Scheda studio

Costanza della postura negli arcieri: Stuart 1990

Postural consistency in skilled archers

Jonathan Stuart, John Atha1990

Citazione

Stuart, J., & Atha, J. (1990). Postural consistency in skilled archers. Journal of Sports Sciences, 8(3), 223-234. https://doi.org/10.1080/02640419008732148

Cita lo studio
APA

Stuart, J., & Atha, J. (1990). Postural consistency in skilled archers. Journal of Sports Sciences, 8(3), 223-234. https://doi.org/10.1080/02640419008732148

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Scheda tecnica

Disegno
Studio trasversale
Popolazione
Arcieri
Livello
Livelli diversi
Disciplina
Arco olimpico
Numero di soggetti
9
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of Sports Sciences

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

In questo studio di Loughborough, pubblicato nel 1990, nove arcieri esperti (otto uomini e una donna) hanno tirato sei frecce ciascuno mentre un sistema ottico registrava la posizione della testa, del gomito del braccio che traziona e dell'arco. Erano divisi in due gruppi secondo l'handicap ufficiale britannico: da 25 a 34 il gruppo d'élite, di livello nazionale o internazionale, da 35 a 45 quello meno forte, di buon livello di contea. Le registrazioni di un arciere sono state scartate perché quella della prima freccia era illeggibile, quindi i risultati riguardano otto arcieri.

Al momento del rilascio la testa tornava quasi sempre nello stesso punto di lato (deviazione standard di 2 mm in entrambe le volée) e molto meno lungo la linea di tiro (33 e 52 mm). Su questa ripetibilità i due gruppi non differivano, e la tendenza andava al contrario di quello che ci si aspetterebbe: l'élite appariva più variabile. Nella distanza tra arco e gomito una differenza c'era, ma anche qui nel verso opposto: 1240 mm in media nell'élite e 1079 nell'altro gruppo, con una variazione da una freccia all'altra di 45 mm contro 11, significativamente più ampia nell'élite. L'unico confronto a favore dell'élite, una minore variabilità del gomito nella prima volée, non si ripeteva nella seconda, e gli autori non gli danno peso. Le analisi della varianza non hanno separato i gruppi, e l'unica correlazione tra livello e costanza (r = -0,85 per la testa di lato nella prima volée) è scomparsa nella seconda (r = -0,14). Dentro l'élite, la variazione della distanza tra testa e arco andava da 7 mm in un arciere a 161 mm in un altro.

Come è stato misurato

Il tiro si svolgeva al chiuso, a 15 metri da un bersaglio FITA da 60 cm, in due volée da tre frecce, dopo i sei tiri di prova concessi in gara per regolare il mirino; da lì in poi agli arcieri era chiesto di non cambiare il punto di mira, e le frecce le ritiravano loro come in gara. Tre piccoli marcatori riflettenti erano fissati sull'olecrano del braccio che traziona, sull'estremità del bottone dell'arco e sulla testa, sopra e di lato all'occhio che mira.

Lo scanner Coda-3 registrava le coordinate dei tre punti per 20 secondi a 30 campioni al secondo, con una precisione nominale di 0,1 mm; in una prova da fermo la deviazione standard era di 0,45 mm sull'asse laterale e di 0,08 mm sugli altri due. Il rilascio veniva riconosciuto dallo scatto nella traccia del movimento, e la postura al rilascio era il campione immediatamente precedente. I dati di ogni arciere sono stati riferiti alla sua posizione media della testa; la costanza è la deviazione standard dentro ciascuna volée, e i gruppi sono stati confrontati con correlazioni, confronti tra varianze e un'analisi della varianza a tre fattori (gruppo, volée, freccia).

Il metodo, spiegato: Motion capture e analisi video della cinematica

Limiti

Il campione è minimo: otto arcieri analizzati, sei frecce a testa, e l'articolo non dice quanti fossero in ciascun gruppo. Gli autori lo chiamano uno studio preliminare. Tutti erano già arcieri esperti, quindi il confronto è tra buoni e ottimi, non tra principianti ed esperti, e il livello è dato dall'handicap della stagione, non dalla precisione delle frecce tirate in laboratorio: nessuna misura di postura è messa in relazione con il punto d'impatto. Il tiro era al chiuso e a 15 metri, lontano dalle distanze di gara all'aperto.

C'è poi un nodo che gli autori segnalano senza scioglierlo. Con un calcolo geometrico mostrano che a 25 metri bastano 2 mm di deviazione standard, con arco e gomito che si spostano in direzioni opposte, per mandare quasi un terzo delle frecce a più di 13 cm dal centro; eppure questi arcieri variavano di decine di millimetri. Gli autori escludono che sia un artefatto, ma resta aperta un'altra lettura: che i marcatori su gomito e testa non descrivano bene la geometria che orienta la freccia. A 30 campioni al secondo, inoltre, il campione usato come postura al rilascio può precederlo fino a 33 millesimi.

Cosa vuol dire per chi tira

Tra arcieri già forti, ripetere con più precisione la posizione di testa, gomito e arco al rilascio non distingueva i migliori dai meno bravi, e i due arcieri agli estremi, il più costante e il più variabile, erano entrambi d'élite. Questo non vuol dire che la postura non conti: tutti avevano una postura già molto curata, e la testa, di lato, tornava nello stesso punto entro un paio di millimetri. Vuol dire che, a quel livello, la differenza di prestazione probabilmente sta anche altrove.

Per un allenatore il dato più utile è quello individuale. Le tracce mostrano schemi diversi da arciere ad arciere negli ultimi istanti: chi ha un piccolo spostamento appena prima del rilascio, chi uno spostamento che dura, chi una deriva progressiva, come il gomito che avanza poco a poco verso il bersaglio. Differenze di qualche millimetro non si colgono a occhio e nemmeno con un video normale; gli autori le considerano informazioni da usare sul singolo arciere, non un criterio per stabilire chi sia più forte.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

Articoli che lo usano

Popolazione e disciplina

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: Postural consistency in skilled archers. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/stuart-1990-postural-consistency

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