Scheda studio
Movimenti oculari nel kyudo: studio Saito 1994
Eye movements of kyudo player
Citazione
Saito, T., & Fukuda, T. (1994). Eye movements of kyudo player. The Japanese journal of ergonomics, 30(Supplement), 414-415. https://doi.org/10.5100/jje.30.supplement_414
DOI: 10.5100/jje.30.supplement_414Leggi la versione ad accesso aperto
Cita lo studio
Saito, T., & Fukuda, T. (1994). Eye movements of kyudo player. The Japanese journal of ergonomics, 30(Supplement), 414-415. https://doi.org/10.5100/jje.30.supplement_414
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Scheda tecnica
- Disegno
- Studio trasversale
- Popolazione
- Arcieri di kyudo
- Livello
- Livello di società
- Disciplina
- Kyudo
- Numero di soggetti
- 5
- Tipo
- Atti di convegno
- Lingua
- Giapponese
- Revisione tra pari
- No
- Sede
- The Japanese journal of ergonomics
Cosa ha misurato e cosa ha trovato
Due ricercatori della Keio hanno messo un eye tracker addosso a cinque persone che tiravano con l'arco giapponese per guardare dove andava lo sguardo nei secondi che precedono il rilascio. Quattro erano studenti del club di kyudo dell'università, tutti con più di sei anni di pratica; il quinto era uno studente senza nessuna esperienza. A ciascuno è stato chiesto di immaginare una gara, prendere l'arco e restare in kai, la posizione di mira a massima trazione, per cinque secondi, ripetendo la sequenza quattro volte.
Il principiante e gli esperti si comportavano in modo diverso. Nel principiante lo sguardo restava inchiodato sul bersaglio dall'inizio alla fine, prima della trazione, durante e dopo. Nei quattro esperti lo sguardo era sul bersaglio prima di cominciare a trazionare, poi si spostava verso il basso a destra, dando una distribuzione dei punti di fissazione su due livelli invece di uno. Lo spostamento avveniva durante la trazione, nel momento in cui il corpo riceve la forza dell'arco, e cioè insieme al gesto di «far scendere il respiro» che nel kyudo accompagna la trazione.
Il modo di spostare lo sguardo cambiava da un esperto all'altro, ma in ciascuno restava quasi identico nelle quattro ripetizioni, e il punto in cui lo sguardo finiva per fermarsi era praticamente lo stesso ogni volta. Gli autori ne traggono che ciascuno possa avere una propria porzione di retina su cui ottiene una fissazione più stabile, e ipotizzano che gli esperti, invece di guardare il bersaglio con la visione centrale, lo colgano con la periferia per tenere lo sguardo più fermo nel tempo lungo della mira. Lo scrivono però con una cautela esplicita: per confermarlo servono altri esperimenti, e la loro discussione, dicono, non esce dal campo della congettura.
Come è stato misurato
I movimenti oculari sono stati registrati con un Talk Eye, un eye tracker da indossare prodotto dalla Takei Kiki Kogyo. I partecipanti erano cinque: quattro studenti maschi del club di tiro della Keio, tutti con almeno sei anni di pratica, e un principiante assoluto. Prima di cominciare è stata data l'indicazione di comportarsi come in una gara reale.
La misura copriva il tratto che arriva fino a poco prima del rilascio, cioè fino allo stato in cui si tiene il bersaglio sotto gli occhi. Ogni partecipante ha eseguito quattro volte la sequenza completa: prendere l'arco, trazionare e tenere il kai per cinque secondi.
L'analisi divide la sequenza in tre fasi: prima di cominciare a trazionare, durante la trazione e dopo che la trazione è terminata. Per ciascun partecipante gli autori riportano in un grafico lo spostamento della posizione media di fissazione fra la prima e la terza fase, e in un secondo grafico la distribuzione dei punti di fissazione lungo tutta la sequenza. Il confronto fra principiante ed esperti è fatto guardando quei due grafici: non ci sono misure numeriche nel testo, né statistica, né punteggi.
Il metodo, spiegato: Eye tracking ed elettrooculografia
Limiti
Questa è una comunicazione a congresso di due pagine, non un articolo completo, e si legge come tale. Non riporta nessun numero: non si sa di quanti gradi si spostasse lo sguardo, quanto durasse lo spostamento, né quanto variasse fra i quattro esperti. Tutto quello che si può dire viene dalla lettura di due grafici.
Il campione è quattro esperti e un principiante, tutti studenti maschi dello stesso club, quindi non c'è un gruppo di principianti ma una sola persona, e il confronto fra esperienza e inesperienza poggia su un individuo. Le ripetizioni sono quattro per ciascuno. Il testo non dice a che distanza si tirasse, se il bersaglio fosse un mato o un makiwara, né se le frecce venissero effettivamente rilasciate, perché la misura si fermava a poco prima del rilascio.
Nessuna variabile del tiro è stata registrata: non ci sono punteggi, non c'è il punto d'impatto, e quindi il legame fra lo spostamento dello sguardo e il risultato resta fuori dallo studio. L'interpretazione centrale, cioè che gli esperti usino la visione periferica e che la pratica sviluppi la retina periferica, è dichiarata dagli autori stessi come un'ipotesi che richiede esperimenti di conferma. L'articolo è in giapponese, con solo il titolo e i nomi in inglese, e la sede non prevede revisione tra pari.
Cosa vuol dire per chi tira
Per chi tira, il valore di questo lavoro sta in una osservazione semplice: i quattro praticanti esperti non guardavano il bersaglio nello stesso modo del principiante, e il cambiamento succedeva durante la trazione, non dopo. Il principiante teneva gli occhi sul centro per tutto il tempo, loro no.
Va però letto per quello che è. Il kyudo ha un insegnamento antico, lo «yuki no metsuke», che dice di fissare il centro del bersaglio con l'occhio destro e di non battere le palpebre finché la freccia non parte, e gli autori partono proprio dalla curiosità di controllare se gli atleti lo seguano davvero. Hanno trovato che non lo seguono, almeno non nel senso letterale, e l'hanno trovato su quattro persone senza misurare niente di quantitativo.
L'ipotesi della visione periferica non è un'indicazione tecnica e gli autori non la propongono come tale: dicono che serve altro lavoro per sostenerla. Quello che resta di più solido è la ripetibilità individuale, cioè che ciascuno dei quattro ripercorreva quasi lo stesso tragitto con lo sguardo in tutte e quattro le prove, con un tragitto diverso da persona a persona. Per chi si registra con un eye tracker è un'indicazione su cosa guardare: non un modello di sguardo corretto, ma la costanza del proprio.
Nel registro
Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.
Articoli che lo usano
Filone di ricerca
Popolazione e disciplina
Stesso filone
- 1992Two Cases of Stress Fracture of the Ribs.
- 1993Relationship between the muscle activity during aiming,follow-through, and the performance in archery
- 1994Changes of Heart Rate, Somatic Anxiety, and Performance of Japanese Archers during Practices and Matches
- 1994Fatigue effects on shooting archery performance
- 1994Multifactorial analysis of shooting archery
- 1997The Movement Measurement and Analysis of an Arm in Archery Shooting
Cita questa scheda
Campagna, M. (2026). Scheda studio: Eye movements of kyudo player. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/saito-1994-eye-movements
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author = {Campagna, Matteo},
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