una sola regione indonesiana e con fasce costruite sui punteggi del campione stesso, per cui il dato che molti allenatori di tiro con l'arco conoscono poco le regole antidoping non dice come stiano le cose in Europa o in Italia.
La lista delle sostanze proibite si aggiorna ogni anno, e i beta-bloccanti mostrano che nel tiro con l'arco può essere più severa che nella maggior parte degli sport. Chi prende farmaci fa bene a controllarla con il medico prima della stagione, invece di affidarsi a quello che si sente dire in campo.
Che cosa resta per chi tira
Messo insieme, il quadro è fatto di studi singoli e piccoli, e la cosa più utile che se ne ricava è sapere che cosa non è stato dimostrato. Per la caffeina nessuno studio su arcieri ha visto il punteggio scendere, e l'unico che l'ha visto salire non aveva un placebo; gli effetti indesiderati riferiti nel tiro a volo, però, sono quelli che pesano su chi tiene la mira. Per l'alcol l'unico indizio va verso un braccio meno fermo già con poco alcol in circolo. I beta-bloccanti sono vietati e, nell'unica prova su arcieri, non hanno portato punti. La nicotina ha un risultato a favore e un rischio di dipendenza che nessuno studio sul tiro ha misurato.
Il resto della giornata di gara si regge su cose meno discusse, come bere e mangiare con regolarità, di cui si occupa la pagina su idratazione e nutrizione in gara. Chi vuole capire come risponde alle proprie abitudini può annotare per qualche settimana, accanto ai punteggi degli allenamenti, il caffè preso e l'alcol dei giorni prima: con un arciere solo non si fa uno studio, ma si vede se qualcosa si ripete.