Scheda studio

Attenzione e cervello nel tiro con l'arco: Qin 2025

Brain activity and motor performance under different focus of attention in shooting of elite archer

Kun Qin, Juan Wu, Shikun Wang2025

Citazione

Qin, K., Wu, J., & Wang, S. (2025). Brain activity and motor performance under different focus of attention in shooting of elite archer. Journal of Human Sport and Exercise, 20(3), 943. https://doi.org/10.55860/2nq43911

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APA

Qin, K., Wu, J., & Wang, S. (2025). Brain activity and motor performance under different focus of attention in shooting of elite archer. Journal of Human Sport and Exercise, 20(3), 943. https://doi.org/10.55860/2nq43911

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Scheda tecnica

Disegno
Altro
Popolazione
Arcieri
Livello
Giovani
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
16
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Human Sport and Exercise

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Sedici arcieri cinesi di sedici anni hanno tirato a 70 metri con un casco di fNIRS in testa, prima concentrandosi sul mirino dentro il giallo e poi sulle sensazioni delle braccia, per vedere se il punteggio e l'attività cerebrale cambiano con l'oggetto dell'attenzione. Il punteggio non è cambiato: t pari a 0,53, p = 0,61, con un effetto di 0,12, cioè praticamente nullo.

L'attività cerebrale, invece, è cambiata in cinque canali su quarantotto. Con il focus esterno, cioè il mirino, l'ossiemoglobina aumentava nelle aree visive V2 e V3 (4,36 contro 1,28 e 4,81 contro 2,32, in unità di 10 alla meno cinque millimoli per litro) e diminuiva in tre canali motori e somatosensoriali: la corteccia premotoria e supplementare di sinistra (3,05 contro 4,66), la corteccia somatosensoriale primaria di sinistra (2,01 contro 3,32) e la corteccia motoria primaria di destra (1,43 contro 3,18). Le dimensioni dell'effetto vanno da 0,60 a 1,01.

In un sesto canale, anch'esso sulla premotoria e supplementare di sinistra, il focus esterno risultava più efficiente, nel senso definito dagli autori: più punti a parità di attività, con la correlazione tra attività e punteggio negativa in quella condizione (meno 0,769) e positiva in un canale vicino nella condizione a focus interno (0,626).

Da questo quadro gli autori ricavano la loro lettura: con l'attenzione sul mirino il controllo del movimento sarebbe più automatico, mentre con l'attenzione sul corpo gli arcieri impiegherebbero risorse aggiuntive nelle aree premotorie per tenere lo stesso punteggio. È un'interpretazione, non una misura: i punteggi sono gli stessi nelle due condizioni, e quello che si vede è che il cervello lavora in modo diverso per arrivarci.

Come è stato misurato

I sedici partecipanti erano i primi sedici delle eliminatorie del campionato nazionale cinese all'aperto, disputato a Laixi dal 16 al 20 giugno 2024: maschi, destrimani, con almeno quattro anni di pratica e allenamento regolare negli ultimi sei mesi, età media 16,4 anni, 172,3 centimetri e 72,2 chili di media. Erano esclusi chi aveva avuto infortuni alla spalla o lombalgia negli ultimi tre mesi e chi aveva preso caffeina o alcol nelle ventiquattro ore precedenti.

Si è tirato all'aperto, a 70 metri, su una visuale che l'articolo dà da 120 centimetri. Ciascuno usava il proprio arco e poteva tirare tre o quattro frecce per regolare il mirino prima della prova. L'esperimento è a blocchi: 30 secondi di riposo, 30 secondi per prepararsi e tirare, altri 30 di riposo, e così via, per sei frecce in ciascuna delle due condizioni, il cui ordine era sorteggiato. Le consegne erano verbali e precise: nel focus esterno tenere il puntino del mirino fermo dentro il giallo, farlo fondere con il centro e seguire la freccia in volo; nel focus interno badare alle sensazioni del braccio dell'arco, di quello della corda e del resto del corpo, usando la memoria del gesto per trovare la posizione e completare un tiro stabile. Per controllare che la consegna fosse stata capita, ciascuno doveva ripeterla; ed era chiesto di evitare movimenti inutili come stringere i denti o fare smorfie.

Il segnale veniva da un fNIRS portatile a 48 canali (24 emettitori e 16 rivelatori a 3 centimetri di distanza, campionamento a 11 hertz, lunghezze d'onda 730 e 850 nanometri), con la posizione delle sonde rilevata con un digitalizzatore tridimensionale e riportata su un atlante cerebrale standard. Durante le prove la testa era coperta da un panno nero per ridurre l'effetto della luce del sole. Il punteggio di ogni freccia era letto da un osservatore con un cannocchiale, assegnando il valore più alto quando la freccia tagliava la linea. L'elaborazione prevedeva correzione degli artefatti da movimento, filtro passa-banda tra 0,01 e 0,1 hertz e conversione in concentrazione di ossiemoglobina, con il valore medio degli ultimi 5 secondi di riposo come base. L'«efficienza neurale» è ricavata normalizzando punteggi e ossiemoglobina e misurando la distanza di ogni punto dalla retta su cui risultato ed effort si equivalgono.

Il metodo, spiegato: EEG, potenziali evocati e neuroimmagini

Limiti

Sedici arcieri, sei frecce per condizione, una sola sessione. Il campione è tutto maschile, tutto di sedici anni di età media e tutto di un unico livello, e l'unico limite che gli autori dichiarano è proprio questo, cioè di non avere un gruppo di arcieri meno esperti con cui confrontare: non potevano, scrivono, perché hanno raccolto i dati durante una gara per cogliere gli atleti nelle loro condizioni migliori.

Il punto statistico è più serio. I confronti sono su quarantotto canali, e i valori di p riportati per quattro dei cinque canali significativi stanno tra 0,023 e 0,044. Gli autori dicono di aver «considerato» una correzione per confronti multipli, ma non riportano nessun valore corretto: con quarantotto canali, quattro risultati appena sotto il cinque per cento sono quello che si ottiene anche per caso, e il solo che resisterebbe con margine è la corteccia motoria primaria di destra, a p = 0,005. Il calcolo di potenza è fatto a posteriori partendo dall'effetto trovato, cioè non dice niente su quanto fosse adeguato il campione.

Sul tiro restano buchi. Il numero di frecce non torna: l'abstract dice cinque frecce a testa, il metodo sei. Che l'arciere seguisse davvero la consegna è stato controllato facendogliela ripetere, non misurando dove guardava: lo studio parte dalla teoria del quiet eye ma non registra lo sguardo. La «efficienza neurale» è una grandezza costruita dagli autori dalla posizione dei punti rispetto a una retta, e l'automatismo del controllo motorio è dedotto da quella, non misurato. La correlazione che sostiene la lettura finale viene da un canale (il 28) che non è fra quelli con una differenza di attività, mentre il canale 14, che ha la differenza, correla col punteggio solo nella condizione a focus interno.

L'articolo ha anche un problema di esposizione: le tre ipotesi dichiarate nell'introduzione sono richiamate nella discussione con la numerazione spostata, e l'ipotesi che il focus esterno dia punteggi migliori, la prima dell'elenco, non è confermata.

Cosa vuol dire per chi tira

Il dato più solido è anche il più semplice: in sedici arcieri bravi, dire di concentrarsi sul mirino o di concentrarsi sulle sensazioni del corpo non ha cambiato il punteggio. L'effetto misurato è di 0,12, cioè niente. Questo vale contro l'idea, molto diffusa nella letteratura sull'apprendimento motorio, che l'attenzione all'esterno migliori la prestazione: qui, su arcieri di alto livello e su sei frecce per condizione, non si è vista.

Quello che è cambiato è dove lavorava il cervello: più aree visive con l'attenzione sul mirino, più aree motorie e somatosensoriali con l'attenzione sul corpo. Gli autori leggono la seconda condizione come un compenso, un impegno in più per ottenere lo stesso risultato, e la prima come un controllo più automatico. È la loro interpretazione di un pattern di attivazione, e non dice che un arciere faccia meglio con una consegna o con l'altra, perché i punti sono gli stessi.

Nel loro paragrafo di implicazioni gli autori arrivano a una considerazione pratica che vale citare per quello che è, cioè un ragionamento e non un risultato: con il bersaglio poco visibile, per buio o per pioggia, tenere l'attenzione sul rapporto tra mirino e centro diventa difficile, e in quelle condizioni l'attenzione al corpo potrebbe essere la scelta disponibile. Lo studio non ha provato niente di tutto questo, perché ha misurato una sola giornata in condizioni normali.

Chi legge questa scheda cercando indicazioni su cosa pensare al momento del rilascio non le trova: sei frecce con una consegna e sei con l'altra, in una sessione, non dicono cosa succede nel tempo a chi cambia abitudine di attenzione.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Brain activity and motor performance under different focus of attention in shooting of elite archer. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/qin-2025-brain-activity

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