Sull'arco nuovo l'ordine pratico è questo: prima l'altezza della corda, poi il tiller, poi il punto d'incocco, poi rest, bottone e centershot, e per ultime le tacche del mirino. La logica è che ogni regolazione si appoggia su quelle che vengono prima: se si cambia l'altezza della corda dopo aver segnato il mirino, le tacche vanno rifatte. Nessuna di queste voci chiede un numero esatto da trovare al primo colpo. I valori di partenza li danno il manuale del costruttore e l'istruttore della società, e l'obiettivo dei primi mesi è un arco montato in modo ragionevole e sempre uguale, non un arco perfetto.

Su quasi tutte queste regolazioni la ricerca dice poco. L'altezza della corda e il tiller vivono di indicazioni dei costruttori e di esperienza dei tecnici; per il punto d'incocco e per il centershot ci sono modelli matematici dell'arco, non prove con arcieri che tirano; per il mirino c'è uno studio sui gruppi delle grandi gare. Per ogni voce dico che cosa si fa sul campo e da dove viene.

FIG · 01 Dove si misurano le prime regolazioni Ricurvo visto di lato, arciere destro. Schema, non in scala 1 2 2 3 4 5 corda riser brace scala VISTA DA DIETRO punta della freccia corda 4 1 Altezza della corda 2 Tiller, sopra e sotto 3 Punto d'incocco 4 Rest, bottone, centershot 5 Tacche del mirino
Fig. 01 I numeri seguono l'ordine in cui si regola un ricurvo nuovo. L'altezza della corda si misura dal punto più profondo dell'impugnatura, il tiller dalla base di ciascun flettente, sempre in perpendicolare alla corda. Nel riquadro, l'arco visto da dietro: con la corda al centro dei flettenti, la punta della freccia di un arciere destro sta appena a sinistra della corda.

Prima di cominciare

Le prime volte le regolazioni le fa, o le controlla, l'istruttore, ed è il momento di guardare che cosa misura. Due abitudini valgono da subito. La prima è scrivere ogni misura su una scheda dell'arco, con la data. La seconda è cambiare una cosa sola per volta, altrimenti non si sa quale delle due ha spostato le frecce. Per montare e smontare il ricurvo si usa l'incordatore, la cordicella con due tasche che si infilano sulle punte dei flettenti: piegare l'arco in altri modi, contro la gamba o il piede, può torcere un flettente.

L'altezza della corda

L'altezza della corda, che quasi tutti chiamano brace height, è la distanza fra la corda a riposo e il punto più profondo dell'impugnatura, misurata in perpendicolare alla corda con la squadretta. Si regola con i giri della corda: si smonta l'arco, si sfila un anello dalla punta del flettente, si aggiungono o si tolgono alcuni giri e si rimonta. Più giri accorciano la corda e alzano il brace, meno giri lo abbassano.

Il valore di partenza lo indica il costruttore, come una banda di qualche millimetro che dipende dalla lunghezza dell'arco. Dentro quella banda i tecnici cercano il punto in cui l'arco è più silenzioso e il gruppo più stretto, ma a chi comincia basta stare dentro la banda e ricontrollare la misura a ogni montaggio, perché una corda nuova nei primi giorni si assesta e il brace scende un poco. Nel registro nessuno studio ha misurato l'effetto del brace height sul gruppo: quello che se ne dice viene dai costruttori e dai tecnici, come racconto nell'articolo sul bow tuning.

Il tiller

Il tiller confronta i due flettenti. Si misura la distanza fra la corda e la base del flettente superiore, nel punto in cui entra nel riser, sempre in perpendicolare alla corda; poi si fa la stessa misura sotto, e la differenza fra le due è il tiller. Nel ricurvo lo si tiene di solito positivo, con il flettente superiore un po' più lontano dalla corda, perché la mano dell'arco spinge sotto la freccia e le dita tirano attorno al punto d'incocco, quindi i due flettenti non lavorano nelle stesse condizioni.

Il tiller si cambia con i bulloni dei flettenti, che cambiano anche il libbraggio. Su un arco nuovo conviene lasciare il valore indicato dal costruttore e controllare che resti quello ogni volta che si rimonta l'arco. Se con l'istruttore si decide di cambiare il libbraggio con i bulloni, si girano tutti e due della stessa quantità, così il tiller resta più o meno dov'era, senza mai andare oltre i limiti del manuale; quanto libbraggio scegliere è in una guida a parte, su quale libbraggio scegliere. Dopo ogni ritocco del tiller va ricontrollato il punto d'incocco, che si sposta con lui. Anche qui la ricerca non ha misure: il tiller è materia di manuali e di tecnici.

Il punto d'incocco

Il punto d'incocco è il punto della corda in cui si aggancia la cocca, e si segna con uno o due indicatori, anellini di ottone stretti sulla corda o piccoli avvolgimenti di filo. Si misura con la squadretta agganciata alla corda e appoggiata sul rest: il punto d'incocco sta un poco sopra la perpendicolare, e la distanza di partenza la indica il manuale dell'arco o l'istruttore. Viene dopo brace e tiller perché tutti e due spostano la corda rispetto al rest.

Nei club circola l'idea che vada regolato al millimetro. Nel registro quest'affermazione è contraddetta, con un limite che va detto: l'unico lavoro che ha calcolato quanto conti l'altezza è il modello di un solo ricurvo, verificato con una macchina lanciafrecce. In quel modello un millimetro in più o in meno cambia poco l'uscita della freccia, mentre un errore di un centimetro si vede subito nello strappo della carta; nessuno, però, ha provato altezze diverse con arcieri che tirano. A chi comincia basta segnare bene il punto, ricontrollarlo con la squadretta e lasciare i ritocchi fini alla messa a punto.

Rest, bottone e centershot

Il rest è il supporto su cui appoggia la freccia; il bottone, che molti chiamano plunger, è il pistoncino a molla che la tocca di lato. Il rest si monta all'altezza in cui la punta del bottone tocca la freccia a metà dell'asta. Il centershot è la posizione laterale della freccia rispetto alla corda: guardando l'arco da dietro, con la corda allineata al centro dei flettenti, si avvita o si svita il bottone finché la punta della freccia sta appena fuori dalla linea della corda, a sinistra per un arciere destro e a destra per un mancino. La molla del bottone si lascia a una durezza media, quella che consiglia l'istruttore, perché si affina dopo, tirando.

Nel registro l'affermazione che centershot e durezza del bottone funzionino dentro un intervallo, più che su un valore unico, è trasferita: viene da un modello del ricurvo nel piano laterale, controllato su fotografie e su una macchina da tiro, in cui le regolazioni si compensano fra loro e più combinazioni danno un buon volo. Nessuno ha cambiato centershot e bottone a gradini misurando il gruppo di arcieri che tirano, quindi quanto sia largo quell'intervallo sul bersaglio non si sa.

Le tacche del mirino

Il mirino si regola per ultimo, perché ogni cambiamento fatto prima sposta gli impatti. Si comincia vicino, alla distanza del corso, con una regola che si impara il primo giorno: il mirino segue le frecce. Se il gruppo è alto si alza la diottra, se è a sinistra la si sposta a sinistra. Si corregge sul gruppo di più frecce e non sulla freccia singola, perché una freccia fuori può venire dal tiro e non dal mirino. Quando il gruppo è centrato si segna la posizione sulla scala del mirino, con la distanza accanto, e si passa alla distanza successiva.

Le tacche valgono per quell'assetto: se cambiano altezza della corda, punto d'incocco, frecce o libbraggio vanno ricontrollate. Nel registro è riportato che nelle grandi gare molti arcieri perdono punti per un gruppo fuori centro: circa tre punti a testa in media, sui bersagli di una Coppa del Mondo e di un Mondiale, con il limite che nessuno ha misurato le regolazioni dei mirini, per cui un gruppo spostato si spiega con il mirino come con l'arciere. Per vedere dove cade il proprio gruppo serve segnare le frecce, e il foglio di plotting è fatto per questo; se le frecce vanno sempre dalla stessa parte, le cause possibili le ho messe in fila nell'articolo su alto, basso, destra e sinistra.

Nell'arco nudo il mirino non c'è: la distanza si gestisce con il punto di mira e, volendo, con lo string walking e il face walking, che il regolamento permette.

Che cosa dice il regolamento

Chi gareggia deve regolare l'arco dentro le regole della propria divisione. Per il ricurvo il regolamento di World Archery per il tiro alla targa, nella versione del 15 agosto 2026, ammette sulla corda uno o due indicatori del punto d'incocco e un solo contrassegno per le labbra o il naso; ammette bottone, reggispinta o piastrina regolabili, purché non elettrici o elettronici e senza aiuti alla mira, con il punto di spinta al massimo 4 centimetri dietro il punto di perno dell'impugnatura; ammette un solo mirino, senza prismi, lenti né livelle e con un solo punto di mira, con regolazione in altezza e per il vento, sul quale si può montare una scala o un nastro con i segni delle distanze. Lo stesso regolamento vieta ovunque sul campo di gara, anche dietro la linea di tiro, le app che aiutano a regolare il mirino; il telefono resta ammesso davanti alla linea d'attesa per segnare gli impatti come su un foglio.

Per l'arco nudo le regole sono più strette: niente mirino e niente stabilizzatori, nessun segno sull'arco utilizzabile per mirare, sulla corda nessun contrassegno per le labbra o il naso, nessun indicatore d'allungo, e il punto di spinta del bottone al massimo 2 centimetri dietro il punto di perno. In Italia la FITARCO riporta le stesse norme nel capitolo 11 del Libro 3 del suo Regolamento Tecnico di Tiro; le modifiche successive escono come circolari federali, e il testo aggiornato si trova sul sito della federazione.

Dopo le prime regolazioni

Montato l'arco così, conviene tirarlo per settimane senza toccarlo: nei primi mesi a cambiare è soprattutto il tiro. La messa a punto fine, con il paper tuning, le aste nude e il walk back, ha senso quando il gesto si ripete abbastanza da dare gruppi leggibili; i passaggi sono nell'articolo sul bow tuning, e come si legge il volo della freccia è in quello su fishtailing e porpoising. Che una messa a punto con un metodo strutturato faccia salire il punteggio è riportato, e gli studi sono due. Nel primo, su ventiquattro arcieri di club indonesiani, nessun gruppo lasciava l'arco com'era; nel secondo, del 2026 e sul compound, c'era un gruppo di controllo, ma sono migliorati anche quelli che l'arco non l'hanno toccato. I punteggi sono saliti dopo la messa a punto, quindi, senza che si sappia quanto per l'arco e quanto per le frecce tirate in più. Il primo dei due studi è anche l'unico confronto fra walk back e paper tuning, anche questo riportato.