Scheda studio

Aerodinamica della freccia: studio Higgins 1933

The aerodynamics of an arrow

George Judson Higgins1933

Citazione

Higgins, G. J. (1933). The aerodynamics of an arrow. Journal of the Franklin Institute, 216(1), 91-101. https://doi.org/10.1016/s0016-0032(33)90855-8

Cita lo studio
APA

Higgins, G. J. (1933). The aerodynamics of an arrow. Journal of the Franklin Institute, 216(1), 91-101. https://doi.org/10.1016/s0016-0032(33)90855-8

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Scheda tecnica

Disegno
Simulazione
Popolazione
Prove sull'attrezzatura, senza arcieri
Oggetto della prova
Attrezzatura, senza partecipanti
Livello
Non dichiarato
Disciplina
Arco tradizionale
Tipo
Articolo in rivista
Lingua
Inglese
Revisione tra pari
Sì
Sede
Journal of the Franklin Institute

Cosa ha misurato e cosa ha trovato

Higgins, ingegnere aeronautico, applica alla freccia i metodi con cui l'aeronautica di allora calcolava la resistenza dell'aria. Parte da un'osservazione: le penne danno alla freccia molta più stabilità del necessario, quindi la freccia resta sempre allineata alla propria traiettoria e la resistenza dell'aria nasce quasi solo dall'attrito sulla superficie, non dalla scia. Su questa base scrive le equazioni del volo e le sostituisce con formule approssimate che si possono risolvere a mano.

Per una freccia media (300 grani, 5/16 di pollice di diametro, 28 pollici di lunghezza, penne da distanza) lanciata a 180 piedi al secondo, circa 55 m/s, il calcolo dà una gittata massima di 652 piedi, circa 199 metri, raggiunta in 6,87 secondi; la freccia arriva a terra a 127 piedi al secondo con un angolo di 53 gradi. Senza aria la stessa freccia arriverebbe a 1.007 piedi. L'angolo migliore è tra 43 e 44 gradi, e allontanarsene di 10 gradi costa solo circa 30 piedi, il 4,5% della gittata. Un cambio del 10% nel diametro, nella lunghezza, nel coefficiente di attrito o nella superficie delle penne sposta la gittata di circa 30 piedi; 5 piedi al secondo in più o in meno alla partenza, una differenza che secondo l'autore può capitare da un tiro all'altro, la spostano di 26 piedi, il 4%.

Come è stato misurato

Il lavoro è solo teorico. La resistenza è calcolata con la formula dell'attrito superficiale usata in aeronautica, con un coefficiente letto su una curva in funzione della velocità e della lunghezza della freccia (circa 0,005 nell'esempio) e con una superficie pari a quella dell'asta moltiplicata per un fattore che tiene conto delle penne: da 1,02 per le alette in celluloide delle frecce da distanza a 1,12-1,27 per le frecce da bersaglio, fino a 1,25-1,50 per quelle da caccia. La resistenza è presa proporzionale al quadrato della velocità.

Le equazioni del moto, scomposte in orizzontale e verticale, non si integrano a mano perché contengono l'angolo della freccia, che cambia in volo. Higgins le ha risolte per via grafica e poi ha cercato formule più semplici che riproducessero quelle curve; i grafici mostrano che le due soluzioni restano vicine lungo tutta la traiettoria e coincidono sulla gittata. Per gli effetti della velocità iniziale e del peso della freccia usa un rendimento dell'arco di 0,60. L'articolo non dice con quale arco, né riporta tiri misurati: il confronto con i dati sperimentali è affidato a una frase e al rimando a un altro articolo.

Il metodo, spiegato: Modelli matematici e simulazioni negli studi sull'arco

Limiti

Tutto poggia sull'ipotesi che la freccia voli perfettamente allineata e che la scia sia trascurabile. Per frecce con penne piccole e ben montate può essere ragionevole; per frecce da caccia o con penne grandi molto meno, e la stessa tabella dei fattori mostra quanto cambia la superficie. I primi metri di volo, quando la freccia si flette e oscilla ancora, non sono considerati, e nemmeno il vento.

Le formule approssimate sono tarate sulla freccia di riferimento e su velocità intorno ai 180 piedi al secondo: fuori da quell'intervallo il loro accordo con la soluzione completa non è dimostrato. L'effetto del peso della freccia dipende da come il peso cambia la velocità di uscita, che l'autore prende da un altro lavoro, e il grafico mostra che oltre un certo punto il vantaggio di una freccia più pesante si inverte, senza che il testo dica dove. La conferma sperimentale è dichiarata, non mostrata.

Cosa vuol dire per chi tira

Per un arciere di oggi, soprattutto se tira a bersaglio alle distanze di gara, lo studio dice poco in modo diretto, ma dà alcuni ordini di grandezza utili. Il primo è che la resistenza dell'aria pesa molto: senza aria la freccia di riferimento andrebbe più lontano di circa la metà (1.007 piedi contro 652). Il secondo è che la velocità di uscita conta più di molti dettagli costruttivi: 5 piedi al secondo, circa 1,5 m/s, spostano la gittata di 26 piedi, quasi quanto un cambio del 10% nel diametro o nella lunghezza della freccia. La tabella dei fattori dà anche un'idea di quanto pesino le penne: su una freccia da bersaglio aumentano la superficie esposta all'aria dal 12 al 27% rispetto all'asta nuda.

Sono numeri calcolati sulla gittata massima, a circa 45 gradi, cioè per il tiro di distanza, non per il punto d'impatto a 70 metri con una traiettoria tesa. Non permettono di dire di quanto cambierebbe un punteggio.

Nel registro

Le affermazioni in cui questo studio è un'evidenza, con la sua posizione e lo stato attuale.

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Campagna, M. (2026). Scheda studio: The aerodynamics of an arrow. In Registro delle evidenze. matteocampagna.com. Consultato il 16 ottobre 2026, da https://matteocampagna.com/evidence/higgins-1933-aerodynamics-arrow

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