D'estate, sulla linea di tiro, il caldo è la prima cosa di cui si parla e l'ultima su cui si pensa di poter fare qualcosa. Si beve, si cerca l'ombra fra una volée e l'altra, si tiene il cappello in testa, e intanto si dà per scontato che a trentacinque gradi si tiri peggio. La domanda che sento più spesso è se convenga cambiare qualcosa, nella preparazione o nel modo di stare in gara, oppure se il caldo vada semplicemente subito.
Sul punteggio la ricerca ha una risposta sola, ma costruita bene: uno studio che ha seguito per sette anni gli arcieri professionisti cinesi e ha messo ogni loro gara accanto al meteo della giornata. Dice quanto costa il caldo, da quale soglia comincia, a chi costa di più e che cosa ha ridotto la perdita. Attorno a questo studio ci sono un esperimento sull'acqua e poco altro, per cui conviene guardare con attenzione che cosa è stato misurato e come.
Che cosa è stato misurato
Lo studio ha raccolto i risultati di qualifica di 460 turni, ciascuno fatto delle frecce tirate a una stessa distanza, dentro 57 competizioni disputate in Cina fra il 2010 e il 2016: 35.954 prestazioni di 3.196 arcieri professionisti, uomini e donne quasi in parti uguali. Per ogni prestazione gli autori avevano il punteggio medio a freccia, che nel campione vale 7,91, e la quota di frecce nel dieci. Il meteo veniva dalle stazioni nel raggio di 150 chilometri dal campo, pesate secondo la distanza, e per i turni distribuiti su più giorni era la media dell'intera durata.
Il caldo non è misurato con il termometro ma con l'indice di calore, che combina la temperatura media della giornata con l'umidità relativa e descrive quanto caldo sente una persona. Il punto di forza del disegno è il confronto: ogni arciere viene messo a paragone con sé stesso in giornate diverse, per cui le differenze di livello fra un atleta e l'altro non entrano nel conto, e il modello tiene fermi anche il vento, la pioggia, la distanza, il tipo di arco e il numero di frecce. Resta uno studio osservazionale, con i limiti che ne derivano, ma descrive gare disputate e non prove di laboratorio.
Quanto costa il caldo
Come riferimento gli autori hanno preso le giornate con un indice di calore fra 18 e 22 gradi. Sopra quella fascia il punteggio scende sempre, e non solo nei giorni torridi. Con vento nullo la freccia media perde 0,25 punti fra 22 e 26 gradi, il 3,2 per cento; 0,42 punti fra 26 e 30 e 0,41 fra 30 e 34, poco più del 5 per cento; poi, sopra i 34 gradi, la perdita salta a 1,07 punti, il 13,5 per cento. Con il vento medio del campione, 2,35 metri al secondo, le perdite fra 22 e 34 gradi si riducono a 0,19-0,29 punti, mentre sopra i 34 restano di 0,82 punti a freccia, il 10,4 per cento.
Le giornate sopra i 34 gradi non erano un'eccezione: erano il 14,2 per cento delle osservazioni, e più del 32 per cento stava sopra i 26. Per chi ragiona con il termometro, poi, lo studio dà anche una versione più vicina alla domanda iniziale. Nelle specifiche che usano la temperatura massima del giorno al posto dell'indice, una giornata di gara con la massima sopra i 34 gradi costa, con vento nullo, 0,66 punti a freccia, l'8,3 per cento. Gli autori notano che queste stime sono un po' più basse di quelle con l'indice, perché la temperatura da sola non dice quanto pesa l'umidità.
Nel registro questa lettura sta nell'affermazione che il caldo estremo abbassa il punteggio in gara, ed è riportata: lo studio è grande e ben costruito, ma è uno, su una federazione sola, e da solo non basta per dire di più.
Umidità e vento
Nella risposta conta la combinazione di temperatura e umidità, e non l'una o l'altra presa da sola. Quando gli autori separano le due cose, l'umidità relativa non risulta mai significativa, e i coefficienti della temperatura sono più piccoli di quelli dell'indice di calore. Per questo nel registro l'affermazione che pioggia, umidità e temperatura non cambiano il punteggio in modo misurabile è contestata: sulla pioggia caduta nella giornata e sull'umidità presa da sola lo studio le dà ragione, sulla temperatura combinata con l'umidità va nella direzione opposta.
Il vento entra nel conto in due modi. Da un lato abbassa il punteggio per conto suo, ed è l'affermazione, riportata, che più vento c'è, più basso è il punteggio, al netto della temperatura. Dall'altro, nel caldo, attenua la perdita, come si vede nel passaggio da vento nullo a vento medio: fra 22 e 34 gradi la perdita passa da 0,25-0,42 a 0,19-0,29 punti a freccia, mentre sopra i 34 resta grande, 0,82 punti invece di 1,07. Nel campione, del resto, il vento arriva al massimo a 5,38 metri al secondo, perché con il vento forte le gare si rinviano, quindi i numeri valgono per le condizioni in cui si tira normalmente.
Chi perde di più
La parte dello studio che riguarda più da vicino un arciere di livello medio è quella sulla distribuzione dei punteggi. Con un indice di calore sopra i 34 gradi la distanza fra il punteggio medio più alto e il più basso di un turno cresce del 79,1 per cento, e il coefficiente di variazione dei punteggi del 105,2. Per capire da dove venisse lo scarto, gli autori hanno costruito per ogni arciere un indice delle prestazioni nelle gare precedenti: chi aveva fatto meglio in passato perdeva meno con il caldo sopra i 30 gradi, e il dieci per cento migliore reggeva il caldo estremo in modo significativamente migliore degli altri. Il caldo estremo, quindi, abbassa il punteggio di tutti, quello dei migliori in misura minore, e allarga il distacco fra i primi e il resto del campo.
Altre due divisioni, invece, non contano. Fra uomini e donne non c'è differenza: le interazioni fra sesso e fasce di calore non sono significative, con una sola eccezione marginale sulla quota di dieci fra 26 e 30 gradi. Nemmeno la lunghezza del turno cambia il quadro, perché un turno da 72 frecce non soffre il caldo più di uno da 36. Va detto però che fra i turni da 36 frecce il 72 per cento si chiudeva in una giornata, mentre fra quelli da 72 il 65 per cento si distribuiva su due o più giornate, per cui il confronto non è fra due giornate uguali.
Che cosa ha ridotto la perdita
Lo stesso studio ha cercato che cosa proteggesse dal caldo, e ha trovato due cose. La prima è l'esperienza di gara, misurata come numero di frecce tirate in tutte le gare precedenti: più esperienza attenua la perdita sopra i 26 gradi, e l'effetto è più grande sopra i 34. Basta uscire dal quarto meno esperto del campione perché con il caldo estremo la freccia perda 0,33 punti in meno, circa il 40 per cento degli 0,82 persi in media, e secondo gli autori questo vuol dire che l'adattamento con l'esperienza diventa efficace in fretta.
La seconda è l'abitudine al clima di lungo periodo. Gli arcieri cinesi cambiano raramente provincia, e nel sud del paese le giornate torride sono molto più frequenti che al nord: chi si allena al sud perde con il caldo estremo 0,296 punti a freccia in meno, e chi gareggia nella propria provincia 0,348 in meno, circa il 30 per cento della perdita. Le gare in casa, però, sono solo il 5,6 per cento delle osservazioni, e in casa contano anche il viaggio più corto e il sostegno di famiglia e amici, come notano gli stessi autori, per cui la parte dovuta al clima potrebbe essere più piccola.
Il risultato più utile per chi si prepara a un'estate di gare, però, è quello negativo. Per gli arcieri di cui si conosceva la città di allenamento, 21.251 osservazioni, gli autori hanno contato i giorni caldi vissuti a uno, tre e dodici mesi dalla gara e li hanno incrociati con il caldo del giorno di gara: i coefficienti sono piccoli e quasi mai significativi, e in meno di un anno, scrivono, i margini di acclimatazione sono limitati. Per questo l'affermazione del registro parla di anni e non di settimane: esperienza di gara e anni di allenamento al caldo riducono l'effetto del caldo sul punteggio. È riportata, perché viene da un solo studio osservazionale, e il totale di oltre il 70 per cento di perdita compensata a cui arrivano gli autori somma esperienza e clima presi da due modelli diversi.
L'acqua
Sull'idratazione c'è un esperimento con un disegno diverso, ed è utile proprio per questo. Dieci arcieri ciprioti di livello nazionale hanno tirato due volte la stessa gara di 72 frecce a 70 metri, con 36 o 37 gradi e l'81-83 per cento di umidità, a una settimana di distanza: una volta idratati e una volta dopo ventiquattro ore di liquidi ridotti, che li avevano portati tutti sopra la soglia della disidratazione. Il punteggio non è sceso, 550 punti da idratati e 562 da disidratati, con una differenza non significativa, e chi era più disidratato non era chi perdeva più punti. Nel registro è l'affermazione, riportata, che uno studio ha trovato che arrivare disidratati a una gara al caldo non abbassa il punteggio.
Non contraddice lo studio cinese, perché mette a confronto lo stesso arciere nello stesso caldo, idratato o no, e non una giornata calda con una mite. E non dice che l'acqua sia indifferente: da disidratati gli arcieri cominciavano la gara con più sete, più fatica e una concentrazione percepita più bassa, e avevano il battito più alto a riposo e nella seconda metà della gara. La vigilanza che dichiaravano, invece, non cambiava, ed è un'altra affermazione riportata: la disidratazione non cambia la vigilanza che l'arciere si sente addosso in gara. Il campione è di dieci persone e la gara durava una mattina, dalle 8:20 alle 10:50, per cui la risposta vale per quella situazione e non per un torneo di più giorni. Di che cosa e come bere in gara ho scritto nell'articolo su idratazione e alimentazione in gara.
E il freddo
Lo studio cinese guarda anche l'altro lato della scala, e qui il risultato dipende dal modello. In quello che gli autori scelgono come principale, con l'interazione fra caldo e vento, le giornate fra 14 e 18 gradi di indice di calore e quelle sotto i 14 non si distinguono dalla fascia di riferimento; nel modello senza quell'interazione, invece, perdono 0,31 e 0,22 punti a freccia. Per questo l'affermazione che il freddo moderato non abbassa il punteggio in gara è contestata. Il freddo intenso non è stato messo alla prova: l'indice più basso del campione è 4,6 gradi, solo un'osservazione su dieci sta sotto i 14, e si misura l'aria, non le mani dell'arciere.
Dove si ferma la ricerca
Quasi tutto quello che si sa sul rapporto fra caldo e punteggio viene da un solo studio, su una sola federazione e un solo paese, e i suoi limiti sono quelli di dati raccolti per altri scopi. Il meteo è quello delle stazioni nel raggio di 150 chilometri, mediato sulla giornata o sui giorni di gara, e non quello misurato accanto alla linea di tiro; il punteggio è una media del turno, e non si sa in quale volée, al mattino o nel primo pomeriggio, si siano persi i punti. L'esperienza, poi, è misurata in frecce tirate in gara, e non separa chi ha gareggiato spesso al caldo da chi ha gareggiato spesso e basta.
Restano alcune domande che nessuno ha messo alla prova. Il caldo dei mesi precedenti è stato contato dal meteo della città di allenamento, quindi lo studio non dice niente di un periodo di allenamento al caldo programmato apposta prima di una gara. Anche le abitudini estive di ogni campo, l'ombra fra una volée e l'altra, l'acqua, il cappello, il modo di gestire il tempo fra le frecce, non sono state confrontate con il punteggio: se riducano la perdita non è stato misurato.
Cosa ne ricavo per la linea di tiro
Alla domanda iniziale rispondo così: una parte del caldo si subisce, e le misure dicono che è più grande di quanto si creda e che comincia prima dei giorni torridi. Quello che si può cambiare ha poco appoggio misurato, e lo tengo presente nelle quattro indicazioni che ne ricavo.
La prima riguarda il modo di leggere il punteggio. Se sopra i 34 gradi di indice di calore la freccia media perde il 10 per cento anche con un po' di vento, una gara di luglio non si confronta con una di aprile. Ha più senso metterla accanto alle altre gare calde della stagione, e per farlo basta annotare sul diario di gara la temperatura, l'umidità e l'orario dei turni. Lo stesso vale per la classifica: con il caldo estremo i distacchi si allargano, e un piazzamento in una giornata torrida dice qualcosa di diverso da uno in una giornata mite.
La seconda riguarda l'esperienza. Nello studio a proteggere era l'esperienza di gara accumulata, e bastava uscire dal quarto meno esperto perché la perdita si riducesse di molto, il che vuol dire che chi è all'inizio paga il caldo più degli altri. Non ne ricaverei l'idea di cercare apposta le gare più calde, perché lo studio non separa l'esperienza fatta al caldo da quella in generale; ne ricavo piuttosto che le prime gare estive di un arciere con poche gare alle spalle vanno lette con un metro diverso dalle altre.
La terza riguarda la preparazione e il vento. Il caldo vissuto nei mesi prima non proteggeva, e un periodo di allenamento al caldo costruito apposta non è stato messo alla prova sugli arcieri, per cui non saprei dire che cosa aggiunga al punteggio. Sul vento, allo stesso modo, non conterei: nel caldo moderato attenua la perdita, ma sopra i 34 gradi la perdita resta grande, e il vento costa punti per conto suo.
La quarta riguarda l'acqua e l'ombra. L'esperimento sulla disidratazione al caldo non ha visto scendere il punteggio, ma ha visto gli arcieri stare peggio, con più sete, più fatica, meno concentrazione percepita all'inizio e il cuore più veloce nella seconda metà della gara. In quell'esperimento, quindi, arrivare idratati è servito a stare meglio durante la gara. Che l'acqua e l'ombra cambino i punti persi con il caldo, invece, nessuno l'ha misurato. Chi vuole capire come risponde lui al caldo ha a disposizione lo stesso strumento della prima indicazione: qualche estate di gare annotate con le condizioni della giornata dice di lui più di quanto possa dire una media su più di tremila arcieri.